Arancia Meccanica

La scena iniziale si apre con l’immagine riproposta nella foto a seguire: un uomo seduto sulla sedia elettrica sta aspettando la sua scarica, e allo stesso modo la scena si chiuderà.
La superba regia porta il nome di Gabriele Russo, le musiche utilizzate, saranno ovviamente quelle di Beethoven, Rossini e per l’occasione le composizioni di Morgan, eclettico, eccentrico ma soprattutto talentuoso maestro di musica e compositore e interprete italiano.
Le scene sono opere d’arte moderna, in un misto di architettura moderna d’arredamento di interni, molte di queste sospese nel vuoto, a scendere dal cielo, altre invece sottosopra a indicare un mondo capovolto, altre ancora rinchiuse in box dove scorre un liquido latteo. Il color bianco ricorre sul nero dello sfondo e il blu spesso fa da padrone non casualmente, essendo il colore che combatte l’agitazione fisica e quella mentale.
Abiti coerenti con l’opera meglio conosciuta al cinema, si differenziano nello stile, mantenendo toni più morbidi, ma quello che colpisce maggiormente lo spettatore, è il linguaggio usato dal gruppo di ragazzi disadattati per eccesso di noia e  ribelli, ovvero un linguaggio talmente simile allo slang usato dai giovani che utilizzano la comunicazione del mondo virtuale, da far vedere Burgess una volta di più come un precursore dei tempi.
Anche la regia dello spettacolo rimane coerente con la famosa regia  cinematografica di Kubrick, assumendo ella stessa tratti più morbidi, raffinati e a volte un respiro più lento, per un risultato teatrale ottimo.
La storia narra di un gruppo di ragazzi benestanti che nauseati dal perbenismo e dalla noia che la società gli offre, si abbandonano all’esternazione di atti violenti e ben premeditati.
L’utilizzo delle droghe aiuta lo svolgersi delle azioni quasi fosse una linfa vitale per stimolare il cervello all’ideazione di gesta surreali.
Sacche bianche scese dal cielo, a forma di uovo, sembrano gigantesche flebo alle quali i giovani si attaccano.
Gli atti di efferata violenza capovolgono il mondo di chi subisce il torto, ma allo stesso modo anche di chi lo crea.
Il potere politico nel frattempo, risulta spaventato dalla ribellione giovanile e si adopera per mantenere il controllo delle menti,  proponendo l’azione come indispensabile per la salvaguardia della sicurezza, ma evidentemente studiata per poter gestire il potere sul popolo.
I figli malati non sono altro che i figli nostri, quella di una società che non permette deviazioni. L’estremo gesto di violenza è lo sputo all’inquadratura che il potere esige. La mancata libertà e la globalizzazione di pensiero trattata da Burgess, spaventa nel confronto di quanto la nostra società si è avvicinata in così pochi anni a questa tipologia di comportamento.
Clochard uccisi, riportano immediatamente un collegamento a fatti di cronaca troppo abituali, perfino sulle spiagge romagnole dove il divertimento dovrebbe aprire la mente all’accettazione del diverso pensiero. Eppure sono stati proprio i bravi ragazzi di famiglie per bene ad agire, sul testo del libro, così come nel cinema, a teatro nella rappresentazione ma soprattutto nella realtà.
Dio ti vede, e il triangolo enorme fa bella mostra di sè rivolto a quei ragazzi che lo rinnegano e non lo riconoscono.
In un mondo dove non esiste più una legge morale, dove non c’è più rispetto per niente e per nessuno, dove gli anziani non contano, i diversi vengono esclusi, le donne ammazzate, gli immigrati disprezzati dimenticando che siamo tutti in migrazione, quale spiaggia ci rimane?
Una volta ancora l’arte che i teatri offrono, porgendo spunti per discussioni scolastiche, familiari o di gruppo, potrebbe essere un’appiglio per un mondo migliore.

 

©Laura Poretti Rizman
foto fornita da Il Rossetti
foto fornita da Il Rossetti
Arancia Meccanica, celebre testo di Anthony Burgess arriva sui palcoscenici italiani nella regia di Gabriele Russo. Un’affiatata compagnia di interpreti e un’ambientazione onirica regalano uno spettacolo molto attuale che riflette sul senso della libertà individuale, sulla violenza, sul vuoto etico. Repliche dal 12 al 16 novembre per la stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.

Va in scena mercoledì 12 novembre alle 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali Arancia Meccanica, testo di Anthony Burgess e regia di Gabriele Russo: un titolo di grande forza, che approda al teatro e diviene un appuntamento ricco d’induzioni attuali della Stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Quando arrivò sul grande schermo nel 1971, diretto da un visionario Stanley Kubrik Arancia Meccanica (A Clockwork Orange) divenne immediatamente un caso: creò sconcerto per la violenza e l’esasperazione dei temi e in Italia, fino al 2007 rimase un film vietato ai minori di 18 anni… Oggi del film ci inquieta soprattutto la forza presaga.
Ancor più colpisce l’intuizione di Anthony Burgess che già nel 1962 aveva pubblicato il romanzo distopico omonimo da cui è tratta la sceneggiatura, nonché creato per il teatro una versione drammaturgica con musiche. Scrittore, critico letterario, librettista, poeta, compositore, giornalista, saggista, traduttore, studioso, educatore, Burgess è a tutti gli effetti una delle massime personalità artistiche e sicuramente uno dei maggiori autori del Novecento inglese. In Arancia meccanica racconta, usando toni accesi e uno stile fantascientifico, sociologico e politico un futuro dominato da un’esacerbata violenza giovanile e da una sempre maggiore inclinazione al condizionamento del pensiero.
«A distanza di 51 anni dalla prima pubblicazione del romanzo ­­– riflette Gabriele Russo, regista dello spettacolo che ora giunge sui palcoscenici italiani, tradotto direttamente dalla drammaturgia di Burgess – ci si rende conto di quanto l’autore avesse saputo guardare anche oltre il suo tempo, presagendo, attraverso la storia di Alex e dei suoi amici Drughi, una società sempre più incline al controllo delle coscienze ed all’indottrinamento di un “pensiero unico”. Se negli anni Sessanta quei temi stavano appena cominciando a diventare materia di argomento e riflessione oggi siamo tutti molto più consapevoli del tentativo di controllo delle coscienze a cui noi tutti siamo sottoposti. L’opera ha favorito delle domande, la libertà di scelta è davvero così importante? E a questo proposito, l’uomo è davvero capace di scegliere? E ancora: la parola libertà significa qualcosa di preciso? Ed in particolare, è meglio essere malvagi per propria scelta o essere retti ed onesti grazie ad un lavaggio scientifico del cervello?».
Lo spettacolo, messo in scena da un cast d’interpreti degni d’attenzione, sarà concepito come un incubo di Alex, il capo dei Drughi: la scena come una scatola nera conterrà e dissolverà le sue visioni ed i suoi ricordi che soprattutto nella prima parte si alterneranno a canzoni e musiche scritte da Morgan. Un musicista “fuori dagli schemi” che il regista ha cercato in qualche modo “somigliante” ad Arancia Meccanica.
«L’idea che tutto avvenga attraverso la testa di Alex – commenta Morgan – per me è stato fondamentale ai fini della realizzazione dei brani: le mie musiche iniziano riferendosi all’originale, per poi man mano deformarsi: trascendono e degenerano proprio perché stanno nella testa di Alex; quello che Alex ascolta non è Beethoven, è la sua idea deformata di Beethoven, è il suo delirio di Beethoven. E’ questa deformazione musicale che mi ha interessato. Credo che tutto ciò che è nella mente, nel “planetario”, di Alex sia giusto, è il modo di metterlo in pratica, attraverso la violenza, che è sbagliato! Paradossalmente il canale della creatività, che si attua mettendo in scena un’opera come questa, è la strada giusta per trasmettere alla società di oggi un messaggio di non-violenza!»
Assai accurato il lavoro di traduzione, in particolare per ricreare lo slang dei Drughi, che si voleva suggerisse violenza ma anche identità, come accade per i “branchi” dei ragazzi d’oggi. Un’inquietante riflessione, dunque, sul male assoluto e senza ragione (com’è quello di Alex), sulla sottile linea di confine fra bene e male, sul rapporto vittima/carnefice e sulla connessione fra violenza sociale e del singolo.
Arancia Meccanica di Anthony Burgess, per la regia di Gabriele Russo e interpretato da Alfredo Angelici, Martina Galletta, Sebastiano Gavasso, Giulio Federico Janni, Alessio Piazza, Daniele Russo, Paola Sambo si avvale delle scenografie di Roberto Crea, delle luci di Salvatore Palladino e dei costumi di Chiara Aversano. Le musiche di scena sono di Morgan.
Lo spettacolo è una produzione del Teatro Bellini – Teatro Stabile di Napoli.
Repliche da mercoledì 12 a sabato 15 novembre alle ore 20.30; domenica 16 novembre alle ore 16. I posti ancora disponibili si possono acquistare presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, i consueti circuiti e accedendo attraverso il sito www.ilrossetti.it alla vendita on line. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.

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