La classe 🗓

Finalmente dopo vari rimbalzi di programmazione dati dai disagi del periodo pandemico, arriva a Trieste al Politeama Rossetti,  “La classe” toccante spettacolo sul mondo della scuola scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giovanni Marini. Nel ruolo del preside Claudio Casadio, a capo di una compagnia emozionante. L’appuntamento si inserisce nel programma del cartellone “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Il Teatro triestino, nella scelta offerta al pubblico in questa stagione, ha particolar modo puntato il dito sul disagio giovanile, e questo spettacolo ne conferma la scelta.

Formare i giovani in questo periodo pandemico e di guerra, sembra un compito impossibile. Perdere la speranza per un futuro migliore, o per un futuro possibile, lascia aperti scenari di violenza e pazzia, senza limiti, ma per fortuna esistono ancora insegnanti, pochi magari ma ci sono, che riescono a far breccia nell’animo giovanile.

Grandissimo testo per una grandissima prova d’autore offerta da parte di tutto il cast.

Vincenzo Manna è un rtista tra i più interessanti della nuova generazione teatrale. Drammaturgo, sceneggiatore e regista teatrale italiano, Vincenzo Manna è nato a Roma nel 1977; laureato in “Stilistica, Metrica e Retorica” all’Università degli Studi di Firenze, si diploma in “Regia teatrale” nel 2009  all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico.

Il testo “La classe”  in scena sul palcoscenico triestino sta girando i più grandi teatri italiani dal 2017. Da questo testo  è tratto anche un film, “La prima regola” con Darko Perich, Fabrizio Ferracane, Marius Bizau, sceneggiatura dello stesso autore e di Massimiliano D’Epiro.

La metafora delle galline che nella loro spietata razionalità uccidono a beccate la compagna malata per non diffondere la malattia e distruggere il gruppo, ci riporta per un attimano ad una tipologia antica di teatro che con esempi di vita quotidiana animale, collegava la parte bestiale degli umani e spesso, ne uscivano meglio le bestie nel confronto. Una metafora quantomai appropriata e crudele, ma coerente con il vivere sociale di ogni tempo.

Laura Poretti Rizman

 

In scena dal 2017 “La classe” di Vincenzo Manna ha girato in tutta Italia diretto da Giovanni Marini: un autore fra i più interessanti delle ultime generazioni e un regista versatile, colto e di grande sensibilità intrecciano i loro linguaggi per un progetto molto particolare, di cui il pubblico ha recepito immediatamente il valore.
Un valore che ha potenti radici nella genesi del progetto, del tutto insolita: “La classe” – che è in programma al Politeama Rossetti, dopo essere stato bloccato più di una volta dal Covid, venerdì 13 maggio per il cartellone “Scena Contemporanea dello Stabile regionale – nasce infatti dalla sinergia fra soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo.

Il lavoro di data-storytelling da cui ha tratto ispirazione la drammaturgia di Vincenzo Manna infatti si basa su oltre duemila interviste rivolte da Techné a giovani tra i 16 e i 19 anni, che hanno spiegato la loro relazione con gli altri (diversi, altro da sé) e hanno riflettuto sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.

È dunque la concretezza della realtà e del nostro tempo, è il nodo delle questioni che lacerano la società civile reale a fare da pilastro a questa commedia, che con decisione tocca il cuore dei problemi e allo stesso tempo sorprende per vitalità ed empatia.

 

Al centro dello spettacolo è il mondo della scuola, inquadrato in un contesto particolare: ci troviamo infatti in un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro, situato in una cittadina europea dei giorni nostri, in cui si vive una dura crisi economica e sul piano sociale una situazione di disagio, disordini e criminalità: un vortice che si autoalimenta e sembra inarrestabile. A rendere le conflittualità ancor più esacerbate, nell’area di periferia dove sorge la scuola, è la prossimità con lo “Zoo” uno dei campi profughi più vasti del continente, al cui interno i rifugiati sono trattenuti da un muro imponente. In quella scuola chiaramente difficile, entra al primo impiego Albert (interpretato da Andrea Paolotti) un trentenne, straniero di terza generazione, laureato in Storia: deve tenere un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Il Preside – ruolo sostenuto dal bravissimo Claudio Casadio, già applaudito in questa stagione ne “L’Oreste” – disillude subito il giovane insegnante: il corso ha l’unico scopo di far recuperare i crediti ai ragazzi e la scuola ha interesse a farli uscire diplomati il prima possibile…
Ma la passione dell’insegnante crea un punto di dialogo e fa breccia nella rabbia dei ragazzi: Albert lascia le linee suggerite dal Preside e assieme agli allievi partecipa a un bando europeo per le scuole superiori sul tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. E non si tratta dell’Olocausto che la Storia, il passato ci hanno fatto conoscere: ma di quello che – in un assurdo perpetuarsi di orrori ed errori – sta avvenendo ora, proprio nell’area da cui provengono i rifugiati dello “Zoo”.
I ragazzi allora “entrano” in quella che è anche la loro Storia e non sempre in modo prevedibile: per allievi e insegnate quel corso assumerà un significato profondo e indelebile.

“La classe” va in scena alla Sala Assicurazioni Generali alle ore 20.30 venerdì 13 maggio per il cartellone Scena Contemporanea del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti, agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it.
L’ingresso in sala sarà consentito indossando la mascherina FFP2. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

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