La coscienza di Zeno

In questa messa in scena sotto la regia di Maurizio Scaparro, Zeno Cosini fu Alfio è interpretato da Giuseppe Pambieri che entra in scena presentandosi al pubblico triestino come fosse uno di casa, nato lui stesso in questa città.

Questo scrittore e questo scritto così amati da questa città e simbolo della letteratura italiana viene presentato in una scenografia molto accurata. Da subito vengono evidenziati locali con soffitti molto alti, quali erano negli  appartamenti dell’epoca. Così l’affresco liberty sulla parete della casa del suocero, ricco di donne, fa bella mostra di se, facendoci capire chiaramente l’importanza che assume l’architettura e l’arredamento sulla personalità dei personaggi.

Il racconto di Zeno Cosini inizia dal suo psicoanalista dove il protagonista racconta quella che sembra essere la parte più effimera di se stesso, ovvero la sua incapacità di smettere di fumare. Un pretesto di racconto forse, che l’accompagna per tutto il viaggio della sua vita, ma che attraverso questa debolezza ci fa intravedere la vera indole dell’uomo, ovvero quella di non saper accettare il rigore, cedendo sempre alle lusinghe della vita.

Un’interpretazione sontuosamente teatrale quella di Pambieri, che viene arricchita dall’inserimento di dialoghi tenuti in dialetto triestino, che rendono lo spettacolo molto brioso e scorrevole. Centrato anche l’inserimento di luoghi tipici, quali la galleria Tergesteo, raffigurata alla perfezione e riconoscibile nonostante i pochi ma decisivi elementi, quali i tavolini e l’orologio.

Si racconta di una storia di Amore che supera la Passione, e che nella seconda parte dello spettacolo viene posta in evidenza.

Ottimale anche la scena del mare, che per i triestini è il luogo dove arriva la resa dei conti, per iniziare il racconto sincero di una realtà non piacevole da accettare, e che solo il cuore di chi sa amare davvero può abbracciare.

Un’invocazione sincera quella di Zeno alla moglie Augusta, quando le chiede: Cerchiamo di amarci, la vita passa in un attimo ed io ho paura di perderti e di perdermi. Sincera ma inaffidabile, perchè come per la sua incapacità a smettere di fumare, così non riuscirà a non esserle infedele, anche se l’amore per l’altra lo porterà ad amare sempre più la moglie.

La vita non è nè giusta, nè sbagliata, è solo originale, dice Pambieri, rappresentando il personaggio di Svevo, e lo dice così bene da farci pensare che sia davvero una sua convinzione che in fondo è anche la nostra.

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©Laura Poretti Rizman

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“Giuseppe Pambieri ritorna al Politeama Rossetti nel ruolo di Zeno Cosini, protagonista dello sveviano La coscienza di Zeno per la regia di Maurizio Scaparro. Lo spettacolo va in scena da mercoledì 12 febbraio nell’ambito dell’abbonamento Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.

Anna Paola Vellaccio, Giuseppe Pambieri foto fornita da Il Rossetti
Anna Paola Vellaccio, Giuseppe Pambieri foto fornita da Il Rossetti

C’è grande complessità, sotto l’apparente leggerezza e l’inettitudine di Zeno Cosini, il personaggio che Giuseppe Pambieri interpreta nel nuovo allestimento de La coscienza di Zeno firmato da Maurizio Scaparro.
Lo spettacolo va in scena dal 12 al 16 febbraio al Politeama Rossetti, ospite della stagione Prosa dello Stabile regionale.

«Archeologo della vita privata, Svevo si cala, attraverso le cicatrici che la psicopatologia della vita quotidiana incide come crepe sul volto dell’uomo medio, sino alle radici della vita» osserva Claudio Magris a proposito del capolavoro di Italo Svevo che spesso ritorna nei suoi saggi e nelle sue riflessioni. «Dopo aver scandagliato il disordine e l’assurdità di queste radici primarie, l’intelligenza sveviana si è scavata tuttavia una nicchia nel caos, ha elaborato una sottilissima tattica di accomodamenti con l’impossibilità di vivere (…)». E aggiunge «La vita è originale – egli (Zeno ndr) ripete – con un sorriso che è insieme la smorfia più dolorosa provocata dalla vista della Medusa, ma anche, nello stesso tempo, un caldo, tenero e affettuoso sorriso di benevolenza per quella stessa vita. Tragedia ed elusione della tragedia»

Giuseppe Pambieri tratteggia il protagonista con tocchi ironici e assieme meditativi, sullo sfondo di una Trieste cosmopolita e mercantile ma anche crogiolo culturale della Mitteleuropa, il cui spirito la regia lascia trasparire dai severi interni borghesi, dal nitore della luce di terra e di mare che illumina le Rive, e dai segni del tempo che trascorre, inesorabile. Siamo infatti in un momento storico particolare, tra la fine della Belle Epoque e la Prima guerra mondiale, che apre la via alle catastrofi del “secolo breve” così antesignanamente intuite da Zeno.

La sua vicenda parte da una seduta psicanalitica in cui evoca i momenti salienti della sua vita: la morte del padre, l’amore non ricambiato per una ragazza, il matrimonio di ripiego con una sorella di lei, la rivalità con il cognato Guido – che si rivela poi il vero perdente – una relazione extraconiugale. Palesemente inadeguato ad affrontare la vita, che attraversa fra gaffes e nevrosi, Zeno si ritiene malato, anche se in effetti il suo malessere è solo esistenziale. Ciononostante guarda la realtà con un consapevole umorismo e un distacco che gli permettono di comprenderla più a fondo di altri: meglio di altri trova il modo di incarnare l’“uomo nuovo” che, non senza lacerazioni, potrà esistere nel difficile futuro.

Questa ricerca del proprio posto in un mondo in evoluzione, spesso distonico rispetto al proprio sentire, accomuna il protagonista sveviano a quelli di Musil, Joyce, Proust ed inserisce la letteratura del triestino Italo Svevo in un tessuto culturale europeo di eminente significato. L’introspezione cui – come anche gli eroi di questi autori coevi – Zeno si sottopone, riesce ancora a parlare intimamente all’uomo contemporaneo.

Nell’efficace adattamento per il teatro, concepito nel 1964 da un altro triestino – Tullio Kezich – ha dunque molto senso riportare sulle scene La coscienza di Zeno. Illustri le interpretazioni precedenti, a partire da quella – appunto del 1964 – di Alberto Lionello (diretto da Squarzina divenne anche sceneggiato televisivo), nel 1978 tocca a Renzo Montagnani il ruolo di Zeno diretto da Franco Giraldi, seguito nel 1987 da Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci e nel 2002 da Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli: tranne il primo, tutti sono stati rappresentati nella città di Svevo.
È perciò molto atteso lo spettacolo creato da uno dei grandi maestri del teatro italiano, Maurizio Scaparro, e da un pregevole cast d’attori capeggiato da Giuseppe Pambieri, interprete versatile e raffinato cui la platea dello Stabile è affezionata in modo particolare. Molti spettatori lo avranno ancora nel cuore quale elegante, divertente protagonista di To be or not to be, produzione dello Stabile firmato da Antonio Calenda poche stagioni orsono.

Tratto da Tullio Kezich dal romanzo di Italo Svevo, diretto da Maurizio Scaparro lo spettacolo si avvale delle scene di Lorenzo Cutùli, dei costumi di Carla Ricotti e delle musiche di Giancarlo Chiaramello.

Interpretano lo spettacolo al fianco di Giuseppe Pambieri (Zeno Cosini), Nino Bignamini (Il dottor Giovanni Malfenti), Giancarlo Condé (Il dottor Coprosich/Enrico Copler), Francesco Wolf (Guido Speier), Raffaele Sincovich (Luciano), Anna Paola Vellaccio (La signora Malfenti), Antonia Renzella (Augusta Malfenti), Guenda Goria (Ada Malfenti), Margherita Mannino (Alberta Malfenti), Silvia Altrui (Anna Malfenti), Marta Ossoli (Carla Greco).

Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Carcano di Milano.

Lo spettacolo va in scena dal 12 al 16 febbraio al Politeama Rossetti per la stagione Prosa dello Stabile regionale. Da mercoledì a sabato lo spettacolo va in scena alle 20.30. Giovedì anche alle ore 16, mentre domenica la replica è esclusivamente pomeridiana.
Biglietti ancora disponibili presso i punti vendita e i circuiti consueti dello Stabile regionale.

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