{"id":29217,"date":"2017-12-07T09:00:29","date_gmt":"2017-12-07T08:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/?p=29217"},"modified":"2017-12-13T08:46:35","modified_gmt":"2017-12-13T07:46:35","slug":"gloria-in-excelsis-deo-dedicato-a-don-pino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/gloria-in-excelsis-deo-dedicato-a-don-pino.html","title":{"rendered":"Gloria in excelsis Deo. Dedicato a don Pino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>CANTUS DEI GLORIAE<\/strong><br \/>\n<strong>NOVECENTO SACRO A TRIESTE<\/strong><br \/>\n<strong>GIUSEPPE RADOLE<\/strong><br \/>\n<strong>MARCO SOFIANOPULO<\/strong><br \/>\n<strong>ROBERTO BRISOTTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>PER LA PRIMA VOLTA UN DISCO RIUNISCE LE OPERE DI TRE GRANDI COMPOSITORI DI RIFERIMENTO DEL NOVECENTO SACRO TRIESTINO: TRE DIVERSE GENERAZIONI, TRE MAESTRI DI CAPPELLA DELLA CATTEDRALE DI SAN GIUSTO DALLA META\u2019 DEL NOVECENTO AI GIORNI NOSTRI. LE LORO PAGINE MUSICALI TESTIMONIANO SAPIENZA DI SCRITTURA E CONOSCENZA DEL TESTO SACRO E LITURGICO TRAMANDATO DA UNA TRADIZIONE DI 2MILA ANNI. EDITO DALLA CASA DISCOGRAFICA TACTUS, IL CD SAR\u00c0 PRESENTATO IN ANTEPRIMA AL MUSEO SCHMIDL DI TRIESTE GIOVED\u00cc 7 DICEMBRE (ORE 17).<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_29218\" aria-describedby=\"caption-attachment-29218\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/gloria-in-excelsis-deo-dedicato-a-don-pino.html\/gruppo-incontro\" rel=\"attachment wp-att-29218\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-29218\" src=\"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/gruppo-incontro-300x221.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"221\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29218\" class=\"wp-caption-text\">gruppo incontro, immagine fornita da Volpe e Sain<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">Composizioni corali con l&#8217;accompagnamento dell&#8217;organo e di un ensemble strumentale sono affidate all\u2019interpretazione del Gruppo Incontro di Trieste diretto da Rita Susovsky e all\u2019organista Wladimir Matesic, che esegue anche alcune pagine per organo solo. Le prime esecuzioni \u201clive\u201d di alcuni brani del CD sono in programma sabato 9 dicembre alle ore 20 nella Chiesa Beata Vergine del Soccorso, in occasione del concerto Gloria in excelsis Deo. Dedicato a don Pino\u201d, con il Complesso vocale e strumentale Gruppo Incontro di Trieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">TRIESTE \u2013 Ripercorrere il repertorio della musica \u201csacra\u201d e liturgica attraverso l\u2019opera di tre compositori di riferimento, tre \u2018capiscuola\u2019 di generazioni successive che hanno dimostrato sapienza di scrittura e conoscenza del testo sacro, rendendo omaggio ad una tradizione religiosa antica di Duemila anni: questo il presupposto del nuovo lavoro discografico realizzato per iniziativa del Complesso vocale e strumentale Gruppo Incontro di Trieste con \u201cCantus Dei Gloriae &#8211; Novecento sacro a Trieste\u201d, il CD edito dalla Tactus, che verr\u00e0 presentato gioved\u00ec 7 dicembre al Museo Schmidl di Trieste alle 17, nell\u2019ambito delle celebrazioni per il decennale della scomparsa di don Giuseppe Radole. Pagine musicali di don Radole, insieme a quelle di Marco Sofianopulo e Roberto Brisotto, sono state scelte in questa produzione discografica affidata all\u2019interpretazione del Gruppo Incontro di Trieste e dell\u2019organista Wladimir Matesic, un lavoro \u00abche offre \u2013 spiega la curatrice Rita Susovsky &#8211; una panoramica di musica sacra legata da un denominatore comune ben preciso: tre compositori che si sono succeduti come maestri di cappella presso la Cattedrale di San Giusto in Trieste dalla met\u00e0 del Novecento fino ai nostri giorni. Un&#8217; antologia di opere che affianca alle esecuzioni corali con accompagnamento strumentale, i brani organistici dei tre compositori, eseguiti da Wladimir Matesic al pregevole strumento Zanin (2012) della Chiesa di San Giovanni Bosco di Lignano Sabbiadoro (UD)\u00bb. La prima occasione per ascoltare una parte di queste musiche (quelle di don Radole) sar\u00e0 sabato 9 dicembre alle ore 20.00 nella Chiesa Beata Vergine del Soccorso con il concerto \u201cGloria in excelsis Deo &#8211; Dedicato a don Pino\u201d, a cura del Complesso vocale e strumentale Gruppo Incontro di Trieste per la direzione di Rita Susovsky. soliste: Serena Arn\u00f2, Daria Ivana Vitez (soprani), Dragana Paunovity (mezzosoprano), e con la collaborazione degli strumentisti: Sne\u017eana A\u0107imovi\u0107, Dragana Gaij\u0107 (violini), Lyubov Zuraeva (viola), Katja Panger (violoncello), Kevin Reginald Cooke (contrabbasso), Nicola Zampis (oboe). All&#8217;organo Wladimir Matesic e al clavicembalo Nicola Colocci. Per l\u2019occasione il CD sar\u00e0 disponibile in anteprima mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le musiche contenute in questo compact disc sono dunque tutte a firma degli ultimi tre Direttori della Cappella Civica di Trieste, la pi\u00f9 antica istituzione culturale della citt\u00e0. I tre artisti sono stati legati da rapporti di collaborazione professionale o di filiazione didattica, e le musiche sono tutte pi\u00f9 o meno direttamente collegate alla loro attivit\u00e0 di maestro di cappella, testimoniando efficacemente la vitalit\u00e0 della musica liturgica contemporanea e la possibilit\u00e0 di una grande variet\u00e0 stilistica ed estetica nell\u2019approccio compositivo a questo genere. Le partiture inserite nel disco sono quasi tutti concepite originariamente per coro ed organo, anche se solo tre vengono presentate in questa veste: la direttrice del Gruppo Incontro Rita Susovsky ha provveduto ad arrangiare gli altri brani per un ensemble strumentale pi\u00f9 ampio, pur mantenendosi fedele all\u2019originale per tutti gli altri aspetti della scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ingresso \u00e8 libero per tutti gli eventi legati alla presentazione\/esecuzione del CD.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">CANTUS DEI GLORIAE<br \/>\nNOVECENTO SACRO A TRIESTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tracce del CD<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giuseppe Radole<br \/>\n1. Tu es sacerdos<br \/>\n2. Sanctus &#8211; dalla Messa Credo in unum Deum<br \/>\n3. Agnus Dei &#8211; dalla Messa Credo in unum Deum<br \/>\n4. Ecce panis angelorum<br \/>\n5. Versetti per il Magnificat (organo, alternatim)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Marco Sofianopulo<br \/>\n6. Gloria dalla Messa Cristo nostra speranza<br \/>\n7. Santo dalla Messa Cristo nostra speranza<br \/>\n8. La sera di Pasqua<br \/>\n9. Veni Sancte Spiritus (Partita per organo solo)<br \/>\n10. Susp\u00eer da l&#8217;anime<br \/>\n11. Victimae Paschali<br \/>\n12. Il mio bene \u00e8 star vicino a Dio<br \/>\n13. Regina coeli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Roberto Brisotto<br \/>\n14. Dominus pascit me &#8211; Salmo 23<br \/>\n15. L&#8217;attesa nel cenacolo (organo)<br \/>\n16. La danza delle lingue di fuoco (organo)<br \/>\n17. Magnificat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tre compositori ed una tradizione comune, testo di Roberto Brisotto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019impropria e superficiale interpretazione delle innovazioni liturgiche introdotte dal Concilio Vaticano II ha talvolta determinato, nelle nostre chiese, una scarsa attenzione alla qualit\u00e0 della musica composta ed eseguita durante le celebrazioni eucaristiche. Tralasciando il caso del \u2018musicista-credente\u2019 che, ovviamente, tende a vivere come privilegio e missione il proprio contributo artistico alla liturgia, dimenticando il fondamentale ruolo storico che il repertorio sacro-liturgico ha avuto nella nascita e nello sviluppo della musica colta occidentale e considerando frettolosamente come limitanti i vincoli cui il musicista che scrive (o esegue) musica per la liturgia deve sottostare, si tende ormai quasi generalmente, nel mondo musicale attuale, a classificare pi\u00f9 o meno consapevolmente questo ambito come una sorta di genere minore rispetto a quello concertistico, pi\u00f9 prestigioso e qualificante. In realt\u00e0, la situazione italiana della produzione musicale a servizio del rito cattolico \u00e8 assai pi\u00f9 complessa e variegata di quanto si creda comunemente e affianca a casi di dilettantismo esecutivo e povert\u00e0 repertoriale esempi musicalmente pi\u00f9 elevati fino a quelli, rari e straordinari, di vere e proprie Cappelle Musicali, realt\u00e0 secolari dal glorioso passato e dal vivace presente. A queste ultime appartiene la Cappella Civica di Trieste, nata nel 1538 allorch\u00e9 il Comune cominci\u00f2 a stipendiare il Maestro di canto di Cappella e l\u2019Organista del Duomo \u00abper servicio d\u2019Iddio, per honore della chiesa Cathedrale di s.to Giusto et reputacione di tutta la Citt\u00e0\u00bb e che attualmente si compone di un Direttore, un Organista e di un Coro a voci miste (20 cantori titolari e 20 supplenti). Le musiche contenute in questo compact disc si devono agli ultimi tre Direttori di questa storica istituzione, tra loro legati da rapporti di collaborazione professionale o di filiazione didattica, e sono tutte pi\u00f9 o meno direttamente collegate alla loro attivit\u00e0 di maestro di cappella, testimoniando efficacemente la vitalit\u00e0 della musica liturgica contemporanea e la possibilit\u00e0 di una grande variet\u00e0 stilistica ed estetica nell\u2019approccio compositivo a questo genere. I lavori qui presentati sono quasi tutti concepiti originariamente per coro ed organo ma solo tre vengono presentati in questa veste; la direttrice del \u00abGruppo Incontro\u00bb Rita Susovsky ha provveduto ad arrangiare gli altri per un ensemble strumentale pi\u00f9 ampio, pur mantenendosi fedele all\u2019originale per tutti gli altri aspetti della scrittura. Nonostante la linea di continuit\u00e0 che lega i tre compositori in questione, emerge nei lavori di ciascuno un riconoscibile e ben definito tratto personale, dando origine, come gi\u00e0 detto, ad un panorama assai vario e diversificato in cui l\u2019esempio del passato ed il rispetto per la tradizione si sposano con l\u2019apertura ai dettami liturgici postconciliari, come testimoniato dalla variet\u00e0 delle forme e dei materiali musicali adottati nonch\u00e9 dall\u2019uso tanto della lingua latina quanto di quella italiana.<br \/>\nUna vicinanza all\u2019estetica e allo stile della scuola ceciliana sembra palesarsi nei brani corali di Giuseppe Radole (Barbana d&#8217;Istria, 6 febbraio 1921 \u2013 Trieste, 4 dicembre 2007); sacerdote, organista, musicologo, compositore e direttore di coro, rivest\u00ec l\u2019incarico di Direttore della Cappella Civica dal 1968 al 1986 e fu personalit\u00e0 importante nella vita musicale cittadina e regionale, nelle vesti di docente al Conservatorio \u201cTartini\u201d, di musicologo, organografo e revisore.<br \/>\nLa sua scrittura riprende dal movimento ceciliano vari caratteri (una certa trasparenza dell\u2019ordito, un linguaggio armonico oscillante tra tonalit\u00e0 salda e modalit\u00e0 \u201cclassica\u201d, la propensione ad una scrittura corale piuttosto tradizionale, sia sotto l\u2019aspetto ritmico che nel trattamento contrappuntistico delle voci, l\u2019utilizzo dell\u2019organo soprattutto in funzione di semplice sostegno armonico e di raddoppio o rinforzo delle parti vocali), ma introduce anche elementi personali. La linearit\u00e0 dell\u2019andamento musicale viene talora interrotta (soprattutto<br \/>\nnei brani dal linguaggio modale) da sorprendenti ed improvvisi cambi di colore armonico e l\u2019uso delle tessiture vocali rivela in alcuni casi aspetti inusuali.<br \/>\nQueste particolarit\u00e0 sono ravvisabili non tanto nel compatto \u201cTu es Sacerdos\u201d, pagina solida e franca in cui i modelli ceciliani sembrano imporsi con maggiore decisione, quanto piuttosto nei delicati e tersi intrecci dell\u2019\u201dEcce panis angelorum\u201d, nel quale soprano e contralto dialogano sostenuti dalle limpide armonie modali dell\u2019organo occasionalmente \u201csporcate\u201d da dissonanze passeggere, e soprattutto nel clima poetico e sognante del \u201cSanctus\u201d e dell\u2019\u201cAgnus Dei\u201d tratti dalla \u201cMessa Credo in unum Deum\u201d. In particolare queste ultime due pagine si distinguono per la scrittura semplice ma elegante e ispirata, in cui la modalit\u00e0 viene arricchita da subitanei cambi di modo e alcuni momenti di originalit\u00e0 armonica richiamano alla memoria soluzioni tipiche del \u2018900 francese. Sia qui che nel mottetto per due voci femminili precedentemente citato, le voci gravi vengono frequentemente spinte verso il registro acuto in modo piuttosto insolito e, probabilmente, influenzato dall\u2019organico del gruppo corale in quel periodo a disposizione del compositore.<br \/>\nA partire dal 1978, a fianco di Don Giuseppe Radole prest\u00f2 servizio come organista titolare della Cappella Civica Marco Sofianopulo (Trieste, 20 agosto 1952 &#8211; Trieste, 14 novembre 2014); gli succeder\u00e0 nel ruolo di Direttore, restando in carica fino alla sua morte. Pianista, organista, direttore di coro e, soprattutto, compositore, oltre che docente al Conservatorio \u00abG. Tartini\u00bb, Sofianopulo \u00e8 stato senz\u2019altro una delle personalit\u00e0 musicali pi\u00f9 rilevanti alla guida della Cappella Civica conferendo, durante la sua lunga direzione (28 anni), un particolare impulso all\u2019attivit\u00e0 artistica e concertistica, archivistica e musicologica dell\u2019istituzione. Compositore fecondissimo, dall\u2019ispirazione fluente e dalla considerevole facilit\u00e0 di scrittura, ha attraversato varie fasi stilistiche, sempre all\u2019insegna di un eclettismo fortemente ispirato e mai di maniera. Frequentatore di tutti i generi ma particolarmente votato alla scrittura vocale, da una certa fase della sua produzione, in virt\u00f9 anche delle proprie origini greche, si \u00e8 particolarmente identificato con uno stile originale di forte impronta cromatica caratterizzato da espliciti rimandi musicali al folklore mediterraneo ed orientale, con un frequente uso dell\u2019intervallo eccedente e di armonie modali su di esso costruite.<br \/>\nQuesto stile, praticato in modo pi\u00f9 o meno radicale a seconda delle occasioni, non gli ha impedito comunque di rivolgersi ancora anche alla modalit\u00e0 ed alla tonalit\u00e0 pi\u00f9 tradizionali. Di un tale eclettismo, perseguito nell\u2019intento di mantenere la propria musica accessibile anche ad un pubblico non specialistico, specialmente in ambito sacro-liturgico, \u00e8 efficace testimonianza il repertorio contenuto in questa registrazione; evidente appare, nella variet\u00e0 dei registri stilistici adottati, la volont\u00e0 di mettere la propria ispirazione autenticamente a servizio della liturgia salvaguardando, al contempo, l\u2019efficacia estetica del risultato finale. In un paio di brani, i pi\u00f9 brevi e semplici ancorch\u00e9 sempre raffinati nella scrittura, si manifesta l\u2019ispirazione pi\u00f9 immediata e spontanea del Maestro, rivelatrice della sua facilit\u00e0 di scrittura e di invenzione melodica. Susp\u00eer da l\u2019anime, preghiera mariana in friulano su testo di G. Costantini, con il suo carattere dolce e luminoso e la melodia dalle ampie volute e dalla sicura presa, sostenuta da un accompagnamento esso stesso dallo spiccato rilievo melodico, rappresenta bene l\u2019aspetto pi\u00f9 sereno della personalit\u00e0 musicale di Sofianopulo, invero meno dominante rispetto a quello sofferto e tormentato. Quest\u2019ultimo lo troviamo piuttosto, seppure in forma attenuata e quasi \u201cpacificata\u201d, nel breve e commovente mottetto Il mio bene \u00e8 star vicino a Dio; la profondit\u00e0 spirituale del testo di David Maria Turoldo (in realt\u00e0 una parafrasi del Salmo 72) viene resa con piena aderenza dalla musica, caratterizzata da un linguaggio efficacemente a cavallo tra tonalit\u00e0 e modalit\u00e0. Da sottolineare come esigenze di arrangiamento (il pezzo \u00e8 originariamente a cappella con raddoppio organistico ad libitum) abbiano portato Rita Susovsky a modificare leggermente l\u2019armonia di due cadenze, quella appena prima della ripresa del tema iniziale, nell\u2019originale dal carattere pi\u00f9 sospeso ed ambiguo, e quella conclusiva, trasformata in \u00abpiccarda\u00bb.<br \/>\nUn approccio pi\u00f9 estroverso, quasi spettacolare, caratterizza invece il Victimae Paschali \u2013 Alleluia, pagina destinata alla liturgia solenne della domenica di Pasqua, nella quale vengono fuse la sequenza prima della lettura del Vangelo e l\u2019acclamazione alleluiatica al Vangelo stesso. Terminato il canto della sequenza gregoriana, sostenuto da armonie che le conferiscono un tono quasi epico e chiuso da un breve episodio corale in crescendo sul testo dell\u2019Alleluia, inizia una travolgente e virtuosistica toccata originariamente solo organistica, memore dei tanti esempi simili di scuola francese, sopra la quale le voci femminili cantano il testo del versetto (Pascha nostrum immolatus est Christus) su una melodia derivata dall\u2019incipit della sequenza. Il brano si conclude con una trionfale ripresa finale dell\u2019Alleluia che vede nuovamente l\u2019ingresso anche delle sezioni maschili. La vena melodica e le atmosfere dolci e morbide si ripropongono, in un contesto pi\u00f9 ampio e sposandosi con un tono celebrativo e solare, in un altro brano tratto dal repertorio pasquale, il Magnificat dal Solenne Vespero Pasquale del 2003 per soli, coro, viola, violoncello, contrabbasso ed organo. Dopo che il coro, su armonie delicate, ha cantato sinteticamente il testo dell\u2019antifona (\u00abLa sera di Pasqua Ges\u00f9 apparve ai discepoli riuniti [\u2026]\u00bb), la quasi totalit\u00e0 del brano e l\u2019intero testo del cantico mariano sono affidati alla voce del soprano (nel cd 2 soprani) cui viene destinata una melodia tanto suadente quanto impegnativa tecnicamente. Il coro, prima di eseguire nuovamente l\u2019antifona in conclusione, riappare al momento del Gloria Patri con funzione di sfondo armonico e timbrico rispetto alla parte dominante delle soliste. Sempre dallo stesso Vespro \u00e8 tratto anche il Regina Coeli, pagina brillante dal tono eroico dove due voci soliste (soprani) dialogano in modo pi\u00f9 stretto e concitato con il coro e dove le implicazioni cromatiche del linguaggio armonico di Sofianopulo si fanno sentire in modo assai pi\u00f9 marcato. L\u2019importanza dell\u2019elemento cromatico \u00e8 chiaramente avvertibile anche nel Gloria della Messa Cristo Nostra Speranza, dedicata nel 2009 a Sua Eccellenza l\u2019Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, da poco nominato Vescovo di Trieste. Brano vivace dalle movenze di danza, esso fornisce un chiaro esempio delle influenze del folklore mediterraneo ed orientale che costituiscono una delle cifre pi\u00f9 personali di molti dei lavori, anche secolari, del Maestro. Il Sanctus tratto dalla stessa Messa, invece, ha un taglio decisamente pi\u00f9 sinfonico, cos\u00ec come testimoniano la grande ampiezza di respiro che lo attraversa e le suggestioni timbriche evocate, a cominciare da quella del corale iniziale che richiama immediatamente la sonorit\u00e0 di corni e tromboni.<br \/>\nSotto la direzione di Marco Sofianopulo ho avuto a mia volta la fortuna di lavorare dal 2008, in qualit\u00e0 di organista titolare della Cappella Civica, avendolo nel contempo come docente di Composizione vocale e Lettura della partitura presso il Conservatorio di Trieste. Alla sua morte ho rivestito per due anni il ruolo di organista e direttore pro-tempore prima di aggiudicarmi la selezione pubblica bandita dal Comune di Trieste per il posto di nuovo Direttore nel novembre 2016 e assumere ufficialmente l\u2019incarico dal febbraio 2017. I miei due brani corali qui registrati, pur pensati per un utilizzo liturgico, nascono in realt\u00e0 su invito di Rita Susovsky proprio per questa registrazione, anche se sono entrati subito nel repertorio della Cappella Civica. Il Magnificat \u00e8 una rielaborazione e ampliamento di una partitura pi\u00f9 semplice composta in passato per la Schola Cantorum del Duomo di Oderzo (TV), presso il quale ho ricoperto per anni il ruolo di organista. Per la solennit\u00e0 dell\u2019impianto, il tono celebrativo, le caratteristiche del linguaggio armonico e la teatralit\u00e0 nel sottolineare le immagini del testo, la composizione si avvicina ad alcuni esempi di \u00abCathedral Music\u00bb di tradizione anglosassone. Strutturalmente, il lavoro \u00e8 costruito su due temi principali che riappaiono ciclicamente rielaborati sia nelle parti corali che in quella organistica. Per certi versi affine, per quanto riguarda il gusto armonico, ma con implicazioni modali e arcaiche pi\u00f9 marcate, il Dominus pascit me \u00e8 stato scritto nell\u2019ottobre 2016. L\u2019atmosfera misteriosa e sospesa dell\u2019inizio del brano, che riappare anche alla fine, si pone in marcato contrasto con il progressivo crescendo centrale, ottimistico ed entusiastico, teso a sottolineare il corrispettivo climax presente nel testo del celeberrimo salmo 23. Anche la fede pi\u00f9 forte non pu\u00f2 liberarsi del tutto dal tarlo del dubbio e la speranza nelle promesse divine convive, in qualche misura, con il timore strisciante di rimanere delusi. Ad un contesto liturgico si possono adattare anche, senza particolari forzature, due dei tre lavori organistici contenuti nel cd, seppur molto differenti tra loro per caratteristiche musicali. Il brano di Marco Sofianopulo, Partita sopra Veni Sancte Spiritus, si richiama nel titolo alla forma barocca della partita su corale ma, pi\u00f9 che come una serie di variazioni singolarmente sviluppate, si configura come un compatto, variegato polittico; si alternano, senza soluzione di continuit\u00e0, brevi episodi frammentari, ciascuno molto caratterizzato tanto dal punto di vista del linguaggio armonico (dal cromatico al modale fino all\u2019esatonale) quanto da quello del movimento ritmico. La ripresa finale della variazione d\u2019apertura, un corale intensamente cromatico, conferisce coerenza e compattezza strutturale ad un lavoro dal taglio quasi improvvisativo, incline a perseguire una sorta di estetica del \u201ccaratteristico\u201d, umorale e quasi capricciosa nella propria episodica gestualit\u00e0, anzich\u00e9 un radicale sviluppo formale. Senz\u2019altro un modo molto personale di sviluppare un cantus firmus di matrice gregoriana. Per converso, i Versetti per il Magnificat \u2013 primo tono di Giuseppe Radole sono assai pi\u00f9 conformi al modello storico richiamato nel titolo e suggerito dall\u2019utilizzo dell\u2019alternatim, pratica in cui i versetti organistici sono destinati ad alternarsi con quelli cantati. Dei modelli storici classici vengono riproposte la trasparenza del contrappunto, la pulizia delle armonie e la fluidit\u00e0 ritmica, aliena da trovate bizzarre e da asimmetrie sorprendenti; vengono alla mente i lavori barocchi della scuola francese, specialmente quelli di Jean Titelouze, il quale sembra davvero costituire il principale modello di riferimento, non solo dal punto di vista stilistico ma anche da quello timbrico.<br \/>\nUna scrittura dunque decisamente neoclassica, affine a certe novecentesche riletture del passato, soprattutto di scuola francese (alcuni numeri del Tombeau de Titelouze di Marcel Dupr\u00e9, per esempio). Una destinazione pi\u00f9 decisamente concertistica ha invece il mio lavoro Due Visioni di Pentecoste, nonostante l\u2019esplicito riferimento Scritturale e gli evidenti intenti descrittivi. Il brano, scritto su invito di Wladimir Matesic cui \u00e8 dedicato, si presenta come un dittico. Nel primo numero, dalla struttura tripartita, si suggerisce il multiforme stato d\u2019animo degli apostoli raccolti in attesa nel Cenacolo, dallo smarrimento al timore fino alla fiducia speranzosa; nel secondo, dal carattere di toccata, lo scatenarsi dell\u2019evento salvifico della discesa dello Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco. I riferimenti stilistici vanno dalle atmosfere della scuola francese novecentesca, Messiaen e Dupr\u00e9 in particolare, evocati nel primo brano, fino agli echi Stravinskiani che fanno capolino nell\u2019irregolarit\u00e0 del ritmo e nell\u2019asprezza delle dissonanze del secondo. Un unico tema attraversa, pi\u00f9 o meno esplicitamente l\u2019intero dittico, aprendo il lavoro in un clima di sospesa incertezza e riapparendo invece trionfalmente in conclusione in veste apoteosica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER LA PRIMA VOLTA UN DISCO RIUNISCE LE OPERE DI TRE GRANDI COMPOSITORI DI RIFERIMENTO DEL NOVECENTO SACRO TRIESTINO: TRE DIVERSE GENERAZIONI, TRE MAESTRI DI CAPPELLA DELLA CATTEDRALE DI SAN GIUSTO DALLA META\u2019 DEL NOVECENTO AI GIORNI NOSTRI. LE LORO PAGINE MUSICALI TESTIMONIANO SAPIENZA DI SCRITTURA E CONOSCENZA DEL TESTO SACRO E LITURGICO TRAMANDATO DA UNA TRADIZIONE DI 2MILA ANNI. 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