Storia di una capinera

STORIA DI UNA CAPINERA
di Giovanni Verga
adattamento Micaela Miano
regia Guglielmo Ferro
con Enrico Guarneri, Nadia De Luca
con la partecipazione straordinaria di Emanuela Muni
e
Rosario Marco Amato, Verdiana Barbagallo, Federica Breci, Alessandra Falci, Elisa Franco, Loredana Marino, Liborio Natali
scene Salvo Manciagli
musiche Massimiliano Pace
Costumi Sartoria Pipi
Produzione TeatroABC

 

“Aveva visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia; ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiva in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde del prato o nell’azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lagrime.”

Enrico Guarneri è un comico, attore e artista teatrale. Arriva al Politeama Rossetti da protagonista con un grande classico verghiano, “Storia di una capinera” in un allestimento del regista Guglielmo Ferro. Accanto a lui, nel ruolo della figlia Maria, Nadia De Luca.

Lo spettacolo avvince fin dall’inizio. Le scelte musicali, nel loro alternarsi tra canti sacri e suoni della natura, così come le scene, in un connubio perfetto tra passato e presente, tra il costruito ed il proiettato, nella scelta meravigliosa di una proiezione su fili di tende che donano un senso di movimento e fluidità, rendono la scena un tao in equilibrio perfetto tra il bene ed il male. Costumi di gran gusto e inerenti al periodo storico.

Il messaggio che passa, anche nella recitazione voluta, è che non ci sia una netta distinzione tra il maligno ed il divino; entrambi sono due lati di un vissuto. Così il padre non comprende se ha fatto bene o male a rinchiudere una figlia, e la figlia non comprende dove sta la vera libertà.

Uno splendido allestimento per un’ottima interpretazione. Uno spettacolo che dona alla prosa una luce di splendore.

“Era morta, povera capinera! Eppure il suo scodellino era pieno. Era morta perché in quel corpicino c’era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete.”

 

Laura Poretti Rizman

Storia di una capinera

Fragile come una capinera, e rinchiusa come l’uccellino fra le grigie mura di un convento: così è Maria, nel celebre romanzo epistolare di Giovanni Verga che regala un affresco della Sicilia borghese ottocentesca, ma anche un toccante esempio di scrittura introspettiva, di critica sociale, di partecipazione per il destino dei più deboli…

“Storia di una capinera” – di cui rimane memorabile la versione cinematografica di Franco Zeffirelli – è ospite della Stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 14 dicembre in un allestimento del regista Guglielmo Ferro: fra gli interpreti, Enrico Guarneri e Nadia De Luca.

«Il mio pensiero non è imprigionato sotto le oscure volte del coro, ma si stende per le ombre maestose di questi boschi, per tutta l’immensità di questo cielo e di quest’orizzonte…» confida gioiosa Maria in una lettera all’amica Marianna: il colera incombe su Catania, le converse vengono restituite dal convento alle famiglie e la giovane Maria – dopo essere vissuta in clausura dall’età di sette anni – raggiunge il padre, la matrigna e la sorellastra Giuditta nella casa di campagna di Monte Ilice.
Quei mesi di libertà saranno centrali per lo sviluppo interiore della ragazza, che scopre prima la bellezza della natura, poi l’amore – timido e corrisposto – per Nino.
Un sentimento che conduce Maria a tragici turbamenti e imposizioni: il destino che la famiglia ha scelto per lei è infatti quello del chiostro, e Nino – destinato alla sorellastra – si adatterà presto all’idea di quel matrimonio. A Maria rimane il tormento di un amore così intenso e disperato da condurla alla pazzia.

“Storia di una capinera” dunque attraverso la passionale narrazione della novizia Maria – nel riadattamento drammaturgico di Micaela Miano, per la messinscena di Guglielmo Ferro – stigmatizza il rigido impianto culturale e umano delle famiglie dell’epoca. Perché se Maria è vittima, non lo è dell’amore “peccaminoso” per Nino che fa vacillare la sua vocazione, ma lo è del vero peccatore ‘verghiano’ che è il padre Giuseppe Vizzini.
«È sul drammatico rapporto padre figlia, sui loro dubbi e tormenti che si mette in scena la storia della Capinera» spiega il regista. «La stanza del convento è il centro della scena, Maria non esce da quella prigione, e il padre Giuseppe ne è il carceriere. Entrambi dolorosamente vittime e carnefici. Ogni evento che deflagra nella mente di Maria, ogni personaggio altro che scardina il viaggio del suo noviziato, sono elementi drammaturgici per sviscerare il dramma interiore di un padre che finisce per uccidere la figlia. È il racconto di legami infelici, di dinamiche familiari per noi oggi impossibili da immaginare ma che Verga racconta con l’inesorabilità di una condanna».
Lo spettacolo è in scena da giovedì 14 fino a sabato 16 dicembre alle 20.30 e domenica 17 dicembre alle ore 16 alla Sala Assicurazioni Generali. I biglietti per lo spettacolo sono disponibili alla Biglietteria del Rossetti e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it
Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.

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