Veronica di Desenice 🗓

Slovensko stalno gledališče – Teatro Stabile Sloveno

stagione 2025/ 2026

 

VERONIKA DESENIŠKA

su motivi del dramma di Oton Župančič

 

DAL 17 AL 19 APRILE AL TSS

Una scenografia splendida, una recitazione eccellente che pone gli attori a diversi livelli di visione recitativa, una vestizione di abiti fantastici, una regia di luci incantevole ma soprattutto una cura nella ricerca musicale e del suono che porta l’udito a raffinarsi nella ricerca di suoni comuni che divengono echi, come la scrittura della sigla di una firma, o il picchiettare che denota impazienza nel concludere degli accordi.

In tutta questa meraviglia, la semplice innocenza contrapposta all’etereo distacco delle due donne assassinate, mentre altre donne, dall’esterno, non sostengono le sorelle ma seguono l’onda della malvagità della parola.

Una mancanza di sorellanza che pesa sulla storia di un’esasperazione di violenta forza maschilista.

Uno spettacolo splendido che merita d’esser visto, a diversi livelli, con diverse interpretazioni.

Parla dei nostri luoghi, dei nostri avi. Parla di noi, di ieri e purtroppo anche di oggi.

Laura Poretti Rizman

Veronika Deseniška (Veronica di Desenice) è la storia di una donna misteriosa, diventata un mito nel momento stesso in cui è stata messa a tacere con la forza, della prima donna processata per stregoneria in territorio sloveno, dell’oppressione subita da tutte le donne nel corso dei secoli. È anche la storia di un amore appassionato, tenace, proibito, che sfida persino la morte. Questa storia vera è diventata leggendaria in Slovenia anche grazie al dramma di Oton Župančič, che è servito da base per una riflessione contemporanea sull’argomento nella nuova messa in scena del Teatro Stabile Sloveno, in programma dal 17 al 19 aprile a Trieste e il 20 aprile a Gorizia.

 

Il debutto più atteso della stagione porterà in scena l’interpretazione della regista Maruša Kink (che per il TSS di Trieste ha già firmato la suggestiva messa in scena «Leggende e racconti dei colli Gorjanci»), che nasce dall’approfondimento dei dati storici e dalle ultime scoperte in questo campo. Lo spettatore potrà confrontarsi in modo nuovo con il personaggio di Veronica di Desenice in una narrazione che affonda le sue radici nel Medioevo, ma guarda ai personaggi da una prospettiva contemporanea.

 

LA VICENDA STORICA

La storia si svolge in un’epoca in cui i matrimoni erano uno strumento per stringere alleanze politiche. Tra il figlio del conte di Celje Herman II, Federico, e Veronica (di umili origini cavalleresche) si accese però una passione che rischiava di ostacolare inesorabilmente i piani strategici. Nel 1422 la moglie di Federico morì in circostanze poco chiare e fu allora che Veronica entrò nella sua vita; lui la sposò in segreto tre anni dopo. Herman rinchiuse il figlio, sospettato di omicidio, nella torre del castello per liberarlo poco dopo. Veronica fu invece accusata di stregoneria, ma il tribunale decise di assolverla per inconsistenza delle accuse. Per questo motivo, il conte di Celje Herman II cercò un nuovo modo per porre fine definitivamente alla relazione che ostacolava i suoi piani e trovò quindi un modo meno »legale« per farla uscire definitivamente di scena, provocando il suo annegamento.

«Il potere di cui godevano i conti di Celje ha reso possibile anche la morte di Veronica. Forse è proprio quel potere il motivo per cui ancora oggi non sappiamo dove sia sepolta. Sebbene la storia appaia ben nota – sia dal punto di vista storico che nell’interpretazione scelta da Župančič – rimangono ancora molte incognite.” – ha affermato la dramaturg Lana Krmelj, descrivendo così l’approccio del team creativo all’adattamento di questo classico della letteratura teatrale slovena: “La Veronica di Župančič è vittima di una tragica storia d’amore, che sottolinea la forza di un determinato potere e l’incapacità di chi governa di discostarsi dalle norme radicate e di vedere l’umanità anche nei rapporti che lo circondano. Si tratta di una storia del Medioevo che è stata in parte documentata, mentre alcuni dettagli sono rimasti (in)volontariamente nascosti. Si tratta della creazione di un mito che, con nuove reinterpretazioni, assume nuovi significati, i quali sottolineano più o meno ciò che è l’essenza di Veronica: il desiderio di avere, in quanto donna, il diritto di essere ricordata e, con ciò, anche il diritto all’esistenza.”

 

UN MISTERO ANCORA IRRISOLTO

Mentre scrittori, drammaturghi e musicisti reinterpretano da secoli questa sfortunata storia d’amore nelle loro opere, il quadro storico su Veronica si sta ancora delineando grazie a ricerche che cercano di far luce su aspetti sconosciuti della sua figura. Da questi angoli oscuri emerge anche la riflessione della regista Maruša Kink, che ha dichiarato: “Mi interessava capire cosa continui a suscitare tanto scalpore, perché sia così affascinante a 600 anni dalla sua morte, cosa si nasconda dietro tutto questo. Sappiamo tutti che c’era una storia d’amore, ambientata in un’epoca che però è abbastanza lontana da risultare un po’ sfuggente nei suoi contorni. Quando mi sono addentrata nelle diverse interpretazioni degli eventi, ho cominciato a rendermi conto di quante cose in realtà non sappiamo, di quante interpretazioni siano aperte. Già dall’inizio stesso della storia di Veronica: non sappiamo da dove provenga realmente.”

La discriminazione delle donne, ma anche il profitto, il potere, l’ordine sociale che condizionano anche l’amore, sono temi che conferiscono alla tragedia di Veronica un’attualità senza tempo.

 

I PROTAGONISTI

Lo spettacolo offrirà al pubblico un intreccio di interpretazioni di sette attori che si sono immedesimati nei personaggi della storia e nei loro dilemmi: Iztok Drabik Jug, Tina Gunzek, Anuša Kodelja, Franko Korošec e Nikla Petruška Panizon. Nei ruoli di Friderik e Veronika si esibiranno l’attore ospite della compagnia del Teatro nazionale Drama di Ljubljana Domen Novak e l’attrice teatrale e cinematografica Diana Kolenc.

I protagonisti si muoveranno in un “labirinto di amore e inganni” creato dalla scenografa Vasilija Fišer. La scena trae ispirazione da due elementi: da un lato il bosco simbolico, dall’altro il collegamento con lo sconvolgente affresco che Federico commissionò per mettere in evidenza l’ingiustizia subita: nella raffigurazione dell’Ultima Cena, Giuda aveva il volto di suo padre Herman II, colui che lo aveva tradito. La scenografia offre ulteriori effetti suggestivi grazie al disegno delle luci di Klemen Kuhar.

La nuova produzione del TSS si muove tra citazioni medievali e atemporalità: in questo senso, Tina Kolenik ha ideato costumi che sono una rivisitazione stilizzata degli abiti medievali. Il tutto è incorniciato dalla musica di Veronika Kumar: fonte di ispirazione in questo caso sono i suoni naturali e le loro melodie originali. Si tratta di una colonna sonora quasi cinematografica, che cerca spontanee sintonie con la scena e la vicenda. La compositrice ha dichiarato a questo proposito: “Mi interessa la tensione senza parole, lo sfondo emotivo che la musica potenzia o contraddice. Penso, ad esempio, al suono della tromba registrato sott’acqua, una dimostrazione di ciò che lo strumento sia in grado di fare in termini di significato, con il suo potere narrativo.

Il nuovo spettacolo del Teatro Stabile Sloveno sarà in cartellone tre volte a Trieste, dal 17 al 19 aprile, seguito lunedì da una replica per gli abbonati di Gorizia. Tutti gli spettacoli saranno corredati da sovratitoli.

 

EVENTI COLLATERALI

Il giorno della prima sarà particolarmente ricco, con ulteriori due eventi culturali a precedere il debutto dello spettacolo. Alle 18.30 è in programma la consegna del primo Premio Igor Pahor per giovani impegnati nell’ambito dello spettacolo dal vivo, indetto dalla Società benefica slovena in collaborazione con l’Associazione Teatro Sloveno. Alle 19.00 seguirà l’inaugurazione della mostra d’arte dell’ex sindaca di Ljubljana Viktorija Potočnik “Tukaj smo!” che, proprio come lo spettacolo, sottolinea la forza delle donne.

Slovensko stalno gledališče – Teatro Stabile Sloveno

stagione 2025/ 2026

 

VERONIKA DESENIŠKA

su motivi del dramma di Oton Župančič

regia: Maruša Kink

 

con

Iztok Drabik Jug………Herman II Celjski

Tina Gunzek………… Dama di corte, Azzeccagarbugli

Anuša Kodelja………Jelisava Frankopanka

Diana Kolenc…………Veronika Deseniška

Franko Korošec……..Jošt Soteški

Domen Novak……….Friderik II Celjski

Nikla Petruška Panizon…….Sida, Bonaventura,Dama di corte

 

Dramaturg Lana Krmelj

Scene Vasilija Fišer

Costumi Tina Kolenik

Musiche Veronika Kumar

Light design Klemen Kuhar

Consulenza linguistica Martin Vrtačnik

Produttrice esecutiva Mija Špiler

 

 

DEBUTTO E REPLICHE

 

venerdì 17 aprile alle ore 20.00 – turni A1, A2 e A3 – PRIMA

sabato 18 aprile alle ore 20.00 – turni B1, B2 e B3

domenica 19 aprile alle ore 16.00 – turni C1, C2 e C3

Sala principale del TSS a Trieste

 

lunedì 20 aprile alle ore 20.00

Kulturni dom di Gorizia

foto TSS / Luca Quaia

PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO IGOR PAHOR

CONSEGNA DEL PREMIO VENERDÌ 17 APRILE, ORE 18.30 (FOYER DELLA GALLERIA)    

Il Premio Igor Pahor sarà assegnato per la prima volta il 17 aprile al Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Il premio è bandito dalla Società benefica slovena in collaborazione con l’Associazione Teatro Sloveno ed è sostenuto quest’anno anche dalla famiglia, dai parenti e dagli amici del compianto artista. È destinato a studenti e corsisti tra i 19 e i 35 anni che si formano nelle professioni teatrali; l’iniziativa è stata promossa dalla giornalista Beti Tomsič.

Igor Pahor (1968–2015) è stato un costumista triestino e uno degli ultimi costumisti sloveni professionisti attivi in Friuli Venezia Giulia. Dopo la maturità al liceo classico di Gorizia, si è perfezionato nel campo della costumistica, del taglio e del cucito, anche al Teatro alla Scala di Milano, iniziando il proprio percorso sotto la guida dell’affermata costumista Marija Vidau, a lungo attiva al Teatro Stabile Sloveno di Trieste e figura centrale della costumistica teatrale slovena.

Pahor ha collaborato con numerosi teatri e festival, firmando diverse creazioni, tra cui anche produzioni in prima assoluta del Mittelfest. Ha lavorato con registi quali Giorgio Pressburger, Igor Pison e Marko Sosič, collaborando con il Teatro Stabile Sloveno di Trieste e con il Teatro Drama di Lubiana. Tra i suoi lavori più significativi si distinguono i costumi per lo spettacolo “Nozze di sangue” diretto da Damir Zlatar Frey a Trieste.

Intervento di Betti Tomsič

Buonasera!

Questa sera siamo qui per sostenere qualcuno che è tra noi, nel ricordo di qualcuno che non c’è più. Per la prima volta, ma certamente non per l’ultima, consegniamo il premio Igor Pahor.

Prima di rievocare in poche parole il ricordo del mio amico, desidero ringraziare l’Associazione benefica slovena e l’associazione Teatro sloveno, che hanno accolto questa idea e l’hanno sostenuta con convinzione. Un ringraziamento va anche al Teatro Stabile Sloveno, che ci ha aperto le sue porte affinché questa sera possiamo rendere insieme omaggio alla memoria di Igor. E so che questi ringraziamenti arrivano anche da parte della famiglia di Igor, che questa sera è qui con noi.

Igor Pahor era un costumista, un russista quasi laureato, un appassionato di musica barocca, di alta sartoria e della cultura in senso più ampio. Era uno sloveno orgoglioso, oserei dire anche uno slavo orgoglioso, e al tempo stesso un cosmopolita.

Il suo percorso è iniziato con un corso di teatro, credo nel 1992, promosso dalla SKGZ e organizzato dall’Istituto per la formazione professionale. Il corso si teneva nella casa di cultura di Štandrež, con docenti eccellenti, ed è lì che per molte e molti di noi è cominciato qualcosa di importante. In quel periodo Igor decise che sarebbe diventato costumista. Živa Pahor cominciò a tirare fuori dal cassetto i suoi primi disegni. Io, invece, muovevo i primi passi nel parlare in pubblico.

Da un piccolo corso nacque una grande passione. Andavamo a teatro quasi ossessivamente: da Trieste a Nova Gorica, passando per Lubiana fino a Maribor. C’erano poche serate più belle di quelle che potevamo trascorrere in platea, sotto il palcoscenico.

Igor si fece poi strada fino al dietro le quinte. Marija Vidau lo prese sotto la sua ala, e in seguito lui trovò altre strade, altre possibilità. Non aveva soltanto capacità: aveva anche quella qualità umana che in teatro conta più di ogni altra cosa. Sapeva lavorare con le persone, per le persone e per lo spettacolo. Per questo gli artisti lo stimavano e gli volevano bene. Ne cito solo alcuni: Giorgio Pressburger, Marko Sosič, Damir Zlatar Frey, Igor Pison. Nel suo percorso creativo, le persone sono state fondamentali. E i rapporti umani lo sono sempre.

Per questo vorrei concludere questo mio breve ricordo di Igor con un pensiero: desidero e spero sinceramente che il Teatro Stabile Sloveno trovi il modo di intrecciare la vincitrice di questa sera, Karol Kovic, a questo mondo, di accoglierla davvero al suo interno. Possiamo impegnarci fino allo stremo per salvare una casa della cultura, ma se al suo interno non ci saranno persone che creano, ogni sforzo sarà vano. E qui, in questo santuario tespiano, al posto dei versi, delle parole, della musica e del brusio, risuonerà soltanto il silenzio.

 

»Tukaj smo!« (SIAMO QUI!)

 LA FORZA DELLE DONNE NELLA MOSTRA DI VIKTORIJA POTOČNIK A TRIESTE

APERTURA VENERDÌ 17 APRILE, ORE 19.00 (INGRESSO TSS)

 

Viktorija Potočnik è stata sindaco del Comune di Lubiana dal 1997 al 2002, ma parallelamente alla sua attività politica ha sempre continuato a dedicarsi all’arte visiva. Prima della prima dello spettacolo Veronika Deseniška, il fil rouge di una serata dedicata alla forza delle donne coinvolgerà anche l’inaugurazione della mostra delle sue opere nell’atrio del Kulturni dom di Trieste, sede del Teatro Stabile Sloveno.

La mostra presenterà infatti 30 sculture di figure femminili in diversi stati emotivi. Sono realizzate in argilla cotta e patinata. Alcune sculture sono già state esposte negli ultimi anni, mentre quelle nuove sono state realizzate in occasione della prima dello spettacolo del TSS. L’idea dell’intero progetto è nata in occasione della mostra dello scorso anno alla Camera dei Deputati, realizzata per celebrare la Giornata internazionale della donna.

Viktorija Potočnik ha iniziato a dedicarsi attivamente alla creazione di opere d’arte poco prima di andare in pensione. La sua prima mostra è stata allestita nella Torre del Tribunale a Maribor e da allora espone in mostre personali e collettive in patria e all’estero. La creatività e l’arte sono compagne costanti della sua vita, fonte di ispirazione per riflettere sulle decisioni importanti e per plasmare la visione del futuro.

La curatrice della mostra, Nelida Nemec, ha descritto le sue impressioni durante l’osservazione di queste sculture con queste parole: «Quando entriamo nello spazio espositivo, le percepiamo come un gruppo di donne distinte che guardano avanti e si danno le spalle l’una all’altra, tranne quelle in prima fila che assumono un atteggiamento da guerriere. Queste guardano al futuro e ci dicono: “Siamo qui.” (…) I volti delle donne e le posizioni del corpo e delle mani parlano di compassione, paura, preoccupazione, angoscia, umanità, tenerezza. E anche di amore. Disposte in gruppo, non in file militari, indicano la forza e la volontà di non arrendersi, di cambiare. Senza guerre. Con azioni che introdurranno nuovi valori. Visioni diverse del mondo e della vita

Riguardo al messaggio e all’espressività delle opere esposte, Viktorija Potočnik ha scritto: «Nelle figure femminili eleganti e slanciate infondo un ampio spettro di emozioni; nel loro distacco percepisco solitudine, malinconia, disperazione, ma anche ribellione, tenacia, coraggio e speranza. La loro moltitudine rappresenta le paladine della dignità umana. Con le mie opere desidero dare forza alle donne, restituire loro la dignità e, soprattutto in questi tempi, aumentare la loro influenza sulle decisioni importanti e sulle sfide del momento

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Scheduled Arte e spettacolo Italia Trieste

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