Il birraio di Preston 🗓

IL BIRRAIO DI PRESTON

tratto dal romanzo di Andrea Camilleri
pubblicato da Sellerio editore
riduzione teatrale Andrea Camilleri – Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi ripresi da Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri da un’idea di Gemma Spina

interpreti e personaggi
Edoardo Siravo Autore (che interpreta): Fridolin Hoffer, Orlando, Gaspano, Salamone, Comm. Restuccia, Servo Circolo, Annunciatore, Milite, Uomo retropalco
Federica De Benedittis Concetta Riguccio, Agatina Riguccio, Gerd Hoffer
Mimmo Mignemi Don Memè Ferraguto, Don Pippino Mazzaglia Uomo che passa, Uomo retropalco
Gabriella Casali Pina Colombo, Effy (Opera), Coro fedeli, Zia Pizzuto
Pietro Casano Questore Colombo, Giosuè Zito, Don Gaetanino, Antonino Pizzuto, Decu Garzia, Uomo di Hoffer, Coro fedeli, Pubblico Opera, Uomo retropalco
Luciano Fioretto Marchese M. Coniglio, Pilade Spadolini, Vidusso Catalanotti, Girlando, Daniele (Opera), Uomo di Hoffer, Coro fedeli, Pubblico Opera
Federica Gurrieri Angelica Gammacurta, Controfigura Concetta Riguccio, Figlia Pizzuto, Coro fedeli, Pubblico Opera
Paolo La Bruna Prefetto Bortuzzi, Canonico Bonmartino, Gegè Bufalino, Ninì Prestia, Uomo di Hoffer, Pubblico Opera, Uomo retropalco
Zelia Pelacani Catalano Giagia Bortuzzi, Gna Nunzia, Cameriera Mazzaglia Moglie Pizzuto, Coro fedeli, Pubblico Opera
Valerio Santi Delegato Puglisi, Tano Barreca, Cavaliere Mistretta Controfigura Gaspano, Uomo di Hoffer, Coro fedeli Pubblico Opera, Uomo retropalco
Vincenzo Volo Dott. Gammacurta, Meli, Turiddu Macca, Nando Traquandi, Uomo di Hoffer, Coro fedeli, Pubblico Opera, Uomo retropalco
produzione MARCHE TEATRO, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma
L’iniziativa si inserisce nel programma del Centenario Camilleri
promosso dal Fondo Andrea Camilleri con il Comitato Nazionale Camilleri 100

Leggere le pagine dei quotidiani siciliani è, purtroppo spesso, assai più appassionante di un romanzo giallo. (Andrea Camilleri)

Ieri sera a Teatro, la sera della prima.

Fin dall’ingresso si presagiva che la serata sarebbe stata turbolenta. Un’orda di giovani ragazzi si apprestavano, in maniera rumorosa, a riempire la sala, ma quanto non si poteva immaginare era il miracolo che stava per accadere.

Lo spettacolo in scena ha presentato una scenografia ed una regia molto fantasiose. Colpi di scena e linguaggi popolari, a volte volgari, hanno scatenato l’attenzione dei giovani durante tutte le due ore e venti di rappresentazione.

In scena “Il birraio di Preston”  di Andrea Camilleri  che lo stesso scrittore assieme al regista Giuseppe Dipasquale ha tratto dall’omonimo e fortunato romanzo.

Edoardo Siravo in scena interpreta l’Autore, ma nota di merito anche a Federica De Benedittis ed a tutto il cast di attori.

Si narra dell’incendio di un teatro ed all’inizio la scena è invasa dal fumo. Gli attori recitano praticamente in mutande, ma lo fanno in maniera estremamente disinvolta. Le scene si svolgono su livelli diversi, a volte addirittura pare di intravedere nelle scene amorose, delle pose di sculture o di danza.

Tutto è magico, ed ogni scena si intervalla da piccoli spazi di buio e la magia avviene proprio in quei momenti, quando gli applausi e l’entusiasmo scatenano gli animi giovanili in sala. Non importa se molti termini sfuggono a chi non mastichi il dialetto siciliano, lo spettacolo regge l’ascolto ed avvince.

Lo spettacolo rimane in scena al Politeama Rossetti fino a domenica 21 dicembre.

Laura Poretti Rizman

 

 

Il birraio di Preston_foto Tommaso Le Pera

Va in scena da giovedì 18 a domenica 21 dicembre al Politeama Rossetti “Il birraio di Preston” tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, con una grande compagnia d’interpreti: la commedia trasporta il pubblico a Vigata, dove si intrecciano molti fili narrativi in una trama avvincente e ironica. Lo spettacolo è ospite della Stagione 2025-2026 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

«Sono stato per lungo tempo un regista per non capire quante insidie si nascondono nella trasposizione scenica di un’opera letteraria» scrisse Andrea Camilleri quando “Il birraio di Preston” fu pronto per la prima volta ad andare in scena. «Ci sembra, questa volta, di avere fatto il possibile affinché l’opera, lo spirito, l’ironia del romanzo siano state conservate. Per il resto non posso che essere d’accordo con quell’altro mio illustre conterraneo, quando diceva che l’opera dello scrittore finisce quando comincia quella del regista.
Pirandello amava dire che il lavoro dell’autore terminava quando egli riusciva a mettere la parola “fine” alla scrittura teatrale. Bene, questo copione ha la parola fine, messa nell’ultima pagina. Tuttavia mi sento di chiosare il buon Luigi: è proprio nella messa in scena che inizia un nuovo viaggio del testo, sempre diverso e sempre nuovo, sempre imprevedibile, sempre disperatamente esaltante. Per questo il confine del teatro è come l’orizzonte dei viaggiatori nei mari d’Oceano: sempre presente, mai raggiungibile».

“Il birraio di Preston” tratto dal romanzo di Andrea Camilleri è stato messo in scena con la regia di Giuseppe Dipasquale, che ha firmato e curato insieme all’autore la riduzione teatrale. Lo spettacolo è andato in scena per la prima volta nella stagione 1998-1999 ed è stato ripreso poi fra il 2008 e il 2010 in tournée nazionale e nuovamente quest’anno, in occasione del centenario della nascita di Camilleri.

Lo sfondo della vicendaè il paesino di Vigàta – che i lettori di Andrea Camilleri conoscono già molto bene – durante la seconda metà dell’Ottocento: nel paese si desidera inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”.
Il prefetto di Montelusa – paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e perché sede della Prefettura – si intestardisce di inaugurare la stagione lirica del suddetto teatro con un’opera di Ricci. Nessuno vuole la rappresentazione di quel lavoro, tra l’altro realmente scadente.
Ma il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte.
Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni: da un lato i vigatesi che, con quel naturale e tutto siciliano senso di insofferenza verso ciò che sa di “forestiero” (e il Prefetto Bortuzzi lo è!), decidono di boicottare l’ordine prefettizio; e dall’altro il prefetto Bortuzzi con Don Memè Ferraguto, al secolo Emanuele, cinquantino, sicco di giusto peso, noto uomo d’onore del luogo, sempre alleato al potere per atavica e pura convenienza. Da ciò si diparte una storia divertentissima e al tempo stesso tragica, che culmina nell’incendio del teatro.
Una narrazione interessante per il suo intreccio e intricata nello sviluppo specie quando compaiono sulla scena i dinamitardi che hanno il compito di dare al boicottaggio di quell’inaugurazione la fisionomia di un messaggio a livello nazionale: dovranno infatti far esplodere il teatro per convincere il governo che anche la Sicilia è allineata, contro lo Stato, a favore dei Carbonari.
La turbolenta vicenda si incastra con quella del Delegato Puglisi e della sua amante, la cui sorella ha trovato atroce morte proprio in seguito all’incendio del teatro, della cantante Maddalena Paolazzi vittima una delle più clamorose “stecche” nella storia del bel canto, del Dottor Giammacurta, dell’avvocato Fiannaca, dell’ingegnere Hoffer e di tanti altri.
Una vicenda esemplare per raccontare oggi la Sicilia. L’eterna vacuità dell’azione siciliana, che spesso si traduce in un esasperato dispendio di energie per la futilità di un movente, è la metafora più evidente del testo.

In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo, i suoi personaggi vengono ammantati, attraverso la lingua camilleriana, da una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature.

Questa Sicilia che non dimentica i morti, non dimentica i mali letali che cercano di consumarla inesorabilmente dal di dentro, che non dimentica il tradimento verso valori appartenuti a sè stessa quando era culla di una civiltà, questa Sicilia oggi può senza timore ricominciare a parlare di sè stessa con la necessaria ironia e distacco, affinché l’autocompiacimento delle virtù come dei vizi e dei dolori, non costituisca uno stagno dal quale diviene difficile uscire.

Affiatata, impegnata, versatile la compagnia d’interpreti capeggiata da Edoardo Siravo: saranno impegnati nelle repliche giovedì e venerdì alle ore 20.30, sabato alle 19.30 e domenica in pomeridiana con inizio alle ore 16. Gli ultimi biglietti sono disponibili presso i punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.

 

from to
Scheduled Arte e spettacolo Trieste

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.