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Thursday September 19th 2019

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4 Novembre Antimilitarista

Il Coordinamento contro le guerre di Trieste fa appello a tutti i cittadini ed alle forze sociali, politiche e religiose affinché partecipino il giorno 4 Novembre ad un presidio antimilitarista in piazza Cavana, dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
Il 4 novembre, giornata delle forze armate, siamo tradizionalmente bombardati dalla retorica militarista delle gerarchie militari e dei vari governi succedutisi in questi anni.
Potremmo considerare tale bombardamento un trattamento di favore, visto che il nostro esercito, fuori dai patri confini e con altri popoli, non colpisce con le parole ma con i missili dei suoi caccia o dei suoi elicotteri Mangusta: ugualmente però non possiamo dirci soddisfatti e fuori pericolo!
La guerra viene presentata come “missione di pace”; l’esercito come un distaccamento del 118; le spese militari – quando non vengono occultate da giri di bilancio – come necessarie per la sicurezza dei “nostri ragazzi”; il militarismo come fosse parte del nostro vivere quotidiano, così come gli spaghetti ed il pallone; anzi, il militarismo come cultura degna di entrare a pieno titolo nelle scuole, come già avviene in Lombardia (a quando nella nostra regione?), dopo l’accordo Gelmini – La Russa (progetto “Allenati alla vita”).
La realtà è un’altra. Un esempio: la guerra in Afghanistan.
Una guerra che dal suo inizio nel 2001– secondo PeaceReporter – è costata 42.500 morti afgani: 11mila civili (7.500 vittime delle truppe d’occupazione e 3.500 degli attacchi talebani), 6mila soldati e agenti di polizia, e 25mila guerriglieri. A questi vanno aggiunti 1.350 soldati Usa e Nato.
Altro che missione di pace, una carneficina firmata USA e NATO, ufficialmente condotta per la difesa del popolo afgano, le cui vittime spesso non sono nemmeno contemplate nei resoconti degli uffici stampa.
Una guerra dove i nostri soldati svolgono un ruolo sempre più attivo e di attacco, in contrapposizione alla Costituzione, come provano i files della CIA pubblicati da Wikileaks e da L’Espresso (n.42, 21/10/10).
Una guerra che costerà allo stato italiano 65 milioni di euro al mese nel secondo semestre 2010 (contro i 51milioni al mese del primo semestre), e che nonostante ciò il Parlamento ha autorizzato a continuare con voto quasi unanime. Cifre che vanno sommate alle spese strutturali come quelle per l’acquisto dei caccia bombardieri F35 (13 miliardi di euro) o per l’installazione di bombe a frammentazione sui caccia italiani in Afghanistan, così come da contratto OTO MELARA (gruppo Finmeccanica – statale) con la Boeing per 34 milioni di euro.
In un paese civile, non ci si dovrebbe far vanto delle fanfare come quelle che sfileranno anche nella nostra città.
Vanto di una società e di una nazione dovrebbero essere il grado di istruzione, la qualità dell’assistenza e l’ammontare delle spese sociali in generale.
Ma quante scuole dovranno risparmiar soldi sulla pelle di studenti e insegnanti, e quanti ospedali saranno chiusi, per poter inviare, contro il dettato costituzionale, i nostri soldati in guerra?
Vanto di una nazione dovrebbe essere quello di aver dato un vero contributo alla pace nel mondo, anche con gesti semplici. Se però guardiamo al Medio Oriente, la posizione dell’Italia come “miglior alleato di Israele” (parole del Ministro Frattini) hanno invece contribuito a rafforzare la negazione dei diritti dei palestinesi, a cominciare da quelli di Gaza assediata.
NO ALLA GUERRA,
NO ALLE SPESE MILITARI,
NO ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ E DELLA CULTURA. PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E DA TUTTI I CONFLITTI BELLICI.
VIA L’ASSEDIO DA GAZA, PER I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE

COORDINAMENTO CONTRO LE GUERRE – TRIESTE

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