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Tuesday July 23rd 2019

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Mio padre votava Berlinguer, intervista a Roveredo

LAURA PORETTI RIZMAN INTERVISTA  PINO ROVEREDO

Pino Roveredo, Mio padre votava Berlinguer, foto di scena di Massimo Baxa fornita da Miela Bonawentura

LPR: Buongiorno a Pino Roveredo, scrittore di forte esperienze di vita.
In questi giorni presenta a Trieste sul palco del Teatro Miela insieme ad Alessandro Mizzi il suo spettacolo, Mio padre votava Berlinguer, tratto dal suo ultimo libro nel quale si racconta il rapporto con suo padre.
Un tempo ci si raccontava maggiormente in famiglia; quanto si è perso di tutto questo oggi con quale conseguenza secondo lei?

Pino Roveredo: Una volta avevamo più attimi a disposizione, oggi invece viviamo un tempo veloce che spesso non ha tempo per nessun tempo. Una volta ci appoggiavamo sui gomiti e con le bocche larghe dalla sorpresa ascoltavamo e infilavamo nel sapere le storie dei grandi. Oggi c’è il computer che senza rumore e colore, ti racconta tutto quello che gli chiedi. Il mondo è chiuso lì dentro, e quello che succede oltre la stanza diventa superfluo, indifferente, quasi un fastidio da evitare.

LPR: La sua strada lei l’ha scoperta attraverso la forma terapeutica della scrittura. Quanto poco ascoltiamo i segnali in merito ai doni che ci sono stati fatti secondo lei? Questa domanda che le pongo non è casuale considerando il suo importantissimo percorso nelle scuole italiane.

Pino Roveredo: Io credo sia tutta una questione di stile. Io ad esempio nelle scuole, non vado a spiegare (anche perché non ho l’altezza morale) ma a raccontare; soprattutto stimolo la parola ai ragazzi, e quando quella parola si accende vengono fuori cose straordinarie. A noi adulti spesso manca la pazienza dell’ascolto, quella che per me è stata la pazienza degli occhi quando condividevo i dialoghi con i gesti delle mani fatti ai miei genitori sordomuti. A noi adulti manca quell’altruismo che dovrebbe sgombrare il palco della vita per fare spazio alle forze e alla responsabilità dei nostri figli.

LPR: Cosa significava per suo padre essere “una brava persona”, cosa significa per lei e cosa potrebbe significare per i suoi figli o i suoi nipoti? Ci racconti in particolare quale è il fattore che muta nel tempo.

Pino Roveredo: Le rispondo con un breve brano tratto dal testo teatrale, una raccomandazione fatta da mio padre, e che io vorrei fare ai miei figli: Nelle tue scritture, ti prego, racconta che noi, nonostante le bastonate, eravamo convinti di costruire un mondo migliore, e certi che la libertà del gabbiano non doveva mai smarrire il volo. Scrivi Pino, scrivi e dì che per il vostro futuro ci siamo tolti il pane di bocca fino a pagare la cattiveria della povertà. Racconta della guerra, i cortei, le barricate, “Avanti o popolo… “. Racconta anche che lo abbiamo fatto sempre con dignità, credendo nella forza dei valori, combattendo l’arroganza dei potenti. Non so se ci siamo riusciti, forse no, forse abbiamo perso, ma questo ci comandava la coscienza, questo ci hanno insegnato i nostri padri, e questo dovete raccontare ai vostri figli… Mi raccomando Pino, non dimenticare, mi raccomando…

LPR: Cos’è la politica per lei, quale posto riserva nella sua vita?

Pino Roveredo: Diciamo, quale posto riservava. Sicuramente una grande speranza e la consapevolezza che la mia lotta, pensiero, ideale, fosse fondamentale per la mia vita e quella del nostro Paese. Oggi non mi sento neanche un comprimario, oggi hanno trasformato la politica in un affare personale dove, la serietà e onestà sono doti non richieste e assolutamente non indispensabili. Una volta i governanti erano al nostro servizio, oggi siamo noi ad essere usati agli interessi del loro servizio,

LPR: Ringraziandola le chiedo infine quali sono i suoi programmi per il futuro

Pino Roveredo: Molto banalmente e non velocemente: vivere tutti gli attimi a disposizione.

Laura Poretti Rizman

Mio padre votava Berlinguer, foto fornita da Miela Bonawentura

mercoledì 7 marzo, ore 19.30
giovedì 8 marzo, ore 20.30

Teatro Miela
ON/OFF
MIO PADRE VOTAVA BERLINGUER

di Pino Roveredo dall’omonimo romanzo
regia di Massimo Navone
con Pino Roveredo, Alessandro Mizzi eTania Arcieri (organetto)
produzione Bonawentura

 

 

Dopo il successo di Firenze dove hanno registrato un tutto esaurito di un pubblico entusiasta e commosso, Pino Roveredo e Alessandro Mizzi, accompagnati dalla terza voce dell’organetto di Tania Arcieri, ripropongono sul palco del Teatro Miela lo struggente e sincero dialogo a tre voci di “Mio Padre votava Berlinguer”. Lo spettacolo, tratto da uno dei più toccanti libri di Pino Roveredo, mette due generazioni a confronto in una confessione di parole mai dette e di pensieri trattenuti dentro al proprio padre. Un dialogo padre e figlio di quelli che ogni figlio vorrebbe poter avere con chi non c’è più. Un padre, operaio-calzolaio sordomuto ancora vivo nel ricordo e nelle parole, impersonato da un intenso Alessandro Mizzi. Un padre che votava Berlinguer ma, prima che per una scelta ideologica, per la consapevolezza che lui era “una brava persona”. “Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.” recita il verso della nota canzone di Giorgio Gaber in un un refrain che Alessandro Mizzi fa suo facendolo vibrare di attualità, restituendo il senso di un periodo e di due vite che l’hanno percorso. Un buon padre con la debolezza dell’alcol e un figlio (Pino Roveredo che interpreta se stesso) che ripercorre la sua vita, il suo operaismo, la sua irregolarità di scrittore. E che non manca di pronunciarsi sull’oggi rimpiangendo a occhio asciutto, la “fatica” di un tempo e la solidarietà perduta. Uno spettacolo che commuove che fa riflettere senza lasciare scappatoie. Uno spettacolo che ti colpisce dritto al cuore, duro a asciutto come la scrittura del suo autore, che non si assolve ma che a teatro come sulla pagina scritta e nella vita vuole occuparsi degli altri perché occupandosi degli altri si occupa di se stesso (“Sono anni che mi salvo salvando…”)

Tre artisti diversi per tre diversi linguaggi: letteratura, recitazione e musica. E’ dall’equilibrio di queste espressività che prende vita il nostro spettacolo di cui la vera protagonista è la ‘scrittura’. Scrittura intesa come atto creativo autentico, che proietta l’esperienza personale dell’autore, la sua memoria, la sua visione del mondo che cambia, attraverso temi che ci riguardano tutti e su cui si sente l’urgente bisogno di una riflessione condivisa. Parole che saranno anche protagoniste dello spazio scenico, scandito da 10 grandi fogli sospesi su cui è impresso il testo dell’intero spettacolo. (Massimo Navone)

(ph. Max Baxa)
organizzazione: Bonawentura

Ingresso € 12,00, ridotto soci Bonawentura e under 26 € 10,00. Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00. www.vivaticket.it https://www.vivaticket.it/ita/event/mio-padre-votava-berlinguer/109438

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