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Dal disastro ambientale al rischio nucleare: l’emergenza Trieste

Immagine tratta dal sito "lachiacchera.it"

Giovedì 28 aprile alle 18 presso la libreria “Indertat” di via Diaz 22 incontro con Roberto Giurastante, autore del libro di inchiesta “Tracce di legalità” per parlare dell’emergenza ambientale di Trieste. Un viaggio scomodo in una realtà quasi sconosciuta. Una realtà che in piena campagna  elettorale non viene nemmeno sfiorata da partiti e organi di informazione. Un viaggio nel “sistema delle illegalità” del Nord Est.

Il sistema delle discariche: la devastazione della Venezia Giulia

(fonte Greenaction Transnational – www.greenaction-transnational.org)

“Lo sfruttamento del territorio giuliano ad uso discarica speciale di Stato inizia alla fine degli anni ’50, poco dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia avvenuto nel 1954. Con una pianificazione accurata le amministrazioni pubbliche decidono di realizzare grandi discariche a partire dalla fascia costiera per poi estenderle fino al Carso, dove vengono sfruttate in particolare le doline e le grotte. La prima fase di questa operazione dura fino all’inizio degli anni ’80, quando essendo ormai stati saturati tutti gli spazi disponibili è necessario individuare nuove zone di espansione per le discariche. L’unica possibilità rimasta è il Golfo di Trieste. Le discariche costiere vengono ampliate, i rifiuti vengono scaricati direttamente a mare e ci si spinge sempre più al largo. Ma non basta. Spuntano i progetti per la realizzazione di inquietanti isole artificiali di rifiuti. La prima dovrebbe sorgere a 3 miglia dalla costa tra Aurisina e Grado. L’intenzione sarebbe di far diventare il Golfo di Trieste una specie di paradiso nazionale dei rifiuti. Le mafie sono interessate. La politica fa da garante. Ma cambiano gli scenari internazionali. Gli anni ’90 portano alla dissoluzione della Jugoslavia e del patto di Varsavia. Nascono nuove nazioni e cambiano le alleanze. Quelli che prima erano nemici ora sono alleati. Il sistema italiano di contrasto delle zone orientali va in crisi e l’operazione deve essere terminata. O quasi, perché le amministrazioni pubbliche potendo comunque godere della copertura della rete realizzano le ultime discariche del sistema fino all’inizio del 2000”.

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