Rigoletto 🗓

La donna è mobile
Qual piuma al vento
Muta d’accento
E di pensiero

Sempre un amabile
Leggiadro viso
In pianto e riso
È menzognero

 

Dal 6 al 14 maggio al Teatro Verdi di Trieste il capolavoro di Giuseppe Verdi va in scena  in questi giorni: RIGOLETTO.

Il nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste offre una scena creata dalla semplice rotazione di una struttura raffigurante un ponte, che riesce a donare l’effetto dei cambi scena in maniera convincente, a scapito di uno sfondo proiettato che non veniva esaltato troppo. Abiti splendidi a incorniciare la storia, ma soprattutto la bravura dei protagonisti che hanno saputo conquistare la scena e che, in alcuni casi come per la protagonista Ruth Iniesta, ha dovuto interpretare il ruolo più giornate di seguito causa un malore della seconda cantante Olga Dyadiv. Grande pure la direzione del Maestro concertatore e Direttore eseguita da Valentina Peleggi. Grandi gli applausi per Devid Cecconi e per Antonio Poli, connubio che ha reso l’opera godibilissima ed emozionante.

Regia e scene di Éric Chevalier, costumi di Giada Masi. Maestro del Coro Paolo Longo. Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

Nel cast il Duca di Mantova sarà interpretato da Antonio Poli (6, 8, 10, 14 / 5) e Carlos Cardoso (7, 12 / 5), Rigoletto da Devid Cecconi (6, 8, 10, 14 / 5) e Stefano Meo (7, 12 / 5). Gilda avrà la voce di Ruth Iniesta (6, 8, 10, 14 / 5) e Olga Dyadiv (7, 12 / 5), Sparafucile sarà portato in scena da Abramo Rosalen (6, 8, 10, 14 / 5) e Cristian Saitta (7, 12 / 5). E ancora Maddalena sarà Anastasia Boldyreva, Giovanna Kimika Yamagiwa, Il Conte di Monterone Rocco Cavalluzzi, Matteo Borsa Dario Sebastiano Pometti, Il Conte di Ceprano Francesco Musinu, La Contessa di Ceprano/Un paggio della Duchessa Rinako Hara e Un usciere di Corte Damiano Locatelli.

La storia è nota e racconta il dolore di un padre che cerca di tener nascosto dalle cattiverie degli uomini, la sua bella figlia, il suo bene più caro.

L’opera però da subito appare molto contemporanea, nella sua dinamica. La visione della donna come oggetto da utilizzare, da rubare e vendere, e poi gettare è purtroppo ancora storie di questo tempo. La splendida e crudele scena, dove il duca gioca a freccette con un quadro raffigurante una donna nuda distesa su di un sofa, ci riporta con il pensiero direttamente alla Maja del Goya, ignari i più che la raffigurazione in fondo offre uno sguardo sulla giustizia impossibilitata a svolgere il suo ruolo. Un’opera che parla della bellezza e dell’odio, della soggiogazione e della protezione. Due lati maschili contrapposti ma che entrambi, alla fine, non riescono a mantenere in vita l’amore.

Laura Poretti Rizman

Tra le note di regia, Chevalier scrive: “Un’opera popolare come Rigoletto è in grado di attirare un nuovo pubblico, ma deve essere presentata in modo leggibile e comprensibile, per rivolgersi efficacemente allo spettatore che non abbia necessariamente i codici del teatro lirico. Mi sembra fondamentale, registicamente, interpretare l’opera in modo tale da non scoraggiare chi si appresta per la prima volta al linguaggio lirico. Le trasposizioni nel tempo, l’opera ambientata in uno spazio e tempo diversi da quelli originali, possono funzionare, ma in realtà non sono essenziali. Credo sia fondamentale invece interpretare quest’opera cercando di restituirle il suo significato originario”. Tra le note della direttrice Peleggi si legge: “Rigoletto è un capolavoro del genio verdiano, la prima della cosiddetta ‘trilogia popolare’ che include Il Trovatore e La Traviata. Opera amata, conosciuta e travagliata, Rigoletto è uno specchio che riflette impietosamente le meschinerie, le abiezioni, la corruzione di tutto un mondo. Iniziando dal Duca (che per motivi di censura non è potuto figurare come sovrano) e passando per i cortigiani, nessuno sembra salvarsi. Ma allo stesso modo è difficile tracciare una linea fra buono e cattivo: la corruzione è generale e pervade, sebbene in misura diversa, ciascun personaggio. Ma Verdi sospende il giudizio. Rigoletto riflette la complessità̀ dell’animo umano, e la musica esprime questa doppia anima”.

Rigoletto è andato in scena al Teatro Verdi di Trieste per la prima volta nel novembre del 1851 con 15 rappresentazioni complessive. È stato poi inserito nel cartellone altre 26 volte. L’ultimo spettacolo risale al 2016.

Per gli appuntamenti di prolusione alle opere della stagione 2022, alle ore 18 di mercoledì 4 maggio, nel Ridotto del teatro (Sala Victor De Sabata), Gianni Gori presenterà l’opera. La conversazione, integrata da documenti audiovisivi, tratterà in particolare il tema “Rigoletto tra diversità e censura”. L’incontro è ad ingresso libero.

I biglietti sono in vendita presso la biglietteria del teatro, aperta da martedì a sabato dalle 9 alle 16, e nei giorni di spettacolo dalle 9 alle 13 e dalle 18 alle 21. Domenica dalle 10 alle 13, e nei giorni di spettacolo anche dalle 15 alle 16. Chiusura il lunedì. Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket: www.vivaticket.com/it/acquista-biglietti/verdi-trieste
Attive sempre le scontistiche per i giovani, per la fascia under 30 e per il pubblico tra i 30 e i 34 anni.

Per accedere a teatro resta in vigore l’obbligo di indossare la mascherina ffp2 o ffp3 durante tutto lo spettacolo.

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Scheduled Arte e spettacolo Trieste

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