{"id":6910,"date":"2012-02-21T08:10:35","date_gmt":"2012-02-21T07:10:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/?p=6910"},"modified":"2012-04-16T11:45:52","modified_gmt":"2012-04-16T10:45:52","slug":"i-mercati-novelli-cavalieri-dellapocalisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/i-mercati-novelli-cavalieri-dellapocalisse.html","title":{"rendered":"I mercati: novelli cavalieri dell&#8217;apocalisse"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/wall-streeet-toro-collassato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6914\" style=\"margin: 3px;\" title=\"wall-streeet-toro-collassato\" src=\"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/wall-streeet-toro-collassato-300x182.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/wall-streeet-toro-collassato-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.freaksonline.it\/freaks\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/wall-streeet-toro-collassato.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nell&#8217;anno 1922, dicembre, all&#8217;indomani del disfacimento dell&#8217;Impero asburgico, nell&#8217;Austria oppressa dai debiti causati dalla disastrosa guerra appena trascorsa e da una crisi economica devastante, unitamente ad una inflazione ipertrofica, venne inviato &#8211; dalla Societ\u00e0 delle Nazioni &#8211; un commissario, tale Alfred Zinnermann, gi\u00e0 sindaco di Rotterdam, con l&#8217;ingrato compito di controllare il bilancio pubblico di quel paese. Lo Zinnermann, delegato con vasti ed ampi poteri, doveva inviare mensilmente circostanziati ed accurati rapporti al fine di monitorare la situazione finanziaria dello stato danubiano. I numerosi creditori ricercavano, peraltro, sicure garanzie mediante una rigorosa politica di austerity e, pertanto, ogni spesa eccessiva, o ritenuta superflua, doveva essere tagliata dai capitoli del relativo bilancio per evitare l&#8217;insolvenza e, si direbbe ora, il conseguente &#8220;default&#8221;. In tale contesto Monsignor Seipel, l&#8217;allora cancelliere alla guida del governo socialdemocratico, fu costretto, in sostanza, a firmare un protocollo circa la concessione di ulteriori crediti di favore al fine di superare definitivamente la critica situazione finanziaria . Tra le condizioni poste nell&#8217;atto era prevista, tra l&#8217;altro, la creazione di una banca centrale indipendente e l&#8217;accettazione di una certa protezione straniera che vigilasse sul relativo bilancio. Il paese si sentiva ed era, in realt\u00e0, sotto un&#8217;umiliante e odiosa &#8220;tutela&#8221;, e divenuto amaramente e consapevolmente a &#8220;sovranit\u00e0 limitata&#8221;. Nel 1924, alla fine della missione, effettuata teutonicamente e con puntigliosa osservanza delle rigide regole imposte dalla suddetta organizzazione internazionale, l&#8217;Austria poteva comunque dire di esser riuscita, finalmente, ad estinguere il pesante debito estero e ad aver riequilibrato, in qualche modo, il relativo bilancio. Ma a quale prezzo! Disordini sociali, le classi medie e meno abbienti trascinate in uno stato di miserevole disagio ed indigenza, disoccupazione dilagante ed una avvolgente crisi di identit\u00e0 che induceva sempre pi\u00f9 la popolazione lacerata e rissosa a reclamare, &#8220;anche per l &#8216;Austria tedesca l&#8217;applicazione del principio di nazionalit\u00e0&#8221; (cfr. Fra nazione ed Impero, Angelo Ara, ed. Rizzoli, Milano 2009). Aspirazione, del resto, mal vista e respinta con fermezza dalle Nazioni vincitrici. Ed anche la Germania, nel primo dopoguerra, trattata &#8211; come noto &#8211; con maggior durezza dal Trattato di Versailles, fu sottomessa ad una sorta di umiliante custodia esterna di carattere finanziario sino al punto di arrivare, nel 1924, ad una Reichsbank con un consiglio generale formato per la met\u00e0 da componenti stranieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 certamente dire, a questo punto: <em>historia magistra vitae<\/em> (la Storia \u00e8 maestra di vita). Le attuali vicende &#8220;d&#8217;ombra finanziaria&#8221; che l&#8217;Europa ora attraversa, nello specifico il paese ellenico, e che si profilano anche per il Portogallo, non possono non richiamare quel tragico dopoguerra, sommariamente sopra esposto. Unica variante, e non di poco conto: in quei tempi, pur travagliati, non esistevano certo &#8220;i mercati&#8221;, questo &#8220;moloc&#8221; del presente globalismo, almeno nelle dimensioni fameliche e rapaci rappresentate dalla Bank of America, JP Morgan, Citybank, Goldman-Sachs (Mario Monti la ricorder\u00e0 senz&#8217;altro), HSBC, Deutsche Bank, UBS, Credit Suisse, Citycorp-Merril Lynch, BNP-Parisbas nonch\u00e8 alcune Societ\u00e0 di intermediazione mobiliare (SIM), Istituti ed Enti che dominano, in pratica, e controllano il 70% dei flussi finanziari. Veri templi dell&#8217;usura e del profitto ottenuto sulle spalle dei pi\u00f9 deboli, <em>tout-court<\/em> sulle classi meno agiate, e soprattutto dei paesi &#8220;nella zona d&#8217;ombra&#8221; dell&#8217;Europa, nello specifico il paese di Demostene e Pericle, vero agnello sacrificale delle politiche tedesche ed europee (UE, BCE e FMI). Ma i mercati, questo moloc, dettano legge ed ora, mutuando &#8220;l&#8217;incipit&#8221; del manifesto del 1848 di un grande economista, si pu\u00f2 dire: &#8220;&#8230;uno spettro si aggira per l&#8217;Europa &#8211; lo spettro dello &#8220;spread&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le potenze della vecchia Europa si sono alleate&#8230; ma non in una santa battuta di caccia ma di sottomissione e di adeguamento ai diktat di questi cavalieri dell&#8217;Apocalisse, &#8220;i mercati&#8221; appunto, rispettati ed obbediti, con timore reverenziale, anche dalla spietata &#8220;Frau Merkel&#8221; (con il suo fido ministro Schaube), signora che vuole ormai non una Germania europea ma un&#8217; Europa germanica. Ed anche il Presidente Monti ottempera con zelo a tali ordini quando dice, da NewYork: &#8220;I mercati ci dicono di andare avanti&#8221; e poi ancora, inviando il suo messaggio a Wall Street &#8220;I mercati ci chiedono di continuare quello che abbiamo cominciato&#8221; (cfr. Il Piccolo dd. 11 febbraio 2012). Vale a dire far\u00f2 in modo di modificare &#8211; se non demolire &#8211; lo Welfare, comprimere salari e pensioni, privatizzare beni comuni e servizi sociali, ridimensionare, con la Fornero, il mercato del lavoro cos\u00ec da renderlo ancor pi\u00f9 flessibile per attuare licenziamenti &#8220;at will&#8221;, stile USA, ed arrivare, finalmente all&#8217;eliminazione dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che tante difficolt\u00e0 ed ostacoli creerebbe agli ipotetici investimenti stranieri. Magari abroghiamo pure l&#8217;art.2119 CC. (recesso per giusta causa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I &#8220;mercati&#8221; dunque comandano e impongono, sulle nostre teste, indisturbati, indirizzi economici ma anche politici. E minacciano persino la caduta di governi, possono causare &#8220;il default&#8221; di paesi che hanno offerto, nel passato, quella civilt\u00e0 che si diffuse dal Mediterraneo all&#8221;Europa intera. Chi potr\u00e0 finalmente iniziare, senza piegare la schiena, un &#8220;New Deal&#8221; (nuovo corso) come nel lontano 1933 fecero gli USA con la guida di Franklin Delano Roosevelt? Che indubbiamente increment\u00f2 la produzione e realizz\u00f2 una pi\u00f9 equa distribuzione del reddito ed un&#8217;effettiva elevazione della classe lavoratrice. Ma in quel contesto, peraltro diverso ma non meno drammatico, di grande depressione, il governo americano si pot\u00e8 avvalere di un brillante stato maggiore di tecnici veri e lungimiranti, il &#8220;Brain Trust&#8221; (trust di cervelli). Che non studiavano la realt\u00e0 economica solamente dai grafici e dalle pagine di aridi testi universitari, sapevano levare pure gli occhi dai libri, non si chiudevano in una &#8220;turris eburnea&#8221; senza dare troppo ascolto alle rappresentanze sindacali. Persino l&#8217;ex ministro Giuliano Tremonti, &#8220;incredibile dictu&#8221;, pare aver compreso la lezione, convertendosi quasi a tesi di carattere non certo liberista, quando scrive, nel suo ultimo libro (Uscita di sicurezza, ed. Rizzoli, Milano, 2012): &#8220;&#8230;separare l&#8217;attivit\u00e0 produttiva dall&#8217;attivit\u00e0 speculativa; chiudere la bisca della finanza, in modo che siano i giocatori e non noi a pagare per le perdite delle puntate&#8230; Solo cos\u00ec, mettendo la ragione al posto degli spread, l&#8217;uomo al posto del lupo, il pane al posto delle pietre, si pu\u00f2 uscire da questo mostruoso videogame in cui siamo entrati senza capirlo e senza volerlo&#8230; esaminare senza un no a priori&#8230; la Tobin tax&#8230;&#8221;. Ma le misure prese per allontanare la depressione, cio\u00e8 rigore ed austerity estrema, ormai sono tutte orientate nei confronti dei lavoratori, destinati, essi soli, a compiere sacrifici e rinunce: la BCE, infatti, insiste &#8220;Dovrebbero esser ridotte le rigidit\u00e0 del mercato del lavoro e dovrebbe essere accresciuta la flessibilit\u00e0 salariale&#8221;. E nonostante le privazioni e le sofferenze inferte ed auspicate, le previsioni per il 2012 non sono certo ancora buone: le stime di crescita sono state tagliate dallo 0,8% formulate poco tempo fa a un recessivo -0,1%. E la disoccupazione salir\u00e0 al 10,6%, per restare cos\u00ec anche nel 2013. Inesorabilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Claudio Cossu<\/em><br \/>\n<em> cell: (+39) 333.27.37.624<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Claudio Cossu, tra corsi e ricorsi storici, propone un&#8217;analisi di ci\u00f2 che ci accade attorno. 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