Blog interculturale del Centro delle Culture di Trieste
Tuesday December 12th 2017

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S/paesati – eventi sul tema delle migrazioni, XVII edizione

S/PAESATI 2016 – ACCOGLIENZA, IDENTITÀ E DIRITTI UMANI.

S/paesati – eventi sul tema delle migrazioni è una manifestazione che è giunta alla XVII edizione e quindi punta almeno alla XX se non alla XXX!  In diciassette anni la realtà in cui viviamo è molto cambiata. Quando S/paesati è nata l’Italia da paese di emigranti era diventato un paese di immigrazione e quindi c’era la necessità di raccontare  e capire sia il passato che il presente . Poi c’è stata la crisi finanziaria da una parte che ha cambiato gli equilibri interni e quelli europei e l’Italia è ritornato ad essere un paese d’emigrazione , soprattutto per i giovani, restando un paese di immigrazione. La situazione di tensioni internazionali nel Mediterraneo con la guerra in Siria e in altri

paesi del golfo ha accentuato la crisi umanitaria, diventando così il nostro territorio un luogo di transito e di accoglienza per milioni di profughi.  Le edizioni di S/paesati hanno cercato di cogliere i cambiamenti e analizzarli per capire e riflettere su quanto accade per essere preparati ad affrontare la dinamicità del reale senza perdere la centralità dell’individuo e dei diritti umani.
In questa edizione possiamo dire che ci occuperemo di accoglienza,  del tema dell’identità nella sua accezione più ampia, di diritti umani.   Lo spettacolo Social Comedy – Intrigo a Via Doganelli di Maurizio Zacchigna,  coprodotto anche da Spaesati, dipinge in toni ironici le vicissitudini di una comunità di accoglienza di richiedenti asilo per affermare l’importanza di accogliere con dignità chi cerca rifugio nel nostro paese e per svelare quante siano diverse le storie dei profughi che vivono con noi.  La prima nazionale sarà il 27 ottobre al Teatro Miela con replica il 28 ottobre.
Di accoglienza e di integrazione parla lo spettacolo Il riscatto di Mohamed Ba, attore musicista senegalese che racconta la storia di immigrato che passa “dalla Savana al Municipio” come dice bene nel sottotitolo. Gli immigrati sono persone come tutte le altre che potranno presto essere al governo delle città.  Il libro Voci Rimosse sui profughi di Eidomeni in Grecia di Alberto Flego e lo spettacolo Convention di Barbara Sinicco con la compagnia di attori stranieri e italiani arricchiscono il tema dell’accoglienza e del diritto di asilo.
Di identità parla la performance del compositore slovacco Juraj Kojs che in E- Slovakia racconta per immagini e suoni il rapporto con il suo paese d’origine, in scena al teatro Miela giovedì 13 ottobre in collaborazione con la rassegna Donne Inquiete.  Anche Monika Bulaj nel suo reportage Dove gli dei si parlano mette a confronto identità diverse, spirituali, religiose e culturali sottolineando gli aspetti che uniscono piuttosto che quelli che dividono.  Marcela Serli in Variabili Umane indaga un altro aspetto del tema identitario, quello dell’identità di genere nelle sue molteplici varietà, raccontando insieme a molte persone transgender che cosa significa la transizione da un genere all’altro. Le identità delle 35 donne che hanno partecipato all’installazione Rima d’origine di Elisa Valdilo nel 2013 alla Stazione, sono racchiuse nel volume Rimad’origine che   documenta l’evento attraverso immagini e testimonianze che ben sottolineano la ricchezza culturale e umana di Trieste.
I tema dei diritti umani è affrontato dalla giornalista Manon Loiseau che presenterà il suo documentario La maledizione di essere femmina in cui racconta i femminicidi delle bambine in India, Pakistan e Cina e di chi si prodiga per salvare le loro vite.  Anche il film  Voyage en Barbarie affronta il tema della tortura narrando delle vicende dei migranti da Eritrea e Somalia che attraversano il Sinai e lì vengono rapiti da predoni che li torturano e chiedono un riscatto ai parenti in Europa o nel paese d’origine.  La danzatrice Piera Principe in Guardami esprime attraverso il suo corpo il diritto di danzare oltrepassando i limiti della disabibilità.

Sabrina Morena

mohamed-ba 18.10, foto fornita da Il Miela

Teatro Miela – giovedì 13 ottobre 2016, ore 21.00 performance di live electronics

E-SLOVAKIA di Juraj Kojs

Una composizione e performance multimediale e sperimentale. Un lavoro interdisciplinare che unisce il suono, il movimento e le arti visive sul tema del paese natale del compositore. Una serie di sensori senza fili che il performer porta sul suo corpo, controllano la velocità, la direzione e la modulazione della musica e delle immagini in movimento. La collana sonora di “Caged” del compositori e chiude la serata in omaggio a Henry James con la partecipazione di Zoe Pernici. (In collaborazione con Bonawentura e Donne inquiete)

Uno degli ultimi straordinari spettacoli di Juraj Kojs è E-Slovakia – una composizione e performance multimediale e sperimentale che il musicista e compositore ha realizzato su commissione del Broward College South Campus nel 2015. Si tratta di un lavoro interdisciplinare che unisce il suono, il movimento e le arti visive in un ambiente circoscritto in tempo reale sul tema del paese in cui Juraj Kojs è nato : Slovacchia. Una serie di sensori senza fili sviluppati dal Dipartimento di Estetica e Comunicazione nel contesto delle Scienze Informatiche all’Università di Aarhus, Danimarca, assistono nella creazione e nella navigazione successiva all’interno di un contenuto artistico. I sensori che il performer porta sul suo corpo, controllano solitamente la velocità, la direzione e la modulazione della musica e delle immagini in movimento. L’eco immediato tra il movimento e gli elementi audio-visivi rendono più facile di raggiungere un sottile equilibrio tra il corpo umano e le tecnologie digitali, un rapporto che è intenso e allo stesso tempo intimo. Come possono le tecnologie espandere i nostri corpi, la nostra consapevolezza e la nozione di ciò che l’arte può significare? Kojs s’impegna in un dialogo vitale in cui varie discipline, la scienza e la cultura contemporanea guidata dalla tecnologia giocano un ruolo importante. Juraj Kojs (Slovakia/USA)

Miami New Times descrive il suo spettacolo di musica energetica multimediale Neraissance come esperienza indimenticabile e struggente. MiamiArtZine considera il suo lavoro “ Signals” incantevole e affascinante.
Kojs’s composizioni su commissione per musica acustica, elettroacustica multimediale e per installazioni musicali include Meet the Composer, Harvestworks New York, Vizcaya, Miami Light Project and Miami Theater Center.

I suoi lavori sono stati premiati in Europe—A Sound Panorama, Miami New Times, Best Off Award, Eastman Electroacoustic Composition, Performance Competition e Digital Art Award.
I suoi testi sono pubblicati in Organized Sound, Leonardo Music Journal e Journal of New Music Research. Kojs dirige Foundation for Emerging Technologies e anche Arts (FETA) . Insegna alla University of Miami’s Frost School of Music. www.kojs.net

Uno dei suoi ultimi straordinari spettacoli: E-Slovakia – an experimental multimedia composition and performance Commissioned by Broward College South Campus, 2015.http://kojs.net/E-Slovakia.html
Kojs ha creato il soundtrack per il film “ Caged”, una sceneggiatura di Riccardo Visone curata e realizzata da Beth Vermeer, nell’ambito del progetto Remembering Henry James nel Centenario della morte 2016.

In collaborazione con Bonawentura

Teatro Miela – venerdì 14 ottobre 2016 IL MEGLIO DEL GIORNALISMO FRANCESE

A cura di Alliance Française di Trieste in collaborazione con Bonawentura ore 18.00:

documentario
LA MALÉDICTION DE NAÎTRE FILLE

di Manon Loizeau et Alexis Marant
India, Pakistan, Cina, 2006, 53′, sott.it
Agence Capa et Arte, Prix Albert Londres 2006.
Le chiamano missing women, donne che mancano, donne ombra. Sono esseri umani a cui è stata rubata l’opportunità di vivere, di venire al mondo. In Asia mancano all’appello ben 100 milioni di bambine. Questa è la conseguenza di secoli di infanticidio a cui oggi si aggiungono gli aborti selettivi dovuti alle ecografie. Omicidi silenziosi in nome delle tradizioni che vedono nella donna solo un fardello economico. Il documentario ci porta in India e in Pakistan. In India a testimoniare sono le madri stesse costrette, sotto la pressione della comunità, a commettere l’infanticidio. Parlano del loro dolore, del loro senso di vuoto e di impotenza. In Pakistan parla chi giornalmente raccoglie dai fossi e dalle discariche cadaveri di bambine e a volte bambine affamate abbandonate a un angolo di strada. Un quadro terribile che ha pure la conseguenza di creare società di solo uomini allo sbando che sanno che non troveranno mai moglie. Proiezione alla presenza dell’autrice e giornalista Manon Loizeau

ore 20.00: documentario

VOYAGE EN BARBARIE

di Cécile Allegra e Delphine Deloget
Francia 2014, 72′, sott.it
Prix Albert Londres 2015.
Il Sinai è diventato teatro di una vera tratta degli schiavi: a partire dal 2009 cinquantamila eritrei sono passati da qui e diecimila non ne sono mai usciti. Giovani, di buona famiglia, cristiani e in fuga da una dittatura, vengono rapiti durante la marcia verso il Sudan e torturati da beduini per ottenere un riscatto dalle famiglie. Tre sopravvissuti svelano una vicenda avvolta ancora dal silenzio, l’ennesimo dramma sulle rotte della migrazione. “Voyage en Barbarie” è un documentario che tratta le migrazioni del popolo Eritreo alla volta della Somalia, del Sudan e di altre “terre promesse”. Attraverso le voci di Germay, rifugiato al Cairo, e Robel e Haleform, che hanno ottenuto asilo in Svezia , sono raccontate le loro tragiche esperienze nel Sinai, diventato da anni un immenso campo di tortura per migliaia di eritrei in fuga dal loro paese, sequestrati mentre si dirigono verso il Mediterraneo Il business è semplice, spregevole e redditizio: i giovani vengono catturati da predoni armati, venduti a terzi e stipati in campi di prigionia. I beduini non hanno che un obiettivo: ottenere un riscatto dalle famiglie, come conferma l’intervista senza precedenti a uno di loro.I tre sopravvissuti raccontano di essere stati rapiti nella zona situata a nord-est del deserto del Sinai e di aver vissuto dei mesi interi in una sorta di “buco nero dell’umanità”. Una prigionia, caratterizzata da torture e violenze di ogni genere, quasi tutte ancora impresse sulla pelle dei protagonisti. Qui, dove la condizione stessa di “essere umano” viene spogliata del proprio significato comune, i detenuti vengono picchiati, marchiati e torturati. Il tutto in diretta telefonica con le famiglie, al fine di ottenere un più rapido pagamento del riscatto, fissato in decine di migliaia di euro, dove le urla e lo strazio dei figli rappresentano il certificato di garanzia per la richiesta.Il documentario, indispensabile e coraggiosa denuncia, racconta l’itinerario nella sofferenza di coloro che subiscono, un supplizio infame e vigliacco contro chi non ha alternative. Le loro voci sono le prime a svelare una vicenda avvolta dal silenzio, l’ennesimo dramma sulle rotte della migrazione, denuncia di un fenomeno ancora poco conosciuto che merita tutte le attenzione della comunità internazionale.

FIGRA Festival International du Grand Reportage d’Actualité et du Documentaire de Société Prix de l’impact FIGRA – Amnesty International 2016
FIFDH (Festival du Film et Forum International sur Les Droits Humains)Genève (Suisse) – Grand Prix de l’OMCT – 2016 PriMed – le Festival de la Méditerranée en images- Marseille (France) – Grand Prix du Documentaire – Enjeux Méditerraneens 2015 Scam- Paris (France) – Étoile de la Scam 2015

New York City International Film Festival – New York (États-Unis) – Grand Prix 2015 In collaborazione con Bonawentura

Teatro Miela – martedì 18 ottobre 2016, ore 21.00 spettacolo/concerto

IL RISCATTO di e con Mohamed Ba

Nascere e crescere nel sud del mondo, coltivare l’idea ingenua, intollerabile, indegna di gente moderna, che il mondo è nostra patria comune e che, prima che la morte ci accolga tutti, secondo le credenze e i riti di ognuno, la terra che calpestiamo è di noi tutti. E così è il mare che la avvolge e il cielo che ci disseta capricciosamente. Ritrovarsi in mezzo al nulla assoluto, armati di solo speranza di essere visti, di essere notati, di essere salvati. Il riscatto è uno spettacolo che ci porta a toccare con mano tutto quello che bisogna sapere sul fenomeno migratorio e forse capiremo almeno un perché tra gli altri mille perché.In questo spettacolo di una durata di 1 ora e 10, Mohamed Ba ci invita a cogliere l’occasione che ci offre la povertà per un riscatto, per una vera rilettura del nostro essere niente a fatto impermeabile alle contaminazioni. Il sogno diventa realtà ed il profugo diventa sindaco. E se succedesse?

In collaborazione con Bonawentura

Teatro Miela – giovedì 27 e venerdì 28 ottobre 2016, ore 21.00 spettacolo

SOCIAL COMEDY INTRIGO A VIA DOGANELLI di Maurizio Zacchigna

regia di Marko Sosič
con Manuel Buttus, Roberta Colacino, Daniele Fior, Adriano Giraldi, Marcela Serli,

Maurizio Zacchigna

Una produzione Mamarogi – ICS Consorzio Italiano di Solidarietà, Ufficio Rifugiati Onlus, Associazione Culturale Spaesati – Teatrino del Rifo – Bonawentura sc in collaborazione con il Rossetti, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

QUESTA È “SOCIAL COMEDY – INTRIGO A VIA DOGANELLI”
Quattro operatori sociali estremamente variopinti, la loro capa estremamente autorevole, un drammaturgo estremamente sperduto, un poliziotto gentile sempre in vivavoce e un’anziana signora…. (del Ku Kux Klan?) E poi rifugiati afgani di cui si parla sempre ma che non si vedono mai. Tutti insieme durante due giornate ricche di tensioni, colpi di scena, equivoci, incontri, scontri, tragedie annunciate, tragedie evitate, un amore etero e una storia omosessuale. Va bene, ma di cosa si occupano quegli operatori? Cosa ci fa in scena uno chedice di essere l’Autore della commedia? Cosa c’entra poi un’anziana signora razzista? Difficile dirlo in due parole; l’unica chance per trovare una risposta sensata a queste domande è vedere Social Comedy, la prima commedia italiana che racconta la quotidianità lavorativa all’interno di una Onlus impegnata, come molte nel nostro paese, nell’accoglienza ai richiedenti asilo. La vicenda narra di Àhmad, un giovane profugo afgano che è alla vigilia del fatidico incontro con la commissione territoriale che deciderà se conce degli o meno lo stato di rifugiato. Ma a tutt’oggi, nonostante l’aiuto di Renzo, uno degli operatori più esperti, non è ancora riuscito a redigere la sua domanda. Cambia versioni, si contraddice. Perché? Quale mistero si nasconde dietro alle cicatrici che ha sulla pancia? Contemporaneamente al caso di Àhmad gli operatori della nostra Onlus . seguono la sistemazione di un appartamento preso in affitto e destinato a ospitare un gruppo di otto afgani attesi da un momento all’altro. Tutto bene se non fosse che quell’appartamento è sito nello stabile di via Doganelli,6, lo stesso dove al quarto piano abita la terribile e folkloristica signora Devotich, un’ideologa razzista. Social Comedy è una commedia polimorfa nella quale realistico e fantastico si inseguono fin dall’inizio ma senza pericolo di smarrirsi: la commedia vola decisa verso l’obiettivo civile per cui è stata scritta.

PERCHÉ “SOCIAL COMEDY” ?
Ogni fenomeno epocale, anche quello apparentemente più destabilizzante come lo spostamento di milioni di persone a causa di guerre e povertà estrema, se visto da vicino può sorprendere se spogliato della sua rappresentazione minacciosa. Si è scelto perciò intenzionalmente di scrivere una Commedia ritenendola la forma di teatro più adatta a raccontare una vicenda come questa esaltandone la normale quotidianità, evitando eroismi, sentimentalismi e primati etici. Ci siamo focalizzati sul lavoro e le sfide giornaliere di chi opera nell’accoglienza: trovare risposte concrete fra telefoni che squillano sempre o tacciono troppo, riunioni interrotte da emergenze, dubbi, certezze, sbagli e successi. Soddisfazioni. Persone amiche e avversari acerrimi. Incompetenze. Politici vicini che fanno male le cose e politici avversi che le fanno bene. Benpensanti sui pianerottoli. Cene etniche. Insomma il lavoro, quello con gli ospiti, i profughi, e quello al fianco dei colleghi. Ma sullo sfondo di questa quotidianità abbiamo messo in evidenza una trama centrale suggestiva, tanto fantastica quanto verosimile. L’obiettivo che speriamo di raggiungere, dopo aver ottenuto l’abbassamento delle difese da parte dello spettatore immerso in questa storia pop fatta di un po’ di love-story, di un po’ di giallo, di colpi di scena e intrecci, è quello di fornire al cittadino/spettatore stimoli nuovi per ricalibrare la propria visione di un mondo in inarrestabile mutamento.

In collaborazione con Bonawentura

Teatro Miela – giovedì 10 novembre, ore 21.00

performing reportage Immagini, suoni, film, storie

DOVE GLI DEI SI PARLANO di e con Monika Bulaj

Le ultime oasi d’incontro tra fedi, zone franche assediate dai fanatismi armati, patrie perdute dei fuggiaschi di oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca, e dove, dietro ai monoteismi, appaiono segni, presenze, gesti, danze, sguardi. In una parola: l’uomo, la sua bellezza, la sua sacralità inviolabile, ostinatamente cercata anche nei luoghi più infelici del Pianeta, seguendo il sole, la luna, le stagioni, i culti e i pellegrinaggi, in una “mappa celeste” che ignora gli steccati eretti dai predicatori dello scontro globale. Un mondo parallelo e poco raccontato che va dall’Asia centrale all’America Latina, dalle Russi e al Medio Oriente, e ti riconsegna la bellezza nella contaminazione: i riti dionisiaci dei musulmani del Magreb, il pianto dei morti nei Balcani, i pellegrinaggi nel fango degli Urali, l’evocazione degli dei in esilio oltremare, sulla rotta degli “scafisti” di un tempo, a Haiti e Cuba, dove la forza spirituale della terra madre diventa rito vudù, santeria, rap mistico, samba, epitalamio e mistero. E ancora il cammino dei nomadi dell’Asia, che si portano dietro le loro divinità, come gabbiani dietro a una barca da pesca nel deserto.

Sono molto cambiata nel corso del mio lavoro, all’inizio partivo cercando immagini per documentare qualcosa, poi, ad un certo punto, le mie immagini hanno cominciato a parlare da sole, a cercare me.

Ora quello che faccio è una cosa semplice, quasi infantile: raccolgo schegge di un grande specchio rotto, miliardi di schegge, frammenti incoerenti, pezzi, atomi, forse mattoni della torre di Babele… Forse questo può fare il fotografo, raccogliere tessere di un mosaico che non sarà mai completo, metterle nell’ordine che gli sembra giusto, o forse solo possibile, sognando, senza raggiungerla mai, quell’immagine intera del mondo che magari da qualche parte c’è, o forse c’era e s’è perduta, come la lingua di Adamo.

In collaborazione con Bonawentura

Teatro Stabile Sloveno – giovedì 17 novembre 2016, ore 20.30

danza

GUARDAMI
Quadri per un’esposizione
di e con Piera Principe contrabbasso Michele Anelli

“Questo quadratino di spazio è la mia stanza privata… è la mia cassa toracica, c’è una pallina rossa spostata dal centro, un cuore che mi ricorda di agire sempre dentro i suoi battiti. Ho imparato dal mio corpo spezzato ad apprezzare il valore del limite come il valore dell’errore. Il bel gesto così come l’errore muovono l’essere poetico da dentro . Non è mai stata la ricerca della bellezza o della abilità che mi hanno interessato, ma la ricerca della grazia” (Piera Principe).

Laboratorio “La zattera di Nessuno” con Piera Principe per danzatori/rici disabili e operatori 12-13 novembre/ 19- 20 novembre – info@spaesati.org
a me piace delimitare lo spazio e agire in un quadratino di palcoscenico
la mia presenza in questo quadratino di palcoscenico è come quella di un ragno che in un angolo, tra i muri di una stanza, tesse la sua ragnatela

Aspetto quel farsi del gesto necessario… necessario come il filo che il ragno produce per costruirsi una quarta parete Una trama silenziosa sospesa tra limiti e imperfezioni
Questo quadratino di spazio è la mia stanza privata… è la mia cassa toracica, c’è una pallina rossa spostata dal centro, un cuore che mi ricorda di agire sempre dentro i suoi battiti

Ho imparato dal mio corpo spezzato ad apprezzare il valore del limite come il valore dell’errore
Il bel gesto così come l’errore muovono l’essere poetico da dentro
Non è mai stata la ricerca della bellezza o della abilità che mi hanno interessato, ma la ricerca della grazia
Incontrando lo spazio, un gesto portato dalla grazia lo accarezza soltanto, non vuole sedurlo, possederlo a tutti i costi La grazia attende l’altro Attende altro, l’inedito che si nasconde, il numinoso ed è questo l’incontro che non spegne il desiderio del suo cuore
Nell’ attesa prolungata ascolto davvero e sposto i miei confini
Se riconosco la forza della sua fragilità il corpo ancora oggi mi permette di danzare giocando, di dialogare con la danza senza fare danza
Radicata nella terra attraverso un corpo icona e trasparenza al tempo stesso una danzatrice si dispone ad intercettare l’inedito
Inedito che qua e là si presenta se lascerà dialogare il suo segno con i sensi sottili che hanno sede nella memoria del cuore
A questo dialogo amoroso non resta che mettere la punteggiatura
Piera Principe (da “La Zattera di Nessuno” diario di una danzatrice tra abilità e disabilità)
Dopo gli anni di formazione iniziata in Italia nel 1974, si perfeziona a Parigi, New York e Boston. Fin dagli anni Ottanta apre la sua ricerca artistica alla musica jazz e all’improvvisazione danzando con diversi musicisti del panorama internazionale come Stefano Battaglia, Giorgio Gaslini, Daniele di Gregorio e Guido Mazzon. Dal 1999 al 2010 fa parte della compagnia Sosta Palmizi con cui si esibisce in Italia e all’estero. Coreografa e autrice dall’esperienza gestuale particolare ( poli-fratturata a causa di un gravissimo incidente stradale), tornò in palcoscenico nel 1989 dopo due anni di immobilità totale, vincendo lo Spazio Nuove Proposte al Concorso “Vignale Danza” con l’ assolo “ Riservato” poi ripreso nel ‘92 con la regia di Stefano Monti. Dedica dai primi anni ‘90 la sua ricerca anche al limite-come-diversa- opportunità sia in campo formativo che artistico. Ha creato il metodo “La memoria poetica del Corpo” e il laboratorio permanente per viaggiatori abili e disabili: “La Zattera di Nessuno” promosso da Anffas Milano Onlus con cui collabora dal 1996. La sua ricerca è stata oggetto di diverse tesi di laurea presso le università di Bologna, Firenze e Milano.
Dirige laboratori al Centro internazionale della danza ( CID) a Rovereto e master in diverse università italiane. Per alcuni anni ha collaborato come docente di Area Motoria presso l’Università di Scienze della Formazione Milano Bicocca partecipando al libro “ I laboratori del corpo” di Ivano Gamelli. Edizioni libreria Cortina.
Solo-performer realizza e propone ancora oggi “poesie gestuali” e performances di grande intensità.

“ Guardami” sull’improvvisazione totale contiene pagine del suo libro “ La zattera di Nessuno” diario di una danzatrice tra abilità e disabilità (edizioni Titivillus).

La Zattera di Nessuno

Un laboratorio in forma di viaggio per acqua, dedicato al Mediterraneo: mare – madre di vicinanza di Piera Principe. La Zattera di Nessuno è un laboratorio in forma di viaggio per acqua ispirato all’Odissea. Un viaggio di ritorno al corpo e alla poesia del gesto. “Assumendo le nostre abilità e i nostri limiti come straordinarie opportunità di lavoro, rifonderemo l’idea che avevamo di noi stessi sulla verità, rinnovando la relazione e il con-tatto con il nostro corpo e quello dei nostri compagni di viaggio. In un luogo che chiameremo Zattera ci incontreremo per la stessa ragione: non fare quel viaggio da soli… poi tutti saremo l’Odisseo, noi stessi e Nessuno. (Piera Principe)

Le Tappe del viaggio

LA PARTENZA: training armonico “la memoria poetica del corpo” occupazione dello spazio-zattera, prossemica iniziale, partire con un gesto.
LA MAGIA: training armonico “la memoria poetica del corpo”, la fiaba come spunto teatrale al gioco del corpo, al racconto e all’uso della voce.

L’OBLIO: “la memoria poetica del corpo” l’esagerazione come pratica liberatoria del corpo-soggetto e del corpo-voce. IL GRANDE E IL PICCOLO: “la memoria poetica del corpo”, tecniche teatrali per l’approccio e l’esposizione delle abilità e delle disabilità di ognuno, “l’angelo ed il suo compagno”: una forma d’ascolto.
L’IMMOBILITA’: training armonico (sulla sedia ) “la memoria poetica del corpo”, sirene, polene e bassorilievi per la giornata del “corpo legato”.
LA TEMPESTA: “ la memoria poetica del corpo”, la madre: una relazione fatta di gesti, ricordi ed emozioni.
L’AMORE: “ la memoria poetica del corpo”, il corpo dell’altro come luogo di ri-conoscenza e di abbandono.
IL GRANDE RACCONTO: “ la memoria poetica del corpo” la pratica del ricordo: viaggio dentro alle tappe della Zattera di Nessuno.
IL RITORNO: “ la memoria poetica del corpo”, la coralità nel gesto, nel canto e nel racconto del gruppo- zattera. Tutti insieme Nessuno.

Stazione Rogers – domenica 20 novembre, ore 11.00 presentazione del libro

RIMAD’ORIGINE di Elisa Vladilo

Il libro (Vita Activa edizioni)

Dopo l’installazione realizzata per S/paesati 2013 presso la Stazione Centrale di Trieste, e il video ora esce il volume che documenta l’evento attraverso le foto delle poesie scritte dalle 35 donne delle diverse culture presenti a Trieste. Abbiamo chiesto inoltre alle donne di raccontare le ragioni che le hanno spinte a scegliere proprio quella poesia. Cultura, lingua e personalità diverse si specchiano l’una nell’altra in un volume in cui gli elementi visivi, i colori, le grafie, gli alfabeti sono parte integrante del caleidoscopio triestino.

In collaborazione con Casa Internazionale delle Donne.

Teatro Miela – sabato 26 novembre 2016, ore 21.00 spettacolo
Atopos Compagnia Teatrale
VARIABILI UMANE

progetto e regia di Marcela Serli

Uomini che non sono (sempre) uomini. Donne che non sono (sempre) donne. Un insieme di variabili umane che vagano in una terra di confine senza riconoscibilità. Sono gli esclusi. Questa è anche la storia di una scoperta rivoluzionaria: siamo esseri intersessuali; siamo fatti di madre e padre. In scena, persone con diverse identità genere e diversi orientamenti. Donne, uomini e persone transgender che hanno affrontato o stanno affrontando una transizione verso il maschile, il femminile o un genere non definito parlano, danzano, cantano la propria diversità. Solo storie vere.

In collaborazione con Arcigay Arcobaleno Trieste e Gorizia.
Laboratorio sull’identità di genere con Marcela Serli 3,4,5 dicembre info@spaesati.org Variabili Umane scene di ironico strazio, d’odio e d’amore, di…

Progetto e regia di Marcela Serli, donna biologicamente femmina, drammaturgia di Marcela Serli e Davide Tolu, uomo transessuale (FtoM) da un’idea di Irene Serini, donna biologicamente femmina.
Cesare Benedetti uomo biologicamente maschio, danzatore; Noemi Bresciani donna biologicamente femmina, danzatrice; Laura Caruso transgender, formatrice aziendale; Marco Dardano uomo transessuale (FtoM), barman; Nicole de Leo donna transessuale, attrice; Mattia Fiori uomo transessuale (FtoM), impiegato; Giulia Lunaspina donna transessuale (MtoF), consulente tecnico; Antonia Monopoli neodonna transgender, referente sportello trans Ala Milano Onlus; Stefania Pecchini donna, ufficiale delle forze dell’ordine; Marta Pizzigallo donna, attrice; Gaia Saitta donna biologicamente femmina, attrice; Irene Serini donna biologicamente femmina, attrice.

Video art di Maddalena Fragnito, donna biologicamente femmina, artistiva visiva; ricerca musicale di Francesca Dal Cero, donna biologicamente femmina, regista radiofonica; consulenza ai costumi di Giada Masi, donna biologicamente femmina, costumista; progetto grafico di Christian Tubito, uomo biologicamente maschio, strategy designer.

“Le parole sono importanti# di Marcela Serli

Alla ricerca dell’identità perduta:
1. saper guardare i nostri desideri
2. affrontare le nostre paure
Sono le premesse per questo intenso e felice lavoro che da alcuni anni ci accompagna e ci da linfa vitale.
In questi anni ho capito che una persona transessuale è sempre in via di definizione, che è in transizione sempre. E soprattutto ho capito che anche noi “normali# siamo in via di definizione sempre, e a volte senza saperlo. Aderisco davvero a me? Qual è la mia reale identità? Uomini che non sono (sempre) uomini. Donne che non sono (sempre) donne. Un insieme di variabili umane che vagano in una terra di confine senza riconoscibilità. Sono gli esclusi. Questa è la storia di un popolo offeso e della sua rivincita. Come una tragedia greca, canteremo la nostra storia e la nostra visione di felicità. Questa è anche la storia di una scoperta rivoluzionaria: siamo esseri intersessuali; siamo fatti di madre e padre. In scena, quindici persone con diverse identità genere e diversi orientamenti. Donne, uomini e persone transgender che hanno affrontato o stanno affrontando una transizione verso il maschile, il femminile o un genere non definito, parlano, danzano, cantano la propria diversità, il proprio sguardo sulla società, sugli altri, su di sé. In scena uno schermo, una ricerca in diretta su internet, a proposito delle definizioni che ci danno, che ci diamo. Solo storie vere. Ho proposto uno spazio vuoto, tutti in piedi, con l!instabilità che da un non luogo. Di volta in volta ho creato situazioni dove le variabili potessero muoversi e ritrovarsi e perdersi. Una struttura che segnala una esposizione diretta senza orpelli, un lavoro su di sé e su un altro da sé. Perché non si può definire qualcosa se non si definisce anche il suo “contrario#. Ho deciso di lavorare sui mostri, sugli zombie: questo desiderio ha maturato in me un’idea precisa di regia. Lavorando sulla deformazione in tante forme sono arrivata ad usare questo concetto nella messa in scena stessa. La deformazione della realtà. Senza aver paura di deformarsi per arrivare al caos .Ognuna delle persone coinvolte in questo progetto ne è parte fondante, lavora con me a scoprirsi, a nascondersi, a rivedersi. Molti di loro non sono attori né danzatori professionisti, ma sono professionisti nel loro lavoro, consulenti aziendali, medici, ispettori di polizia, sposati, genitori, una ex prostituta oggi consulente per una onlus, e gli altri, artisti vari; tutti insieme lavoriamo sulle nostre paure, su da dove veniamo e su dove vogliamo andare, sui nostri desideri. E tutti

insieme facciamo un percorso sempre in via di definizione, come le persone in transizione. Uno spettacolo professionale, con professionisti della vita, della lotta per la vita. Uno spettacolo pulito tecnicamente, sporco emotivamente.
“Variabili Umane# dunque è la storia di un!identità mancata. Un desiderio di trovare “casa#. Un canto d‘amore e d!odio per “essere# umani. Un urlo di vita. Un urlo parossistico, fottutamente indigesto. Una danza di corpi buffi e belli che desiderano essere amati. Una tragicommedia sull’ignoranza e una ricerca continua Le variabili umane entrano nelle menti come un elettroshock.

ATOPOSLAB
Laboratorio Teatrale sull!identità di genere
diretto da Marcela Serli
con la collaborazione di Irene Serini, Laura Caruso, Cesare Benedetti, Antonia Monopoli.
ATOPOS Compagnia Teatrale organizza laboratori teatrali rivolti ad attori, danzatori e artisti dai diversi linguaggi espressivi, ma anche a tutti coloro che sono curiosi di sperimentare le proprie possibilità creative indagando sulla propria identità, e in particolare sulle proprie componenti maschile e femminile.
I laboratori partono dall’analisi della psicogenesi del maschile e del femminile attraverso l!osservazione e il confronto tra persone di diverse identità di genere.
Vengono indagate le potenzialità espressive del proprio corpo e degli stati emotivi attraverso tecniche teatrali antiche, arcaiche, animali, contemporanee, performative.
In particolar modo ci si concentra sulla differenziazione dei generi e dei ruoli, dunque sulla costruzione di personaggi maschili e femminili.
A questo fine viene proposto un percorso di osservazione guidata e di emulazione della realtà.
Un momento della giornata è dedicato al lavoro da performer, in cui il corpo diventa strumento artistico, per giungere a teatralizzare il sé.
Alla fine del lavoro i partecipanti saranno in grado di raccontarsi e di raccontare la propria identità attraverso un’installazione teatrale.
Una giornata tipo prevede: teorie di genere con narrazioni/presentazioni di sé, training fisico e vocale, improvvisazione e composizione (il cerchio del ritmo), ricerca sull’identità individuale.
Il laboratorio è diretto da Marcela Serli, attrice e regista argentina, laureata in drammaturgia contemporanea. Da tempo progetta e realizza spettacoli a tematica sociale.

Con la collaborazione di:
Irene Serini, attrice diplomata alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, già coinvolta in progetti teatrali
che affrontano il tema dei tabù legati al sesso.
Cesare Benedetti diplomato alla Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, in Teatro Danza. Fondatore
della compagnia Fattoria Vittadini. Laura Caruso, laureata in Economia e Commercio, formatrice e consulente aziendale, transgender.

In collaborazione con Bonawentura

Libreria Antico Caffè San Marco – martedì 6 dicembre 2016, ore 18.00

presentazione del libro

VOCI RIMOSSE

i profughi di Eidomeni
di Alberto Flego
Introduce Gianfranco Schiavone, presidente ICS

Questo è un romanzo contemporaneo, che ripercorre sette mesi di storia dando voce a chi non conosciamo, e che a volte fatichiamo a comprendere. Sono le Mille e una Voce che l’Europa ha rimosso. L’autore innesca con la scrittura un ribaltamento di prospettiva analitica che, con il pretesto di narrare la storia di un campo profughi alle porte dell’Europa attraverso l’esperienza dei volontari Alan e Kristin, dà voce agli esuli ascoltandoli in rispettoso silenzio. Le loro voci rimosse riconquistano così dignità, quella dignità calpestata da logiche e accordi internazionali ingiusti e lesivi dei diritti umani di chi fugge per salvare la vita. Un pamphlet realistico e per niente satirico, che ricompone i pezzi di un puzzle che la memoria collettiva tende a rimuovere, e che deve ricordarci invece che in futuro le nuove generazioni ci chiederanno come mai tutto questo sia davvero accaduto, qui in Europa, nel lontano e buio 2016.

BIOGRAFIA
Alberto Flego nasce a Trieste nel 1965, dove attualmente vive. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli studi di Udine in Storia delle tradizioni classiche nell’arte Europea, ha già pubblicato per Edizioni Croce il volumetto “Inediti da Trieste”, opera letteraria che raccoglie i suoi racconti giovanili. Lavora impegnato nel sociale a Trieste, presso una Fondazione Onlus dedita all’assistenza dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Teatro Stabile Sloveno – lunedì 19 dicembre 2016, ore 20.30

spettacolo CONVENTION

regia e drammaturgia di Barbara Sinicco
con Mamadu Konate, Nasim Nuri, Silvia Mancaleoni, Khouzama Reda, Giulia Binali, Zabiullah Ahmadi

Alle radici delle cause dell’immigrazione. Una riunione ai vertici del potere-una convention-tra alcuni paesi del mondo. Presidenti, ministri, deputati, ambasciatori, capi rivoluzionari…ex presidenti che non vogliono lasciare il posto, si ritrovano a parlare di corruzione, immigrazione, colpi di stato, guerra, diritti umani…Non vedono però, e ce l’hanno sotto gli occhi, l’oggetto principale delle loro discussioni: l’uomo. L’uomo è diventato invisibile, letteralmente per loro, è il personaggio del Griot che lo interpreta, colui che nella tradizione di alcuni paesi africani è il cantastorie, il musicista, ma anche chi denuncia le nefandezze dei potenti. Il griot introduce i personaggi, partecipa e commenta la storia, interviene, ma nessuno se ne accorge, se non come di un inserviente…Fino a quando..? Una satira di fantasia ma non impossibile, ironica ma per niente divertente, poetica ma piuttosto grottesca…..

Lo spettacolo nasce come naturale prosecuzione del precedente “Zindabad!”, primo spettacolo del gruppo formata da attori stranieri e italiani, e dall’esperienza dell’associazione culturale Fabbrica delle bucce da anni impegnata nel campo del teatro civile e delle tematiche interculturali e dell’immigrazione.

Info

info@spaesati.org www.spaesati.org

www.miela.it teatro@miela.it

tel 040 365 119

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