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Tuesday October 24th 2017

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I narcos mi vogliono morto

Un milione di dollari. È questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Alejandro Solalinde, il più importante difensore dei dirittti dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta. Da anni sfida i cartelli della droga e la polizia corrotta, denunciando ai mass media internazionali le violenze subite dagli “indocumentados” e dalla popolazione locale. Nelle ultime ore la minaccia si è rinnovata in occasione delle esequie della giornalista Miroslava Breach, assassinata una settimana fa in Messico, mentre sostava in macchina davanti casa. “E’ tardi per avere paura”, ha spiegato Padre Alejandro, accusando pubblicamente i narcos di codardia per aver ucciso una donna disarmata. Puntualmente la minaccia dei narcos si è nuovamente abbattuta su di lui: “Non ho paura di morire, perché la mia vita è nelle mani di Dio – ha commentato padre Solalinde – Non posso tacere ma continuerò a gridare ancora più forte, per far ascoltare il grido di quanti non hanno più voce”.

indirecta_alejandro_solalinde_robert_bonet, foto fornita da Volpe e Sain

Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua storia nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15, prefazione di Luigi Ciotti, in libreria dal 4 maggio). Solalinde sarà in Italia su invito di Editrice missionaria italiana, Amnesty International e Libera, e sarà protagonista a Udine il 13 e14 maggio in occasione dell’edizione 2017 del festival vicino/lontano – Premio Terzani, in programma dall’11 al 14 maggio. Il suo tour, sostenuto da Avvenire media partner, farà tappa anche il 6 maggio a Milano (Festival Diritti Umani), l’8 a Reggio Emilia, il 9 a Bolzano, il 10 a Lecco, l’11 a Pesaro, il 12 a Verona, il 15 a Modena, il 16 a Roma – Comunità di Sant’Egidio, il 18 a Torino – Salone del Libro e Libera, il 19 a Lucca, il 20 a Grosseto, il 21 a Milano, il 22 a Parma, il 23 a Verbania, il 24 a Vicenza (Festival Biblico).

L’impegno sociale di padre Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».

Alejandro Solalinde (1945), sacerdote messicano, ha fondato nel 2007 «Hermanos en el Camino», un centro di aiuto per i migranti diretti negli Stati Uniti. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno sociale, come il Premio nazionale per i diritti umani. Più volte è stato minacciato di morte dai «cartelli» dei narcotrafficanti. Diverse associazioni umanitarie hanno avanzato la sua candidatura al Nobel per la pace.

Lucia Capuzzi è nata a Cagliari nel 1978. Giornalista di Avvenire, si occupa di questioni internazionali, in particolare di America Latina. Ha vinto il Premio giornalistico internazionale Lucchetta e il Colombe d’oro per la pace. Ha pubblicato vari libri tra i quali  Coca rosso sangue e Rosa dei due mondi. Storia della nonna di papa Francesco (San Paolo).

Per raccontare il dramma dei migranti in Messico padre Solalinde sarà in Italia a maggio per una serie di incontri aperti a tutti su invito di Editrice missionaria italiana e Amnesty International in collaborazione con Libera.

 

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