Pinocchio, o lo spettacolo della paternità 🗓

Pinocchio, o lo spettacolo della paternità, ovvero quando una figlia che studia lo spagnolo, vuole rivivere una favola.

Trovo eccezionale la proposta che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha inserito all’interno del cartellone Prosa Contemporanea alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti di Trieste.

Lo spettacolo Pinocchio, proposto dal Teatre Akadémia di Barcellona, scritto e diretto da Enrico Ianniello e interpretato da Moreno Bernardi e da Luciano Saltarelli è completamente in lingua spagnola con i sopra titoli in lingua italiana.

Uno spettacolo di mimica e parole, scenografia e video installazioni, musica e movimento, che narra e ripercorre la storia di Pinocchio, scritta da Carlo Lorenzini, in arte Collodi.

Sul palcoscenico due attori, padre e figlio; dietro a loro uno schermo che proietta immagini e tratti fumettisti. Uno spettacolo davvero interessante della durata di un’ora e mezza che avvince e offre al pubblico la possibilità di mantenere l’attenzione sempre alta.

La paternità vista attraverso la favola di Pinocchio: il tema della paternità che illustra un amore incondizionato che riesce a trasformare la solitudine in un’opera d’amore premurosa e totalitaria. Il rapporto evolve dalla creazione all’educazione, ponendo l’accento sulla responsabilità, la crescita e il legame affettivo profondo tra padre e figlio.

La scena aperta su un palcoscenico tappezzato a terra da vestiti, alle spalle un video proiettore propone immagini in bianco e nero che poi acquistano colori proiettate sopra un lenzuolo steso, come si usava fin dai tempi passati quando il cinema veniva portato di paese in paese. Dai vestiti inanimati stesi a terra prende vita il protagonista, Pinocchio.

Il risveglio è il principio di questa narrazione, perché anche il padre Geppetto si risveglia dopo il duro lavoro e vede nascere il frutto del suo amore.

Pinocchio, il figlio che gli è completamente affidato gli insegnerà a sorridere.

Un passaggio fondamentale nella vita di ogni uomo che riscopre la sua paternità e la bellezza della semplicità della vita nelle sue piccole ma importanti cose.

Una favola che insegna la bellezza dell’amore nell’accudire un figlio, ma anche la voglia di crescita e di distacco nel sperimentare strade anche sbagliate.

Una favola che anche se narrata in un’altra lingua fa emergere l’amore tra padre e figlio, il percorso della vita, ma soprattutto il dolore nel distacco racchiuso tutto in un’unica parola: grazie (per avermi amato).

Laura Poretti Rizman

PINOCCHIO_FELIPE

 

“Arriva alla Sala Bartoli il 31 marzo e replica fino al 2 aprile “Pinocchio, o lo spettacolo della paternità” un interessante spettacolo pieno di interrogativi e riflessioni proposto dal Teatre Akadémia di Barcellona. Scritto e diretto da Enrico Ianniello e interpretato da Moreno Bernardi e Luciano Saltarelli lo spettacolo va in scena in lingua spagnola con sovratitoli in italiano”.

 

 

Tratto dal classico di Collodi e percorso anche da altre ispirazioni, questo “Pinocchio”  – che dal 31 marzo al 2 aprile è ospite alla Sala Bartoli nella riscrittura e regia di Enrico Ianniello e interpretato da Moreno Bernardi e Luciano Saltarelli del Teatre Akadémia di Barcelona – è uno spettacolo che si pone molte domande e porta su di sé importanti riflessioni.

Una particolarità è che sarà dato in lingua spagnola con sopratitoli in italiano.

Il sottotitolo di “Pinocchio” suggerisce “ovvero lo spettacolo della paternità” che è un grande tema che percorre tutta la favola collodiana: la figura di Geppetto è centrale quasi come il protagonista a ben vedere. E sono moltissimi i “se” che il regista si pone come interrogativi.

E se Pinocchio non fosse mai uscito da quella stanza fredda e desolata in cui Geppetto – preso da un insopportabile momento di solitudine – lo ha “scolpito al mondo”, pur di avere un po’ di compagnia? 

Se tutti gli incontri, le situazioni, le scelte che il burattino è obbligato a compiere a prezzo d’esser costretto a dire qualche bugia pur di barcamenarsi in quella presunta realtà – senza strumento alcuno -, non fossero che parti di uno spettacolo della vita messo in scena dal povero genitore, per instillare una morale o forse solo per giocare con i sentimenti suoi e del povero legno animato, in un altalenarsi brillante e morboso di proiezioni e miraggi? 

Se la Fatina, il Grillo, il Gatto e la Volpe, Lucignolo l’Omino di Burro non fossero che personaggi di un semplice teatrino domestico inscenato dall’istrionico Geppetto, al fine di educare, correggere, insegnare, moralizzare attraverso il teatro?

  

Infondo Pinocchio è un burattino e allora, a voler essere coerenti, non può muoversi da solo; dunque, il suo burattinaio dovrà indirizzarlo, perfino dirigerlo tirandone i fili, che servono allora a regalare la libertà, ma anche a limitarla.

E – chissà: quando il povero legno scoprirà d’essersi trasformato in bimbo grazie alla scoperta della prima goccia di sangue, forse non saprà più dove andare, potendo usare soltanto le sue gambette da ragazzino. 

Pinocchio” va in scena martedì 31 marzo alle 19.30, e l’1 e 2 aprile alle ore 21. Gli ultimi biglietti sono disponibili presso i punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.

 

PINOCCHIO

OVVERO LO SPETTACOLO DELLA PATERNITÀ

con Moreno Bernardi e Luciano Saltarelli

regia Enrico Ianniello

riscrittura Enrico Ianniello a partire da Collodi 

disegno luci Lluis Serra

produzione Teatre Akadémia, Barcelona

Coproduzione Casa del Contemporaneo, Napoli – La Fanfola Sl, Barcelona

SPETTACOLO IN LINGUA SPAGNOLA CON SOPRATITOLI IN ITALIANO

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Scheduled Arte e spettacolo Trieste

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