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Sunday July 21st 2019

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La pazza della porta accanto

 

Non darmi canti d’amore e non dirmi
che io sono fredda
né che porto ceste di oscuro silenzio
sulle mie fragili spalle.
Non dirmi che io mi sto risognando del vento,
non dire parole d’amore a specchio del vero
e di acque sicure.
Non dirmi che io sono maldestra nel programmare la folla
perché porto intorno dinieghi e vivo dorata di morte,
ma dimmi che ami cercare nel grembo di facili muse
parole che a notte sussurrano ambrosia infinita.
Non dirmi che io ti rinnego quando io continuo a cercarti
assiso sulle grondaie, seduto sopra la neve.

da Ballate non pagate

Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Alda Merini
.
.
.
Un grande talento  quello di Alessandro Gassmann che non smette di stupire.
Da un pò di volte lo vediamo sul palcoscenico attraverso la regia dei suoi spettacoli, che riescono a farsi riconoscere per lo stile e la firma registica.
Una scena spesso aperta ma circoscritta, dei colori sulle sfumature dei grigi, un banco di giuria che a volte veste uno spogliatoio di una fabbrica, e in questa occasione, i luoghi di ritrovo di un’ospedale psichiatrico.
Questa volta però, i muri scorrono, si aprono, si chiudono, creando degli spazi virtuali che esprimono i nostri spazi interiori.
Le sbarre, i cancelli, le mura, sono come noi vogliamo vederli, e spesso, non esistono se non in noi.
Possiamo così, trovare la felicità anche dentro una prigione, e far divenire il nostro carceriere, prigioniero egli stesso.
Possiamo cogliere il colore anche dove non c’è, e allo stesso modo, possiamo esaltare il buio e la tristezza.
Possiamo abbandonarci e nel camminare curvi, renderci umilmente schiavi, oppure possiamo alzare la testa e uscire, per scoprire il piacere di camminare sotto il sole su di un prato d’erba fresca.
Possiamo decidere di specchiarci, osservando il nostro dolore, le nostre paure, la nostra bellezza, oppure possiamo decidere di girare la testa per non vedere altro che quello che vedono gli altri in noi.
Noi siamo liberi, ma dobbiamo deciderlo d’esserlo.
Affrontare il tema della pazzia, dell’internamento costretto, degli studi e dei soprusi, del vivere nell’interno dell’istituto da parte dei malati ma anche del personale adetto all’imposizione di una cura, non  è cosa facile, soprattutto nella città di Trieste.  Allo stesso modo aprire le porte, lasciando nella libertà della mancata assistenza, gli uni e gli altri, non è un compito facile.
Alessandro Gassmann ha saputo, una volta di più, tenere le redini della regia in maniera eccelsa, scegliendo i collaboratori giusti, perfetti ad interpretare, creare scene ed effetti, vestire ed a musicare .
Di grande effetto, la creazione di immagini tridimensionali, proiettate su di un telo che una volta di più, ha separato il pubblico dalla scena.
Un telo che ha reso magica la  pioggia di pezzi stracciati di carta, il fioccare della neve, la visione di una gigantesca luna, e i particolari sfumati di balli d’amore e di teli che inermi si afflosciano al suolo.
Un telo che è caduto alla liberazione dei reclusi, aprendo la visione nitida su di un mondo che sia malati che i sani, faticavano a vedere ma non se ne rendevano conto fino a quel momento.
Ad aggiungersi a tutto questo c’è la storia di una Dea: Alda Merini, scrittrice e poetessa, artista e donna.
La storia di una moglie confusa e tradita, non amata o amata troppo.
Assistiamo al racconto di un pezzo della sua vita, che di certo ha influenzato il suo scrivere e il nostro sentire.
Una donna che ha amato troppo la vita, ma che troppo spesso non è stata compresa.
Uno spettacolo che andava visto, ascoltato, letto, sentito, così come le emozioni di chiunque ci dica di sentirsi prigioniero.

©LauraPorettiRizman

Alessandro Gassmann, foto fornita dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Alessandro Gassmann, foto fornita dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia LaPazzaDellaPortaAccanto, foto fornita dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia LaPazzaDellaPortaAccanto, foto fornita dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia LaPazzaDellaPortaAccanto, foto fornita dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia LaPazzaDellaPortaAccanto, foto fornita dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

 

Anna Foglietta diretta da Alessandro Gassmann è La pazza della porta accanto dal 27 al 31 gennaio al Politeama Rossetti. La drammaturgia di Claudio Fava tratteggia la storia toccante e vera della poetessa Alda Merini.  L’appuntamento è inserito nel cartellone Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Domenica 31 gennaio alle 11.30 la compagnia incontra il pubblico all’Antico Caffé San Marco..

«Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita». Scriveva così Alda Merini ne La pazza della porta accanto, scritto che dà il titolo allo spettacolo a lei ispirato, in scena da mercoledì 27 a domenica 31 gennaio al Politeama Rossetti.

Scritto da Claudio Fava, giornalista e scrittore di fine sensibilità e notevoli capacità di ricerca e diretto da Alessandro Gassmann con Anna Folgietta nel ruolo della protagonista, La pazza della porta accanto è inserito nel cartellone Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Alda Merini fu internata in manicomio in anni in cui non si parlava di depressione, ma solo di pazzia, schizofrenia, disturbo bipolare. E chi ne soffriva veniva “ricoverato” – ma il vocabolo più adatto e inquietante, sarebbe “internato” – in manicomio. Era il 1965: sembrano secoli fa.

La “poetessa dei Navigli”, di cui Claudio Fava tratteggia un toccante e sensibile ritratto biografico nello spettacolo, è stata trascinata verso quel baratro assurdo e inumano dal suo stesso marito: aveva poco più di trent’anni e due figlie, aveva già scritto alcune raccolte di poesie… Il marito ne chiese il ricovero: ebbe inizio così per lei un’odissea manicomiale drammatica, lunga vent’anni e chiusa solo dall’avvento della Legge Basaglia.

Restituendole la libertà, il suo medico le raccomandò di non abbandonare la poesia: «Mi chiedi di scrivere – rispose Alda Merini – ma io mi voglio solo addormentare senza sentire più il carrello delle medicine, voglio i fiori sulla tavola dove mangio e voglio piangere da sola». Una riposta semplice che – in modo spietato – dà la misura delle inumane sofferenze e della condizione priva di dignità cui i malati erano costretti.

Con l’intensità creativa e il generoso impegno che abbiamo imparato ad apprezzare in tanti suoi successi ospitati al Politeama Rossetti (da Oscura immensità a Roman e il suo cucciolo, da La parola ai giurati a 7 minuti) Alessandro Gassmann si avvicina alla figura della poetessa, così emblematica e così affine all’attenzione che in questi anni ha dedicato a personaggi “diversi”, ai margini della società.

«Conoscevo Claudio Fava per la sua storia, per la sua sensibilità per il suo impegno politico e sociale, conoscevo la storia del padre vittima importante di una delle piaghe più dilanianti del nostro paese» racconta infatti il regista. «Conoscevo “la poetessa dei navigli” e suoi emozionanti versi, conoscevo la drammaticità e la passione della sua esistenza. E anch’io come tanti mi sono emozionato e commosso nel sentirla leggere la magia dei suoi scritti. Quando Claudio mi ha dato da leggere questo testo si è subito mosso in me un desiderio irrefrenabile di metterlo in scena. In più, posso raccontare un’appassionante storia d’amore tra una donna complessa, dal carattere malinconico e un giovane paziente, anche lui dell’ospedale psichiatrico in cui la donna era ricoverata… A dare voce e volto a questa grande figura sarà Anna Foglietta, bravissima attrice che interpreterà una giovane Alda Merini in profondo conflitto con un mondo che non la comprende e di cui non accetta le etichettature».

Ottusità e arroganze su cui Alda Merini vinse, riemergendo dal gorgo oscuro del manicomio, riaffermandosi senza tradire sé stessa, nel mondo “al di là dei cancelli” con le sue poesie gioiose, commoventi, che danno voce agli ultimi: il prezzo pagato fu però incredibilmente alto. Anni di terapie forzate, bagni gelati, elettroshock, di convivenza con altre malate vissuta fra scontri e solidarietà, e lo sbocciare di un insperato amore, subito drammaticamente interrotto. Anna Foglietta e le numerose ottime interpreti che la attorniano, ci raccontano con nitidezza e in equilibrio fra rigore e commozione la poetessa dei Navigli.
Anna Foglietta è stata molto apprezzata per la prova d’attrice nel ruolo di Alda Merini, un ritratto pieno di forza interiore e di intensità che conferma l’attrice – già molto ammirata e richiesta nel mondo del cinema – capace di imporsi con raffinatezza e forza anche sul palcoscenico.
La attorniano sulla scena Angelo Tosto (Dott.G.), Alessandra Costanzo (Elle), Sabrina Knaflitz (Zeta), Liborio Natali (Pierre), Olga Rossi (la caposala), Cecilia Di Giuli (Enne), Stefania Ugomari Di Blas (Erre), Giorgia Boscarino (Emme), Gaia Lo Vecchio (infermiera).
Nata a Milano nel 1931 e morta nel 2009, Alda Merini è una delle maggiori voci poetiche del Novecento. Nel 1950 furono pubblicate le sue due liriche d’esordio nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 ma già quindicenne scriveva poesie, come continuò peraltro a fare riprendendo, nonostante i numerosi periodi di ricovero in manicomio e case di cura. Negli anni Cinquanta pubblica La presenza di Orfeo, il primo volume di versi in cui già si estrinseca la sua inclinazione a fondere momenti mistici ad altri legati all’amore più fisico e travolgente. In questa prima fase della carriera frequenta altri grandi poeti, come Manganelli e Quasimodo. L’internamento in manicomio, la costringe a un lungo silenzio forzato dopo Tu sei Pietro (1961) un buio durato fino alla metà degli anni Ottanta quando ritorna con La Terra Santa, raccolta molto significativa e con L’altra verità. Diario di una diversa. Finalmente arrivano i riconoscimenti ufficiali ed i premi, come il Viareggio, nel 1995 per Ballate non pagate e addirittura la candidatura al premio Nobel da parte dell’Académie française nel 1996 e dal Pen Club Italiano nel 2001. Ha scritto anche in prosa (Delirio amoroso, 1989; La vita facile, 1996), ma la poesia è rimasta la vena espressiva prediletta fino all’ultimo: ricordiamo Clinica dell’abbandono che raccoglie poesie degli anni Novanta, Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola), raccolta di poesie dettate per telefono a Marco Campedelli, La carne degli angeli.
La pazza della porta accanto di Claudio Fava è uno spettacolo di Alessandro Gassmann con Anna Foglietta, Angelo Tosto, Alessandra Costanzo, Sabrina Knaflitz, Liborio Natali, Olga Rossi, Cecilia Di Giuli, Stefania Ugomari Di Blas, Giorgia Boscarino, Gaia Lo Vecchio.
Lo spazio scenico è di Alessandro Gassmann con la collaborazione di Alessandro Chiti, i costumi  sono di Mariano Tufano e le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi. Ha curato il disegno luci Marco Palmieri, mentre firma la videografia Marco Schiavoni. La produzione è del Teatro Stabile di Catania e del Teatro Stabile dell’Umbria.
Lo spettacolo è in abbonamento per il cartellone Prosa, da mercoledì 27 gennaio alle ore 20.30. Replica allo stesso orario giovedì 7, venerdì 8 e sabato 9 gennaio, mentre domenica 10 la recita è pomeridiana con inizio alle ore 16.
Domenica 31 gennaio alle ore 11.30 Anna Foglietta e la compagnia de La pazza della porta accanto    saranno al centro di un incontro all’Antico Caffé San Marco: un’aperitivo con gli artisti per discutere – percorrendo il racconto dello spettacolo – di teatro, di poesia, di cinema, di disagio mentale.
Per acquistare i posti ancora disponibili o per prenotazioni ci si può rivolgere presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, i consueti circuiti o accedere attraverso il sito www.ilrossetti.it alla vendita on line. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.
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