FANTOZZI. UNA TRAGEDIA
da Paolo Villaggio
drammaturgia Gianni Fantoni, Davide Livermore, Andrea Porcheddu, Carlo Sciaccaluga
regia Davide Livermore
interpreti Gianni Fantoni, Cristiano Dessì, Lorenzo Fontana, Rossana Gay, Paolo Giangrasso, Marcello Gravina, Simonetta Guarino, Ludovica Iannetti, Valentina Virando
scene Lorenzo Russo Rainaldi
costumi Anna Verde
supervisione musicale Fabio Frizzi
luci Aldo Mantovani
produzione Teatro Nazionale di Genova
Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi sedici anni fa cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane! Tutto è calcolato sul filo dei secondi: cinque secondi per riprendere conoscenza, quattro secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie più sei per chiedersi come sempre senza risposta cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico, tre secondi per bere il maledetto caffè della signora Pina tremila gradi Fahrenheit! -, dagli otto ai dieci secondi per stemperare la lingua rovente sotto il rubinetto , due secondi e mezzo per il bacino a sua figlia Mariangela, caffellatte con pettinata incorporata, spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè, provocante funzioni fisiologiche che può così espletare nel tempo di valore europeo di sei secondi netti. Ha ancora un patrimonio di tre minuti per vestirsi e correre alla fermata del suo autobus che passa alle 8:01. Tutto questo naturalmente salvo tragici imprevisti…
C’è a chi piace Fantozzi.
A me non è mai piaciuto.
Mi ha sempre dato un senso di fastidio immenso vedere la caricatura di un uomo che viene maltrattato e che a sua volta maltratta chi giudica più debole di lui, ovvero la moglie e la figlia.
Eppure, nonostante provi un’estrema insofferenza nei suoi confronti, non posso esimermi dal ritenere Paolo Villaggio geniale nell’aver creato questo personaggio che ha avuto così tanto riscontro mediatico.
In Fantozzi c’è tutta la frustrazione umana del vivere in un circuito dal quale si vorrebbe uscire.
In Fantozzi c’è una satira pungente alla società moderna.
Mi reco a Teatro senza aspettarmi molto dalla rappresentazione ma ne rimango piacevolmente sorpresa.
Lo spettacolo “Fantozzi. Una tragedia”, in cartellone al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia porta la firma registica di Davide Livermore, e merita vederlo anche solamente per questo motivo.
Ad aggiungersi una scena moderna molto accattivante, delle scelte musicali che a tratti lo fanno assomigliare ad una commedia musicale, una coreografia di movimenti ben studiati, costumi e luci scelti con grande cura, fanno da corollario ad un cast che sa esprimersi al meglio, nello stile a tratti grottesco ma spesso spiritoso che non lesina delle riflessioni che si staccano dal racconto ed entrano direttamente nella coscienza del pubblico, in questo caso triestino, perchè tutto lo spettacolo è sempre contestualizzato al territorio.
Un finale da brivido fa sfociare un nutrito applauso, nonostante il gusto amaro fantozziano che può (e deve) rimanere in gola.
Laura Poretti Rizman

“Un racconto ineguagliabile dei paradossi e delle contraddizioni della società italiana, per ridere e riflettere: arriva al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Fantozzi. Una tragedia” che vede Gianni Fantoni nel personaggio creato da Paolo Villaggio e vanta la regia di Davide Livermore. Appuntamento martedì 10 e mercoledì 11 febbraio alle 20.30 al Politeama Rossetti”.
“Fantozzi. Una tragedia” arriva in scena al Politeama Rossetti il 10 e 11 febbraio e sicuramente sarà un’appuntamento capace di divertire e incuriosire il pubblico: il regista Davide Livermore (che allo Stabile regionale ha appena incantato il pubblico con “Il lutto si addice ad Elettra”) porta in scena lo straordinario universo di storie e personaggi scaturito dalla penna di Paolo Villaggio, con Gianni Fantoni nel ruolo del celebre ragioniere.
Ecco allora Fantozzi e il lavoro. Fantozzi e le donne. Fantozzi e lo sport. Fantozzi e la coscienza di classe. Quattro atti tragicamente esilaranti e un sorprendente epilogo.
I direttori megagalattici, la mostruosa genìa impiegatizia, la poltrona in pelle umana, la nuvola persecutrice… Con i suoi libri e i suoi film Paolo Villaggio non solo ha raccontato le contraddizioni e i paradossi della società italiana, ma ha segnato in modo indelebile l’immaginario collettivo e persino il linguaggio.
Nello spettacolo, basato sui primi tre libri dedicati a Fantozzi, pubblicati tra il 1971 e il 1976, gli appassionati riconosceranno episodi diventati proverbiali, dalla partita di tennis nel nebbione mattutino (Batti lei!) alla Corazzata Potëmkin, dalla scena del campeggio a quella in cui Fantozzi si prepara per andare in ufficio sul filo dei secondi, beve il caffè della Pina a 3000 gradi fahrenheit e prende l’autobus lanciandosi dal terrazzino.
Nella visione registica di Davide Livermore da un lato torna emblematicamente l’eco di tragedie classiche, di destini segnati e ineluttabili, di peripezie che portano all’unica soluzione possibile (la disfatta!), dall’altro storie e personaggi sembrano aderire perfettamente ai meccanismi teatrali della Commedia dell’Arte.
Gianni Fantoni, che nella sua carriera ha più volte incrociato Paolo Villaggio, a partire dall’incredibile capacità di ricostruirne la voce, sino a raccoglierne l’eredità artistica, è un Fantozzi di oggi, tragicamente sfigato ma sempre pronto a dare battaglia.
Insieme a lui in scena si muovono Pina, Mariangela, i colleghi Filini, Calboni, la signorina Silvani, la contessa Serbelloni-Mazzanti-Viendalmare, L’Onorevole Cavaliere Conte Catellani, interpretati da Cristiano Dessì, Lorenzo Fontana, Rossana Gay, Paolo Giangrasso, Marcello Gravina, Simonetta Guarino, Ludovica Iannetti, Valentina Virando. Sono maschere, espressione di una categoria umana oscillante tra opportunismo e cattiveria, piaggeria e disincanto.
“Fantozzi. Una tragedia” è anche la realizzazione di un sogno, quello di Gianni Fantoni che ha cercato per anni, prima dell’incontro con Davide Livermore, di portare Fantozzi a teatro, come racconta lui stesso nel libro “Operazione Fantozzi” (Sagoma Editore).
«Non amo gli omaggi, amo il teatro, e amo il teatro vivo» ha detto Davide Livermore. «Quel teatro che sa utilizzare parole antichissime e potenti al punto tale da poter essere riportate in scena e fatte rivivere con azioni e gesti teatrali importanti. Oppure quel teatro del nostro tempo, fatto di parole vivissime. L’italiano di Villaggio è il nostro italiano: ancora oggi è quanto di meglio possa rappresentare non solo la mia generazione ma tutti gli italiani. Rappresenta l’umana fragilità, le disavventure di ciascuno di noi. Insomma, parole che raccontano la nostra vita. E la vita delle nuove generazioni. È sbalorditivo: una volta acquisita la consapevolezza di quanto Fantozzi sia conosciuto e amato dalla gioventù, giocoforza ho avvertito il desiderio profondo di una “eternità teatrale” per il ragionier Ugo Fantozzi. Per questo straordinario personaggio inventato da uno degli uomini, delle anime più importanti dello scorso secolo: Paolo Villaggio».
“Fantozzi. Una tragedia” produzione del Teatro di Genova va in scena sempre alle 20.30 martedì 10 e mercoledì 11 febbraio: i biglietti sono disponibili presso presso i punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.