Blog interculturale del Centro delle Culture di Trieste
Thursday September 19th 2019

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28. Trieste Film Festival

Si chiude domani, domenica 29 gennaio, il 28. Trieste Film Festival con le repliche dei film vincitori.

Questo il programma della giornata conclusiva:

ore 10.00 – 20.00 – magazzino delle idee

ORARIO SPAZIO ESPOSITIVO

EXHIBITIONS OPENING HOURS

Magazzino delle Idee

ore 11.00 – magazzino delle idee

kids lab

CAPITANI CORAGGIOSI, MISTERIOSE SIRENE E ALTRE STORIE DI MARE

Sala Tripcovich

ore 14.30

PREMIO CORSO SALANI

LA NATURA DELLE COSE di Laura Viezzoli, Italia, 2016

ore 16.00

COMPILATION CORTOMETRAGGI PIÙ VOTATI

ore 17.00

replica | documentario fuori concorso

TRIESTE, YUGOSLAVIA

Alessio Bozzer

I – HR – BIH, 2017, 62’ sott. it. / eng. subt.

ore 18.00

MIGLIOR DOCUMENTARIO IN CONCORSO

KOMUNIA (Communion) di/by Anna Zamecka, PL, 2016

ore 20:00

MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO IN CONCORSO

DOBRA ŽENA (A Good Wife) di Mirjana Karanović, SRB – BIH – HR, 2016

I VINCITORI / THE WINNERS

Il pubblico ha decretato i seguenti vincitori:/ The audience declared the following winners:

CONCORSO LUNGOMETRAGGI / FEATURE FILM COMPETITION

IlPREMIO TRIESTE al Miglior lungometraggio in concorso (€ 5.000) va a:

The TRIESTE AWARD for the Best Feature Film (€ 5,000) goes to:

 DOBRA ŽENA (A Good Wife) di/by Mirjana Karanović, SRB – BIH – HR, 2016

 

CONCORSO DOCUMENTARI / DOCUMENTARY COMPETITION

Il PREMIO ALPE ADRIA CINEMA al Miglior documentario in concorso (€ 2.500) va a:
The ALPE ADRIA CINEMA AWARD for the Best Documentary (€ 2,500) goes to:

KOMUNIA (Communion) di/by Anna Zamecka, PL, 2016

 

 

CONCORSO CORTOMETRAGGI / SHORT FILM COMPETITION

Il PREMIO TFF CORTI al Miglior cortometraggio in concorso (€ 2.000) va a:

The TFF SHORTS AWARD for the Best Short Film (€ 2,000) goes to:

SCRIS/NESCRIS  (Written/Unwritten) di/by Adrian Silisteanu, Romania, 2016

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 Il PREMIO InCE (Iniziativa Centro Europea) 2017 (€ 3.000) viene assegnato a:

The CEI (Central European Initiative) AWARD 2017 (€ 3,000) goes to:

CRISTI PUIU con/with SIERANEVADA, RO – F – BIH – HR – MK, 2016

 

Per l’insieme della sua opera che il nostro pubblico conosce molto bene. Quest’anno abbiamo selezionato nel programma del Festival il suo ultimo film, SIERANEVADA, che è stato presentato in anteprima a Cannes lo scorso anno e sarà presto distribuito anche nelle sale italiane. Il cinema di Cristi Puiu, uno dei più importanti registi rumeni della sua generazione, denuncia con un’ironia pungente e tagliente gli aspetti più controversi e inquietanti della Romania di oggi.

 

For the whole of his work, that our audience knows so well. This year we have selected in the Festival programme his last work, his feature film SIERANEVADA, which premiered in Cannes last May and will be soon released in Italy.

The work of Cristi Puiu, one of the most prominent Rumanian filmmakers of his generation, can denounce with sharp and biting irony the most controversial and unsettling aspects of today’s Rumania.

 

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Il PREMIO CORSO SALANI 2017 (€ 2.000), assegnato dalla giuria composta da Giuseppe Gariazzo, Franco Montini e Anastasia Plazzotta va a:

The SALANI AWARD 2017 (€ 2,000), assigned by a Jury composed of Giuseppe Gariazzo, Franco Montini and Anastasia Plazzotta goes to:

 

LA NATURA DELLE COSE (The Nature Of Things)di/by Laura Viezzoli, Italia, 2016

con la seguente motivazione / for the following reason:

Per lo sguardo diretto, complice, con cui descrive e filma una persona destinata all’immobilità.  Per la fluidità nel creare un dialogo con esemplare tensione espressiva tra il presente e la memoria, intima e storica.

For the direct and complicit view with which she describes and films a person destined to immobility. For the fluid creation of a dialogue with an exemplary expressive tension between the present and the memory, intimate and historic.

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Il PREMIO SKYARTE assegnato dal canale Sky Arte HD attraverso l’acquisizione e la diffusione di uno dei film della sezione TRIESTE FF ART & SOUND è stato attribuito a :

The SKYARTE PRIZE assigned from the Sky Arte HD channel through the acquisition and the broadcasting of one of the films of TRIESTE FF ART & SOUND was awarded to:

KOUDELKA SHOOTING HOLY LAND (Koudelka Fotografa La Terra Santa)by/di Gilad Baram, D-CZ 2016

 

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PREMI EASTWEEK / EASTWEEK AWARDS

Il Premio MATTADOR per il Miglior Soggetto di 1.500 euro, va a:

The MATTADOR Award for the Best Story € 1,500 goes to:

 

CONO D’OMBRA (Shadow Cone) di LUCA MASTROGIOVANNI, Italia

 

 

Il miglior progetto EASTWEEK is:

The best EASTWEEK project is:

 

PARENTS di ARTUR WYRZKOWSKY, Polonia

 

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PREMIO OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO / OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO AWARD

Il Premio Osservatorio Balcani e Caucaso al miglior documentario in concorso va a:

The Osservatorio Balcani e Caucaso Award goes to:

 

THE GOOD POSTMAN (Il Buon Postino)di/by Tonislav Hristov, FIN –BG, 2016

 

con la seguente motivazione / for the following reason:

 

With two dramatic stories – of a world that flees and of another that disappears – narrated in parallel, The Good Postman takes us to the peripheries of Europe to put humanity back to the center. Exploring the depth of the Bulgarian countryside, accompanied by traditional music, the films points the way to reconciliate the hopes for a better life of migrants with that of the abandoned villagers. The Good Postman advocates for democracy and the dialogue, it gives voice to the vision and generosity of ordinary people. It is universal and local at the same time and encourages to think over the choices that everyone of us has to make.

 

Narrando in parallelo due storie drammatiche – di un mondo che fugge e di uno che scompare – The Good Postman ci accompagna alla periferia d’Europa rimettendo l’umanità al centro.  Mentre ci accompagna con la musica tradizionale nella profondità della campagna bulgara, il film prova a riconciliare le speranze di una vita migliore dei migranti in transito con quella degli abitanti di un villaggio in stato di abbandono. The Good Postman è un film che crede nella democrazia, nel dialogo, che dà voce alla lungimiranza e alla generosità di persone semplici. È universale e locale allo stesso tempo e ci spinge a riflettere sulle scelte che ognuno di noi deve fare.

 

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PREMIO GIURIA ERASMUS / ERASMUS JURY PRIZE

 

La giuria degli studenti ESN ((Erasmus Student Network of Trieste) dopo aver visionato i film in concorso assegna il PREMIO GIURIA ERASMUS a:

 

After viewing the films in competition, the jury of students from Erasmus Student Network of Trieste awards the ERASMUS JURY AWARD to:

 

PLATEIA AMERIKIS (Amerika Square)di/by Yannis Sakaridis, GR – GB – D, 2016

 

con la seguente motivazione / for the following reason:

 

La giuria degli studenti ESN (Erasmus Student Network of Trieste) ha scelto questo film per l’interpretazione originale del concetto di confini e origini.

 

The jury of ESN (Erasmus Student Network of Trieste) chose this film for the original interpretation of the concept of borders and origins.

A GERMAN LIFE TRA I DOCUMENTARI E NIGHTLIFE TRA I LUNGOMETRAGGI IN CONCORSO

 

LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME OMERO ANTONUTTI DI GUIDO BOTTERI E LA PROIEZIONE DI PADRE PADRONE A SEGUIRE

 

IL MITO DELLA SIRENA  FRA IMMAGINARIO E ARTI VISIVE  PROPONE ALCUNI GRANDI CLASSICI DEL CINEMA

 

MARTEDÌ 24 GENNAIO

www.triestefilmfestival.it

 

Alle 11:00 l’appuntamento è con il consueto incontro con gli autori a cui parteciperanno Tamara von Steiner (regista Controindicazione), Aleksandar Mijailović (direttore fotografia Controindicazione), Zrinko Ogresta (regista On the Other Side), Mina Mileva, Vesela Kazakova (registe The Beast Is Still Alive), Ivan Marinović (regista The Black Pin), Audrius Stonys (regista The Woman and the Glacier), Andrius Blaževičius (regista The Saint)

In Sala Tripcovich alle 14:00 l’evento speciale The Valley Of Peace (Dolina Miru) di France Štiglic, uno dei classici della cinematografia slovena del dopoguerra. Versione restaurata, a cura dello Slovenian Film Centre, presentata lo scorso anno al festival di Cannes nella sezione Cannes Classics.

Alle 16:00 il concorso documentari presenta We’ll Be Alright (Manuel de Liberation) di Aleksandr Kuznetsov che segue Julija e Katia, passate da un orfanotrofio a un istituto neuropsichiatrico in Siberia. Le due, senza libertà, né lavoro o famiglia, non hanno mai avuto il diritto all’autodeterminazione. L’autore sarà presente in sala.

Sempre in concorso alle 18:00 viene proiettato A German Life di Christian Krönes, Olaf S. Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer. Brunhilde Pomsel è stata la persona più vicina a uno dei peggiori criminali della Storia avendo lavorato come segretaria, stenografa e dattilografa per Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich. Oggi, a 105 anni, vive in Baviera e questa è la prima volta che parla della sua vita. A Trieste sarà presente Christian Krönes.

Alle 20:30 nel concorso lungometraggi c’è Nightlife (Nočno Zivljenje) di Damjan Kozole, giudicato Miglior regista a Karlovy Vary con un film che è un’esplorazione metaforica di un thriller sulla dark side della Slovenia: la vita di una coppia sposata e benestante cambia in un istante. Mentre il marito lotta fra la vita e la morte, causa un incidente accaduto in strane circostanze, la moglie cerca di capire cos’è successo e di salvare ciò che può. L’autore sarà presente in sala

Chiude la giornata di proiezioni in Sala Tripcovich il focus sul cinema baltico/sorprese di genere con Mother (Ema) di Kadri Kõusaar, un thriller tragicomico ambientato in una piccola città estone, che ha come protagonista Elsa, suo figlio Lauri, in coma dopo un incidente, e la gente del posto in agitazione per capire chi ha sparato a Lauri e perché. L’autore sarà presente in sala.

 

Al Teatro Miela la giornata inizierà alle 14:00 con l’Omaggio a Vitalij Manskij di cui viene proiettato Virginity (Devstvenost) alla presenza dell’autore: tre giovani ragazze lasciano la provincia per andare a vivere a Mosca e sono pronte a usare la loro verginità per fare carriera. L’autore sarà presente in sala.

Alle 16:00 il focus sul cinema baltico proietta My Father the Banker (Mans Tēvs Bankieris) di Ieva Ozolina in cui la regista parte alla ricerca del padre scomparso dopo una colossale bancarotta nella Lettonia degli anni ’90. Con finale a sorpresa. L’autrice sarà presente in sala.

Dalle 18:00 verrà presentato alla presenza dell’attore il volume Omero Antonutti di Guido Botteri, un’edizione curata da Comunicarte e TSFF, subito dopo verrà proiettato Padre Padrone di Paolo e Vittorio Taviani, vera storia di Gavino Ledda, figlio di un pastore sardo, e di come riuscì a fuggire dalla sua dura e quasi barbarica esistenza grazie allo studio e alla scuola, nonostante la violenta opposizione del suo brutale padre. Tratto dal romanzo autobiografico dello stesso Ledda, il film vinse la Palma d’Oro a Cannes e fu il primo importante ruolo al cinema di Omero Antonutti. L’attore sarà presente in sala.

Alle 21:30 il premio Corso Salani presenta il film Chi Mi Ha Incontrato Non Mi Ha Visto di Bruno Bigoni, un irresistibile mockumentary su immagine e memoria: amore per la ricerca, poesia e un filo di intelligente ironia verso le istituzioni del Sapere. L’autore sarà presente in sala.

 

Segnaliamo inoltre che al Magazzino delle Idee alle ore 16:00 si terrà “Cinelab con Immaginario Scientifico @Magazzino delle Idee”, laboratorio di costruzione creativa, per bambini dagli 8 agli 11 anni, in cui i partecipanti costruiscono un prototipo scientifico in grado di incentivare la manualità ma anche di stimolare qualche riflessione sull’aspetto scientifico del cinema, in collaborazione con Container_120. Più tardi alle 18:00 verranno proiettati dei film su “Il Mito della Sirena” fra immaginario e arti visive e si potranno quindi vedere La Sirène di Georges Méliès, La Fée des Grèves di Louis Feuillade e O Pássaro Da Noite di Marie Losier.

 

Ancora oggi è inoltre possibile partecipare al fotoritratto del progetto Mareplurale dalle 12:00 alle 17:00 sul Molo Audace mentre lo spazio espositivo TSFF al Magazzino delle Idee è aperto ogni giorno dalle 10:00 alle 20:00

 

Ricordiamo inoltre che sul Molo Audace continua il fotoritratto di Mareplurale dalle 12:00 alle 17:00 a cui tutti possono partecipare.

 

I biglietti per la giornata e le singole proiezioni sono acquistabili direttamente alla cassa della Sala Tripcovich o al Teatro Miela dalla mezz’ora prima della proiezione.

Tutti gli orari e le modalità di accesso alle proiezioni e al concerto sono sul sito www.triestefilmfestival.it.

JOSEF KOUDELKA AL 28. TRIESTE FILM FESTIVAL

Il grande fotografo presenterà il 23 gennaio il documentario Koudelka Shooting Holy Land di Gilad Baram 
Koudelka Shooting Holy Land_Copyright Gilad Baram_foto fornita da Federica Marchesich per Trieste Film Festival



È uno dei più grandi maestri della storia della fotografia, testimone di alcuni tra i più importanti eventi del XX secolo: JOSEF KOUDELKA, l’uomo che nel 1968 permise al mondo di “vedere” l’invasione sovietica di Praga, sarà ospite il 23 gennaio del 28. Trieste Film Festival per presentare in anteprima italiana il documentario Koudelka Shooting Holy Land di Gilad Baram.In concorso nella sezione Art&Sound, il film offre uno sguardo da vicino e senza precedenti sul processo creativo del leggendario fotografo ceco, che il regista ha seguito nel suo lungo viaggio attraverso Israele e Palestina, dal 2008 al 2012. Cresciuto dietro la cortina di ferro, all’ombra dei muri che dividevano l’Europa nel secondo dopoguerra, Koudelka resta profondamente scosso dal muro alto nove metri costruito da Israele in Cisgiordania, e decide così di iniziare un progetto della durata di quattro anni in quella zona, che lo porterà a confrontarsi ancora una volta con la dura realtà della violenza e della guerra, in un paesaggio scolpito da muri di cemento e filo spinato che rivelano l’assurdità tragica del conflitto. L’autore del film, Gilad Baram, all’epoca assistente di Koudelka, lo segue in questo viaggio attraverso la Terra Santa da un luogo visivamente spettacolare all’altro. Ogni luogo, prima di diventare una “nuova foto di Koudelka”, svela una nuova scena e gradualmente ci introduce al metodo di lavoro di Koudelka e alla sua percezione del mondo che sta fotografando e delle persone che incontra.

In quasi trent’anni – spiegano i direttori del Trieste Film Festival, Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo – il nostro festival ha ospitato moltissimi nomi di primo piano, grandi registi e star internazionali: eppure non possiamo nascondere l’emozione unica di avere ospite Josef Koudelka, il maestro della fotografia più libero al mondo. Siamo consapevoli di offrire alla città di Trieste l’occasione di un incontro eccezionale e siamo quindi particolarmente orgogliosi di questo. Sappiamo infatti quanto siano rare le occasioni in cui il maestro abbia presenziato ad iniziative pubbliche in suo onore. Non a caso, crediamo, Koudelka visita una terra di confine – carica di un passato tormentato ed emblematico – nel momento in cui il suo sguardo si sofferma sui nuovi muri che di nuovo dividono popoli e nazioni“.

Josef Koudelka è nato a Boskovice, in Moravia (Repubblica Ceca) nel 1938.

Dopo la laurea in ingegneria all’Università di Praga nel 1961, e mentre lavora come ingegnere aeronautico a Praga e Bratislava, inizia la sua carriera di fotografo per alcune riviste di teatro. Diventa fotografo “a tempo pieno” nel 1967, realizzando reportage sulla vita e la cultura zingara in Romania, Slovacchia e nell’Europa occidentale.
Nel 1968, appena due giorni dopo il ritorno dalla Romania, Koudelka fotografa l’invasione sovietica di Praga e il movimento di resistenza non violenta ceco. I suoi negativi, fatti uscire clandestinamente da Praga, sono pubblicati dall’agenzia Magnum a New York sotto le iniziali “P.P.” (Prague Photographer), per evitare rappresaglie contro di lui e la sua famiglia. Per questo lavoro nel 1969 Koudelka riceve in forma anonima l’Overseas Press Club’s Robert Capa Gold Medal.
Nel 1970 lascia la Cecoslovacchia e ottiene asilo politico in Gran Bretagna, dove vive per più di dieci anni. Nel 1971 entra nell’agenzia Magnum, continuando a viaggiare e fotografare in tutta Europa. Nel 1987 ottiene la cittadinanza francese e nel 1991 fa per la prima volta ritorno in Cecoslovacchia.
Nel corso della sua carriera ottiene numerosi premi, tra cui: Prix Nadar, Grand Prix National de la Photographie, Grand Prix Cartier-Bresson, Hasselblad Foundation International Award in Photography.
Le sue fotografie sono state esposte nei più importanti musei del mondo.
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Promossa in collaborazione con Sky Arte, che premierà uno dei film della sezione attraverso l’acquisizione e la diffusione sul canale, TriesteFF Art&Sound è la sezione del Trieste Film Festival dedicata ai documentari che esplorano i più diversi ambiti artistici.Nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l’edizione “zero” è datata 1987), il Trieste Film Festival – diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo – è il primo e più importante appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale, che continua a essere da quasi trent’anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. Più che un festival, un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale.
A MONICA BELLUCCI L’EASTERN STAR AWARD DEL 28. TRIESTE FILM FESTIVAL
Il premio, che segnala una personalità del mondo del cinema che con il suo lavoro ha contribuito a gettare un ponte tra l’Europa dell’est e dell’ovest, sarà consegnato sabato 28 gennaio


foto fornita da Trieste Film Festival

È MONICA BELLUCCI la vincitrice dell’EASTERN STAR AWARD 2017 del 28. TRIESTE FILM FESTIVAL, in programma dal 20 al 29 gennaio: il premio, che sarà consegnato sabato 28 gennaio, segnala ogni anno una personalità del mondo del cinema che con il suo lavoro ha contribuito a gettare un ponte tra l’Europa dell’est e dell’ovest.

 

Se nel 2016 si scelse di assegnare un riconoscimento “alla carriera” (a riceverlo fu una delle “muse” di Kieslowski, Iréne Jacob), stavolta a essere premiata è la più internazionale delle nostre attrici, nell’anno del suo incontro con il più visionario degli autori dell’est europeo, Emir Kusturica, che ha voluto proprio Monica Bellucci come protagonista del suo ultimo On the Milky Road, scelto dal festival come film di chiusura della 28. edizione.

 

Già presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia, e prossimamente in uscita nelle sale italiane distribuito da Europictures, On the Milky Road è una favola moderna ambientata sullo sfondo di una Guerra non meglio precisata, che racconta l’irrefrenabile passione che scoppia tra un uomo che ogni giorno, schivando le pallottole, porta il latte ai soldati attraversando il fronte a dorso di mulo, e una misteriosa donna italiana che col suo arrivo gli sconvolge la vita… Un amore proibito che farà precipitare i due protagonisti in una serie di fantastiche e pericolose avventure. Si sono uniti per caso e niente e nessuno sembra in grado di fermarli.

“Siamo felici che una star internazionale come Monica Bellucci abbia accettato il nostro invito – spiegano i direttori del festival, Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo: la proiezione di On the Milky Road e la consegna dell’Eastern Star Award saranno l’occasione per celebrare un’autentica diva che nel corso della sua carriera ha legato il proprio nome, oltre che a tanto cinema italiano (daTornatore a Virzì, da Giordana ad Alice Rohrwacher), anche ad autori di tutto il mondo (da Francis Ford Coppola a Philippe Garrel, da Sam Mendes a Terry Gilliam, dai fratelli Wachowski (Matrix Reloaded Matrix Revolution), da Bahman Ghobadi (Rhino Season) fino, appunto, a Emir Kusturica”.

Nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l’edizione “zero” è datata 1987), il Trieste Film Festival – diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo – è il primo e più importante appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale, che continua a essere da quasi trent’anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. Più che un festival, un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale.

28. TRIESTE FILM FESTIVAL
20-29 gennaio 2017
www.triestefilmfestival.it
Torna dal 20 al 29 gennaio il TRIESTE FILM FESTIVAL, primo e più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale, giunto quest’anno alla 28. edizione, diretta da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo: nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l’edizione “zero” è datata 1987), il festival continua ad essere da quasi trent’anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. Più che un festival, un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale.

Ad aprire il festival sarà, venerdì 20 gennaio, l’anteprima fuori concorso di THE TEACHER, il nuovo film di Jan Hřebejk (autore candidato all’Oscar per il miglior film straniero nel 2000 con Divided We Fall), prossimamente in uscita nelle sale italiane distribuito da Satine Film. Un apologo, ispirato a una storia vera, venato di umorismo grottesco capace di trascendere ogni coordinata di regime politico (siamo a Bratislava, nella Cecoslovacchia del 1983 che inizia a sbirciare oltre la cortina di ferro e il Socialismo reale) attraverso una memorabile figura di insegnante soltanto all’apparenza mite e rassicurante… Un ruolo che è valso all’interprete Zuzana Mauréry il premio per la migliore attrice all’ultimo Festival di Karlovy Vary.

La chiusura sarà invece affidata all’ultimo film di Emir Kusturica, ON THE MILKY ROAD: una storia d’amore “bigger than life”, sullo sfondo di una non meglio precisata guerra civile (che non può non far pensare, però, al conflitto jugoslavo), interpretata dallo stesso Kusturica e da Monica Bellucci, nei panni di una misteriosa donna italiana… Un film che conferma il talento visivo dell’autore di Underground, un cineasta che come pochi altri ha saputo creare negli ultimi trent’anni un immaginario inconfondibile.

Nucleo centrale del programma si confermano i tre concorsi internazionali dedicati a lungometraggi, cortometraggi e documentari: a decretare i vincitori, ancora una volta, sarà il pubblico del festival.

Dieci i film, tutti in anteprima italiana, che compongono il Concorso internazionale lungometraggi. Il “passato che non passa”, e un punto di vista al femminile, sono i fili rossi che uniscono le due produzioni provenienti dall’area della ex Jugoslavia: A GOOD WIFE (Dobra žena / Una brava moglie), esordio alla regia dell’attrice serba (qui anche protagonista) Mirjana Karanović, e ON THE OTHER SIDE (S one strane / Dall’altra parte) del croato Zrinko Ogresta (uscirà prossimamente nelle sale italiane con Cineclub Internazionale Distribuzione). Nel primo, ispirato a una storia vera, una donna di 50 anni, Milena, deve fare i conti con la scoperta di una pagina oscura della vita del marito, oggi imprenditore immobiliare ma ieri responsabile di un eccidio di civili; nel secondo, Vesna è una donna che lavora come infermiera a Zagabria, dove si è trasferita venti anni prima con il figlio e la figlia, dopo che il marito Žarko è stato condannato per crimini di guerra…
L’emigrazione si affaccia quest’anno in una doppia veste: se il greco AMERIKA SQUARE (Plateia Amerikis / Piazza Amerika) di Yannis Sakaridis intreccia tre storie sullo sfondo di una città che – come spiega il regista – somiglia sempre di più a “una moderna Casablanca dove migliaia di persone aspettano un pezzo di carta, un passaporto falso o un posto su un camion, su una barca, su qualsiasi mezzo li trasporti nell’Ovest dell’Europa”, il rumeno BY THE RAILS (Dincolo de calea ferată / Lungo i binari) di Cătălin Mitulescu racconta il ritorno in patria di Adrian, che – partito un anno prima per lavorare in Italia e aiutare finanziariamente la famiglia – al rientro trova ad aspettarlo una moglie che stenta a ricambiare il suo affetto e un figlio cresciuto troppo in fretta.
È – in parte – la storia di un ritorno a casa, e di due famiglie mai state troppo in sintonia, anche quella raccontata dall’ungherese IT’S NOT THE TIME OF MY LIFE (Ernelláék Farkaséknál / Non è il periodo migliore della mia vita), diretto e interpretato da Szabolcs Hajdu: un film a basso costo (girato a casa del regista, con una troupe di studenti dell’Università di Budapest e un cast artistico perlopiù di amici e parenti) che si è imposto come un vero e proprio “caso”, conquistando a Karlovy Vary il Grand Prix come miglior film e il premio per la migliore interpretazione maschile.
Applaudito a Karlovy Vary (e premiato, per la migliore regia) anche lo sloveno NIGHTLIFE (Nočno življenje / Vita notturna) di Damjan Kozole, storia di un incidente che in un istante cambia la vita di una coppia benestante di Lubiana, costringendo una donna a confrontarsi con le proprie paure più profonde e a infrangere le leggi morali difese fino ad allora.
La Bulgaria si presenta con i suoi autori più affermati, Kristina Grozeva e Petar Valchanov, che dopo il successo internazionale di The Lesson firmano con GLORY (Slava / Gloria), nelle sale italiane ad aprile 2017 distribuito da I Wonder Pictures, il ritratto di un Paese preda di una corruzione diffusa e di una impietosa disparità sociale.
La Repubblica Ceca guarda ad uno sconvolgente episodio del proprio drammatico passato con I, OLGA HEPNAROVÁ (Já, Olga Hepnarová / Io, Olga Hepnarová) di Tomáš Weinreb e Petr Kazda, che ricostruisce il caso di Olga Hepnarova, una ragazza omosessuale di 22 anni che, rifiutata dalla famiglia e dalla società, il 10 luglio 1973 decide di “vendicarsi” abbattendosi con un camion su una fermata dell’autobus del centro di Praga e uccidendo otto persone. Due anni dopo sarà impiccata, ultima donna a essere condannata a morte in Cecoslovacchia.
Un fatto di cronaca nera è alla base del polacco PLAYGROUND (Plac Zabaw / Parco giochi) di Bartosz M. Kowalski, che osserva una “ordinaria” esplosione di violenza adolescenziale in un pomeriggio noioso e solo apparentemente tranquillo.
L’Italia e l’Austria, infine, con la coproduzione MISTER UNIVERSO di Tizza Covi e Rainer Frimmel: gli autori di La Pivellina continuano a perseguire un cinema soltanto all’apparenza immediato e semplice, frutto in realtà di un lavoro lungo e meditato. Ambientato nel mondo del circo, il film segue il viaggio attraverso l’Italia del giovane domatore di leoni Tairo alla ricerca di Arthur Robin, carismatico Mister Universo degli anni ’50. Prossimamente nelle sale con Tycoon Distribuzione.

Altri cinque, oltre ai citati The Teacher e On the Milky Road, i lungometraggi fuori concorso selezionati come Eventi Speciali di questa edizione: a cominciare dall’omaggio postumo a un autore, Andrzej Wajda, cui il Festival ha sempre guardato non soltanto con attenzione ma con autentica devozione. Il suo AFTERIMAGE (Powidoki), ritratto del grande pittore Władysław Strzemiński perseguitato dal regime per il suo rifiuto di scendere a compromessi con le dottrine del realismo socialista, è l’ultimo regalo di un gigante del cinema ma anche di uno straordinario testimone della storia europea del XX secolo.

È un’autentica riscoperta, favorita dal restauro promosso dallo Slovenian Film Centre, quella di THE VALLEY OF PEACE (Dolina miru), uno dei classici del cinema sloveno del secondo dopoguerra: firmato dal futuro candidato all’Oscar France Štiglic, il film – una “favola bellica” ad altezza di bambino sulla fuga dalla guerra di due orfani, la tedesca Lotti e lo sloveno Marko, aiutati da un pilota americano di colore – fu presentato nel 1957 in concorso al Festival di Cannes, dove il protagonista John Kitzmiller (dimenticato interprete anche di tanto cinema italiano, da Vivere in pace di Luigi Zampa a Luci del varietà di Lattuada e Fellini) vinse il premio come miglior attore “sbaragliando” avversari del calibro di Gary Cooper e Max von Sydow.

E, a proposito di Cannes, uno speciale omaggio al suo protagonista Omero Antonutti (con la pubblicazione di un volume di Guido Botteri edito da Comunicarte Edizioni & TSFF) sarà l’occasione per celebrare a Trieste il quarantesimo anniversario della Palma d’oro a PADRE PADRONE di Paolo e Vittorio Taviani.

Il Festival è inoltre felice di ospitare la consegna di un premio di nuova istituzione, quello promosso dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) per segnalare il “Miglior film italiano dell’anno”. A vincere la prima edizione è FAI BEI SOGNI di Marco Bellocchio, protagonista il 28 gennaio di un incontro con il pubblico. “Trieste – spiega Franco Montini, presidente del SNCCI – apre il calendario cinematografico dell’anno nuovo e ci sembra quindi il luogo ideale per un riconoscimento che premia il meglio dell’annata appena trascorsa”.

In collaborazione con Muggia Teatro, inoltre, il Trieste Film Festival ospita la proiezione di THESE ARE THE RULES (Takva su pravila / Queste sono le regole) di Ognjen Sviličić: un’occasione per approfondire la conoscenza di uno dei più importanti attori della scena e del cinema bosniaci, Emir Hadžihafizbegović, premiato proprio per questo film alla 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e già interprete di titoli come Papà è in viaggio d’affari di Emir Kusturica, Karaula di Rajko Grlić e Il segreto di Esma di Jasmila Žbanić.

Il Concorso internazionale Documentari propone undici titoli, tutti in anteprima italiana.
Come affrontare la “propria” storia di guerra? E come fare in modo che i nostri figli non siano costretti a portare questo peso? A queste e altre domande prova a rispondere Lidija Zelović nel suo MY OWN PRIVATE WAR, un viaggio interiore attraverso i ricordi, i luoghi e le persone che ama. Nata a Sarajevo, fuggita nel 1993 nei Paesi Bassi, Zelović ha sempre continuato a indagare la guerra, fino a rendersi conto che la guerra è “dentro” le persone. Anche dentro di sé.
Ancora un teatro di guerra, l’Ucraina raccontata da Peter Entell in COMME LA ROSÉE AU SOLEIL: un secolo fa i nonni del regista sono dovuti fuggire da quella terra dilaniata dai massacri. Cento anni dopo, lo stesso nazionalismo distruttivo: la gente continua a uccidere in nome della madre patria, della bandiera, della cultura, della religione… Da un posto di blocco all’altro, Entell ci porta dagli ucraini lealisti ai separatisti filo-russi, senza voler stabilire chi abbia ragione e chi torto, ma parlandoci della follia umana che si tramanda dall’alba dei tempi.
Ci voleva una regista serba, Tamara von Steiner, da anni residente in Sicilia, per raccontare in CONTROINDICAZIONE un luogo sconvolgente come l’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, chiuso nel 2015, una sorta di sistema invincibile, di entità indipendente per la quale nessuno si assume alcuna responsabilità e che distrugge le vite e la dignità umana.
E certo non può non fare effetto mettere a confronto, e trovare più di un punto di contatto, tra questa vergogna tutta italiana e l’istituto neuropsichiatrico che in Siberia “accoglie”, dopo l’infanzia in orfanotrofio, Julija e Katia, le protagoniste di MANUEL DE LIBÉRATION di Aleksandr Kuznecov: la strada per riconquistare i propri diritti, affrontando la terribile burocrazia russa, è lunga e difficile. Il regista segue la vita delle due donne: la loro routine quotidiana, qualche breve momento di piacere, i ricordi più dolorosi, l’attesa per la decisione del tribunale, nuove prove, delusioni e nuove speranze.
Un approccio diametralmente opposto al tema del disturbo mentale è quello indagato dal ceco Miroslav Janek nel suo NORMAL AUTISTIC FILM (Normální autistický film / Un normale film autistico) attraverso le storie di cinque ragazzi straordinari che la società ha etichettato, senza mezzi termini, come “autistici”: ma se smettessimo una volta per tutte di considerare l’autismo come un problema medico, trattandolo invece come un modo di pensare magari difficilmente decifrabile ma sicuramente affascinante?
E, a proposito di ragazzi straordinari, come altro definire la giovane Ola, protagonista del polacco COMMUNION (Komunia / La comunione) di Anna Zamecka? Quando gli adulti sono incapaci, i bambini devono crescere in fretta, e Ola, a 14 anni, già si prende cura del padre e del fratello: la madre vive altrove, si sentono solo per telefono. La comunione del fratello diventa così per Ola l’occasione per organizzare una festa perfetta che riunisca finalmente la sua famiglia.
Dalla Bulgaria arriva un film che ci aiuta a riflettere sulla percezione della cosiddetta “emergenza immigrati” nell’Europa dell’est, THE GOOD POSTMAN di Tonislav Hristov, storia di un postino che in un piccolo paese al confine con la Turchia si candida a sindaco con un programma “rivoluzionario”: ridare vita al villaggio ormai morente accogliendo i rifugiati. Peccato che non tutti siano d’accordo, a cominciare dai nostalgici del comunismo.
Cosa ci fa una scienziata lituana tra le montagne del Kazakistan? THE WOMAN AND THE GLACIER (Moteris ir ledynas / La donna e il ghiacciaio) di Audrius Stonys racconta la vita solitaria, a 3500 metri sopra il livello del mare, di Aušra Revutaite, impegnata da trent’anni nello studio dei cambiamenti climatici nel ghiacciaio Tuyuksu.
Si muove tra realtà e finzione, mischiando volutamente le carte del vero e del verosimile, HOUSTON, WE HAVE A PROBLEM (Huston, imamo problem! / Houston, abbiamo un problema!) di Žiga Virc, che approfitta di uno dei temi più cari ai teorici della cospirazione – la corsa allo spazio – per portare alla luce il mito dell’accordo multimiliardario dietro l’acquisto da parte degli Stati Uniti del programma spaziale segreto di Tito, all’inizio degli anni ’60.
Due film, infine, che da prospettive diverse si confrontano con l’orrore della Seconda guerra mondiale: da una parte la quotidianità di chi di quegli orrori fu testimone se non complice, seppure dietro a una scrivania, come Brunilde Pomsel, la segretaria, stenografa e dattilografa di Joseph Goebbels, che oggi, a 105 anni, per la prima volta si racconta in A GERMAN LIFE (Ein Deutsches leben / Una vita tedesca) di Christian Krönes, Olaf S. Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer, in uscita nelle sale italiane il 27 gennaio distribuito da Wanted Cinema; dall’altra le vittime, come i rom e i sinti del cui Olocausto poco o nulla si sa, e che viene ora raccontato da A HOLE IN THE HEAD (Diera v hlave / Un buco in testa) di Robert Kirchhoff.

Tre i documentari fuori concorso, a cominciare dalla prima mondiale di TRIESTE, YUGOSLAVIA di Alessio Bozzer, che attraverso un mosaico di materiali d’archivio, storie e testimonianze ricostruisce gli anni in cui Trieste divenne per tutti gli abitanti dell’allora Jugoslavia la meta prediletta per lo shopping e in particolare per il capo d’abbigliamento simbolo degli anni 70 e 80, i blue jeans.
Con BEYOND BOUNDARIES l’austriaco Peter Zach firma un roadmovie che viaggia sui confini e sugli abitanti dell’Europa Centrale e che, accompagnato dai testi del noto poeta sloveno Aleš Šteger, diventa una meditazione filosofica su qualcosa che potremmo perdere: l’Europa.
Dalla Polonia arriva ALL THESE SLEEPLESS NIGHTS di Michał Marczak, che sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures a maggio 2017: premiato per la migliore regia al Sundance 2016, il film – con uno stile liberissimo che ricorda le Nouvelle Vague degli anni ’60 – racconta una Varsavia sospesa fra il suo traumatico passato e un futuro alimentato da una nuova generazione piena di energia.

Sono 18 i cortometraggi in concorso per il Premio TsFF Corti: tra questi, il greco FOX di Jacqueline Lentzou, premiato dalla giuria dei Giovani all’ultimo Festival di Locarno; lo sloveno GOOD LUCK, ORLO! di Sara Kern, già in concorso alla Mostra di Venezia; il georgiano LETHE di Dea Kulumbegashvili, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes; il serbo TRANSITION di Milica Tomović, miglior corto al Festival di Sarajevo. L’Italia è rappresentata quest’anno da MOSTRI del fiorentino Adriano Giotti: Alex ha quasi quaranta anni, si è disintossicato dalla droga da tempo, ma suo padre, che gli è rimasto accanto ogni giorno, ha paura che il figlio possa ricadere di nuovo. Soprattutto ora che deve dare l’addio al cane, l’unico essere a cui Alex tiene davvero.
Si conferma anche quest’anno l’attenzione per l’animazione, con una vetrina fuori concorso dove trova posto anche – in prima assoluta – l’italiano CONFINO di Nico Bonomolo, la storia di un uomo che grazie al potere dell’arte saprà affrancarsi dal confino impostogli dalla dittatura fascista.

Promossa in collaborazione con Sky Arte, che premierà uno dei film della sezione attraverso l’acquisizione e la diffusione sul canale, TriesteFF Art&Sound propone quest’anno sei titoli in anteprima che esplorano i più diversi ambiti artistici: il russo ACT AND PUNISHMENT (Vystuplenie I Nakazanie / Azione e punizione) di Evgenij Mitta, sulla nascita del gruppo delle Pussy Riot; DOOMED BEAUTY (Zkáza Krásou / Bellezza dannata) di Helena Třeštíková e Jakub Hejna, ritratto della controversa diva del cinema cecoslovacco Lída Baarová; l’austriaco CHILDREN (Kinders / Bambini) di Arash e Arman T. Riahi, sul programma di educazione musicale “((Superar))” che aiuta bambini e giovani che provengono da condizioni di vita problematiche e disagiate a superare barriere personali e sociali condividendo l’esperienza di far parte di un’orchestra e di un coro; KOUDELKA SHOOTING HOLY LAND di Gilad Baram, che ci accompagna nel viaggio del celebre fotografo ceco in Israele e Palestina; LIBERATION DAY di Uģis Olte e Morten Traavik (distribuito in Italia da Wanted Cinema), che segue l’arrivo in Corea del Nord della band di culto slovena dei Laibach, primo gruppo rock occidentale a esibirsi nel Paese; e THE LAST FAMILY (Ostatnia Rodzina / L’ultima famiglia) di Jan P. Matuszyński, una sorta di “black comedy” sulla vera e bizzarra storia del pittore polacco Zdzisław Beksiński e della sua famiglia.

Con le Sorprese di genere, anche quest’anno, si va alla scoperta del cinema più “popolare”, che si confronta col grande pubblico (e con i codici, appunto, dei generi cinematografici: quest’anno in particolare la commedia, in molte delle sue declinazioni). Quattro i film in programma: KILLS ON WHEELS (Tiszta Szívvel / Assassini a rotelle) di Attila Till, commedia d’azione su una gang in sedia a rotelle che ha sbancato i botteghini ungheresi; il tragicomico thriller estone MOTHER (Ema / Madre) di Kadri Kõusaar, presentato in concorso al Tribeca l’anno scorso; la commedia montenegrina THE BLACK PIN (Igla Ispod Praga / La spilla nera) opera prima di Ivan Marinović; e il russo ZOOLOGY (Zoologiya / Zoologia) di Ivan I. Tverdovskij, storia di una donna che lavora allo zoo, e della coda che – spuntata all’improvviso – le cambia la vita.

Il consueto Focus “nazionale” si allarga quest’anno a un’area geografica, quella delle Repubbliche del Baltico. In programma, oltre ai titoli sparsi nelle altre sezioni (l’estone Mother nelle Sorprese di genere, il lettone Liberation Day in Art&Sound, il lituano The Woman and the Glacier nel Concorso documentari), altre tre proposte. Il lettone MELLOW MUD (Es Esmu Šeit / Melma) di Renārs Vimba, ritratto – premiato alla scorsa Berlinale – di una giovane donna, determinata e piena di risorse, che si rifiuta di abbandonare i propri sogni nonostante le avversità della vita; il documentario / racconto poliziesco MY FATHER THE BANKER (Mans Tēvs Baņķieris / Mio padre il banchiere) di Ieva Ozoliņa, storia di un uomo d’affari di successo che scompare dalla Lettonia negli anni ’90, per poi riapparire 15 anni dopo; e THE SAINT (Šventasis / Il Santo) di Andrius Blaževičius, che sullo sfondo della crisi economica lituana degli anni ’90 racconta la ricerca da parte del disoccupato Vytas e del suo amico Petras del ragazzo che ha postato su Youtube un video in cui afferma di aver visto Gesù nella loro città.

Per il secondo anno consecutivo il festival continua a esplorare il Nuovo cinema rumeno, presente in molte sezioni e protagonista di uno speciale spazio di approfondimento dove trovano spazio SCARRED HEARTS (Inimi Cicatrizate / Cuori sfregiati) di Radu Jude, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Max Blecher e vincitore del Premio speciale della Giuria all’ultimo Festival di Locarno, e soprattutto SIERANEVADA, il nuovo film di Cristi Puiu, tra i “vincitori” morali dell’ultimo Festival di Cannes e presto nelle sale italiane distribuito da Parthénos. Considerato a ragione il “padre” del nuovo cinema rumeno, Puiu sarà per la prima volta al Trieste Film Festival (dove nel 2006 vinse il premio come miglior film con il suo primo grande successo, The Death of Mr. Lazarescu), per presentare il film e tenere un’attesa masterclass che già si annuncia tra gli eventi più attesi del festival.

Altrettanto attesa è l’altra masterclass di questa edizione, che vedrà protagonista il documentarista russo Vitalij Manskij, vincitore lo scorso anno del premio come miglior documentario per Under the Sun e quest’anno al centro di un omaggio in 8 film che attraversa la sua vasta filmografia, da Cuts of Another War (1993), passando per Bliss (1996), Private Chronicles. Monologue (1999), Broadway. Black Sea (2002), Gagarin’s Pioneers. Our Motherland (2004), Virginity (2008) e Patria o muerte (2011), fino all’ultimo Close Relations (2016), forse il più “autobiografico” dei suoi lavori: un viaggio attraverso l’Ucraina (dove il regista è nato, a Leopoli, nel 1963) per capire cosa è accaduto dopo la rivoluzione di Piazza Maidan, e quanto la rivoluzione abbia segnato anche la propria famiglia, sparsa in tutto il Paese, da Leopoli a Odessa, dalla zona separatista del Donbass a Sebastopoli in Crimea. Un film profondamente attuale, che al tempo stesso si fa indagine sul passato e la Storia, cercando di capire le ragioni profonde del conflitto russo-ucraino. Un’indagine che, come e più dei film precedenti, ha attirato su Manskij l’aperta ostilità del governo russo.

Confermata anche quest’anno la formula del Premio Corso Salani, che presenta quattro film italiani completati nel corso del 2016 e ancora in attesa di distribuzione: la dotazione del Premio (2mila euro) va intesa quindi come incentivo alla diffusione nelle sale del film vincitore. Immutato il profilo della selezione: opere indipendenti, non inquadrabili facilmente in generi o formati e per questo innovative, nello spirito del cinema di Salani. I titoli: UN ALTRO ME di Claudio Casazza, un anno con i detenuti per reati sessuali del Carcere di Bollate, quelli che nella subcultura carceraria sono “gli infami”, spesso separati da tutti e isolati dal resto dei detenuti; CHI MI HA INCONTRATO NON MI HA VISTO di Bruno Bigoni, irresistibile mockumentary sul ritrovamento di una misteriosa fotografia di Arthur Rimbaud, dalla quale potrebbero emergere conclusioni rivoluzionarie sulla vita e le opere del poeta; LA NATURA DELLE COSE di Laura Viezzoli, immersione emotiva e filosofica in quel prezioso periodo dell’esistenza che è il fine vita, attraverso un anno d’incontri e dialoghi tra l’autrice e il protagonista, malato terminale di SLA; e SETTE GIORNI di Rolando Colla, una storia di attrazione e desiderio che travolge un uomo e una donna – interpretati da Bruno Todeschini e Alessia Barela – che si incontrano per la prima volta su un’isola siciliana.
Fuori concorso si vedranno inoltre cinque documentari brevi realizzati a Napoli nell’ambito del progetto Filmap “Atelier di cinema del reale”, con la direzione pedagogica di Leonardo Di Costanzo e il coordinamento di Antonella Di Nocera: ‘A MAZZAMMA di Ennio Eduardo Donato, ANTONIO DEGLI SCOGLI di Alessandro Gattuso, LA BARCA di Luisa Izzo, CRONOPIOS di Doriana Monaco e UN INFERNO di Camilla Salvatore.

Giunto alla 7. edizione, When East Meets West propone da quest’anno una formula rinnovata: un doppio focus su una regione europea dell’Est e su una dell’Ovest, che mira ad aprire nuovi orizzonti nel multiforme panorama cinematografico europeo e si basa su un reciproco interesse delle due aree geografiche in esame. Ad inaugurare questo nuovo format sono state scelti la Francia per il versante occidentale e i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) per quello orientale. Questo significa che WEMW ha selezionato produttori dell’Europa orientale con un progetto adatto a coproduzioni con la Francia (o Italia) e produttori dell’Europa occidentale in cerca di coproduttori nei Paesi Baltici (o Italia). Inoltre tutti i produttori italiani, che stanno sviluppando un documentario o un lungometraggio con un potenziale co-produttivo con le aree in focus, sono stati invitati a partecipare alla call.
Non ci sono invece cambiamenti per gli spazi aperti due anni fa: First Cut Lab, il laboratorio dedicato ai film di fiction in fase di edizione, e Last Stop Trieste, la preziosa occasione per presentare documentari in un’avanzata fase di montaggio a un ristretto pubblico di sales agents, responsabili di festival, rappresentanti di broadcaster.
WEMW è un evento organizzato dal Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia assieme al Trieste Film Festival, in collaborazione con EAVE, Maia workshops, Creative Europe Desk Italia, Eurimages, e con il supporto di Creative Europe – MEDIA Programme, MiBACT – Direzione Generale per il Cinema, CEI (Central European Initiative), Confartigianato Udine e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’edizione 2017 è promossa in collaborazione e con il supporto del CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, Estonian Film Institute, Lithuanian Film Centre e National Film Centre of Latvia.

Da segnalare inoltre Born in Trieste, sezione del festival – aperta quindi al pubblico – dedicata ai film che proprio al When East Meets West hanno iniziato il loro (fortunato) percorso produttivo: in programma quest’anno ANIŞOARA di Ana-Felicia Scutelnicu, che segue l’ultimo anno di adolescenza – e il primo amore – di una ragazza moldava; A TWO WAY MIRROR della croata Katarina Zrinka Matijević, documentario poetico che in forma di meditazione evoca pensieri e lotte interiori dell’autrice; il georgiano SEE YOU IN CHECHNYA di Alexander Kvatashidze, storia di un aspirante fotografo di guerra nel Caucaso; il bulgaro THE BEAST IS STILL ALIVE di Mina Mileva e  Vesela Kazakova, riflessione sul cuore della politica contemporanea europea.

Per il quarto anno torna Eastweek – Scriptwriting Workshop for New Talents. Nato grazie al sostegno dell’InCE – Iniziativa Centro Europea (CEI), Eastweek, pur mantenendo la sua vocazione originaria accogliendo i migliori progetti per lungometraggio degli studenti delle scuole di cinema del centro-est Europa, si apre anche ai professionisti, diplomati presso le scuole di cinema, rendendo il Talent Campus del Trieste Film Festival ancora più competitivo.
Si rinnova anche la partnership con il Premio Internazionale per la Sceneggiatura Mattador dedicato a Matteo Caenazzo, che organizza il workshop insieme all’associazione Alpe Adria Cinema e che vedrà, come ogni anno, concludersi all’interno di Eastweek il percorso formativo dei progetti finalisti al miglior soggetto del Premio Mattador.
Continua la collaborazione con Midpoint – International Script Development Program di Praga, che garantisce così un naturale sviluppo al miglior progetto di Eastweek che proseguirà proprio a Midpoint il suo percorso.
Quest’anno la sezione propone anche un evento speciale, cioè due cortometraggi realizzati da registe provenienti da Eastweek. Si tratta di 237 YEARS di Ioana Mischie – progetto che ha già partecipato alla prima edizione e da cui è stato realizzato un cortometraggio in preparazione del lungometraggio dallo stesso titolo – e THE CHILDREN WILL COME di Ana Jakimska, vincitrice della seconda edizione di Eastweek.

La sigla del Trieste Film Festival 2017 è firmata da Fabio Bressan, designer e videomaker triestino, che si è ispirato all’immagine creata dall’artista austriaco Andreas Franke per la 28ma edizione, sulle musiche di Fleurie.

I Paesi della 28. edizione
Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Georgia, Grecia, Iran, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Messico, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Ungheria.

I luoghi del festival
Sala Tripcovich (Largo Città di Santos, 1)
Teatro Miela (Piazza Duca degli Abruzzi, 3)
Magazzino delle Idee (Corso Cavour 271)

Antico Caffè San Marco (Via Cesare Battisti, 18)
Registi, attori e produttori presenti al festival incontrano il pubblico e la stampa, il 21 e poi ogni giorno dal 24 al 28 gennaio, alle ore 11:00.

Sala Stampa c/o Mediateca la cappella underground (via Roma, 19)

Il 28. Trieste Film Festival è stato realizzato con il patrocinio di Comune di Trieste, Direzione Generale per il Cinema – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Consolato Generale della Repubblica di Croazia di Trieste; con il contributo di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Direzione Generale per il Cinema – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Comune di Trieste,  CEI – Central European Initiative; con il sostegno di Le Fondazioni Casali – Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali, Fondazione CRTrieste, Promoturismo FVG, Istituto Polacco – Roma, Institute of Documentary Film – Praga, Centro Ceco – Milano; con la collaborazione di Fondo Audiovisivo FVG, Sncci Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, When East Meets West, La Cineteca del Friuli,  Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste, La Cappella Underground, FVG Film Commission, Associazione Culturale Mattador, Comunità Greco Orientale di Trieste, Associazione Casa del Cinema di Trieste, Teatro Miela Bonawentura, Magazzino delle Idee, Associazione Corso Salani, Osservatorio Balcani e Caucaso, MidPoint International Script Development Program, Associazione Cizerouno, Narodna in študijska knjižnica – Trieste, Biografilm festival, Claimax.
Media partner: MYmovies, Quinlan.it, Longtake.
Web Media Partner: bora.la, cinema4stelle.it, geomovies.it, lanouvellevague.it,   momentosera.com, oubliettemagazine.com;
Media coverage by Sky Arte HD.
Technical partners: B&B Hotel Trieste, Grand Hotel Duchi D’Aosta, NH Hotel, Hotel Coppe, Savoia Excelsior Palace, Urban Hotel Design, Hotel Filoxenia, Tipografia Menini, Caffé Teatro Verdi, Antico Caffè San Marco, Parovel, Container_120, Ristorante Pepenero Pepebianco, 040 Social Food, Draw Food, Ristorante Antico Panada, Giardino Tergesteo, Ristorante Mimì e Cocotte, Erasmus Student Network – Trieste, Immaginario Scientifico, Atelier Home Gallery, Mlz Art Dep, Muggia Teatro, Ideando Pubblicità, Spin, Eventival.

Trieste Film Festival aderisce a: AFIC Associazione Festival Italiani Cinema.

NON SOLO CINEMA – MOSTRE, INCONTRI, INSTALLAZIONI

Il Trieste Film Festival si arricchisce di un nuovo luogo ufficiale per tutti quegli eventi del Festival che non avevano finora una loro precisa collocazione: mostre e installazioni, incontri. masterclass, panel, performance. Oltre al Magazzino delle Idee il Festival si espande stabilendo nuove collaborazioni con gallerie d’arte e realtà culturali cittadine.

@ MAGAZZINO DELLE IDEE
L’INCREDIBILE STORIA SEGRETA DEGLI X-RAY AUDIO (Gianluca Jazza Guerra)
Nell’epoca della guerra fredda, l’industria discografica sovietica e il repertorio musicale consentito erano controllati, inflessibilmente, dallo stato. Ma una segreta e rischiosa sottocultura di registrazioni illegali nacque in una forma che ha dell’incredibile. Appassionati contrabbandieri di musica costruirono delle macchine di registrazione fatte in casa e trovarono un modo straordinario per stampare e copiare i dischi in vinile: incisero le canzoni proibite su lastre a raggi X che si procuravano clandestinamente negli ospedali.
Il progetto X-Ray Audio – un documentario (ROENTGENIZDAT – The Strange Story of Soviet Music on the Bone di Stephen Coates e Paul Heartfield che verrà proiettato al Teatro Miela, sabato 21 gennaio), una mostra, un libro e una performance – racconta la misteriosa storia di queste registrazioni fantasma e della musica “registrata sulle ossa”. Questa storia unica di resistenza culturale e audace imprenditorialità, che si affianca alla pratica letteraria della Samizdat, la diffusione clandestina di scritti illegali in URSS e nei paesi che erano sotto la sua influenza, riemerge grazie alla curiosità e al lavoro di ricerca di Stephen Coates. In un momento storico in cui le canzoni possono essere copiate in un istante e lo streaming offre un accesso e una scelta praticamente infiniti, il progetto X-Ray Audio fornisce un ricordo struggente dell’immenso valore culturale della musica e delle sfide che le persone accettano per coltivare passioni e libertà.

X-RAY AUDIO EXHIBITION
La mostra fa emergere l’estetica nascosta degli oggetti della cultura russa underground e li eleva a manufatti della ‘cultura alta’. Evoca il periodo e le circostanze in cui furono creati e racconta una storia in cui s’intersecano musica, cultura proibita, riciclaggio, politiche della guerra fredda e ingegno umano.

ROENTGENIZDAT – The Strange Story of Soviet Music on the Bone
di Stephen Coates, Paul Heartfield
Leningrado 1946, Guerra Fredda. Tutta la cultura è soggetta al controllo brutale da parte della censura dello stato totalitario. Degli appassionati ‘contrabbandieri’ di musica escogitarono allora un incredibile e rischioso modo per ascoltare e condividere la musica che amavano: incidevano le canzoni proibite su lastre a raggi X creando così da soli i loro dischi.
Il documentario presenta le interviste fatte ai ‘contrabbandieri’ di musica su raggi X di quell’epoca, le testimonianze dei musicisti Marc Almond e Stephen Coates, cui si aggiunge uno straordinario materiale d’archivio per raccontare ciò che accadde in uno dei periodi più strani nella storia del vinile, della musica, della cultura clandestina e della guerra fredda.

SIRENE IMMAGINARIE: DIVE E CINEMA NELLE FOTO DI MARIO MAGAJNA
Nell’immenso archivio di Mario Magajna (1916-2007) storico fotoreporter del «Primorski dnevnik», il quotidiano degli sloveni in Italia, si conservano anche un centinaio di scatti che narrano di cinema “fatto” a Trieste. La mostra, accanto ai superbi ritratti di dive come Claudia Cardinale, Silvana Mangano o Antonella Lualdi, appunto le “sirene immaginarie” del titolo, preso a prestito da un prezioso libro di Franco Prono, riscopre set realizzati in città e nei dintorni tra il 1954 e i primi anni ’80, intere “sequenze”, spesso inedite, scattate durante le riprese di Senilità di Mauro Bolognini (1962), e Veljko Bulajić e gli attori di Vlak bez voznog reda (1959) in partenza per il festival di Cannes. Un racconto per immagini, accompagnato da stralci dalla stampa di quegli anni, di un mondo e un modo di fare cinema ormai scomparsi.
La mostra, ideata e curata da Massimiliano Schiozzi e Cristina Sain è una coproduzione tra Cizerouno, il Trieste Film Festival e la Biblioteca nazionale e degli studi – Narodna in študijska knjižnica di Trieste che conserva l’archivio Magajna.

MARIO MAGAJNA, fotoreporter
incontro a più voci in occasione della mostra fotografica al Magazzino delle Idee. In collaborazione con Slovenski klub, Cizerouno e Biblioteca nazionale e degli studi – Narodna in študijska knjižnica di Trieste.

MARE NOSTRUM
installazione Virtual Reality a cura di Stefania Casini
Un percorso virtuale poetico ed emozionale dove, immerso nel mare, lo spettatore può sperimentare un nuovo modo di comprendere le tragedie che accadono nel mar Mediterraneo lontano dai nostri sguardi distratti.

L’EUROPA DI MEZZO
La sezione Altre rotte del progetto Varcare la frontiera esplorerà i Balcani presentando il volume a cura di Eugenio Berra Scoprire i Balcani. Seconda edizione. Storie, luoghi e itinerari dell’Europa di mezzo (Cierre Edizioni) e il viaggio-studio in Albania. Un incontro con Leonardo Barattin, Tiziana Masola e Iva Scarpa, di “Viaggiare i Balcani” e “Mozaik”, due partner storici di Varcare la frontiera. Modera Massimiliano Schiozzi.

@ Atelier Home Gallery, Palazzo Panfili, Via della Geppa 2
ELECTRIC SKY – CIELO ELETTRICO
Mostra personale del pittore sloveno Staš Kleindienst
La mostra espone una selezione di dieci tele realizzate tra il 2014 e il 2015. Nella sua pratica artistica Staš Kleindienst si concentra sulla realtà sociale e sulla volontà di cambiamento di quest’ultima. Il pittore sloveno crea tele in cui l’immaginazione diventa la chiave di volta e di lettura di un futuro possibile: esplosioni, colori e ironia stravolgono la realtà per attirare la nostra attenzione e stimolarci ad una partecipazione creat(t)iva nella realtà.
Iniziativa realizzata con il contributo del Consolato Generale della Repubblica di Slovenia a Trieste.

@ MLZ Art Dep, Via Galatti 14
LE MIE NOTTI SONO PIÙ’ BELLE DEI VOSTRI GIORNI
a cura di Francesca Lazzarini
Una selezione di scatti realizzati dall’artista Luca Andreoni negli Archivi della Cineteca di Bologna. I titoli di alcuni film scelti dall’autore, italiani ed internazionali, diventano una serie di aforismi che offrono lo spunto per una lettura del lavoro al di là dell’opera cinematografica stessa.

VARCARE LA FRONTIERA #4: FLUSSI DI MAREA

Flussi di marea è il sottotitolo dell’edizione 2016-2017 di Varcare la frontiera. Per il secondo anno una sezione importante del progetto multidisciplinare di Cizerouno è ospitata all’interno del Trieste Film Festival. La formula, dopo il successo dell’anno scorso, si rinsalda e si articola con alcuni eventi che hanno risonanza nei temi storici del Festival, altri aprono nuovi spazi di ricerca e indagine, altri ancora avviano percorsi di sinergia e collaborazione per nuove produzione artistiche e culturali.
Varcare prosegue la ricerca sul tema della frontiera intesa come limite fisico, politico e geografico, ma anche culturale, mentale e di genere. Flussi di marea approfondisce il tema dell’identità con particolare riferimento all’area dell’Adriatico orientale e al ruolo del mare come elemento identitario comune tra paesi e popoli diversi. Il mare come elemento di unione, contatto, arricchimento delle identità e “creatore” di nuove identità, anche su basi differenti da quelle otto-novecentesche legate al concetto di lingua/nazione.
Cizerouno con Varcare vuole creare connessioni e contaminazioni tra luoghi, persone, tipi di pubblico e generi espressivi per far dialogare realtà differenti tra loro promuovendo la collaborazione, lo scambio e il confronto. Questo vuole essere il contributo di Varcare al programma del Trieste Film Festival che ospita alcune sezioni di Flussi di marea: Sirene, Diari di Bordo, Altre rotte.
Sirene ci fa indagare il tema delle identità. Grazie alla collaborazione con il MIT – Movimento Transessuali Italiano scopriamo il mondo delle “sirene partenopee”, riflettiamo sui temi delle identità di genere, tra reportage fotografico, teatro e documentari. Sirene è anche un viaggio nel mondo dell’immaginario/visionario attraverso una serie di mostre, performance e proiezioni. Alcuni Diari di Bordo ispirati a Pasolini e alla sua opera, per ragionare sull’attualità di questo intellettuale italiano. Altre rotte sono sia quelle dei Capitani coraggiosi, misteriose sirene e altre storie di mare, il laboratorio per bambini al Magazzino delle idee ma anche quelle dei richiedenti asilo coinvolti nel progetto fotografico Mare plurale di Elio Germani. E sempre per Altre rotte esploreremo i Balcani e l’Albania in un incontro e un viaggio studio organizzato con Viaggiare i Balcani e Mozaik, due partner storici di Varcare.
Varcare la frontiera #4. Flussi di marea è un progetto a cura di Mila Lazić, Massimo Premuda e Massimiliano Schiozzi, realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

IL MITO DELLA SIRENA fra immaginario e arti visive
Il mito della Sirena è di per sé sconfinato, partendo dalla mitologia è approdato a tutte le arti: nasce così una ricerca visiva in progress che propone i lavori di diversi artisti e registi sul tema dell’ibridazione totale fra uomo e animale, maschio e femmina.
Si parte con Sirene queer, collettiva curata da Massimo Premuda al DoubleRoom, che presenta le sirene ermafrodite e pansessuali di quattro artisti contemporanei, declinate a disegno da Alan Stefanato e in fotografia da Nika Furlani, in animazione da Daria Tommasi e in scultura dalla grande Fiore de Henriquez (1921-2004), per proseguire infine nella performance Sirene fluide di Nina Alexopoulou e Nika Furlani, su un’identità di genere fluida capace di trasformarsi, hic et nunc, davanti allo spettatore.
In contemporanea al Magazzino delle Idee sono in mostra le opere su carta di Ugo Pierri, un immaginario acquatico e onirico come omaggio al testo La chioma della sirena di Anita Pittoni e Sirene, fari e altre frontiere. RaccorRtini di Aldo Sbadiglio, 12 brevi storie illustrate come 12 pose fotografiche: macchina da scrivere, carta d’Amalfi pressata a mano e pennarelli. Carta d’Amalfi, per via del mare. E poi per ciascuno dei quattro gruppi di “raccortini” quattro macchine da scrivere provenienti da quattro nazioni: Italia, Jugoslavia, Germania e Regno Unito.
Sul versante cinema, si parte, grazie alla collaborazione con La Cineteca del Friuli di Gemona, con due classici del muto: LA SIRÈNE (Francia, 1904, 4′) di Georges Méliès, l’inventore del cinema fantastico e il “padre” degli effetti speciali, e LA FÉE DES GRÈVES (Francia, 1909, 8′) di Louis Feuillade, sul fascino che le sirene esercitano sugli uomini catturati dalla loro bellezza e fluidità. Si chiude infine, grazie alla collaborazione con Paola Pisani, referente italiana dei Rencontres Bandits-Mages di Bourges, con il recente documentario O PÁSSARO DA NOITE (L’Oiseau de la Nuit, Portogallo/Francia, 2016, 20′) di Marie Losier: un affascinante ritratto di Fernando, performer portoghese che si esibisce da più di trent’anni a Lisbona, trasformandosi in sirena, donna uccello e leonessa.

DIARI DI BORDO | Pier Paolo Pasolini, le acque e il mare
Ritorna anche quest’anno il segmento di Varcare dedicato a Pier Paolo Pasolini. Una conversazione con Angela Felice del Centro Studi PPP di Casarsa della Delizia sul rapporto di PPP con il mare e l’acqua nella sua multiforme produzione artistica. Dalla fontana di aga del paese materno in Friuli alla tragica morte all’Idroscalo di Ostia sarà anche una riflessione sull’attualità di PPP come fonte di ispirazione per artisti, scrittori e registi delle nuove generazioni. Tre i diari di bordo ispirati dal Pasolini “reporter”.
Chantal Vey con il video CONTRO-CORRENTE #2 (Belgio, 2016, 34′) continua la sua ricerca artistica “costruita sul concetto di territorio. Territorio nel suo complesso, come un Altrove che esploro a piedi e in viaggio, ma anche nell’approccio con l’Altro, che stimolo per scoprire il suo universo. Ispirato a La lunga strada di sabbia, che descrive un viaggio compiuto da Pier Paolo Pasolini nel 1959, ho seguito questa strada controcorrente, a partire da Trieste e dalla regione della sua infanzia. Lungo la strada e negli incontri casuali, ho rivisto le situazioni descritte e le ho interpretate come artista e donna di oggi; sempre molto vicina agli esseri, come Pasolini amava fare.”
Anche Gilles Coton con QUI FINISCE L’ITALIA… (Belgio, 2010, 85′) rifà dopo più di 50 anni il viaggio intrapreso da Pier Paolo Pasolini a bordo della sua Fiat Millecinquecento, guidato dalle impressioni che il poeta raccolse in forma diaristica lungo un percorso di oltre 4.000 chilometri.
Il terzo “diario di bordo” ispirato da PPP è quello che Paolo Merlini e Maurizio Silvestri intraprenderanno nei prossimi mesi e che ci presenteranno in anteprima: La lunga strada di sabbia ripercorsa solo con i mezzi pubblici. Un viaggiare lento e differente, un lungo reportage sull’Italia, e le identità degli italiani, di oggi che Varcare seguirà anche nei prossimi anni.

SIRENE PARTENOPEE
Da Napoli, la città di Partenope sirena/vergine/santa arrivano alcuni dei contributi alla riflessione sulle identità di genere, uno dei temi fondanti Varcare. Porpora Marcasciano con il suo monologo Il sogno e l’utopia. Biografia di una generazione ripercorre gli anni ‘70 e l’emersione del mondo omosessuale all’interno della storia dei movimenti giovanili. Lo spettacolo, interamente scritto – e vissuto – da Marcasciano, intreccia racconti e rari documenti visivi dell’epoca per riflettere sui cambiamenti storici e culturali dell’Italia.
Mario Di Martino in collaborazione con il Festival Divergenti di Bologna, presenta LE COCCINELLE. SCENEGGIATA TRANSESSUALE, (Italia, 2011, 52’) di Emanuela Pirelli. Le Coccinelle non sono drag queen né curatissime femme fatale, non interpretano i playback della Carrà e di icone del pop. Gennaro, Tonino, Genny e Giacinto sono quattro femminielli napoletani, quattro trans dei vicoli di Napoli. Le Coccinelle cantano e recitano le loro sceneggiate fatte di prostituzione, pregiudizio e ipocrisia ma anche di amicizia con le donne dei quartieri e di gioia di vivere del popolo napoletano. Sacro e profano, antico e moderno, normale e diverso al ritmo di musica neomelodica. Carmelo Cosma è il protagonista de LA TARANTINA Genere: femm(e)nèll di Fortunato Calvino (Italia, 2016, 60’). I ricordi duri e dolorosi di un femminiello che ha passato gran parte della vita tra i vicoli e i bassi napoletani: l’arrivo a Napoli nel secondo dopoguerra, l’avvio alla prostituzione, la partenza per Roma, dove ha vissuto la sua personale e trasgressiva “dolce vita”, conoscendo Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini e Laura Betti.
Al Magazzino delle idee è anche visibile il reportage fotografico di Diletta Allegra Mazza La storia di D. La fotografa che, vive a Torre del Greco, ha seguito D. che oggi ha 29 anni e ha iniziato il suo percorso di transizione a dicembre 2015 per giungere finalmente alla corrispondenza tra la sua identità e l’aspetto del suo corpo.

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