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Wednesday March 20th 2019

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Tra poesia e musica, intervista a Beatrice Achille

Il giorno 18 gennaio, alle ore 20.45,  alcuni poeti e musicisti, provenienti da più città italiane, troveranno a Trieste, al Teatro San Giovanni, il punto d’incontro perfetto per proporre una serata inedita, intitolata “Tra poesia e musica”.Si tratta di uno spettacolo che vuole proporre l’unione tra musica e poesia a partire dalla loro radice comune: il suono. Infatti, i protagonisti di tale iniziativa emergono sia dall’ambiente dello Slam Poetry, ovvero un movimento letterario incentrato sulla riscoperta della poesia orale, sia dallo studio della musica elettronica e dei suoi nuovi utilizzi.Gli spettatori potranno ascoltare i lavori inediti del duo musicale MO, composto da Federico Mullner e Clara Orpelli, il quale lavorerà, in questa occasione,  con i testi e la voce di Beatrice Achille per immergere l’ascoltatore in una sonorità particolare e provocatoria. A seguire vi saranno gli artisti del collettivo fiorentino Fumofonico (Matteo Zoppi, Fausto Berti, Matteo Mannocci e Nicolas Cunial), i quali da anni si stanno impegnando a promuovere lo Slam Poetry e la poesia con musica.Invitiamo a non perdere l’occasione di scoprire questa nuova proposta letteraria che, ci si augura, possa crescere ed evolversi maggiormente nella nostra città.

Tra poesia e musica, foto fornita da Beatrice Achille

LAURA PORETTI RIZMAN INTERVISTA BEATRICE ACHILLE

Beatrice Achille

Beatrice Achille fin dalla sua nascita ha fatto parlare di se, finendo sul giornale locale con una vicenda legata al momento del parto della madre, nella sua abitazione del tempo.
Una splendida ragazza che nel tempo ha seguito la passione materna per la poesia e che ha ideato, con l’aiuto di splendida gioventù, questo incontro tenutosi l’altra sera ad offerta libera, nel  Teatro di San Giovanni, a Trieste.

LPR: Per prima cosa vorrei complimentarmi con te per essere riuscita in questo intento, che immagino ti abbia coinvolta moltissimo.
Beatrice Achille: Sì, è stato molto impegnativo dare luce a questa serata, ma ne è valsa la pena.Avendo iniziato a scrivere per il teatro fin dal tempo del liceo, la scrittura per me ha sempre contenuto il significato della rappresentazione concreta. Ciò significa che scrivevo perché le parole e la storia potessoro poi prendere vita tramite il lavoro dell’attore su di una scena. Quando, durante gli studi a Venezia, venni in contatto con lo slam poetry compresi che la parola scritta poteva venire concretizzata anche dalla semplice oralità e dal contatto di essa con un ascoltatore. Gli slam poetry portano il poeta a leggere o recitare i propri testi in luoghi in cui spesso la poesia viene esclusa o dimenticata. Di conseguenza, sono stata subito affascinata da questa forma.
LPR: Aver organizzato questa serata potrebbe voler dire iniziare un percorso che si ripete nel tempo per arrivare, perchè no? fino alla realizzazione di un festival annuale. Potrebbe questo essere uno sbocco lavorativo?
Beatrice Achille: Organizzare la serata “Tra poesia e musica”, al teatro San Giovanni di Trieste, è stato un esperimento, ma un esperimento fondamentale. L’obiettivo era quello di proporre una ricerca di unione tra la parola e la musica elettronica. Questo punto d’unione è stato, per noi, il suono, tant’è che la poesia orale s’incontra con la musica proprio nel o tramite la sonorità.Il suono porta l’ascoltatore a partecipare attivamente alla creazione di uno spazio metafisico essenziale all’uomo e questo era il fine che volevamo raggiungere. In altre parole, volevamo che questa rappresentazione potesse immergere totalmente il pubblico. Spero con tutto il cuore che questa ricerca possa svilupparsi sempre di più a Trieste, ma essendo all’inizio di questa proposta artistica bisogna innanzitutto capire quali realtà già esistenti possano interessarsi all’iniziativa e quali artisti si sentano chiamati ad essa. Chiaramente un festival annuale sarebbe un sogno che mi piacerebbe poter concretizzare al più presto.
LPR: Quanta influenza può avere il percorso scolastico classico nei confronti della poesia secondo te?
Beatrice Achille: Durante lo spettacolo del 18 gennaio ho portato un testo intitolato “In nomine”. Esso contiene versi e parole in varie lingue, tra cui anche il latino ed il greco; di sicuro ciò è stato possibile grazie agli studi al liceo classico Dante di Trieste. Ma il fine del riutilizzo di suoni e parole, cui significato è stato perduto o modificato nella quotidianità di oggi, era proprio la ricerca di cui parlavo sopra. Il testo, inoltre, andava a pari passo con lo studio del duo musicale MO, composto da Federico Mullner e Clara Orpelli, i quali proponevano un lavoro che si costruiva anche attorno alla “dilatazione” delle parole pronunciate in scena.Ciò è valso anche per gl’altri artisti che hanno partecipato alla serata, ovvero i poeti e musicisti del collettivo fiorentino Fumofonico: con “Il peso della farfalla”, le voci di Matteo Zoppi e Fausto Berti seguivano la ricerca sonora di Matteo Mannocci e viceversa; mentre, in “Black In / Black Out”, i testi di Nicolas Cunial utilizzavano lo sviluppo di una metrica precisa e puntuale per poter coordinarsi al meglio con il ritmo musicale.
LPR: I premi ricevuti durante il tuo percorso hanno decisamente dato forza alla tua passione ma riuscire a riportare la poesia a teatro e nei luoghi di incontro credo vada oltre ad un giudizio e tocchi il più profondo livello dell’anima.
Beatrice Achille: I concorsi a cui ho partecipato e che ho vinto sono sempre rimasti risultati privati. L’incontro tra poeti ed artisti è fondamentale per non dimenticare la dimensione collettiva della produzione artistica. Il vero premio è proprio nella creazione e questa è possibile soltanto se esiste anche un continuo incontro (e scontro) tra storie, personalità, ricerche.

LPR: La musica e la poesia, un connubio perfetto che portato sul palcoscenico unisce inevitabilmente anche l’interpretazione, il movimento del corpo e la scelta delle luci. La poesia dunque diviene spettacolo.
Beatrice Achille: Più che la poesia che diviene spettacolo, vorrei che l’incontro tra poesia, musica, performance, corporeità, ecc. possa produrre un’esperienza immersiva. È in quell’immersione che le cose si fanno interessanti a mio parere.
LPR: La poesia incontra la musica e diviene canzone, a tratti pare rap. I cantautori in fondo erano poeti e spesso parlavano, i rapper in maniera più moderna e veloce, in fondo fanno la stessa cosa. Allora tu che differenza trovi tra queste arti?
Beatrice Achille: La differenza sta nel risultato che si produce nell’ascoltatore. Il rap spinge verso una ricerca che porta l’ascoltatore ad una riflessione più immediata e precisa, mentre la musica elettronica, portata in scena in questa occasione, vuole muovere sensazioni che non devono per forza precisarsi esplicitamente.
LPR: I musicisti sul palcoscenico che hanno accompagnato o fatto parte delle interpretazioni, suonavano dei sistemi di riproduzione dei suoni in un modo non solo bello da ascoltare ma anche da vedere. Potresti raccontarci del loro mestiere?
Beatrice Achille: Gli artisti del collettivo Fumofonico stavano proponendo il loro lavoro in un tour lungo tutto il triveneto e chiamarli a Trieste è stato un buon modo per coinvolgere anche la nostra città in questo movimento artistico che, in realtà, si sta già formando da anni nelle altre città italiane, anche attraverso quella che è la LIPS (lega italiana poeti slam). Nel triveneto abbiamo visto in breve tempo la nascita di molteplici realtà di questo tipo, ad esempio il collettivo Rimescolate con sede a Padova.Fondamentali sono stati anche i musicisti triestini del duo MO, che da due anni si stanno occupando di proporre concerti di musica sperimentale a Trieste. L’incontro di queste due situazioni è stato molto interessante e, spero, possa continuare, portando in questa città un numero maggiore di artisti provenienti da diversi luoghi e spazi culturali.
LPR: Se pensiamo alla poesia possiamo pensare a molti modi di esprimersi: c’è l’amore per la natura, la passione per l’amato o l’amata, il mal di vivere, la denuncia politica. Attraverso la poesia moderna c’è una grande espressione di denuncia sociale ed esce una grande forma di malessere. Il cambiamento sociale può avvenire attraverso la poesia?
Beatrice Achille: La poesia, oggi, soprattutto se pensata in questa forma, non può non coniugarsi con la denuncia, che spesso più che politica è anche esistenziale. 
LPR: Ieri nella presentazione hai citato il gruppo Zeno facendo emergere una stretta collaborazione tra enti diversi legati però da questa passione. Puoi parlarci delle realtà cittadine e cosa potrebbe fare chi ne fosse interessato?

Beatrice Achille: L’associazione Zeno è un progetto molto importante che si sta sviluppando qua a Trieste e che ha l’obiettivo di permettere la creazione di uno spazio di confronto d’idee. Essi hanno partecipato alla pubblicizzazione dello spettacolo, condividendo l’interesse di proporre alla città nuove ricerche artistiche. La serata del 18 gennaio è stata sviluppata in maniera indipendente, ma spero che per i prossimi eventi si possa trovare o creare una base solida su cui lavorare sempre di più e sempre meglio.




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