Lovere (BG), 24 marzo 2012 – Ancor prima di presentarmi, desidero ringraziare Marcello Mapelli e i compagni della neonata Lega dei Socialisti di Bergamo, che hanno organizzato il convegno odierno: sono Norberto Fragiacomo, segretario della LdSNE e membro del direttivo nazionale della Lega dei Socialisti, costituitasi a Roma il 25 giugno 2011.
Invitato ad introdurre questo dibattito, che si annuncia stimolante, mi limiterò a qualche breve considerazione, onde non rubare spazio ai relatori.
Il titolo dell’iniziativa, “Per un Futuro di Sinistra”, è anzitutto un auspicio, l’auspicio di noi tutti – ma, come ci è stato insegnato alla scuola elementare, il futuro si studia solo dopo aver appreso il tempo presente.
Qual è oggi la situazione della Sinistra in Italia? Per capirlo, dobbiamo prendere in mano un’istantanea, che non è – sia chiaro – quella sfocata di Vasto.
La nostro foto è stata scattata a Roma, la mattina del 9 marzo scorso. In occasione dello sciopero indetto dalla Fiom, tutte le forze della Sinistra italiana sono scese in strada per dire un NO inequivocabile alle politiche classiste del Governo Monti e dei suoi mandanti: Fondo Monetario, Banca Centrale Europea e Commissione.
C’erano SeL e la Federazione della Sinistra, il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica; noi della Lega dei Socialisti e le svariate forze (o debolezze) che si richiamano al Socialismo e al Comunismo. Un puzzle di vessilli, colori e programmi gelosamente custoditi che, per mezza giornata, l’organizzazione di Maurizio Landini è riuscita a comporre.
Una cosa merita sottolineatura: tra i movimenti in campo, la sola IDV – le cui bandiere, peraltro, abbiamo intravisto appena in Piazza S. Giovanni – vanta una rappresentanza parlamentare.
Quanto vale oggigiorno, elettoralmente, questo universo variegato? Non molto: anche arruolando Di Pietro, che uomo di sinistra non è, arriviamo ben che vada al 17-18%, una percentuale neppure in grado di fare il solletico all’ipotizzata Grosse Koalition – nei fatti già esistente – fra le destre che supportano il politicissimo governo dei tecnici.
L’unico dato positivo è rappresentato, come detto, dalla capacità dimostrata dai metalmeccanici di far sfilare insieme partiti e partitelli gelosissimi delle proprie “verità”, e di offrire loro una base rivendicativa comune.
Nell’opinione di molti – ed anche del sottoscritto – Landini sta svolgendo un ruolo di supplenza che è sindacale e politico insieme; in questo momento, l’unico tentativo concreto di unire la Sinistra dispersa viene dalla Fiom, che presidia la trincea dell’articolo 18, sostiene la lotta dei valsusini, dà voce a precari e studenti.
C’è poi un elemento oggettivo, che può facilitare l’intesa: la ferocia dell’offensiva neoliberista fa passare di necessità in secondo piano le divergenze, e porta all’emersione di posizioni comuni. Di fronte all’arroganza di Monti e del suo sponsor, le forze social comuniste si sono compattate nel grido: no alla controriforma dell’articolo 18, no all’autoritarismo spacciato per “innovazione”!
Se questa presa di coscienza collettiva si traducesse, in tempi rapidi, in un progetto di rinascita politica, la situazione italiana potrebbe mutare: il nuovo polo diverrebbe, in breve, il punto di riferimento dei molteplici movimenti di lotta, e di quei milioni di elettori progressisti che, demotivati dalla frammentazione esistente, rischiano di precipitare in una rassegnata inattività.
Forza elettorale, dunque, ma prima ancora forza di opposizione frontale ad un esecutivo che, con più efficacia del precedente Governo Berlusconi, persegue l’obiettivo di ricacciare in una subalternità ottocentesca e predemocratica le classi lavoratrici.
La crociata ideologica contro l’articolo 18 ci offre un’opportunità, che è probabilmente anche l’ultima, di combattere una battaglia popolare ed efficace: all’aggressione del coccodrillo Fornero e di chi sventola senza vergogna la lettera della BCE bisogna rispondere con la mobilitazione generale. Prima che in un’aula o in un congresso, la Sinistra unitaria nasce in piazza (e dalla piazza trae la sua forza).
La Lega dei Socialisti, statene certi, farà la sua parte.
A ‘sto punto, mi limiterò a sottoporre alla vostra attenzione una manciata di aggettivi che, a parer mio, dovrebbero qualificare una Sinistra degna di questo nome.
Il primo è federale: non si chiede ai componenti di rinunciare senz’altro alla propria identità; si domanda di abbracciare un progetto comune, dopo averlo sviluppato insieme. Il modello è die Linke.
Il secondo è anticapitalista – perché questa crisi devastante, e le ancor più devastanti ricette neoliberiste imposte ai singoli Paesi dalle istituzioni internazionali recano impresso il marchio di fabbrica del capitalismo finanziario.
Il terzo è, inevitabilmente, massimalista – perché se non si individua una via d’uscita dal sistema attuale, e non ci si decide poi a percorrerla risolutamente, la sconfitta è sicura. Non siamo più negli anni ’60: a causa delle mutate condizioni geopolitiche, il Capitale non ha più alcun interesse a fare concessioni. Il riformismo tradizionale è morto e sepolto.
Il quarto aggettivo è europea: i singoli Stati sono ormai alla mercé dei finanzieri, che con pochi clic possono ridurli sul lastrico – solo un’Europa unita, solidale e socialista può costruire un argine contro i nuovi barbari a caccia di schiavi e di pascoli per i loro capitali.
Esaurito il mio compito, passo volentieri la parola agli ospiti.
Norberto Fragiacomo
Segretario Lega dei Socialisti Nordest