Blog interculturale del Centro delle Culture di Trieste
Saturday April 20th 2019

Pages

Insider

Archives

Patchworks – the face of freedom is female

PATCHWORKS. THE FACE OF FREEDOM IS FEMALE. Step#1

foto fornita da S\Paesati foto fornita da S\Paesati

Dalla violenza alla creatività, raccontare l’invisibilità dell’essere.

Mostra 6.5.2015

Dal 6 al 24 maggio il Comune di Trieste ospiterà la mostra“Patchworks – the face of freedom is female” nella Sala del Palazzo Municipale – Piazza Unità d’ Italia 4/B, organizzata dall’Associazione Spaesati con la collaborazione dell’ Associazione Etnoblog e la Rete Regionale Antitratta. Questo è il primo appuntamento della XVI edizione della rassegna S/paesati – eventi sul tema dell’immigrazione,che proseguirà poi in autunno. La mostra è la prima esposizione realizzata direttamente dalle donne uscite dalla tratta e dalla violenza ed è un’esperienza artistica unica che ha saputo coinvolgere numerose donne di varie nazionalità e culture residenti in vari Comuni italiani. Proprio per questo motivo la Vicesindaca e Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Trieste Fabiana Martini ha voluto sostenere l’iniziativa in modo da sensibilizzare al massimo l’opinione pubblica sul tema della tratta e della violenza sulle donne, valorizzando il loro valore e il loro punto di vista sulla realtà.
La mostra si inaugurerà mercoledì 6 maggio alle ore 18.00 alla presenza della curatrice Ippolita Franciosi.

La mostra fotografica “Patchworks – the face of freedom is female” , la faccia della libertà è femminile, è la fase iniziale di un percorso che ha visto impegnate le ragazze accolte nei progetti dei centri antiviolenza di Ferrara, Pisa, Pinerolo (To), Reggio Emilia. Il progetto, nato da un’idea della fotografa Ippolita Franciosi e aiutata dalla collega Letizia Rossi, ha previsto laboratori sulle tecniche e linguaggi di fotografia, per realizzare poi insieme alle donne dei centri la prima esposizione non SULLE donne vittime di violenza ma realizzata DALLE donne, le quali diventano attive mettendo in gioco la propria creatività tramite il linguaggio universale della fotografia.

Come un grande patchworks le immagini qui si uniscono e ci raccontano pezzi di vita, ci riportano lo sguardo evocato dalle città (come esse si rapportano con gli spazi pubblici) e lo sguardo che le donne hanno di se stesse nei ritratti realizzati in studio, dove esse appaiono senza mai rivelarsi totalmente. Le donne uscite dalla tratta o da situazioni di violenza raramente hanno l’occasione di raccontare la loro visione della realtà o di esprimere la propria fantasia nello spazio pubblico della città, di uscire dalla loro invisibilità sociale.
Questa mostra è per lo spettatore l’occasione per capire che dietro lo stereotipo della donna “vittima e inerte” spesso rappresentato dai media, si cela un mondo che spesso non conosciamo, per le donne che l’hanno realizzata è stato invece uno stimolo potente a credere in se stesse, nelle loro capacità e nella loro creatività.
L’utilizzo dell’inglese nel titolo non è un vezzo ma corrisponde ad una necessità che abbiamo incontrato durante i laboratori, l’inglese è stata la lingua con cui ci siamo rapportate con le partecipanti di varie nazionalità.
Quella qui esposta è la prima mostra uscita dai primi quattro laboratori, ed è destinata ad arricchirsi al termine dei prossimi: come un patchworks andremo ad attaccare i tasselli (le fotografie) creati nei futuri laboratori fotografici (#step 2).

Ippolita Franciosi: ippolitafranciosi@gmail.com tel. 349.1841099 Ippolita Franciosi è nata a Ferrara, laureata al Dams a Bologna. Fotografa dal 1995, è stata allieva di Mauro Galligani, come free-lance ha pubblicato reportage per diverse testate e mensili (L’Unità, La Repubblica, Noi Donne, King, Epoca, D di Repubblica, Frontiere News). Da diversi anni ha creato un percorso autonomo di studi tra fotografia, memoria e tematiche di genere. Si è occupata di raccolta di fonti orali delle donne partigiane che hanno vissuto la Resistenza in Italia, Con Streghe? Una ricerca in Toscana ha indagato sugli antichi rituali collettivi e privati praticati in Toscana. Ha lavorato in Kossovo realizzando reportage sul popolo Rom, e costruendo laboratori creativi di fotografia rivolti ai bambini Rom. Letizia Rossi è nata a Reggio Emilia, diplomata allo IED a Torino. Dal 1994 si occupa di fotografia pubblicitaria, specializzandosi in food, still life e post-produzione fotografica. Nel 2010 apre uno studio fotografico a Reggio Emilia. FOTOGRAFIA è un’ associazione culturale con sede a Torino , raggruppa diversi fotografi e videografi professionisti a livello nazionale, con il sostegno dei propri membri sviluppa progetti in ambito formativo e divulgativo su vari livelli.

foto fornita da S\Paesati foto fornita da S\Paesati

La mostra sarà visitabile nei seguenti orari:
da martedì a venerdì 10-13 e 17-19
sabato e domenica 10-13 e 17-20

Share
Next Topic:

Nella stessa categoria

E mi no firmo
E mi no firmo

Teatro: sabato 20 e domenica 21 alle 20.30 gli attori dell’Accademia della Follia portano in scena il loro [Read More]

Danza Odissi da Hangar Teatri
Danza Odissi da Hangar Teatri

DANZA ODISSI VENERDI 19 APRILE ORE 20.30 HANGAR TEATRI Danza: Venerdì 19 alle 20.30 in Hangar Teatri uno spettacolo di [Read More]

Sulle tracce dei Sartorio
Sulle tracce dei Sartorio

Per una Pasqua diversa dal solito, regalatevi una Visita Guida - Animata Al Civico Museo Sartorio, giovedì 18 [Read More]

Al Teatro Miela The Mauskovic Dance Band
Al Teatro Miela The Mauskovic Dance Band

Miela music-live Mercoledì 24 aprile 2019 ore 21.30 Teatro Miela THE MAUSKOVIC DANCE BAND Mercoledì 24 aprile al [Read More]

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, Pasquetta al Pupkin Kabarett
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, Pasquetta al Pupkin Kabarett

Lunedì 22 aprile ore 20.33 Teatro Miela PUPKIN KABARETT SHOW di Pasquetta “Natale con i tuoi, Pasqua con chi [Read More]