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Friday March 22nd 2019

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The hard way to understand each other 🗓 🗺

Interessantissimo spettacolo, privo di voci ma ricco di movimento e d’anima, quello presentato per il Progetto “Giovani Realtà del Teatro” che Il Rossetti-Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia avvia nel 2019 producendo e programmando negli “altri percorsi” gli spettacoli vincitori del Premio Nazionale “Giovani Realtà” promosso dalla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. A partire dal 15 gennaio “The hard way to understand each other” di Adalgisa Vavassori, seguirà dal 13 marzo “Où les fleur fanent” di Natalia Vallebona”.

Come si può comunicare senza l’uso della parola? Ci si riesce benissimo, soprattutto in un mondo come il nostro formato sempre più da moltissimi inpulsi visivi. Se a questo fondamento uniamo la grande capacità mimica ed espressiva dei protagonisti e la emotività coinvolgente della scenografia registica che ha dato forma alla storia dell’incomunicabilità dei nostri giorni, ecco che lo spettacolo risulta vincente ed accattivante.

Un elenco infinito di piccole grandi manie, dove l’essere umano risulta sempre confinato nella sua enorme solitudine, risulta rincorrere un tempo destinato a finire senza una conclusione serena.

La paura di invecchiare, l’attaccamento al mondo virtuale, la dipendenza da un lavoro logorante e impersonale, l’impossibilità a conciliare l’impegno atletico al personale, la differenza tra uomo e donna che vede la coppia sempre in crisi, la difficoltà nel trovare qualcuno a cui appoggiarsi in un mondo dove gli altri tendono a farlo continuamente e mille altre situazioni non fanno altro che sciorinare incessantemente lo scorrere dei giorni senza nessuno scopo.

Uno spettacolo che segna il tempo, ma anche il percorso. Uno spettacolo che va visto, sentito e assorbito e che arriva tutto, nonostante non ci siano parole.

Laura Poretti Rizman

Gli ottimi componenti del Teatro Presente, erano stati scelti da César Brie all’interno del Cantiere delle Arti promosso da ERT – Emilia Romagna Teatro. Il gruppo inizia così un percorso formativo che si conclude con “Karamazov”, in tournée dal 2012 al 2015 in Italia e Argentina. A partire da questa esperienza, fondano nel 2013 la loro compagnia indipendente e realizzano, sempre con il regista argentino, “Il Vecchio Principe”, “InDolore”, “La Mite” e “Orfeo ed Euridice”, spettacoli che interrogano i classici per parlare del contemporaneo. “The hard way to understand each other” è la loro ultima creazione e rappresenta un momento di cesura e allo stesso tempo di continuità: la volontà di prendere ora in mano la direzione artistica della compagnia, ponendo come forte base gli insegnamenti e la poetica del maestro.
Attraverso i loro corpi, cinque attori mettono in scena i mondi interiori dei protagonisti. Per raccontare l’universo dell’emotività, viene accantonata per un momento la parola. Una ricerca caratterizzata da immagini e metafore, gesti minimi e poesia.“The hard way to understand each other” è dunque un delicato dipinto sulla quotidianità contemporanea. Una visione ironica del tentativo costante di comprenderci l’un l’altro. È quello che resta delle relazioni fisiche ed emotive in un’era di parole digitali. Una partitura musicale su cui il gesto si muove silenzioso. Come un’emozione che non si può spiegare.
«In quest’epoca dominata della comunicazione, la sensazione più diffusa sembra essere la solitudine. E la solitudine spesso nasce dal sentirsi incompresi. Ma ci si può davvero capire?» scrive Adalgisa Vavassori nelle sue note di regia. «Ogni persona è un universo a sé e vede il mondo attraverso le proprie esperienze passate, il proprio vissuto. Attraverso l’unicità del suo sapere e di quello che prova nel momento. Per queste ragioni, ogni singolo incontro mette in gioco una quantità di elementi che va molto al di là di quello che viene detto: la propria percezione di sé, i sentimenti che si provano, i desideri e le loro le proiezioni, i pregiudizi formulati a partire dalle sollecitazioni dei media, le paure. Senza contare l’interferenza di elementi esterni come il denaro, il successo, il potere reale o percepito. Una delle cose più inquietanti della nostra quotidiana vita sociale è che non abbiamo la più pallida idea dell’immagine che hanno di noi le altre persone. (…) Ma alla fine noi chi siamo? (…) Il risultato di queste domande è uno spettacolo semplice, essenziale, ironico sull’animo umano».

Lo spettacolo andrà in scena dal 15 al 20 gennaio alla Sala Bartoli.

“The hard way to understand each other”
progetto e regia Adalgisa Vavassori
con Daniele Cavone Felicioni, Gabriele Ciavarra, Clelia Cicero, Julio Dante Greco,
Adalgisa Vavassori
creazione collettiva
composizioni sonore Gianluca Agostini
scenografie Hillary Piras
costumi Francesca Ariano
disegno luci Giuliano Bottacin

Nel 2019 il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia avvia un progetto incentrato sulle “Giovani Realtà del Teatro”: vengono prodotti e programmati due spettacoli che si sono distinti, arrivando al podio, nelle ultime edizioni del Premio Nazionale “Giovani Realtà del Teatro”. Il Premio ha sede ad Udine ed è promosso dalla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe: nei suoi dieci anni di vita ha messo evidenza giovani artisti che hanno fatto strada sulla scena nazionale.

Il Progetto “Giovani Realtà del Teatro” è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa – al Café Rossetti, venerdì 11 gennaio – a cui sono intervenuti il direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Franco Però e Diana Barillari, vicepresidente della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe.

Riservare spazio ed attenzione agli artisti emergenti della scena contemporanea italiana, è considerato allo Stabile regionale uno degli obiettivi fondamentali: perciò il Teatro si propone quale vetrina e punto di riferimento per artisti e gruppi interessanti per i quali non sarebbe semplice entrare nei programmi istituzionali dei grandi teatri.
La scelta dello Stabile è stata infatti di collaborare in qualità di produttore e di inserire i due spettacoli nella propria programmazione ufficiale, nel cartellone “altri percorsi” che è molto adatto a tale proposta, essendo completamente declinato ai temi e ai linguaggi della contemporaneità.
Se da un lato la scelta intende favorire i giovani artisti, dall’altro rappresenta un significativo arricchimento per il pubblico cui offre occasione di confrontarsi con le più attuali tendenze dell’espressione teatrale.

«La Nico Pepe ritiene che la collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sia estremamente preziosa» ha dichiarato Claudio de Maglio, direttore dell’Accademia Nico Pepe. «L’attenzione dimostrata nei fatti dal direttore Franco Però verso le giovani generazioni sancisce un rapporto di reciprocità e riconoscimento delle nostre rispettive funzioni; in concreto offre nuova linfa al panorama teatrale contribuendo a dare senso e valore aggiunto ad iniziative come il nostro Premio Giovani Realtà del Teatro che viene ospitato nella stagione dello Stabile. In particolare la scelta di dare spazio ai giovani artisti premiati nelle due passate edizioni del Premio permetterà di far vedere a Trieste due spettacoli estremamente godibili in cui il filo dell’ironia percorre tematiche legate alla sfera delle relazioni umane di per sé volubili, incostanti o precarie. La cura e la passione che i giovani talenti hanno profuso in queste opere proposte nel cartellone del Teatro Stabile regionale sono tali da regalare momenti di poesia pur offrendo uno sguardo non banale sul presente».

A partire dal 15 gennaio “The hard way to understand each other” di Adalgisa Vavassori, seguirà dal 13 marzo “Où les fleur fanent” di Natalia Vallebona”.

Lo spettacolo con cui si apre il progetto è “The hard way to understand each other” che lo Stabile produce con il Teatro Presente, compagnia composta da sette talentuosi attori trentenni, diretti da Adalgisa Vavassori. Nell’edizione 2016 del Premio, la Giuria Artistica lo portava al podio con la seguente motivazione: «Per le felici intuizioni registiche, per il gioco di relazioni estremamente preciso che racconta con grazia le piccole nevrosi del quotidiano condotto da un ensemble affiatato ed efficace». Lo spettacolo andrà in scena dal 15 al 20 gennaio alla Sala Bartoli.

Il secondo titolo sarà “Où les fleur fanent” scritto, diretto e coreografato da Natalia Vallebona, che affonda le proprie radici nel progetto di ricerca biennale da lei condotto assieme agli attori del suo Collettivo Poetic Punkers, sul tema “turista del sentimento”. I suoi lavori e la sua poetica sono stati definiti “danza esistenziale”. Vincitore dell’edizione 2017, il Premio è stato così motivato: «Per l’intelligente gioco teatrale basato sulla relazione tra i personaggi e i ruoli, con un calibratissimo rapporto tra corpo e voce, gesto e parola, sospeso a tratti nell’assurdo di un gioco vittima-carnefice basato su un non-sense che però ha radici profonde recuperando il gusto artigianale del teatro non privo di energici affondi e di sentimento». “Où les fleur fanent” sarà in programma in Sala Bartoli da mercoledì 13 a lunedì 18 marzo (anziché nelle date di febbraio inizialmente comunicate).

“Où les fleur fanent”
di Natalia Vallebona
regia e coreografia Natalia Vallebonatesti originali Faustino Blanchut e Natalia Vallebonareferente letterario Manuel Tosodrammaturgia Faustino Blanchut e Natalia Vallebonacon Faustino Blanchut, Mariangela Giombini, Marianna Moccia, Francesco Russo

In Francia e in Belgio, dove quest’artista è già molto attiva, i suoi lavori sono stati definiti dalla stampa “danza esistenziale” come se il corpo, potendo usare tutto quello che ha a disposizione, diventasse un “corpo attore” in grado di esprimere attraverso il complesso di gesto, parola, dinamica, azione, ritmo, poesia, tutto il mondo interiore dell’interprete. “Où le fleurs fanent” è dunque una pièce di teatro fisico: si basa sul lavoro di quattro interpreti e ripercorre il viaggio solitario di un uomo che è “figlio bastardo delle nevrosi di un’epoca”. La profondità dei sentimenti, i ricordi che attanagliano e accompagnano una vita e le riflessioni esistenziali sulla fede, la famiglia e l’amore lasciano molti segni indelebili sul protagonista. «La mia ricerca parla dell’uomo – spiega Natalia Vallebona – delle dinamiche sociali, del ruolo della donna nella società moderna, della miseria umana, dell’“atto psicomagico”, della violenza e della pietà. La sconfinata apertura dei confini territoriali ha dischiuso in noi nuove mappature che cambiano la concezione del corpo performante. Sono sempre più sottili i confini fra il virtuosismo tecnico classico, il lavoro al suolo e l’uso della voce. (…) Il concreto uso di sé stessi apre ad un nuovo punto di vista, a una diversa poetica e a un nuovo concetto di bellezza. Per me l’obiettivo della pratica fisica ha come fine ultimo uno svuotamento espositivo che consiste nello svelare un “mistero”, nonché la fragile verità dell’essere umano».

I biglietti per gli spettacoli sono in prevendita, nei consueti punti vendita e circuiti dello Stabile del Friuli Venezia Giulia e tramite il sito www.ilrossetti.it. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.

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Arte e spettacolo
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