Intervista a Maria Grazia Plos

Laura Poretti Rizman: E’ uno scrittore catalano contemporaneo, Jordi Galceran Ferrer quello che ci propone questo testo, nel quale si racconta di un metodo usato in una ditta per assumere dei dipendenti. Questa riflessione è stata tratta da un fatto avvenuto a Madrid, dove un impiegato addetto alla valutazione per l’assunzione del personale, prendeva appunti sull’aspetto esteriore e sul comportamento delle persone che si presentavano al colloquio.
Da qui una valutazione sul fatto che a nessuno importa davvero sapere cosa siamo e quanto valiamo, ma quanto riusciamo a trasmettere esternamente agli altri.
L’apparenza dunque vale di più rispetto alla sostanza. E’ davvero così anche nel mondo dello spettacolo?
Maria Grazia Plos: Purtroppo si e una grande responsabilità è imputabile alla televisione perchè una gran fetta di pubblico viene a teatro per vedere gli artisti già famosi in quanto hanno precedentemente fatto film, ficton, reality o spettacoli come X Factor. Per fortuna poi ci sono ancora delle sacche di persone che vengono a teatro per amore del teatro stesso, anche se gli attori non sono propriamente famosi. Gli attori che mi accompagnano sono, Adriano Giraldi, Maurizio Zacchigna e Riccardo Maranzana. Il regista è anche un giovane attore, Andrea Collavino. Nel momento in cui ci siamo messi a cercare un testo, io mi sono innomorata da subito di questo lavoro e devo anche raccontare che prima d’ iniziare a lavorare ci siamo tutti sottoposti a dei test seguiti da Fabio Turchini che lavoro sullo sviluppo delle risorse umane con la sua ditta di Udine, Eupragma. Si tratta di test per capire se una persona è più o meno adatta a ricoprire un determinato ruolo, ma alla fine nonostante la neutralità richiesta nel giudicare, dietro la valutazione rimane l’opinione di una persona. Per noi è stato molto importante metterci anche dalla parte di chi giudica. Attraverso questi test inoltre emerge inaspettatamente l’aggressività nei confronti dell’altro.
Laura Poretti Rizman: La scenografia e il racconto ci porta in un contesto molto nordico, svedese per la precisazione e il collegamento alla ben nota catena di mobili non è difficile da trarre. Secondo lei, come mai l’autore ha voluto porre l’ambientazione in un luogo così freddo, quand’anche nei caldi paesi latini si vive lo stesso disagio nel giudicare l’altro?
Maria Grazia Plos: Il testo è stato ambientato in Spagna, la messa in scena invece nel suo pallore e nel suo nulla, vuole far evidenziare le figure nere delle persone, quasi a ingrandirle evidenziandole come se fossere sotto una lente che ingrandisce i dettagli. La scena risulta essere quasi un set fotografico dove nella posa, si maschera la realtà. Nonostante tutto, in questa finzione continua si scopre poi il celato inganno.
Laura Poretti Rizman: Tre uomini e una donna ad un colloquio di lavoro, suona il telefono e per ben due volte viene chiesto, quasi imposto, alla donna di rispondere. In una settimana importante come questa, dove si cerca di ricordare che ad oggi troppe donne subiscono violenza da parte degli uomini anche nella parità di diritti sul lavoro, lei cosa prova nel trovarsi ad interpretare questo passo della commedia, dove la donna si ritrova anche a dover scegliere tra l’impegno familiare e quello del lavoro?
Maria Grazia Plos: Proprio ieri ragionavo su questo passo: all’inizio della scena la donna dice, “Perchè devo entrare prima io? Entro, ma non perchè sono donna” , mentre alla fine del racconto, la donna supera però i maschi come capacità e anche come ruolo. Purtroppo ad oggi esiste ancora questa disparità anche nel mondo del lavoro. Una discriminazione sessuale lavorativa evidenziata anche in una differenza di remunerazione. Devo dire che durante lo spettacolo, scendendo nel personaggio, mi monta una rabbia che tengo a bada coccolandola fino alla fine, per poi per poi lasciar spazio alla vendetta. Lo scrittore è stato molto attento a questo argomento.
Laura Poretti Rizman: Noi tutti abbiamo avuto modo di apprezzarla nel corso di questi anni, e nonostante i suoi successi, la sua interpretazione in Cara Creatura è stata memorabile. Personalmente la vedo molto portata ad interpretare ruoli di maggior intensità rispetto a ruoli comici. Nell’ultima interpretazione delle Maldobrie c’era, ad esempio, proprio questa richiesta da parte del regista, nel mantenere l’allegria rendendo malinconico il ricordo di quei tempi. Lei cosa preferisce interpretare?
Maria Grazia Plos: Sicuramente sono più nelle mie corde i ruoli drammatici, ma ad esempio, proprio in Cara Creatura nel quale ho interpretato un ruolo veramente drammatico, devo dire che provavo un gran piacere quando riuscivo a strappare un sorriso al pubblico, perchè in fondo è proprio questa la vita, riuscire a ridere anche dell’aceto che si beve.
Laura Poretti Rizman: Ringraziandola per questa intervista, le chiedo quale sarà il suo prossimo impegno teatrale.
Maria Grazia Plos: In questo momento sto concentrando il mio impegno per riuscire a portare fuori Trieste Il Metodo, perchè ritengo che sia un testo davvero importante da vedere. Spesso ci chiediamo chi è che comanda e io credo che vedere questo spettacolo sia un modo per capire molte cose. Il fare Teatro in maniera ideale vuol dire riuscire a mettere sotto una lente d’ingrandimento i problemi della società per poi comprenderli meglio. Che si sia daccordo o meno, rimane comunque la possibilità di riflettere sulle tematiche proposte e secondo il mio punto di vista questo testo aiuta molto la comprensione di questa crisi attuale, mondiale e allo stesso tempo surreale.

La Contrada presenta in prima nazionale “Il metodo” di Jordi Galceràn.
Venerdì 16 novembre debutta in prima nazionale sul palcoscenico del Teatro Bobbio la seconda nuova produzione della Contrada-Teatro Stabile di Trieste per la Stagione 2012/2013: “Il metodo” di Jordi Galcerán.
A differenza delle “Maldobrie” di Carpinteri&Faraguna, testo brillante in dialetto triestino, questa nuova produzione punta su una drammaturgia teatrale completamente diversa, proponendo un dramma dalle forti connotazioni psicologiche, tratto da “Il metodo Gronholm” dell’autore contemporaneo catalano.
Quattro manager, tre uomini e una donna, chiusi in una stanza, sono pronti a battersi senza esclusione di colpi per un posto da direttore generale per la multinazionale svedese Dekia. Ciascuno contro tutti, o almeno questo è quello che credono finché da una feritoia nel muro esce la prima di una serie di strane istruzioni, in cui l’azienda stessa dichiara che tra i quattro c’è un infiltrato, uno psicologo della Dekia. Ma chi è? E sarà vero?
Seguendo le regole di un gioco crudele, i quattro accettano di affrontare strane prove attitudinali e di rivelare agli altri i propri segreti più imbarazzanti, pronti anche a umiliarsi pur di guadagnare l’ambito posto. Ciascuno inganna l’altro, subisce l’inganno e inganna se stesso. Sfruttando la struttura e il ritmo del thriller, si mescolano indizi veri con piste false che alimentano continui colpi di scena portando lo spettatore a un sorprendente finale che ribalterà tutte le convinzioni acquisite fino a quel momento.
Pur essendo un testo di fantasia, ispirato a Galcerán da un fatto avvenuto anni fa a Madrid, tutte le prove a cui vengono sottoposti i personaggi sono tratte da tecniche reali di selezione del personale, documentate in manuali di specialisti della materia. Quello che accade nella pièce è condurre queste tecniche alle estreme conseguenze, senza nascondere la comicità derivante dall’assurda inclemenza di tali prove. Non a caso lo scorso settembre, in occasione della manifestazione promossa dalla Provincia di Trieste “Teatri A Teatro 2012 – Aspettando Next”, è stato realizzato dalla Contrada in collaborazione con Eupragma di Udine e MIB di Trieste un workshop teatrale sulle tecniche di selezione del personale ad alti livelli legato proprio a questo testo teatrale.
Nato a Barcellona nel 1964, Jordi Galcerán è scrittore, autore e traduttore e ha curato gli adattamenti teatrali di vari testi stranieri, tra cui il musical They’re Playing our Song, La Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni, Neville’s Island di Tim Firth e The Front Page di Ben Hecht. È inoltre sceneggiatore sia per la televisione catalana, sia per il cinema (sua è la sceneggiatura di Fragile, film horror di Jaume Balagueró) e ha pubblicato varie raccolte di racconti. Laureato in Filologia catalana, Galceran inizia a scrivere per il teatro nel 1988; fra il 1995 e il 1996 ottiene i primi successi importanti con Parole incatenate e Dakota, ma è nel 2003, con Il Metodo Gronholm, che si fa conoscere a livello internazionale, anche grazie al film di Marcelo Piñeyro che ne viene tratto.
In questa nuova edizione teatrale della Contrada, su traduzione dall’originale catalano di Pino Tierno, protagonisti de “Il metodo” sono gli attori della compagnia stabile della Contrada Adriano Giraldi, Maria Grazia Plos e Maurizio Zacchigna; i tre attori, che collaborano con la Contrada da diversi anni, oltre a partecipare a quasi tutti gli spettacoli dialettali di inaugurazione delle stagioni del Bobbio, hanno interpretato alcuni fra i testi più innovativi e particolari dello Stabile privato triestino: “Capriole in salita” e “Caracreatura” di Pino Roveredo, “L’aberrazione delle stelle fisse” di Manlio Santanelli, “Buone vacanze” di Carlo Tolazzi, “Una specie di Alaska” di Harold Pinter, “Il contrabbasso” di Patrick Süskind, per citare solo i più recenti. Con Giraldi, Plos e Zacchigna, si muove in scena Riccardo Maranzana, alla sua prima collaborazione con la Contrada.
Regia e scenografia sono curate da Andrea Collavino, giovane attore e regista udinese, che ha ideato per questo allestimento un’ambientazione molto pulita, “fredda”, lasciando così allo spettatore totale attenzione e concentrazione sui dialoghi e sulle situazioni che si sviluppano fra i quattro attori.
Collavino inizia la professione di attore a partire dal 1992, anno in cui si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica P. Grassi di Milano. Lavora da allora sotto la direzione di vari registi, tra i quali Gabriele Vacis, Isabelle Pousseur, Renato Gabrielli, Klaus Michael Gruber, Alfonso Santagata, Francois Khan, Roberto Bacci, Giorgio Marini, Marco Baliani, Giorgio Strehler, Marco Gagliardo, Simon Balazs, Stefano De Luca, Michele De Vita Conti e Cesare Lievi, Massimo Luconi, Leo Muscato, Gigi Dall’Aglio, Silvia Lo Russo, Ivo Dimchev, Rita Maffei, Gianni Bissaca, Alessio Bergamo, Lorenzo Fontana.
Nel 1997 partecipa all’Ecole des Maitres diretto da Anatolij Vasilev e da allora intraprende, parallelamente a quella dell’attore, l’attività di regista, dando vita agli spettacoli Il marito di Akul’ka, Le due zitelle, L’insolito tran tran, Le nozze, Pagine a due in musica, Il sogno di una cosa, Richter, Di razza sostanzialmente umana, Zets!, Shake shake shake. Nel 2001 è stato assistente alla regia di Eimuntas Nekrosius nell’allestimento de Il Gabbiano. Da qualche anno svolge attività formative in collaborazione con diverse realtà teatrali.
Secondo spettacolo in abbonamento della Stagione 2012/2013, “Il metodo” debutta venerdì 16 novembre alle 20.30 e rimane in scena fino a domenica 25 con i consueti orari del Teatro Bobbio: serali 20.30, martedì e festivi 16.30, lunedì riposo. Parcheggio gratuito per tutte le recite alla Fiera di Trieste (ingresso principale in P.le De Gasperi).
Prevendita dei biglietti, prenotazione dei posti e cambi turno presso la biglietteria del Teatro Bobbio o al TicketPoint di Corso Italia 6/C. Prevendita On Line: Circuito VIVATICKET by Charta (www.vivaticket.it).
Informazioni: 040.948471 / 948472 /390613; contrada@contrada.it; www.contrada.it.