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Wednesday June 19th 2019

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Abolizione dei porti nucleari di Trieste e Koper?

La portaerei nucleare George Bush
La portaerei nucleare George Bush

In occasione del 66° anniversario dalla strage atomica di Hiroshima, gli Enti locali e le Associazioni ecopacifiste che hanno deliberato o si sono impegnate per l’abolizione dei “porti nucleari” si ritroveranno a Muggia venerdì 5 agosto alle 16.00, sotto il portico del Municipio in piazza Marconi. Due sono i porti nucleari militari (abilitati a far transitare e sostare unità militari straniere a propulsione e ad armamento nucleare) nel Golfo di Trieste: Trieste e Capodistria. I Comuni di Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle e Muggia, assieme alla Provincia di Trieste, hanno deliberato a vario titolo l’abolizione del porto nucleare militare a Trieste e l’adesione alla “2020 Vision” per un mondo libero da armi nucleari, perseguita tenacemente dal sindaco di Hiroshima. L’iniziativa è stata resa nota anche alla Tavola Interconfinaria per la Pace lo scorso anno a Capodistria, quando sono stati consegnati al vicesindaco e al rappresentante di Luka Koper una delle mozioni approvate e il Piano di emergenza in caso d’incidente nucleare militare in porto, redatto dalla Prefettura di Trieste.

La posizione geografica, in mezzo ai due porti nucleari, e l’attività del Comune di Muggia sui rigassificatori – che condividono con i porti nucleari problemi quali sicurezza della popolazione e militarizzazione dei territori – rendono possibile un’attività di collaborazione sul tema anche a livello interconfinario.
L’anniversario della tragedia di Hiroshima, il 6 di agosto, segna l’inizio della mobilitazione verso la Marcia Perugia – Assisi del prossimo 25 settembre, prima dell’appuntamento del 9 agosto ad Aviano, luogo di stoccaggio di ordigni nucleari, con la commemorazione della strage di Nagasaki, tradizionalmente promossa da “Beati i costruttori di pace”. In questo contesto, la mobilitazione internazionale contro le armi di distruzione di massa ha prodotto importantissimi risultati, che premono sullo “stallo” a cui è giunto il “Trattato di non proliferazione”: grazie a iniziative come la 2020 Vision, ad esempio, ben due terzi delle terre emerse sono definibili “nuclear free” in base a Trattati regionali specifici, estensibili alle nostre zone.
Dopo il secondo referendum e l’uscita definitiva dell’Italia dal nucleare civile, diviene quanto meno discutibile la presenza sul mare di vere centrali nucleari viaggianti, soggette a controlli assai meno rigorosi di quelle civili per loro stessa ragione d’essere.
Alessandro Capuzzo
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