La Pazza di Chaillot 🗓

Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali.
Vittorio Gassman

Foto Laura Poretti Rizman

 

Come si può raccontare l’apertura della  Stagione 2020-2021 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia senza raccontare l’emozione?

Io ci provo, e inizio con il descrivere lo staff, pronto ad accogliere il pubblico fin dall’ingresso in strada.

Lo staff coadiuvato dagli operatori del controllo antiCOVID,  dalle televisioni e dai fotografi locali.

Lo staff, nei precisi nomi di addetti stampa e presidente, pronto a salutare appena dentro la porta dell’ingresso in teatro, dabbasso s’intende, perchè la famiglia si aspetta all’ingresso di casa.

Tappeti rossi in strada e rose bianche nel foyer, offerte come di consueto alle signore e una grande stretta al cuore nel vedere gli spazi vuoti per esigenze cautelative.

I saluti tra gli amici abituali  che affollano da tempo immemore il luogo del cuore e la consapevolezza di vivere un disagio che vuole superare l’ostacolo. Un luogo che appare spoglio di un tutto esaurito al quale eravamo abituati da anni, ma vivo di speranza e amore.

Tra i saluti del cuore, quello d’obbligo del nuovo presidente, che apre la Stagione con gran forza, infondendo coraggio e ricordando  il teatro come un luogo dove lasciar scivolare i pensieri tristi mentre l’Inno d’Italia parte facendo alzare in silenzio tutto il pubblico.

All’apertura del sipario lo spettacolo ha inizio con una scenografia adatta al periodo e distanziata il giusto da permettere al pubblico di farla passare inosservata fino al punto da renderla normale.

Interessante il testo che tratta un problema di grande attualità e urgenza, quello ambientale. In un mondo egoista che considera solo il proprio benessere immediato basato sull’apparire, ogni sacrificio appare vano in chi non ha questi valori ma considera prezioso il bene e la salute dell’altro e del pianeta che lo ospita.

Di grande professionalità l’interpretazione di Manuela Mandracchia che ha donato al pubblico un intervento da protagonista di grande livello, ma che ha anche avuto al suo fianco una spiritosissima e forte Maria Grazia Plos che ha saputo bilanciare alla perfezione la pesantezza del lato buio e cattivo, con l’allegria e l’esplosione di gioia e di estrosità.

Numerosa la compagnia  che con grande duttilità ha rivestito ruoli impegnativi indirizzati dall’estro del regista Franco Però che con questo spettacolo apre la stagione.

La scena, raffigurata da un piano inclinato erboso dove poggiano dei tavolini di un bar parigino, permette lo svolgersi di tutto lo spettacolo che rimarrà  in scena fino a domenica 11 ottobre .

Laura Poretti Rizman

“LA PAZZA DI CHAILLOT”
di Jean Giraudoux

adattamento Letizia Russo

con Manuela Mandracchia, Giovanni Crippa

e con Filippo Borghi, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Mauro Malinverno, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Zoe Pernici, Maria Grazia Plos, Miriam Podgornik

regia Franco Però

scene Domenico Franchi

costumi Andrea Viotti

luci Pasquale Mari

musiche Antonio Di Pofi

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

PERSONAGGI E INTERPRETI (in ordine di apparizione)
MARTIAL – Filippo Borghi

IRMA – Zoe Pernici

PRESIDENTE – Francesco Migliaccio

BARONE – Mauro Malinverno

SPECULATORE – Riccardo Maranzana
FIORAIA – Miriam Podgornik

CENCIAIOLO – Giovanni Crippa

SORDOMUTO – Jacopo Morra

PROSPETTORE – Andrea Germani

PICCOLA RISPARMIATRICE – Miriam Podgornik
AURELIE – Manuela Mandracchia
JADIN – Jacopo Morra

PIERRE – Emanuele Fortunati
SALVATRICE – Miriam Podgornik
GUARDIA – Riccardo Maranzana
FOGNAIOLO – Jacopo Morra
CONSTANCE – Maria Grazia Plos
GABRIELLE – Ester Galazzi

 

“Una commedia ambientalista, poetica e surreale: “La Pazza di Chaillot” di Jean Giraudoux nell’adattamento di Letizia Russo, per la regia di Franco Però, è la nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia che inaugura martedì 6 ottobre la Stagione 2020-2021. Temi attuali in un allestimento di notevole impegno con Manuela Mandracchia straordinaria protagonista assieme a Giovanni Crippa, una compagnia di 13 attori e una scena che vibra di colore”

La Pazza di Chaillot, foto © Simone Di Luca, fornita da Teatro Stabile del FVG

Inaugurazione di Stagione nel segno dell’attenzione all’ambiente, alla giustizia sociale, all’etica: sono i temi che animano “La pazza di Chaillot” di Jean Giraudoux, la nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia che – interpretata da una straordinaria Manuela Mandracchia assieme a Giovanni Crippa e ad un cast di 13 attori diretti da Franco Però – debutta in prima nazionale al Politeama Rossetti, martedì 6 ottobre alle 20.30.

Ma l’impegno non percorre solo i contenuti drammaturgici: lo spettacolo è innanzitutto frutto dell’impegno, davvero grande, di una compagine artistica numerosa e di alta professionalità, che – in tempi non facili – ha lavorato affrontando in modo duttile e creativo, limiti e necessità inedite. Ed è contemporaneamente segno della dedizione e dell’entusiasmo del Teatro Stabile, che ha fatto ogni possibile sforzo per ritornare “dal vivo”, garantendo ai propri spettatori sicurezza e piacevolezza.

E dunque si alza il sipario, su “La pazza di Chaillot”, dove c’è un mondo da cambiare e si scoprirà che si tratta proprio del nostro mondo.
«Jean Giraudoux – commenta il regista Franco Però – nel 1943, durante l’occupazione tedesca, scrive, quasi a premonizione dei tempi a venire, questa folle, ecologica, politica, poetica ed ingenua commedia fantastica, “La folle de Chaillot” (…) Un lavoro in cui c’è tanta consapevolezza della direzione che avrebbero preso le nostre società». Il regista riflette su come oggi, soprattutto per i giovani, l’impegno politico e civile si sia allontanato dai modelli del passato per legarsi invece proprio ai temi e alle idealità evocati dallo spettacolo: le fragilità del pianeta, le specula.

«La storia, le dinamiche di potere che descrive, la relazione tra élite autoproclamate e classi popolari, l’appetito cieco del mondo degli affari verso le risorse del pianeta sono più che attuali: sono il seme del mondo in cui viviamo. Sono il punto zero, l’alba del mondo che conosciamo (…)» evidenzia Letizia Russo, la drammaturga cui Però ha affidato l’adattamento del testo originale. «Ecco, “La pazza di Chaillot” racconta proprio questo: come tutto è cominciato. Non è attuale, quindi, nel senso stretto del termine. Perché leggerla, rappresentarla, rianimarla dal punto di vista drammaturgico significa non tanto guardare quello che siamo, ma capire perché lo siamo diventati. E riderne, possibilmente, tenendo stretto l’amaro che quella risata porta con sé».

La commedia è ambientata a Parigi, dove vive Aurelie (Manuela Mandracchia), una donna un po’ stravagante, un po’ fuori dal mondo, ma amata da tutte le persone umili del suo quartiere: quando intuisce che un gruppo di cinici industriali e finanzieri hanno scoperto immensi giacimenti di petrolio nel sottosuolo, e intendono distruggere la città per riuscire a sfruttarli, non può esimersi dall’intervenire. Convoca allora altre amiche – come lei al limite fra normalità e follia – e assieme ad un gruppo di personaggi poetici, borderline, ma ricchi di passione e verità, decide di sequestrare e giustiziare quegli uomini aridi e avventurieri.

Una trama che è quasi una favola, ma che allude chiaramente – attraverso un’ironia surreale – alla parabola di un mondo che ha perso il suo legame vivifico con la natura e la bellezza e che guarda con più attenzione al cinico e ansiogeno interesse dei mercati, che all’incanto spontaneo ed essenziale di una fioritura…
È un mondo che ha scelto di comportarsi da “fantino” del pianeta e non da suo ospite, senza rispetto, come si dice nella commedia. Aurelie lo ritrae perfettamente in una battuta: «Cammino, Fabrice. E osservo i malvagi di Chaillot. Le loro labbra grigie. Gli occhi sfuggenti. E il riflesso di morte sul loro viso. I nemici degli alberi. I nemici degli animali. Li osservo mentre entrano dal barbiere, nelle saune. E ne escono sudici. Con le barbe finte. Leggo dentro di loro il progetto di abbattere il platano della piazza. Di gettare veleno ai cani di strada».
Un mondo popolato da cloni neri senz’anima, mossi dal cinismo e dalle ragioni del denaro, a cui la fantasia di Giraudoux oppone la forza dirompente, sincera dell’umanità un po’ ingenua, un po’ matta, un po’ clochard capitanata da Aurelie.

Sul palcoscenico del Rossetti questi personaggi si muoveranno su un pendio erboso (creata dallo scenografo Domenico Franchi) e saranno coloratissimi, come appaiono – per necessità e non per scelta – gli homeless, i veri poveri di oggi, abituati – sottolinea il costumista Andrea Viotti – a raccattare e accostare gli indumenti più diversi… La loro immagine fantasiosa e variopinta è un immediato contrasto al “nero” degli affaristi.

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