L’anima buona di Sezuan 🗓 🗺

Sii buona ma soprattutto sii felice

Grande era l’attesa per rivedere Monica Guerritore nel suo omaggio a Giorgio Strehler, colui che pur definendola una borghese, la scelse, a soli 15 anni, per farla diventare la protagonista Anja ne Il giardino dei ciliegi.

Oggi lei riprende in mano, firmandone la regia, “L’anima buona di Sezuan” di Bertolt Brecht, una nuova nuova produzione Contrada. Lo spettacolo ha aperto il Festival di Borgio Verezzi la scorsa estate e ha proseguito il tour in tutta Italia, raccogliendo consensi. Scritta da Brecht negli anni ‘30 questa versione si ispira all’edizione di Strehler del 1981.

La scena è molto ben composta e si avvale di molte componenti. c’è lo sfondo lunare, una parte rotante che mette in movimento la scena e gli attori e li fa vedere da tutti  i lati, e non da ultimo, l’acqua, elemento fluido che dona un ulteriore livello alla scena.

Monica Guerritore veste due ruoli, così come tutti gli altri attori che contornano la storia, ma è decisamente lei la protagonista assoluta.

I momenti di vera sospensione teatrale avvengono nei suoi monologhi, dove affiorano ricordi e contaminazioni della storica scuola teatrale.

Gli altri attori della compagnia sono: Matteo Cirillo nei ruoli di aviatore arrivista e  falegname, Alessandro Di Somma nei ruoli di bambino e vedova Li; Nicolò Giacalone è il marito e il barbiere; Enzo Gambino è l’acquaiolo e il fratello zoppo; Francesco Godina, noto attore triestino, è il nipote, il primo dio e il poliziotto strampalato; Diego Migeni è il terzo dio e la signora Mi Tzu; Lucilla Mininno è la signora Yang e la moglie.

Il racconto inizia con uno strampalato e imbroglione venditore d’acqua che, tirando il suo carretto, aspetta l’arrivo dei tre dei sulla terra, così intento nella ricerca di non accorgersi di averli alle spalle, come spesso accade a chi si trova di fronte alla frenesia incapace di vedere la bellezza delle piccole cose.

Soave e dal tono ecclesiastico, la musica che contorna il racconto.

“L’anima buona di Sezuan” sarà in scena al Bobbio di Trieste fino al 15 gennaio con i consueti orari del teatro: i serali alle 20.30, la domenica e il martedì le pomeridiane alle 16.30.

Laura Poretti Rizman

foto© Luigi Cerati, fornita da La Contrada

 In una Cina di fantasia, flagellata però da conflitti etico-sociali straordinariamente affini a quelli causati dall’attuale crisi economica globale, tre Dei scendono sulla terra alla ricerca di “un’anima buona” per scoprire che l’unica persona disposta a ospitarli per la notte è una misera prostituta. Ricompensata con una grossa somma, Shen-Te lascia il mestiere più vecchio del mondo e acquista una tabaccheria, ma tutti sfruttano la bontà della donna, che cadrebbe in rovina se ogni tanto non fingesse di sparire, presentandosi sotto le mentite spoglie di un presunto cugino, Shui-Ta, esperto uomo d’affari e per nulla generoso.

La domanda che si pose allora Brecht a cavallo tra il ’38 e il ’40 e che Strehler mise in scena a più riprese è “Come può un’anima buona sopravvivere alle tante barbarie del mondo?”. Oggi

affronta la stessa questione e ripropone il testo in una versione che è un omaggio e un atto d’amore – come lei stessa ammette – nei confronti del suo maestro. Regista, oltre che interprete principale, la Guerritore ripropone una versione dell’opera di Brecht attualizzata nella drammaturgia ma fedele a quella diretta quasi quarant’anni fa da Strehler, con Andrea Jonasson nei panni di Shen Te e Shui Ta. Come allora ritorna sul palco la piattaforma girevole su cui cambiano le scene e corrono, cadono, si azzuffano i protagonisti; ritornano i giochi e i disegni di luce ed ombra – che ora portano la firma dello straordinario light designer Pietro Sperduti – che segnano e accompagnano il passaggio dal bene al male. Ritorna il gotha dei personaggi brechtiani, così caratterizzati, tanto straniati quanto reali, e con essi il bisogno prepotente di dimostrare che i buoni possono ancora vivere su questa terra. 

«Nell’Anima buona di Sezuan – spiega Monica Guerritore – c’è un piccolo popolo di abitanti di un luogo che è tutti i luoghi del mondo: essi appaiono come buffi, straniti e imperiosi ‘personaggi’ più veri e precisi che nel mondo reale. Nel mio spettacolo è forte l’influenza del mio Maestro: soprattutto nel concetto che l’essere umano si rappresenta perché, attraverso la rappresentazione, qualcuno lo capisca, lo accolga, lo compianga e forse gli dia una soluzione finale.» E ritorna in questa versione la denuncia del dramma della povertà. «Nell’Anima Buona c’è tutta la tenerezza e l’amore per gli esseri umani costretti dalla povertà e dalla sofferenza a divorarsi gli uni con gli altri  – illustra la regista – ma sempre raccontati con lo sguardo tenero e buffo di chi comprende. In questi anni durissimi solo il teatro può raccontarci dal di dentro, rendendoci consapevoli delle maschere ringhianti che stiamo diventando. Mettere in scena la meravigliosa parabola di Brecht risponde alla missione civile e politica del mio mestiere. Teatro civile, politico, di poesia».

 

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Arte e spettacolo
Teatro Orazio Bobbio, 12/A, Via del Ghirlandaio, Barriera Vecchia-San Giacomo, Trieste, UTI Giuliana, Friuli Venezia Giulia, 34138, Italia Mappa

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