Servo di scena

Un servo di scena, il protagonista di questa opera teatrale di Ronald Harwood che ottiene però il successo attraverso il cinema, aggiudicandosi una candidatura all’Oscar nel 1983.

Ronald Harwood in realtà racconta forse un pezzo della sua vita attraverso questo testo, con un’intensità che spesso porta sconforto nella considerazione  della realtà nei suoi lati di miseria umana.

Una miseria che, in questa occasione,  si colloca in un periodo storico di degrado sociale e umano come quello che qualunque guerra può infliggere. Un’abbattimento dell’arte da parte del potere ed un ostinazione a rifugiarsi in essa, nonostante i rischi ed i divieti imposti che porta un rinchiudersi da parte del popolo in un teatro durante i bombardamenti, come se la parola, qualunque parola di qualunque testo, possa attraverso l’interpretazione, illuderci di possedere la libertà d’espressione.

Si racconta anche di vite umane, dello scorrere del tempo, di sopraffazioni dell’uno sull’altro per un desiderio di superiorità che ci fa vivere una guerra a livello più basso in un quotidiano affrontare i bombardamenti su un’equilibrio già instabile. Così un vecchio attore costretto a salire sul palco per far vivere la compagnia, così una donna mai consacrata ad una promessa che la tuteli, così le continue infedeltà e le offerte di corpi solo per ottenere il successo, così la consapevolezza di una mancanza  di bellezza nella fedeltà di una manager innamorata e mai corrisposta, ,ma soprattitto il dolore di un servo di scena mai ringraziato nella sua devozione che risulta però alla fine, essere interessato ad un guadagno personale e non umano.

Un’interpretazione quella del protagonista, Tommaso Cardarelli (già apprezzato dal pubblico triestino sempre al fianco di Branciaroli in Finale di Partita), che si eleva volutamente dagli altri attori in scena. Una regia  apparentemente  assente che presenta un disorientamento nella non omogeneità ed integrazione di ruoli. Un Branciaroli nelle vesti del vecchio attore così ben calato nel personaggio che nel suo incedere lento alla fine dello spettacolo induce a chiedersi fino a quando un attore rimane nella parte del personaggio da lui interpretato.

Uno spettacolo che porta a riflettere molto sulla precarietà della nostra vita, sul suo scorrere lento eppure inesorabile, e sulla capacità di dire basta quando il momento è arrivato. Una capacità che pochi artisti riescono ad abbracciare. Una capacità che spesso è ostacolata da bisogni che forse questo mestiere non copre a sufficienza.

Uno spettacolo che parla di memoria ad una società che troppo spesso dimentica la storia e non soltanto la vita stessa.

Laura Poretti Rizman

 

foto ILROSSETTI

“La divertente e poetica scrittura di Ronald Harwood è al centro di Servo di scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 22 febbraio, per il cartellone Prosa. Prodotto dal Teatro Stabile di Brescia e dal Teatro degli Incamminati il testo è un inno d’amore per il teatro. Il ruolo del protagonista, Sir, è un cavallo di battaglia fra i più ambiti dagli attori: qui lo interpreta Franco Branciaroli anche regista della piéce.”

L’arte resiste ai momenti più tremendi, si oppone alla cecità della ferocia, grida contro il nonsenso e restituisce agli uomini, attraverso la propria linfa, la forza per rialzarsi.
È anche a questo che vuol alludere Ronald Harwood nel più celebre dei suoi testi, Servo di scena a cui guarda ora Franco Branciaroli nella doppia veste di protagonista e regista e che va in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 22 a domenica 26 febbraio.

La commedia è ricca di suggestioni: se a un primo livello sembra raccontare la commovente storia di un grande attore ormai al tramonto, che deve la sopravvivenza alle cure e alle attenzioni costanti del suo umile servo di scena, essa si rivela presto – in realtà – una sublime metafora della vita del teatro di ogni tempo, e su un altro piano ancora suggerisce un messaggio di speranza, legato alla forza dell’arte, e del teatro in particolare, invincibile perché non ha padroni, non cerca ricompense, invincibile perché la ragione profonda della sua esistenza sta nella sua gratuità e nell’uomo che sa accompagnare anche nei momenti più bui.

Accadeva proprio questo nella Londra della seconda guerra mondiale: la città, con aplomb e caparbietà tutta inglese, resisteva alla sopraffazione della violenza rifiutandosi di rinunciare al normale ritmo della vita. Pub e ristoranti aprivano in barba ai bombardamenti, i club non mutavano orari e attività e così pure i teatri: Shakespeare era non solo poeta di un intero popolo, ma anche il suo profeta, e il teatro il suo tempio.

È questa la realtà che fa da sfondo a Servo di scena: la commedia ricostruisce la storia di una delle eroiche compagnie d’attori impegnata nella Londra di allora. Sir è il vecchio capocomico, un tempo grande attore shakespeariano. Colpito da malore proprio alla vigilia della “prima” del Re Lear, potrebbe dare forfait per la prima volta nella sua onorata, lunga carriera. Ma Norman, il suo fedele servo di scena, non concepisce che non si vada in scena. Peccato però che la compagnia e soprattutto Norman debbano affrontare i problemi di Sir, che ha dimenticato tutta la parte, fa confusione con Macbeth, indossa il costume di Otello… Se la prende con la moglie, Milady, troppo grassa per essere Cordelia e con i boati dell’ennesimo bombardamento nazista, che scambia per l’effetto sonoro della tempesta, partito fuori tempo. Fra esilaranti contrattempi Sir va finalmente in scena, porta a termine la sua ultima recita e mentre tutti lasciano il teatro, si sente ancora male: è giunta la sua ora, confida al fido Norman, cui consegna il proprio testamento. Lascia qualcosa a tutti, ma dimentica proprio il servo di scena…
Il teatro è questo: luogo di folli passioni, di generosità estreme, di incredibili eroismi, ma anche di fragilità e di umane meschinità.

Cavallo di battaglia di tutti i grandi attori, il bellissimo ruolo di Sir va ora a uno dei più interessanti protagonisti della scena italiana, di cui il pubblico regionale conosce e apprezza – anche per le sue frequenti collaborazioni con lo Stabile e con Antonio Calenda – versatilità ed eleganza: Franco Branciaroli, che applaudiremo attorniato da interpreti di livello fra cui menzioniamo almeno Tommaso Cardarelli e Giorgio Lanza.

Servo di Scena di Ronald Harwood per la regia di Franco Branciaroli vanta la traduzione di Masolino D’Amico, scene e costumi di Margherita Palli e le luci di Gigi Saccomandi. La produzione è firmata dal CTB – Teatro Stabile di Brescia e dal Teatro degli Incamminati.

Accanto al Sir Roland di Branciaroli applaudiremo Tommaso Cardarelli (Norman), Lisa Galantini (Milady), Melania Giglio (Madge), Valentina Violo (Irene), Daniele Griggio (Geoffry Thornton), Giorgio Lanza (Mr. Oxenby).

Servo di scena va in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, nella Sala Assicurazioni Generali, da mercoledì 22 a domenica 26 febbraio alle ore 20.30; giovedì  e domenica ci sono gli spettacoli pomeridiani con inizio alle ore 16. Servo di Scena è programmato nell’ambito del cartellone Prosa.

La Stagione 2011-2012 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste.

Informazioni dettagliate sulla stagione nonché sui biglietti ed i relativi prezzi, sono disponibili in tutti i punti d’informazione e vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: dedicato agli studenti universitari, dal 2011-2012 è attivo il punto vendita di Radio Incorso, nel campus universitario.
Tutta la stagione e le possibilità di adesione ai diversi cartelloni sono illustrate anche sul sito  www.ilrossetti.it; inoltre il Teatro può essere contattato telefonicamente al centralino 040.3593511.

Venerdì 24 febbraio alle ore 18 al CaféRossetti si terrà una conversazione su “Servo di scena” di Ronald Harwood, condotta da Peter Brown, direttore della British School di Trieste. Sarà ospite dell’incontro Franco Branciaroli, l’atteso e amato protagonista che dirige e interpreta lo spettacolo in scena in questi giorni (e fino a domenica 26 febbraio) allo Stabile regionale.
In “Servo di scena”, il drammaturgo inglese tratteggia un inno d’amore per il mondo del teatro e uno dei più amati personaggi della storia del teatro del Novecento, quello di Sir, anziano mattatore divenuto cavallo di battaglia di tutti i grandi interpreti.
La commedia delicata, divertente e commovente, verrà illustrata e commentata con la consueta grande competenza e con humor da Peter Brown.

L’incontro è a ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

L’ufficio stampa

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