l’omaggio tradizionalmente dedicato ad Erik Satie in occasione dell’anniversario del suo compleanno
Siamo tutti pronti anche quest’anno a celebrare il compleanno di Erik Satie, un compositore di estremo rigore e rara follia, ammiratissimo da Ravel e Debussy che suonava nei Cafè Chantant e che amava l’antica musica da chiesa e che scrisse brani per pianoforte dai titoli “Pezzi in forma di pera” o “Ginnastica per i piedi”. Di lui il grande John Cage diceva “ci è indispensabile” e Bonawentura/Teatro miela attorno a ogni 17 maggio lo dispensa con grande gioia ormai da qualche decennio.
Fortunato chi ancora non conoscesse l’eccentrico Satie e che potrà innamorarsene per la prima volta (ah, che invidia!) del più geniale, amabile, bizzarro e moderno musicista del secolo scorso e dei secoli a venire.
L’ospite d’onore di questa edizione, il grande jazzista Enrico Intra, definisce il suo illustre collega di sperimentazioni di un secolo fa “un trapezista del circo sonoro, fuori dal tempo che nel tempo sarà sempre il futuro possibile”. Ecco dunque un viaggio di tre giorni nel futuro della musica, guardando all’esaltante stagione delle avanguardie storiche in una vera sarabanda di riletture satiane. Quasi in un filo rosso che lega Satie, Intra e dei giovani musicisti pronti a raccogliere il testimone del più spericolato e appassionato amore per la musica.
Venerdì 12 maggio, alle 19.00, in Riva Tre Novembre alla statua J. Ressel, una breve performance ‘per parole mal temperate e fisarmonica’, in ricordo dello spirito satiano, rigoroso e scherzoso, di Aleks Rojc: “PRELUDIO A UN CANARINO” di Stefano Dongetti (parole) con Stefano Bembi (fisarmonica). Una piccola anteprima, tra il mare e la terraferma, di Satierose2023. Evento nell’ambito della rassegna “Le vie dell’arte”.
Lunedì 15 maggio, alle 18.00, al Teatro Miela: “TARTIN_ATIONS”. Quattro pianoforti troveranno posto al Miela per gli allievi del Conservatorio G. Tartini alle prese con le “Vexations”, l’ironica micro-composizione di Satie da ripetere per 840 volte “nel più profondo silenzio e con seriosa compostezza”.
Martedì 16 maggio, alle 20.30, al Teatro Miela: “DEBUSSY VS SATIE”. Il soprano Federica Vinci e il pianista Luca Delle Donne in un viaggio sonoro tra Debussy, Satie, Paul Verlaine, tra liriche estasiate ma anche tra le canzoni da cabaret del genio di Montmartre.
A chiusura della rassegna, mercoledì 17 maggio, alle 20.30, al Teatro Miela: “OSSIMORO PER SATIE | Enrico Intra pianoforte + quartetto d’archi Rêverie”. Un vero evento per Trieste: l’Ossimoro di Enrico Intra. Un eccezionale omaggio a Erik Satie che scavalca tutti i generi, una improvvisazione per pianoforte pronto a ‘duellare’ con un quartetto d’archi in un raffinato e trascinante tragitto tra improvvisazione e partitura, tra stabilità e impermanenze musicali.
Si festeggi, dunque. Buon compleanno Erik.
Venerdì 12 maggio, ore 19.00
Riva Tre Novembre – Statua Joseph Ressel
PRELUDIO A UN CANARINO
Stefano Dongetti (parole)
Stefano Bembi (fisarmonica)
Nell’ambito della rassegna “Le vie dell’arte” una piccola anteprima, dedicata al bizzarro musicista delle avanguardie storiche, il geniale Erik Satie. Un innovatore che nei primi del ‘900 inventò il minimalismo in musica e la ‘musica d’arredamento’. Un vero angelo del bizzarro dadaista che mangiava solo cibi di colore bianco, possedeva 84 fazzoletti da naso identici e almeno 100 ombrelli tutti uguali (e che del suo ombrello diceva: “teme di avermi perduto”). L’amico di Cocteau, Man Ray, Duchamp e Picasso che fondò l'”Église Métropolitaine d’Art de Jésus-Conducteur” e della quale fu unico adepto.
Il pianista e compositore che Debussy definiva “un musicista medievale e dolce, smarritosi nel nostro secolo” e che per Stravinsky era “…un becco fino, pieno di astuzia e intelligentemente cattivo”.
Una breve performance ‘per parole mal temperate e fisarmonica’, in ricordo dello spirito satiano, rigoroso e scherzoso, di Aleks Rojc.
Lunedì 15 maggio, ore 18.30
Teatro Miela
TARTIN_ATIONS
Le Vexations di Erik Satie con gli studenti del Conservatorio G. Tartini di Trieste.
Le Vexations di Satie sono una composizione, destinata al pianoforte e composta nel 1893.
In quel periodo Satie si guadagnava da vivere (lo scarso successo delle sue composizioni e una certa attitudine anticonformista e provocatoria lo avevano spinto verso questa scelta) come pianista di cabaret all’Auberge du Clou, luogo dove conobbe molti esponenti della fervida cultura parigina del tempo, tra cui Suzanne Valadon, pittrice, che fu proprio in quegli anni compagna del compositore.
L’opera, mai pubblicata, venne trovata e resa nota solo molto tempo dopo la morte di Satie.
La partitura, composta da un tema affidato ad una sola riga e due armonizzazioni dello stesso, reca alcune indicazioni di Satie riguardanti l’articolazione del discorso (tema – prima armonizzazione – tema – seconda armonizzazione) e il numero di ripetizioni (840) da prevedere per l’esecuzione; tali indicazioni non sembrano essere necessariamente obbligatorie né la destinazione pare essere esclusivamente pianistica; tali caratteristiche, unite alla scrittura, semplicissima ma di scomoda lettura per via dell’uso sistematico di una notazione arbitraria e contraddittoria, ne hanno fatto un simbolo della natura enigmatica e anticonvenzionale di Satie.
Il pezzo in sé dura più o meno un minuto, le 840 ripetizioni lo portano a coprire un arco di 14 ore presunte, ovviamente le diverse, possibili, letture del brano possono durare tra le 10 e le 20 ore.
La proposta di TARTIN_ATIONS (ovviamente arbitrario connubio tra le parole “Tartini” e “Vexations”) prevede che le 840 ripetizioni vengano affidate a quattro pianoforti contemporaneamente, così da ridurre la durata del brano ad un arco temporale compreso tra le 5 e le 6 ore. Tale operazione non è arbitraria, infatti le indicazioni dell’autore lasciano ampio margine di manovra e, a nostro parere, rende l’esecuzione ancor più provocatoria e “vessatoria”. Nella lettura degli studenti del Tartini, infatti, si vuole rendere appieno lo spirito di maltrattamento (solo musicale, intendiamoci!) protratto che Satie intendeva opporre al mondo dell’accademismo intellettuale che tanto disprezzava.
Un pianoforte in sala (ospite d’eccezione in chiusura il noto pianista e jazzista Enrico Intra), altri tre pianoforti posti in punti strategici del teatro (foyer, ridotto, caffetteria), ciascuno impegnato in 210 ripetizioni delle Vexations, venti e più giovani pianisti del Conservatorio G. Tartini, tutti insieme per creare una vera e propria persecuzione musicale, tale da non lasciare scampo all’ascoltatore ovunque egli si trovi all’interno del teatro, sempre con il sorriso sulle labbra e un’ironica nonchalance.
Martedì 16 maggio, ore 20.30
Teatro Miela
DEBUSSY VS SATIE
Il concerto, parte dall’idea di accostare due compositori francesi come Debussy e Satie, amici oltre che coevi e in grado di trovare una complicità ( come nell’orchestrazione da parte di Debussy di due delle Gymnopédie di Satie), nonché cresciuti nell’influenza reciproca su alcuni elementi compositivi che nascono dal desiderio di aprire al nuovo verso l’atonalità. Assidui frequentatori di quel crogiuolo di convivialità ed arte che è stato Le Chat noir a Parigi, hanno poi sviluppato percorsi di vita e compositivi assai diversi, quasi contrapponendosi. Da cui il titolo del concerto che verrà presentato in due momenti dal pianista Luca Delle Donne.
I due interpreti triestini – il soprano Federica Vinci e il pianista Luca Delle Donne – coinvolti dalla M. Fedra Florit, Direttore artistico della Chamber Music – sono perfetti per questo raffinato repertorio e in grado di offrire al pubblico una serata di alta qualità.
Claude Debussy (1862 – 1918)
Liriche su testi di Paul Verlaine
Ariettes oubliées (1885 – 1887)
1.C’est l’extase
2.Il pleure dans mon coeur
3.L’ombre des arbres
4.Chevaux de bois
5.Green
6.Spleen
Fêtes galantes, Libro I (1891)
1.En sourdine
2.Fantoches
3.Clair de lune
Erik Satie (1866 – 1925)
Trois Mélodies de 1886 (1886 – 1887)
Liriche su testi di J. P. Contamine de Latour
1.Les Anges
2.Élégie
3.Sylvie
Les danses d’Erik Satie o Trois Cabaret Songs
Tendrement (1902)
La Diva de l’Empire (1904)
Je te veux, Henry Pacory (1897)
Federica Vinci
Soprano triestino, Federica Vinci si è laureata presso il Conservatorio G. Tartini nella classe della prof.ssa Susowsky. Si perfeziona presso l’”Akademie BelCanto” del Festival “Rossini in Wildbad”. Voce duttile e innate doti attoriali la fanno spaziare dalla musica contemporanea alla musica vocale da camera al repertorio operistico di tradizione. Intensa è l’attività cameristica in molteplici formazioni in Italia e all’estero. Ha vinto il III premio al Concorso cameristico “L. Caraian”. Si è esibita in prestigiose realtà cameristiche quali l’“Associazione Chamber Music” e la “Società dei Concerti di Trieste”, il “Piccolo Opera Festival” e il Teatro F. P. Tosti di Ortona. In ambito operistico ha debuttato come Seconda Dama al Teatro G. da Udine in “Il flauto magico”. Viene scelta come allieva dell’Accademia “AMO” del Teatro Coccia di Novara. Finalista al Secondo Concorso “SOI”. È stata Fata in “Cendrillon” di P. Viardot all’Opera Giocosa di Savona e al Teatro Coccia di Novara, a Reggio Calabria e al Teatro Verdi di Trieste. Ha interpretato Marina in “Un Paio in tre” de “I Corti del Coccia” al Teatro Coccia e Annina in “La Traviata”. Ha avuto il ruolo di Paolo Fuscecchio in “Boccaccio Delivery. Ovvero la vendetta di Cisti fornaio” di A. Cara alla Fondazione Pergolesi Spontini, Ida in “Die Fledermaus” di Strauss II J. al Teatro Verdi di Trieste a luglio 2022. Ha debuttato in novembre 2022 nel ruolo di Pia nell’opera contemporanea “Delitto all’isola delle capre” di M. Taralli al Teatro Pergolesi Spontini e si esibirà nel 2023 per l’Opera Giocosa di Savona.
Luca Delle Donne
Pianista triestino, ha una carriera internazionale da solista e camerista che lo ha portato negli anni a suonare in tutta Europa, Giappone, Cina, America centrale e Brasile, per prestigiose associazioni musicali in importanti teatri, ultimo dei quali il Bunka Kaikan di Tokyo. Per arricchire le sue esperienze musicali ed artistiche ha partecipato a molte master class con docenti di chiara fama come Philippe Entremont, Franco Scala, Benedetto Lupo, Aquiles Delle Vigne, Claudius Tanski ed il leggendario Trio di Trieste e si è perfezionato in Italia, Austria (Mozarteum a Salzburg) e Portogallo (“Certificado de Artista Antonio Fragoso” per musicisti particolarmente distinti a Coimbra). Collabora stabilmente con solisti di fama internazionale e ha all’attivo tre CD come solista e in duo con Emmanuele Baldini etichettati NAXOS e Da Vinci Classics che sono stati recensiti dalle più famose riviste del settore e trasmessi su RAI Radio 3, RSI, BBC e Musiq3 Classique. È docente di pianoforte al Conservatorio.
Mercoledì 17 maggio, ore 20.30
Teatro Miela
OSSIMORO PER SATIE
Enrico Intra pianoforte + quartetto d’archi Rêverie
L’aspetto più seducente e perturbante dell’ossimoro è la contraddizione innata nel lemma stesso: dal greco oksýmōron, composto di oksýs «acuto» e mōrós «stolto, folle». Il termine che lo designa («acuto- ottuso») è esso stesso un ossimoro. In quanto espressione dell’antitesi, l’ossimoro unisce contrapponendoli due pensieri o due significati che sono di per sé inconciliabili perché l’uno esprime il contrario dell’altro. Il senso di paradosso che questo termine irradia di fatto è solo apparente, predisposto invece a illuminare, disvelandoli, significati più profondi, anche esistenziali. Il titolo che Enrico Intra regala a questo suo nuovo lavoro meraviglioso, scritto pensando a Erik Satie, esercita la stessa forza di scavo, di liberazione, di appassionata elevazione oltre le inerti ovvietà delle categorie e dei generi, in questo caso musicali. Li ascolteremo in una esecuzione inedita con il contributo di un quartetto d’archi del Conservatorio G. Tartini di Trieste, nella formazione orchestrale per cui è stata concepita e prefissata, con cui il pianoforte di Intra agirà in modalità instabile e aperta, improvvisativa, in cui le sonorità si completano e si chiarificano vicendevolmente, in un’azione esecutiva che trova nello stato di irreparabile impermanenza delle cose -e tanto più delle cose sonore- la più efficace ed emozionante delle congiunture. In fondo, le due anime apparentemente contraddittorie di questo meraviglioso concerto – Ossimoro- rinviano nella loro indissolubile sintesi alle categorie inscindibili dell’esserci e dell’essere. La momentanea situazione scaturita dal qui e ora, entra in dialettica con una dimensione invece stabile che, per via delle note scritte, travalica la caducità dell’istante improvvisativo e impermanente. L’esserci estemporaneo è l’occasione per far riverberare l’orizzonte più ampio, solo in apparenza contraddittorio, dei suoni affidati alla “riproducibilità tecnica” della notazione. E viceversa.
Quell’ossimoro che è Ossimoro e il mio ritorno a Trieste
“Mercoledì 17 maggio sarò a Trieste al Teatro Miela. Suonerò il pianoforte affiancato dal quartetto d’archi del Conservatorio di Trieste con il quale eseguirò una composizione dal titolo Ossimoro, scritta pensando a Erik Satie, e a lui dedicata.
L’idea di suonare a Trieste mi rallegra, anche perché la sorte, o chi per essa, ha voluto che frequentassi poco questa splendida città, quattro o cinque volte al massimo nell’arco della mia lunghissima – 70 anni e oltre- attività di musicista.
Eppure di Trieste ho ricordi incancellabili. Uno di questi risale ai primi anni Settanta del secolo scorso, se non erro. Franco Basaglia era da poco tempo il direttore del manicomio cittadino, come si diceva all’epoca. Il riformatore della psichiatria, insieme alla moglie e collega Franca Ongaro e ai suoi collaboratori, aveva trasformato il lugubre edificio di contenzione in un ambiente nuovo dove, oltre all’attenzione e alle cure mirate verso ogni singolo paziente, fervevano le attività lavorative e le iniziative artistiche e culturali.
Grazie alle loro innovazioni Trieste era diventata il punto di riferimento in Italia, e non solo , per tutto ciò che concerneva la salute mentale e i suoi servizi. I degenti svolgevano un ruolo operativo all’interno della struttura e, a seconda delle singole inclinazioni, avevano modo di frequentare laboratori di ogni tipo, compresi quelli creativi di teatro, pittura e così via.
Fui contattato dallo stesso Basaglia per eseguire un concerto con il mio Trio all’interno dell’ospedale psichiatrico. Fui subito colpito dalla partecipazione che gli ospiti dimostravano per l’evento musicale. E mi colpì la serenità che si respirava all’interno delle mura. Tutto procedeva per il meglio. Fino a quando, poco dopo l’inizio del concerto, il mio sguardo si sollevò dal pianoforte e incrociò quello di un omone seduto nella prima fila. Era grande e grosso, enorme; e mi fissava, o così mi pareva (ah, i maledetti pregiudizi) , in modo minaccioso. Cercando di tenere a bada l’inquietudine che cresceva mi concentrai sul pianoforte e nella musica che stavamo eseguendo. Quando il concerto terminò ci fu uno scroscio di applausi, ovazioni, richieste di bis. Ero emozionato e travolto da quel calore, in un certo senso inaspettato trattandosi di musica d’ascolto non comune. L’omone a quel punto si alzò, si diresse verso di me e, sempre con quello sguardo torvo che mi aveva inquietato, mi afferrò e mi sollevò in aria come un trofeo. Quindi mi posò con delicatezza sul pavimento. Era visibilmente commosso e io non potei frenare l’impulso di abbracciarlo. “Hai visto? La musica unisce tutti; la musica può fare miracoli “, commentò Franco Basaglia.
Nell’ultimo concerto del 2019, anch’esso tenuto al Teatro Miela, ho duettato con Fabio Jegher, noto batterista triestino che, come me, ama sconfinare in tutti i linguaggi musicali, tonali ed extratonali, mondo sonoro elettronico compreso. Una delle composizioni che ho eseguito, avvalendomi dell’apporto dei live electronics suoni elaborati daAlex Stangoni, si intitola Dorfles. L’avevo scritta di getto qualche anno prima: un omaggio a un triestino di cui sono caloroso ammiratore. Da quando mi è stato regalato, il libro di Gillo Dorfles “L’intervallo perduto” non ha mai lasciato il capezzale. È diventato, come si soleva dire, il mio livre de chevet . Ogni volta che lo riapro, colgo un tassello, un senso, un’idea che porta una ventata d’aria nuova al mio pensiero, compreso il pensiero musicale.
Come già accennato, la composizione Ossimoro è dedicata a Erik Satie. Definito, per la sua musica e per la sua persona originale, paradossale, dissacrante, stravagante, tutti aggettivi che si attagliano perfettamente al suo mondo musicale e al personaggio Satie. A mio parere, l’aggettivo più consono per definirlo, almeno dal punto di vista strettamente compositivo, credo che sia Essenziale. Essenziale nel rifiuto di qualsiasi ornamentazione; ostile alla sovrabbondanza di note, di cui tanti compositori e musicisti virtuosi non possono privarsi. Sostenitore e precursore di quell’horror pleni di cui parla Gillo Dorfles: “l’horror vacui deve lasciare il posto all’horror pleni… Malauguratamente solo pochissimi intendono questa fisiologica necessità del vuoto e della pausa. La maggior parte degli uomini è ancora profondamente ancorata all’errore del pieno e non all’orrore dello stesso… Solo così si potrebbe riacquistare quelle qualità fantastiche oggi in gran parte perdute…”.
Gli ossimori piacevano indubbiamente a Erik Satie. Tra i vari artifici letterari l’ossimoro è lampante, anche per chi ha poca familiarità con le figure retoriche. Non è subdolo come la litote; non è dolciastro come talvolta lo è l’eufemismo; non appare sgrammaticato come l’anacoluto. L’ossimoro (dal greco: acuto/ottuso) è diretto e induce alla riflessione. Chi non si è mai soffermato di fronte ad espressioni, peraltro abusate, tipo “lucida follia”, “silenzio assordante”? O “ Ghiaccio bollente”, come il titolo di una canzone in voga negli anni Sessanta?
Nel concerto che si terrà al Teatro Miela l’ossimoro è costituito dall’incontro tra il quartetto d’archi, per sua natura di tradizione accademica, e la mia annosa vicenda jazzistica, ancorché supportata e ispirata dalla musica eurocolta. Nell’ossimoro che è Ossimoro il classico quartetto d’archi viene stimolato al libero dialogo con la libera invenzione jazzistica o, come preferisco definirla, con la libera composizione istantanea. Un’apertura al possibile altro musicale. E Ossimoro rappresenta il mio personale contributo affinché ciò possa avvenire sempre più sovente”.
Enrico Intra
Enrico Intra musicista di fama internazionale: pianista, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra jazz, nonchè anche bandleader della Civica Orchestra Jazz di Milano. Conosciuto anche come organizzatore ed ideatore di rassegne e festival in ambito jazz. Negli anni ’60 fonda il leggendario Intra’s Derby Club, divenuto poi solo Derby Club, storico locale milanese di cabaret e musica. Come arrangiatore ha collaborato con molti artisti tra cui Francesco Guccini per cui ha curato gli arrangiamenti di “Un altro giorno è andato/Il bello” del 1968, Franco Cerri, il batterista (e attore) Pupo De Luca, Iva Zanicchi, Severino Gazzelloni, Claudio Cusmano, Bruno De Filippi, Marco Ratti, Pino Presti, Tullio De Piscopo, Shirley Bunnie Foy, Gene Guglielmi, Giancarlo Barigozzi, Gil Cuppini, Sergio Farina, Victor Bacchetta, Pallino Solonia, e molti altri. Ha iniziato la sua carriera da giovanissimo e già verso la metà degli anni ’50 la rivista tedesca Jazz Hot lo ha annoverato tra i migliori pianisti europei.
Anche se le sue influenze sono di stampo classico grazie ai suoi studi musicali, Intra guarda anche al blues e allo swing. Come compositore i suoi lavori, specialmente “Classic Jazz” e “La strada del petrolio”, rientrano nel genere bebop; il musicista milanese infatti dà largo spazio alla sperimentazione e alla ricerca tra suono ed elettronica, e alla rivisitazione di musica antica come la musica sacra e il canto gregoriano. In questo filone si inserisce il progetto SOUND MOVIE nato a metà degli anni ’80 in collaborazione con i musicisti Markus Stockhausen, Roberto Fabbriciani, Mauro Negri, Marco Vaggi e Franco D’Andrea. Sound Movie era un live di improvvisazione totale in contrappunto con la proiezione di film espressionisti del cinema muto come ad esempio Nosferatu il vampiro di Murnau.
Il Quartetto Rêverie si è formato nell’autunno del 2021 nella classe del M° Paccagnella al Conservatorio «G.Tartini» di Trieste, dove prosegue attualmente sotto la guida del M° Alberto Franchin e unisce giovani musicisti di diversi percorsi e nazionalità, legati dalla passione per il repertorio quartettistico e il desiderio di far musica insieme. I musicisti hanno frequentato masterclass tenute dai Maestri Simone Gramaglia, Sergio Lamberto e Helfried Fister.
Il Quartetto ha debuttato il 20 febbraio 2022 presso il Circolo Culturale Sloveno di Barcola e successivamente è stato invitato ad esibirsi in diversi eventi della regione.
Formazione: Uendi Reka, Florjan Suppani, Lucy Passante Spaccapietra, Alice Romano
Satierose 2023 è realizzato in collaborazione con il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste e Chamber Music.
Info www.miela.it
