ITIS Galileo

Foto da foto da Il Rossetti

Marco Paolini è prima di tutto un uomo consapevole della sua funzione in questo mondo.

Ci sono tanti modi di vivere, molti dei quali passano sotto la voce “sopravvivenza”. Paolini si è reso conto da subito che il suo essere attore poteva portare consapevolezza ad un comodo torpore nel quale spesso amiamo avvolgerci.

Tutti i suoi lavori sono mine oscillanti, come oscilla il pensiero di Galileo quando cerca spiegazioni che stanno al di fuori di un’equilibrio stabile ma inesatto.

Perchè  a volte basta spostare di poco la visuale per notare che l’appoggio, o la spiegazione, non è tanto solida.

In fondo Paolini non ha sempre fatto lo stesso?

Ha ripreso in considerazione, spostandosi in altra posizione di osservazione, fatti avvenuti nel tempo, a volte confrontandoli con quelli odierni per farci capire quanto poco siamo evoluti nel tempo.

Ha tolto spesso la serenità ai nostri sonni  il signor Paolini, lui che attraverso lo scherzo e l’immedesimazione in gerghi a noi vicini, ha cercato di avvicinarsi al punto da poterci togliere quella  copertina dell’incoscienza che dona tanto tepore.

Certo che erano in molti quelli che, ad esempio, consideravano la tragedia del Vajont un’evento naturale, prima di vedere il suo spettacolo. Capita che ci siano ancora dei ritardatari, magari, che finiscono per scontrarsi con cittadini di Erto,  eppure soprattutto a questo serve un personaggio come Paolini: a scuotere la coscienza popolare dal torpore.

Un torpore che troppo spesso poi sfocia in atti di violenza non giustificabili. Perchè noi possiamo esprimerci in mille modi, e la violenza è sicuramente una forma inaccettabile, da ogni fronte derivi, considerando soprattutto che spesso, troppo spesso, sorge il dubbio che non appartenga al gruppo di protesta.

Paolini si è presentato a Trieste con un’omaggio per la popolazione.

In una città multietnica come Trieste ha voluto offrire, con la collaborazione de Il Piccolo e di tre Enti Assicurativi, la visione della sua ultima produzione cinematografica  dove, insieme ad altre realtà di collaborazione, troviamo anche  il sostegno  della Rai Radiotelevisione Italiana.

“Io sono Li” di Andrea Segre è un’icona di poesia che tocca uno dei temi  più importanti dei nostri giorni,  l’integrazione e la convivenza nel rispetto altrui.

Un’integrazione che spesso non avviene da entrambe le parti. Una convivenza che potrebbe essere un tesoro ma spesso diviene una prigionia nella libertà di frequentazione.

Una contaminazione che da una parte assume il sapore amaro della paura e dall’altra della prevaricazione, portando il mondo alla chiusura  che spesso genera violenza.

Una storia meravigliosa e triste, ma ricca di poesia, in un lavoro che meritevolemente ha ricevuto una menzione speciale al Reykjavik International Film Festival 2011.

Un dibattito quello a seguire il film non di meno valore. Un racconto che dipingeva i tratti della lavorazione cinematografica senza spostarsi dal palcoscenico teatrale e della vita. Un raccontare da parte di Paolini come per riuscire ad entrare nel personaggio del pescatore di Chioggia abbia trascorso giornate intere di lavoro a bordo dei pescherecci, perchè nel cinema, come nel teatro, ma soprattutto nella vita, non si può comprendere se non ci si cala nel vivere quotidiano.

Paolini che parla di cinema, di integrazione, di vita, anticipando anche la visione del suo rappresentare a teatro un grande della scienza e della storia, Galileo Galilei.

In una città dove la sigla ITIS non è una classificazione di Istituto Tecnico, ma un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, ci ritroviamo a ripercorrere la vita di un uomo che è uscito dalle righe della stabilità, e forse, anche per questo, è sopravvissuto alle medie di vita di quel periodo.

Un uomo che ha saputo usare il potere al punto da prendersi gioco di chi gli forniva il pane.

Un uomo eccentrico, certamente, ma che ha saputo giocare il suo tempo, anche se era un tempo sbagliato per chi voleva pensare liberamente.

È stato chiesto a Paolini perchè ha sentito l’esigenza di recuperare un personaggio come Galileo. Perchè me piase, è stata la sua risposta. Una risposta che attraverso il sorriso innocente di un rispondere fanciullesco ci anticipava le vere sue motivazioni, prime tra tutte la sincerità.

In Galileo mi sono accorto di avere un tavolo dove poter giocare il teatro di una volta: pochi oggetti, uno spazio..

Quando vive Galileo nessuno parla della figura degli scienzati. È un periodo nel quale è impossibile scindere l’arte dei maghi da quella degli scienzati.

Paolini racconta di Aristotele, di Tolomeo, di Copernico, di Keplero, di Shakespeare e di Galileo, come se il filo che li legava potesse avvolgere anche lui stesso, e noi tutti. Parla di loro come semplici umani, parla delle sue paure, della capacità di taluni di adattarsi al sistema per cercare di superare le difficoltà mantenendo la propria scienza intatta. Parla della capacità di evitare roghi, parla di Giordano Bruno.

In sala però, si diverte a dividere  il pubblico tra quelli che hanno frequentato il classico e quelli che hanno scelto lo scientifico, come a dimostrare che in fondo, di pecore rare ce ne sono davvero poche.

Molti collegamenti sono stati fatti durante lo spettacolo di Paolini su Galileo. Molti collegamenti al mondo di oggi, al nostro vivere la fuga di cervelli da uno stato incapace di gestire la ricerca scientifica. Uno stato, il nostro, che Paolini collega al tempo di Galilei parlando di precariato, di potere politico clericale, di magia, misteri ed oroscopi. Uno stato basato sul Gratta e Vinci. Uno stato che si fa

Foto da foto da Il Rossetti

riconoscere dal Morbin che non passa. Uno Stato dove sembra normale fingere, per necessità più che per vizio. Allora, come adesso, i processi duravano molti anni, fa sapere Paolini mentre la platea tutta ride… ma cosa ci sarà poi da ridere io mi chiedo…

Scena finale: Galileo a cavalcioni sulla sua mina oscillante viene innalzato al cielo, mentre sempre più forte parte una musica: non poteva essere che un Rock and Roll!

Laura Poretti Rizman

dagli  appunti di Galileo

Giove dicembre 1609 addì giorno nove, nuvolo.

Marco Paolini, Se punti trenta ingrandimenti verso l’infinito, di quanto lo avvicini?

ITIS GALILEO

Di: Francesco Niccolini e Marco Paolini
consulenza scientifica Stefano Gattei
consulenza storica Giovanni De Martis
Scene: scenotecnica Juri Pevere
direzione tecnica Marco Busetto
illuminotecnica e fonica Ombre Rosse
Produzione: Michela Signori, Jolefilm
Interpreti: Marco Paolini

La  risposta di Paolini alla richiesta di una sua opinione sulla mafia cinese:

Quali catene siamo capaci di spezzare per noi stessi in modo da essere poi in grado di chiedere agli altri di fare la stessa cosa?

Foto di Laura Poretti Rizman

IO SONO LI

un film di Andrea Segre

Con
Zhao Tao, Rade Sherbedgia
Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston

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