Le avventure di Numero Primo

Noi siamo diventando proprio coraggioso, papà.
“Buona sera cavie” : è con questa esclamazione che Marco Paolini accoglie il pubblico in sala grande del Politeama Rossetti di Trieste per l’inaugurazione della stagione teatrale del Teatro Stabile di Del Friuli Venezia Giulia.
Presenta il suo nuovo spettacolo Le avventure di Numero Primo scritto a quattro mani con Gianfranco Bettin.
Un unico enorme sasso sul quale scende incessante una goccia d’acqua dopo l’altra è illuminato al centro della scena. Un inizio incerto da parte di  Paolini porta a pensare che nel suo saluto abbia forse voluto  sottolineare la preziosità di questa instabilità .
Numero Primo è un figlio di padre certo e di madre…chissà. In un mondo altamente tecnologico la distanza tra gli esseri è enorme. Tutto è a portata di mano in un tempo quasi immediato ma manca l’unica cosa davvero importante ovvero la condivisione della vicinanza. Una storia assurda quella raccontata da Paolini con la collaborazione del sociologo Bettin, ma quanto mai crudamente reale.
La paternità di cui troppo poco si parla è in questo testo il fulcro fondamentale di un rapporto tra pari dove un padre si scopre bambino più del figlio stesso. Lo stupore perso nell’uomo adulto si risveglia con il bambino mentre l’attenzione e la maturità del piccolo stride a confronto con l’ingenuità e l’instabilità del grande.
In questo racconto si narra il punto di vista dalla parte del padre: una paternità forse apparentemente irreale, non voluta, non sofferta, improvvisa e inaspettata che arriva ad un padre non maturo per questa esperienza. Un uomo mai cresciuto sotto l’aspetto di evoluzione nonostante le sue prese di posizione sociale e le sue realizzazioni lavorative e che non ha mai considerato il senso primo della vita. Nello stile tipico dell’essere Paolini l’incontro tra il padre e il figlio non poteva che svolgersi troppo distante dalla sua patria veneta. Un anello periferico che rimane abbastanza vicino tocca  un luogo di magia e di gioco per poi rientrare, come se fosse teso da un elastico, verso il fulcro della maggior parte dei suoi racconti attraverso un viaggio lungo la campagna e la zona industriale veneta. Padre figlio si incontreranno a Gardaland e lungo la strada verso Mestre osserveranno la futuristica Marghera e senza dimenticare il passato, la renderanno magica quasi come un fiocco di neve.
L’arrivo nella  magica città di Venezia non riesce a stupire il bimbo; altri valori oramai abbagliano e così il piccolo  attratto dalla tecnologia, volge lo sguardo indietro verso tutto quello che lui reputa migliore, industriale, interessante, luminoso e giocoso. Nel racconto non muore però l’amore che Paolini prova per Venezia e nel raccontarla esce, una volta di più, la poesia anche in questa favola futuristica. Gli incroci di razze e culture nella multiculturalità della vita sono visti come opportunità, la rete di sentieri raccontate ci riportano immediatamente nella trama di un mondo virtuale dove l’incertezza dell’analogico viene spezzata via dalla velocità del digitale. La mancanza di un bisogno primario per l’uomo come quello del sonno, e silenzio del riposo, ci spaventa. L’estrema velocità nel dover imparare e nel poter imparare senza bisogno di sosta stranamente non crea una lontananza nei confronti degli altri. I bambini per primi ne vengono attratti come se questa fosse la risposta al nuovo desiderio di una nuova generazione che si identifica con il termine scientifico antropocene.
Tutto si svolge troppo in fretta e ognuno ha una enorme aspettativa nei confronti di quello che verrà immediatamente dopo. Contrapposto a  questo pensiero, quello della generazione precedente di cui Paolini appartiene; lo spiega semplicemente dicendo che per lui la tecnologia è tutto quello che è stato inventato dopo la sua nascita e che lui è stato costretto ad imparare perché così dopo hanno detto che farò prima .
L’incertezza di un rapporto con un padre che è un uomo ma alla fine anche un eroe, si rispecchia appieno nel  protagonista che porta la sua fragilità come punto cardine dello spettacolo. Un work in progress che diventerà padre di uno spettacolo destinato a farsi ricordare.

Laura Poretti Rizman
©Marco_Caselli_Nirmal_foto fornita dal Teatro Stabile del FVG

“Mercoledì 18 ottobre si inaugura la Stagione 2017-2018 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: un percorso di emozioni, linguaggi, riflessioni che si apre con Marco Paolini. Il grande artista – molto legato allo Stabile dove sono stati applauditi quasi tutti i suoi lavori – presenta “Le avventure di Numero Primo”, nuovo spettacolo scritto con Gianfranco Bettin, che immagina le prospettive di un futuro prossimo e spesso preoccupante e le racconta attraverso un rapporto fra padre e figlio. Temi attuali trattati con la leggerezza e l’intelligenza del suo Teatro di narrazione. La stagione dello Stabile proseguirà con una produzione inedita, la commedia “La Guerra” di Goldoni e con il balletto “Bolero Trip-Tic”.

Mercoledì 18 ottobre si inaugura la Stagione 2017-2018 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: uno dei momenti fondamentali nell’attività di ogni teatro, che quest’anno a Trieste si avvia con Marco Paolini e il suo nuovo spettacolo “Le avventure di Numero Primo” scritto dallo stesso Paolini assieme al sociologo Gianfranco Bettin.

Non è la prima volta che il grande artista veneto è protagonista dell’apertura della Stagione a Trieste (nel 2011 ha varato il cartellone con “ITIS Galileo”): il suo nuovo spettacolo è apparso adattissimo a dare “il La” all’itinerario di emozioni, linguaggi, riflessioni e temi che si dipanerà attraverso la Stagione nei prossimi mesi e a rappresentare in qualche modo quell’attenzione forte al futuro, ai rapporti familiari, ai conflitti e all’interpretazione del nostro tempo che il direttore dello Stabile Franco Però ha desiderato delineare attraverso i titoli del cartellone…

Si inizia quindi immaginando il futuro. Si inizia viaggiando in prospettiva nel tempo e attraversando il Nord Est, il nostro territorio, la nostra realtà come se li vedessimo fra 5000 giorni. E la guida di questo viaggio è uno straordinario artista, uomo di teatro a tutto tondo, ma anche intellettuale sottile e scrupoloso, Marco Paolini.

Dopo aver conquistato la platea triestina praticamente con ognuno dei suoi lavori – a partire dall’indimenticabile “Il racconto del Vajont” nel 1996 e passando per il teatro civile di “Racconto per Ustica”, per “Il Milione”, “Miserabili”, fino all’affascinante operazione di “Amleto a Gerusalemme” – propone ora una chiave nuova per interpretare la realtà.

«Ho un’età in cui non sento il bisogno di guardare indietro, di ricostruire – spiegava infatti provando lo spettacolo – preferisco sforzarmi di immaginare il futuro, così farò un Album con nuovi personaggi. Parlerò della mia generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica.

Parlerò dell’attrazione e della diffidenza verso di essa, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale. Parlerò di biologia e altri linguaggi, ma lo farò seguendo il filo di una storia più lunga»…

Dopo un meticoloso processo creativo, fatto di molte elaborazioni e di prove con il pubblico, al Politeama Rossetti Paolini presenta la versione compiuta di questa nuova indagine, che compie con lo strumento del suo superbo teatro di narrazione, e attraverso lo sguardo – come si intuisce dal simpatico manifesto – di un uomo maturo, un bimbo e una capretta.

L’adulto è Ettore, fotografo free-lance della “vecchia guardia”, cui viene affidato il piccolo Numero Primo, un bambino di cinque anni che gli fa scoprire ansie, responsabilità e tenerezze di una paternità insperata.
Della madre si saprà poco, appartiene al mondo virtuale di internet: ma Numero Primo è speciale non solo per nascita. È un bimbo del futuro, possiede un’intelligenza fuori dalla norma e fa scoprire ad Ettore il mondo da un punto di vista del tutto singolare.

Assieme si spostano da Mestre a Marghera, dalle montagne a Trieste – città a cui Paolini riserva pagine coinvolgenti – e poi a Venezia, scoprendo una realtà disorientante, buffa, talvolta inquietante, fatta di “fabbriche della neve” per sopperire ai devastanti cambiamenti climatici, di città multietniche popolate da uomini inaciditi e confusi, di animali strani, di scuole intitolate a Steve Jobs invece che a Carducci…

Scenari che ora appaiono irreali ma anche possibili, e per questo ci inducono riflessioni fondamentali e un po’ scomode, per nulla pacificanti: che rapporto abbiamo con l’evoluzione delle tecnologie? Quanto ci mettiamo in gioco per comprenderle? Ci semplificano la vita o minacciano la nostra libertà?

Sono le questioni del nostro tempo: quello compreso nell’antropocene. Il termine è stato adottato dalla comunità scientifica per identificare una giovanissima era geologica caratterizzata dall’azione prevalente del fattore umano come causa di trasformazione del pianeta. Apparentemente l’antropocene è governato da un principio difficile da comprendere per il mondo scientifico: la moda. Tutto ciò che non è di moda fatica a sopravvivere, o si estingue: vale per le cose, per gli animali, per le istituzioni, per le buone idee e per le migliori intenzioni.

L’antropocene è la più volubile era geologica mai vista sul pianeta. Le nuove tecnologie sono di moda per definizione, ma spesso invecchiano in fretta generando però nuove attese.
E se a cambiare rapidamente non fossero solo le cose e gli scenari intorno a noi, ma noi stessi, un po’ per scelta e un po’ per necessità? E in tal caso verso quale direzione o destinazione? Dovremo forse chiederlo alla moda.

Coinvolgendo attraverso l’emozione del rapporto padre-figlio, alleggerendo l’atmosfera con la leggera e intelligente ironia di cui è capace, Paolini regala uno spettacolo intelligente, necessario e mai banale.

“Le avventure di Numero Primo” di Marco Paolini e Gianfranco Bettin è interpretato da Marco Paolini sulla scena impreziosita dalle tavole illustrate di Roberto Abbiati. Le musiche originali: sono di Stefano Nanni, gli audiovisivi e le luci di Michele Mescalchin. Cura la fonica Tiziano Vecchiato, la direzione tecnica è di Marco Busetto, le voci campionate sono di Beatrice Gallo, Emanuele Wiltsch. Lo spettacolo è una produzione di Michela Signori, Jolefilm.

“Le avventure di Numero Primo” debutta mercoledì 18 ottobre alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti e replica in orario serale ogni giorno fino a sabato 21 ottobre. Domenica 22 ottobre alle ore 16 va in scena l’unica replica pomeridiana dello spettacolo.

Marco Paolini incontrerà il pubblico nell’ambito di Trieste Bookfest venerdì 20 ottobre alle 17.30 all’Auditorium del Museo Revoltella, presentando il suo libro “Le avventure di Numero Primo” appena edito da Einaudi. Informazioni su www.triestebookfest.com

Riservato invece alle scuole l’incontro dell’artista con i ragazzi delle medie e delle superiori organizzato dallo Stabile regionale giovedì 19 ottobre alle ore 17.30 al Politeama Rossetti.

I biglietti per lo spettacolo di e con Marco Paolini sono ancora disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e naturalmente anche attraverso il sito www.ilrossetti.it. Attraverso gli stessi canali si possono acquistare ancora tutte le tipologie di abbonamento alla Stagione del Teatro Stabile che proseguirà il 24 ottobre con il primo appuntamento del cartellone Danza “Bolero/Trip-tic” e con la nuova produzione dello Stabile “La Guerra” di Carlo Goldoni con la regia di Franco Però e l’interpretazione di una notevole compagnia d’attori.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Prove a Trieste per Marco Paolini che inaugura la nuova Stagione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con “Le avventure di Numero Primo” mercoledì 18 ottobre alle 20.30. A partire da venerdì è in corso al Politeama Rossetti il montaggio della scenografia dello spettacolo”.

Stanno arrivando e prendendo forma sul grande palcoscenico del Politeama Rossetti gli elementi che comporranno la scenografia de “Le avventure di Numero Primo”, lo spettacolo di Marco Paolini, scritto con Gianfranco Bettin, che inaugura la Stagione 2017-2018 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Il debutto avverrà mercoledì 18 ottobre alle ore 20.30, davanti a una platea che si preannuncia folta e calorosa per Marco Paolini, che è amatissimo dal pubblico dello Stabile: un feeling ricambiato, a giudicare dal fatto che l’artista veneto ha scelto di proporre proprio a Trieste per la prima volta l’edizione compiuta dello spettacolo che nasce – come spesso nel suo teatro – da una lunga elaborazione, con molte rielaborazioni e verifiche con il pubblico.

A Trieste l’attore ha anche deciso di vivere gli ultimi giorni di prova: da venerdì 13 ottobre, infatti, è in atto l’allestimento di “Le avventure di Numero Primo”, mentre nei giorni successivi sarà lo stesso Marco Paolini a mettere a punto gli ultimi dettagli prima dell’alzarsi del sipario.

Il nuovo spettacolo indaga nelle pieghe del “futuro prossimo” e si svolge fra 5000 giorni, nel nostro territorio, fra una Mestre multietnica, che si affaccia su un Porto Marghera trasformato in fabbrica di neve, visti i cambiamenti climatici, ed orizzonti che ci sono familiari, ma che l’innovazione tecnologica e i mutamenti della modernità trasformano in modo strano… Una prospettiva sufficientemente fantasiosa che sul domani saprà farci sorridere, ma anche molto pensare. Quale rapporto abbiamo con l’evoluzione delle tecnologie? Quanto ci interessa sapere di loro? Quanto ci mettiamo in gioco per stare al loro passo?

Interrogativi talvolta divertenti e talvolta un po’ inquietanti fra presente e futuro, che daranno il “La” alla Stagione 2017-2018 nel segno del grande teatro di narrazione.

I biglietti per lo spettacolo di e con Marco Paolini – attorniato sulla scena da un suggestivo universo di immagini, sonorità e musiche – sono ancora disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e naturalmente anche attraverso il sito www.ilrossetti.it.

Marco Paolini

in

Le avventure di numero primo di Gianfranco Bettin e Marco Paolini

tavole illustrate Roberto Abbiati
musiche originali Stefano Nanni
audiovisivi e luci Michele Mescalchin
fonica Tiziano Vecchiato
voci campionate di Beatrice Gallo, Emanuele Wiltsch produzione Michela Signori, Jolefilm

La Stagione 2017-2018 si apre nel segno del grande teatro di narrazione e del talento di uno straordinario artista, autore, attore, e prezioso amico del Teatro Stabile: Marco Paolini.
Quasi tutti i suoi spettacoli sono stati applauditi a Trieste, a partire da “Il racconto del Vajont” presentato dallo Stabile con straordinario successo nel 1996, per poi passare al teatro civile di “Racconto per Ustica” e “Parlamento chimico”, agli entusiasmanti “Il Milione” e “Bestiario Veneto”, alle indagini di ampio respiro di “Miserabili”, “Itis Galileo”, “Il Sergente”, “Ballata di uomini e cani”, fino all’affascinante operazione di “Amleto a Gerusalemme”…

Questa volta Paolini propone al pubblico un esperimento di fantascienza narrata a teatro: ha infatti sentito l’urgenza di dare spazio all’inquietudine del futuro. Un futuro che travolge velocissimo le nostre vite ed i limiti della nostra immaginazione. Il suo nuovo spettacolo – scritto assieme a Gianfranco Bettin – indaga nelle pieghe di un “futuro prossimo” e si svolge fra 5000 giorni, in una Mestre multietnica, che si affaccia su un Porto Marghera trasformato in fabbrica di neve, visti i cambiamenti climatici… Una prospettiva che sul domani saprà farci sorridere, ma anche pensare. Numero Primo è un bambino intelligentissimo, ibrido genetico e figlio insperato del maturo Ettore – fotografo della “vecchia guardia” più ispirato dalla pellicola che dal digitale – e di una madre di cui conosciamo solo la voce computerizzata. Il rapporto padre-figlio offre a Paolini lo spunto per riflettere su come viviamo l’evoluzione tecnologica, il confronto con i giovani, su quanto siamo disposti a cambiare.

 

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