TEATRO VERDI DI TRIESTE
STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2025-2026
AUFSTIEG UND FALL DER STADT MAHAGONNY
(Ascesa e caduta della città di Mahagonny)
di Kurt Weill
Opera in tre atti, libretto di Bertold Brecht
Ed. Musicali: Universal
Maestro Concertatore e Direttore BEATRICE VENEZI
Regia HENNING BROCKHAUS
Scene MARGHERITA PALLI
Costumi GIANCARLO COLIS
Luci PASQUALE MARI
Coreografia VALENTINA ESCOBAR
Allestimento in coproduzione tra Fondazione Teatro Regio di Parma e Fondazione i Teatri di Reggio Emilia
Personaggi e interpreti
Leokadja Begbick
ALISA KOLOSOVA (30/I, 1, 6, 8/II)
NOZOMI KATO (31/I, 7/II)
Fatty, der “Prokurist”
IVAN TURŠIĆ (30/I, 1, 6, 8/II)
NICOLAS RESINELLI (31/I, 7/II)
Dreieinigkeitsmoses
ZOLTAN NAGY (30/I, 1, 6, 8/II)
TIZIANO ROSATI (31/I, 7/II)
Jenny Hill
MARIA BELEN RIVAROLA (30/I, 1, 6, 8/II)
SILVIA CALIÒ (31/I, 7/II)
Jim Mahoney
SANTIAGO MARTÍNEZ (30/I, 1, 7/II)
CRISTIANO OLIVIERI (31/I, 6, 8/II)
Jack O’Brien / Tobby Higgins NICOLA PAMIO
Bill, detto Sparbüchsenbill MARCELLO ROSIELLO
Joe, detto Alaskawolfjoe NIALL ANDERSON
Il narratore GIACOMO SEGULIA
Ragazze di Mahagonny TATIANA PREVIATI, ATEFEH KADKHODAZADEH, VERONIKA FOIA, FEDERICA GIANSANTI, ELENA SERRA, STEFANIA SECULIN
Maestro del Coro PAOLO LONGO
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Spettacolo in lingua originale con sopratitoli in italiano e inglese
Oh, Luna dell’Alabama
E’ tempo di dire “auf weidersehn”
Abbiamo perso
la nostra vecchia buona mamma
Un’opera poco rappresentata per la sua difficile interpretazione che risulta essere un capolavoro di collaborazione tra Kurt Weill e Bertold Brecht, Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è arrivato al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste per la prima volta.
In questa edizione, la direzione musicale è stata affidata al maestro Beatrice Venezi che si è cimentata con doviziosa tecnica nel debutto con quest’opera.
La regia è stata affidata al regista tedesco Henning Brockhaus.
La scena racchiudeva l’orchestra e si estendeva verso il pubblico, creando un avvicinamento degli interpreti sia alla visione che all’ascolto. La ricerca dell’assoluto musicale ha portato il Maestro a richiedere il minor rumore esterno al musicale, e come sempre a Trieste, Beatrice Venezi è stata applaudita con grande partecipazione anche dai Maestri d’Orchestra.
Non solamente la scelta scenica, ma anche quella dei costumi è risultata esser molto attuale per continuare il senso dell’avvicinamente del testo al vivere quotidiano della nostra società e non a caso, The Moon of Alabama è stata interpretata da grandi interpreti della musica moderna portando alla conoscenza dell’opera anche quel pubblico che usualmente non frequenta il teatro lirico.
A seguire questa analisi personale un plauso non soltanto agli interpreti principali, ma anche o soprattutto al coro che si ritrova, opera dopo opera, ad interpretare non soltanto musicalmente ma anche scenicamente, le varie proposte nel cartellone.
A narrare i quadri, il collaudato Giacomo Segulia monito di megafono, che si è espresso al meglio.
Molti i cittadini tedeschi ed austriaci tra il pubblico e, nonostante il brusio di stampa dei mesi precedenti, in questa città la Venezi ha raccolto consensi.
Personalmente, per quanto apprezzato il lavoro nella sua globalità, ho sentito fortemente la mancanza di un corpo di ballo teatrale e sicuramente sbagliando non conoscendo l’opera nella sua completezza, mi aspettavo più vivacità cosiderando soprattutto il notevole numero di cambi di genere musicale.
Laura Poretti Rizman

Per la prima volta a Trieste un capolavoro raro della più seducente e perciò efficace e corrosiva critica alla società capitalista della grande coppia drammaturgica Kurt Weill e Bertold Brecht, Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, nella lodata regia di Henning Brockhaus e con la direzione musicale di una sorprendente Beatrice Venezi al suo debutto sul titolo. Un’estetica alla Hopper, una musica ricchissima, con veri evergreen popolari incastonati come gioielli melodici e seduttivi in un quadro spesso esplosivo, un ampio cast internazionale per un’opera che oggi più che mai, a distanza di quasi 100 anni dalla composizione, mostra un’attualità disturbante.
Giunge per la prima volta a Trieste il capolavoro musicale e teatrale nato dalla seconda collaborazione tra Kurt Weill e Bertold Brecht, coppia simbolo dei roaring twenties berlinesi nell’ultima folle esperienza di libertà creativa prima del buio nazista, peraltro citato sin dal nome della città che allude – in inglese – al colore delle camice brune hitleriane. In una trama allucinata e distopica l’opera teatrale narra infatti, tra cabaret e teatro musicale, dell’ascesa e caduta di una società e relativa città immaginarie, fondate esclusivamente sul culto sfacciato del denaro, prive di qualsiasi altra regola che non sia un evidente, schiacciante, esibito successo economico, nonché di un godimento sfrenato e indiscriminato del medesimo, finchè questa logica insensata non porta alla sciagura ed al collasso per autocombustione. Il regista tedesco Henning Brockhaus commenta al riguardo: “Mahagonny è una metropoli del piacere e del divertimento, un paradiso del whisky, del cibo senza limiti, dei bordelli lussuriosi. È un luogo dove i soldi possono tutto, ma alla fine non servono a nulla: non vi si compra la felicità, né tantomeno la vita. Il protagonista Jim Mahoney, con l’impeto di un rivoluzionario “da Capitale”, impone la legge del «tu puoi fare tutto».“. E ancora nella sua rilettura di un capolavoro che non solo ha subito la censura nazista, ma nemmeno nel secondo dopo guerra è mai entrato stabilmente nel repertorio dei teatri tedeschi, aggiunge: “In Mahagonny manca del tutto la fascia sociale degli operai, ma per questa messinscena si è creato nel fondo del palcoscenico un mondo di poveri e sfruttati: esistono come un’ombra, ma la loro presenza è angosciante. L’ispirazione per le scene e i costumi giunge anche dal pittore americano Hopper: l’America ha creato un sogno di felicità con il capitalismo, ma la ricchezza è basata sul crimine. A Mahagonny gli imprenditori sono criminali, ma anche giudici di sé stessi. Fondano la città del godimento che promette di realizzare tutti i sogni: l’utopia del piccolo borghese.”. Dunque una visione registica che incide ancor più profondamente sul cortocircuito tra la piacevolezza dell’opera e la durezza del messaggio, perfettamente in linea con la visione del Direttore Musicale Beatrice Venezi che sottolinea: “È uno strumento di realtà, la musica, e dirigere Mahagonny oggi significa rifiutare l’idea che le note portino alla redenzione. Brecht e Weill costruiscono un’opera che non consola, ma osserva; non sublima, ma espone. Mahagonny è una città fondata sulla promessa della libertà assoluta, che si rivela presto come libertà di consumare, di essere consumati, di esaurire sé stessi. In questo senso, non è una distopia lontana: è uno specchio lucidissimo del nostro presente neoliberale, della società dello spettacolo, del consumo dell’identità come valore economico e simbolico. La musica di Weill è seduttiva e corrosiva allo stesso tempo. Usa la tonalità non come garanzia di senso, ma come linguaggio svuotato, familiare e instabile al tempo stesso, capace di attrarre mentre tradisce. È una musica che promette stabilità mentre ne denuncia l’impossibilità. Non è la crisi del sistema tonale, ma la crisi del suo significato.”. Una lettura che dunque rivede Mahagonny anche alla luce del suo ironico e strano destino proprio nella terra a cui allude, gli USA, pur senza appartenervi, infatti molte delle canzoni e duetti più celebri dell’opera sono entrate sin dagli anni ’50 del Novecento nel repertorio dei grandi crooner americani proprio per la loro costruzione ‘pop’, diventando standards amatissimi nella cosiddetta musica di consumo, pur essendo nati per denunciare la logica imperante del ‘consumo’, tanto che, ad esempio, Alabama Song (Whisky Bar) è stata interpretata da David Bowie, The Doors, Dalida, Milva fino a Marylin Manson.
Per un appuntamento così prezioso e raro il Verdi presenta dunque un cast di altissimo livello con il mezzosoprano russo Alisa Kolosova, star internazionale per due anni di seguito ad Arena di Verona e protagonista sui palchi più prestigiosi del globo, in alternanza con un’altra diva internazionale del calibro di Nozomi Kato, subito dopo a Chicago, per il ruolo di Leokadja Begbick, fondatrice della città di Mahagonny. Quindi due giovani di grandissimo talento ed eccellente carriera per Jenny Hill, la disinibita leader del gruppo di ragazze in cerca d’amore e denaro che cadono nella trappola di Mahagonny: il soprano argentino Maria Belen Rivarola, esperta anche del genere spagnolo della Zarzuela, e la messinese Silvia Caliò, già sul palco del Maggio Musicale Fiorentino con la guida di Ivan Ciampa. Il protagonista maschile Jim Mahoney sarà invece affidato al tenore di lungo corso Cristiano Olivieri, in alternanza con il giovane argentino Santiago Martinez. L’ampio cast prosegue con il tenore Nicola Pamio nel doppio ruolo di Jack O’Brian e Tobby Higgins, il baritono Marcello Rosiello come Bill e Adriano Gramigni come Joe. Infine nel ruolo del narratore il volto e la voce ben conosciuti in città di Giacomo Segullia.
A Venerdì 30 gennaio 2026 ore 20.00
S Sabato 31 gennaio 2026 ore 16.00
D Domenica 1 febbraio 2026 ore 16.00
B Venerdì 6 febbraio 2026 ore 20.00
C Sabato 7 febbraio 2026 ore 18.00
E Domenica 8 febbraio 2026 ore 16.00