La Contrada declassata a Produzione Teatrale

Alla Conferenza stampa tenuta al teatro Orazio Bobbio, fondato da Ariella Reggio e Orazio Bobbio, Livia Amabilino apre il discorso opponendosi con fermezza alla risoluzione governativa.

Assicura che La Contrada manterrà tutti i progetti in campo e farà ricorso, confortata dalla presenza di tutti gli organi e le personalità del ripulì Venezia Giulia.

Prima di passare la parola alla registrazione inviata da Ariella Reggio che si trova a Torino. Un messaggio che rape la sconforto e emozione nel ricordo di quanto sia stato il percorso di questo teatro che ha formato moltissimi artisti e si è spinto fino in Australia, pensando sia al pubblico adulto italiano  triestino e ai bambini. Rinunciando alla Contrada rinunciamo a Noi e a tutto l’affetto che ci avete dato un tutti questi anni.

La parola passa al sindaco Cosolini che oltre a dissentire al criterio non valicato tecnicamente nella valutazione a prescindere dai criteri valutativi, approva e appoggia il ricorso a livello istituzionale in questa battaglia che va fatta primariamente a scopo di principio, ma in quest decisione coraggiosa che non cambierà identita e come sindaco della città si prende questo impegno e assicura la continuità lavorativa per le persone che sono impegnate in questo settore.

Cosolini si ripropone di fare delle scelte che rafforzeranno questo teatro, accelerando i processi di integrazione che però mantengono le caratteristiche di individualità e diversità tra le varie strutture. Una sfida che va portata avanti senza rinunciare alla qualità della cultura.

Gianni Torrenti, assessore alla cultura, pende la parola abbracciando tutte le parole del sindaco, dispiacendosi del fatto di nn esser riuscito a far fronte a tutti gli impegni presi negli anni. Si ripropone di ricucire gli strappi, cercando di collocare La Contrada nella posizione che le spetta.

La parola quindi va a Alberto Bevilacqua, Presidente uscente  dell’Ars, presidente del CSS, dimostra la completa solidarietà alla Contrada affinché il patrimonio culturale è umano non vada disperso. Aggiunge che allo stesso tempo sia giusto nel caso ci si trovasse uno scompenso, bisognerà predisporre altre risorse oltre a quelle amministrative regionali, facendo fronte comune per mantenerlo al livello raggiungo. Va ricordato che la monografia in atto e ancora in corso,

Ricorda a tutti la disgregazione dello stato effettivo del nostro sistema teatrale e ricorda che nasce due anni fa nel momento in cui era in discussione il sitema delle strutture stesse. È più facile aggregarsi quando c’è da difendere qualcosa, più difficile quando c’è da salvaguardare la struttura ste e in questo secondo lui abbiamo mancato tutti. Concludendo, guardando avanti verso chi da questa situazione hanno portato a casa dei risultati come il Veneto, Emilia Romagna e la Toscana. Osservando anche il Piemonte si evince che nella sua silenziosità, crea un sistema teatrale, introducono il sistema di fondazione nel sistema culturale, inseriscono un elemento fatto prima dell’assetto di questa riforma che si fonda l’assetto futuro del sistema, discutendo  un sistema che prevede le istituzioni all’interno del sistema teatrale per una visione della gestione della cultura attraverso modalità che devono essere diverse da quelle fino ad adesso applicate. Il decreto invece ha abolito le parole pubblico e privato.

A Diego MAtuchina spetta il compito di relazionare i dati: più di tremila abbonati, nel 2014 quasi 40000 mila presenze, in questa stagione a due terzi oltre 30000 presenze, l’anno scorso incassati quasi 600000 euro di incassi, soldi tradotti in distribuzione stipendi. 6500 giornate lavorative raggiunte in un anno, di fronte a altre realtà come ad esempio agli amici del Rossetti possono sembrare assi ma sono di molto più alti tra altre realtà italiane. 300000 euro di oneri prgidenIali, 1000000 di stipendi. 12/14 produzioni all’anno che giravano per tutto il FriuliVeneziaGiulia, Di fronte a questi dati La Contrada ha restituito a Ariella, Orazio e Francesco la professionalitá di un team da loro fondato. La Contrada ha portato a teatro w generazioni di bambini e molti di loro sono   Ritornati a teatro proprio grazie a questo teatro.

Un teatro che viene declassato in questo modo dopo 30  di lavoro non si perde d’animo.

A seguire ire un commovente intervento degli attori del teatro ragazzi e dei dipendenti del teatro stesso.

Milos Budin interviene in conclusione ponendo una domanda importante nel dubbio che il declassamento non sia anche economico, ma viene smentito soprattutto perché la definizione della natura del teatro è tale e non giustifica in nessun modo la classificazione. La questione sollevata perché i componenti della commissione e i rappresentanti del ministero, continuano a dire che la determinazione del livello di contributo prescinde dall’erogazione del contributo stesso.

Livia Amabilino conclude dicendo che La Contrada crede nella ingiustizia della declassificazione della Contrada ma spera in una risoluzione positiva.

Legge il sostegno di Renato Manzoni dell’Ert, insieme allo stupore della nuova classificazione.

©Laura Poretti Rizman

LA CONTRADA-TEATRO STABILE DI TRIESTE INDICATA

DAL MINISTERO COME “IMPRESA TEATRALE”: ULTERIORE GRAVE

SCONFITTA PER LA CITTÀ DI TRIESTE E PER LA REGIONE.

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Dopo due giorni di incertezza e silenzio totale da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è arrivata oggi pomeriggio l’attesa sentenza per la Contrada, uno dei 32 organismi che hanno fatto domanda per Teatro di Rilevante Interesse Culturale, misteriosamente “sparito” dalla prima lista che decretava chi aveva raggiunto l’obiettivo e chi invece veniva riconosciuto come Centro di Produzione Teatrale.

La Contrada viene ulteriormente “declassata” a Impresa di Produzione Teatrale o, in alternativa, a Organismo di Programmazione: ovvero semplice compagnia teatrale che produce spettacoli (come se non avesse un’intera stagione del Teatro Bobbio da gestire) oppure mero contenitore di titoli in ospitalità (come se la Contrada non avesse nel suo DNA la produzione di spettacoli teatrali: poco meno di 400 dal 1976 ad oggi).

Questa notizia è una grave sconfitta non solo per la Contrada, per il suo personale, per la storia quasi quarantennale di questa struttura, ma per l’intera città e per la regione. Ferma restando la logica ministeriale di salvaguardare per primi i teatri a partecipazione pubblica, la decisione del Ministero indica con assoluta indifferenza un totale disconoscimento del ruolo avuto da questa struttura privata nei suoi 39 anni di vita e il più assoluto disprezzo per le centinaia di persone che hanno lavorato e collaborato con la Contrada nel corso della sua storia.

La sentenza ministeriale provoca un grave impoverimento per le risorse di una città che si trova già da anni in una situazione di criticità economica: il declassamento della Contrada, che non potrà essere affrontato senza una forte presa di posizione da parte delle forze politiche locali, provocherà un’ulteriore riduzione delle risorse che prima venivano distribuite sul territorio in termini di occupazione, oneri contributivi, tasse, indotto, senza contare il servizio reso alla cittadinanza e la valorizzazione di un intero quartiere.

La Contrada è stata per anni la struttura che meglio ha saputo esprimere lo spirito, la cultura e le tradizioni di questa città: ha cresciuto tre intere generazioni di piccoli spettatori con le sue ultradecennali rassegne di teatro per l’infanzia e la gioventù; ha formato attraverso i suoi spettacoli, i suoi laboratori e non da ultimo la sua scuola di teatro, due generazioni di attori; ha ristrutturato e riaperto al pubblico il piccolo Teatro dei Fabbri; ha creato dal nulla il nuovo filone della drammaturgia in lingua triestina con autori come Tullio Kezich, Claudio Grisancich, Pino Roveredo e moltissimi altri; ha espresso due attori, Orazio Bobbio e Ariella Reggio, assurti a fama nazionale.

Tutti elementi che oggi spariscono a fronte di cosa? Non si sa. Nessuno lo spiega: il nuovo decreto prevede una discrezionalità altissima di valutazione “artistica” che in realtà è la foglia di fico per tagliare fondi alla cultura nella migliore tradizione di tutti gli ultimi governi.

Qual è la colpa della Contrada? Quella di non aver promosso maggiori spettacoli “di ricerca” o di “teatro danza” (che interessano una piccolissima nicchia di pubblico) prediligendo invece spettacoli di maggior attrattiva? Improbabile visto che molti Teatri Nazionali e TRIC presentano nella loro programmazione appuntamenti commerciali quali commedie brillanti, musical e serate di comici. Considerando inoltre che il livello di occupazione della sala è uno dei parametri su cui si viene considerati positivamente dal Ministero, è chiaro che il declassamento della Contrada non è legato alla qualità artistica. La stessa qualità artistica per la quale il pubblico di Trieste premia la Contrada di anno in anno.

Giudicare la decisione del Mibac come risultato di una “bassa valutazione artistica” o di un mancato raggiungimento dei parametri da rispettare è pura ipocrisia, soprattutto a fronte di altre realtà che “ce l’hanno fatta” senza avere neanche la metà dei numeri e della storia della Contrada; realtà che non serve citare perché sotto gli occhi di tutti.

Sottolineiamo che tutto ciò nasce da un decreto varato in pochi mesi, senza alcun dibattito parlamentare, generato in fretta e furia al posto di una legge nazionale che si attendeva da trent’anni. Questo decreto, e le conseguenze che ne stanno uscendo, rischia di vanificare quel sistema teatrale regionale di eccellenza che è stato costruito con decenni e decenni di finanziamenti pubblici.

Evidentemente il Ministero ha necessità di salvaguardare le rovine di Pompei a scapito del sistema teatrale nazionale, in particolare quello privato.

Rassicuriamo il nostro pubblico sul fatto che la Contrada saprà reagire a questa nuova situazione, assicurando come sempre la massima qualità nell’offerta teatrale e mettendo in campo tutte le proprie risorse, come ha continuato a fare in tutti questi ultimi anni di crisi economica, senza mai generare deficit di bilancio e richieste di ripiano economico agli enti pubblici.

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