
C’è stato un concerto, sul colle di San Giusto.
Per la città che ha ospitato la nascita della rivoluzione basagliana, è stato concepito uno spettacolo dedicato alla follia.
L’artefice di questo lavoro è stato Vinicio Capossela che ha saputo portare il suo pubblico e tenerlo incollato ai propri posti, nonostante la pioggia che man mano diveniva scrosciante.
Un pubblico che lo ha ineggiato ed applaudito, richiedendo perfino più di un bis.
Il suo pubblico: quello che fino dall’inizio del mio avvicinamento a questo artista, ho iniziato a conoscere.
Vinicio ha suonato e cantanto, presentato i suoi collaboratori, voce e strumenti, ha vestito un cenno di rosso fuoco su un completo nero e buio. Vinicio ha mutato cappelli, scherzato e raccontato, ma soprattutto ha svegliato le coscienze.
Ha invitato al frastuono del contrasto contro la guerra e dalla platea si sono sollevate grida di partecipazione.
Ha spiegato ogni singolo testo, mescolando i più grandi poeti e scrittori a quanto accade oggi nel mondo.
Perfino i tuoni ed i lampi, andavano al suo ritmo musicale scatenandosi come un ballo di taranta.
Sullo sfondo delle immagini fantastiche di sirene e tritoni, nelle tonalità dell’acquamarina e del verdemare.
Al suo ingresso si è seduto al pianoforte ed ha iniziato a suonare: Per quanto scura, La notte … un musicista armeggia con il computer ed i suoni di spari e bombe si mescolano al testo, Bum Bum Bum, Bardamù. I tuoni ed il temporale che arriva, rende tutto così vicino e tutto così straziante.
Rende omaggio ai bimbi morti sotto l’odio di adulti e la pioggia inizia a scendere, come lacrima sottile.
Più e più volte richiama Svevo e lo fa con il suo nome originario: Aron Hector Schmitz, scrittore mitteleuropeo, nato da una famiglia appartiene alla buona borghesia ebraica. Di lui cita nello specifico le parole profetiche che chiudono il romanzo La coscienza di Zeno pubblicato nel 1923: “Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra, ritornata alla forma di nebulosa, errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.”
Non citerà però soltanto lo scrittore triestino, ma anche amici come Alessandro Mizzi del Pupkin Kabarett per scherzare sulla figura del Sagittario e collegarsi a quella del Minotauro anticipando i primi versi di Edipo Re, altresì citerà Pier Paolo Pasolini, John Keats, Lord Jim, Michelangelo e perfino Frankenstein Junior.
Le patologie delle vita vengono snocciolate attraverso le sue canzoni, l’una dopo l’altre: la follia della guerra, prima tra tutte, che arricchisce i potenti portando via denaro pubblico alla sanità ed alla cultura. Le follie della vita, da quella della passione a quella dell’errore, e per narrarla fa un confronto tra il genocidio di Srebrenica e quello di Gaza.


VINICIO CAPOSSELA
TRIESTE
26 LUGLIO 2025
Castello di San Giusto
Se il senno è sulla luna
La follia: da Ariosto a Basaglia
VINICIO CAPOSSELA a Trieste con un concerto unico e speciale
Castello di San Giusto
Sabato 26.07.2025 (inizio ore 20:30)
Biglietti in vendita dalle ore 11:00 di venerdì 23 maggio online su Eilo.it, Ticketone.it, presso il Ticketpoint di Trieste e i rivenditori autorizzati.
https://eilo.it/eventi/vinicio-capossela-castello-di-san-giusto-vinicio-capossela-26072025
Ludovico Ariosto, nel suo Orlando Furioso, all’inizio del ‘500, immaginò che il senno degli esseri umani, evaporato inseguendo le ricchezze, la fama, i vani sospiri degli amanti, gli incarichi di potere, l’adulazione dei potenti, il servilismo, la bellezza delle donne, la vanità in generale, si trovasse sulla luna, mentre sulla terra governava (e governa) la follia. La follia delle guerre, della violenza, della sopraffazione.
La luna dunque è ogni luogo in cui custodiamo l’innocenza e, assieme all’innocenza, tutte quelle stranezze, spesso stigmatizzate e punite dall’ordine del potere per preservare se stesso. Lungo questo confine, il recinto tra quanto il “sistema” giudica follia e la follia del “sistema”, corre il filo narrativo che unisce le canzoni di questo concerto pensato per Trieste.
Trieste è la città della grande rivoluzione basagliana e, nell’occasione del centenario della nascita di Basaglia, è stata teatro di un’opera d’arte pubblica partecipata intitolata “Corrispondenze immaginarie”, di Mariangela Capossela, la cui esperienza viene riassunta nell’omonimo documentario curato da Piero Pieri e Alessandro Spanghero, realizzato grazie a Teatro degli Sterpi e Hangar Teatri, che verrà proiettato, alle ore 20:30, prima dell’inizio del concerto.
Lo scenario del Castello di San Giusto ci fornirà la giusta altezza per prendere il volo e salire anche noi sull’ippogrifo, alla ricerca del senno perduto.
CORRISPONDENZE IMMAGINARIE
2025, 45 min
Il documentario racconta l’omonimo progetto d’arte pubblica partecipata dell’artista Mariangela Capossela incentrato sul recupero delle lettere scritte dai pazienti degli ospedali psichiatrici di Trieste, Gorizia e Venezia nella prima metà del ‘900, quando ogni comunicazione tra degenti e mondo esterno era per prassi negata. Una grande partecipazione popolare le trasforma – nel nostro presente e con i linguaggi dell’arte – in un mezzo per illuminare il tema della cura non solo del disagio psichiatrico ma, più in generale, delle emergenze sociali contemporanee. Il documentario, che ha richiesto circa nove mesi di produzione, ha seguito tutte le fasi del processo mettendo in luce il coinvolgimento attivo dell’intera comunità e gli aspetti più profondi e significanti dell’azione artistica. Soggetto e regia di Piero Pieri. Testi e sceneggiatura di Alessandro Spanghero.