Big John raccontato attraverso una serie di video

Video: https://drive.google.com/file/d/18iSCdAJBvRbrCtpXU4WnEPNCvU5XApIa/view?usp=sharing

PROSEGUE L’ANALISI E IL MONTAGGIO DEI REPERTI DI BIG JOHN: CON IL SUO CRANIO DI 2,67 METRI SAPPIAMO ORMAI TRATTARSI DEL PIÙ GRANDE TRICERATOPO MAI RINVENUTO PRIMA, MA IL SUO SCHELETRO HA ANCORA MOLTO DA RACCONTARE, A PARTIRE DA UNA CONSISTENTE FERITA NELLO “SQUAMOSO” DESTRO, L’OSSO DELL’ENORME COLLARE. DAL TIPO DI FERITA SI POSSONO DEDURRE IMPORTANTI NOTIZIE SULLA VITA E SUL COMPORTAMENTO DEI TRICERATOPI

foto fornita da Volpe e Sain

 

 

TRIESTE- Proseguono nei laboratori della ditta triestina Zoic i lavori di ricostruzione e l’analisi sui reperti di Big John, l’enorme triceratopo, letteralmente “faccia con tre corna”, uno dei più iconici e noti dinosauri di sempre, che sta diventando una vera e propria star internazionale.

La conferma giunta alcuni giorni fa dagli esperti ha consentito di affermare con certezza che si tratta del più grande esemplare mai rinvenuto prima al mondo grazie alle dimensioni del cranio che consentono di prevedere in proporzione le dimensioni dell’intero animale. Il cranio di Big John misura ben 2,67 metri superando ampiamente i 2,50 metri del cranio dell’esemplare che deteneva il record, attualmente custodito in un museo del Canada: si ipotizza quindi una misura definitiva dell’animale di circa 8,20 metri. La notizia è rimbalzata sui media, non solo quelli italiani, interessando, tra gli altri, la televisione francese France2 piuttosto che la televisione pubblica greca ERT TV. È stata quindi raccontata la storia di Big John e i reperti arrivati allo stato grezzo dal Montana a Trieste, il lavoro dei paleontologi triestini della Zoic, ormai specializzata nella ricostruzione di enormi esemplari di animali preistorici.

Ma le analisi in corso sui resti del triceratopo di casa a Trieste hanno ancora molto da raccontare su questo esemplare e, più in generale, sulle abitudini in vita di questi bestioni erbivori vissuti alla fine del Cretaceo-Paleogene, circa 65-95 milioni di anni fa.

«Abbiamo rilevato che la parte destra del collare di Big John (osso denominato “squamoso”) mostra una chiara patologia – racconta il responsabile della ditta Zoic Flavio Bacchia. Tracce di ferite sono presenti in molti dinosauri, quelle che abbiamo riscontrato non sono quindi inaspettate, ma sono inusuali. I triceratopi mostrano fondamentalmente segni di scontri proprio sul collare, area del corpo di grandi dimensioni ma che, se colpita, non comporta esiti mortali. Un comportamento classico nel mondo animale: si lotta per qualche motivo serio e per vincere. Normalmente non per uccidere. La ferita di Big John – prosegue ancora Bacchia – apre una finestra importante sulla vita e sul comportamento dei triceratopi. Un campione di osso è stato prelevato e inviato al Prof. Luigi Capasso, paleopatologo dell’Università di Chieti, che ha studiato molte situazioni analoghe evidenziate dalla Zoic nei campioni di dinosauri ricostruiti a Trieste. La prima ipotesi interpretativa è che su Big John abbia impattato il corno frontale sinistro di un triceratopo più piccolo, che ha colpito dal basso verso l’alto e dalla parte posteriore del corpo. La ferita, non mortale apparentemente, si è infettata e l’effetto dell’infezione si è propagato a tutta la pare destra del collare: Si può ipotizzare – conclude Bacchia – che Big John debba aver passato la parte finale della sua vita con un tremendo mal di testa!».

Il lavoro del team triestino continua ad essere raccontato attraverso una serie di video proposti a cadenza regolare sui social dedicati a Big John e sui canali web del quotidiano Il Piccolo, sempre in attesa di poter essere mostrato completo all’interno del nuovo show room allestito appositamente a Trieste. La ricostruzione dovrebbe essere completata alla fine dell’estate così da consentirne la presenza in autunno a Parigi ad una della più importanti aste internazionali del settore.

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