
L’8 febbraio il giornalista Yaqub Ibrahimi e Sayed Mehmood, membro del partito Hambastagi, sono stati accolti dalla Presidente della Provincia di Trieste e dal Presidente della Provincia di Gorizia che si sono dimostrati particolarmente attenti e interessati alle questioni poste dagli ospiti afghani. Entrambi si sono soffermati sugli effetti e le conseguenze prodotte dalla presenza occidentale in Afghanistan, chiedendo quali aspettative ripongono gli afghani in un futuro senza milizie straniere, e quale sia a loro parere l’urgenza del momento. Dalle risposte è emersa la determinazione nel richiedere il ritiro delle truppe straniere e la necessità di essere formalmente riconosciuti dalle potenze occidentali come popolo capace di autodeterminarsi. Enrico Gherghetta, dopo una premessa sul ruolo centrale che può ricoprire la “rete” in questa fase storica, ha richiesto agli ospiti un video particolarmente significativo o un messaggio da costruire “ad hoc” per il governo, i partiti o per il popolo italiano da caricare sulla piattaforma di youtube del sito della Provincia: http://www.youtube.com/profile?user=ProvinciaDiGorizia
Il 9 febbraio in mattinata il giornalista Yaqub Ibrahimi ha incontrato presso la casa del popolo di Gradisca d’Isonzo un gruppo di ospiti afghani del Cara (Centro richiedenti asilo politico), raccogliendo le loro drammatiche storie. Alle 17 si è svolto il convegno che è stato introdotto dal consigliere regionale Stefano Pustetto (SEL), il quale ha rilevato l’importanza della presenza in Italia dei due ospiti afghani al fine di costruire insieme una concreta alternativa alla deriva fondamentalista nella quale l’occidente ha rigettato l’Afghanistan nel corso di 10 anni di cattiva amministrazione e gestione della cosiddetta “missione di pace”. È seguito l’intervento del giornalista Yaqub Ibrahimi che si è soffermato sul ruolo centrale che ricopre il Pakistan nel conflitto afghano, e sulla necessità che i governi occidentali facciano pressione sul governo pakistano affinchè smetta di addestrare e riarmare talebani e signori della guerra. Ha, poi, preso parola Sayed Mehmood che dopo una breve presentazione del suo partito Hambastagi, ha insistito sulle responsabilità del governo italiano nel farsi complice e garante di una guerra permamente, sulla necessità che i movimenti democratici di tutto il mondo da una parte riconoscano l’esistenza di un fronte popolare democratico in Afghanistan di cui Hambastagi (che conta più di 30.000 iscritti) è il simbolo per eccellenza, dall’altra che chiedano ai loro governi di togliere i criminali di guerra e i fondamentalisti dagli scranni su cui li hanno posti e che si adoperino per garantire delle elezioni democratiche e non fittizie. Ha chiosato l’intervento in risposta ad una domanda provocatoria che metteva in dubbio l’efficacia politica di una minoranza democratica di fronte ad una sostanziale maggioranza fondamentalista e analfabeta del Paese, affermando che prima di porre obiezioni sulla loro capacità di incidere, sarebbe opportuno che il popolo italiano recuperasse la capacità di ritenersi artefice e promotore del proprio futuro. Si è così creato un naturale collegamento con l’intervento di Elettra Deiana, (SEL) che ha fornito un’ampia panoramica della situazione afghana con riferimento alle spese sostenute finora dal governo italiano e quelle riconfermate qualche giorno fa nel totale silenzio istituzionale per evitare qualsiasi dibattito pubblico a questo proposito. A conclusione del convegno ha preso la parola Cristina Cattafesta, presidente del Cisda (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) che si è soffermata sul nuovo decreto del Presidente Karzai che prevede il passaggio in 45 giorni al “Ministero per gli Affari delle donne” della gestione dei rifugi per le vittime di abusi e violenze creati in questi anni da Ong afgane e internazionali. In questo modo non solo il governo impedirebbe qualsiasi finanziamento diretto alle Ong ma affiderebbe il controllo di queste case rifugio a persone che non hanno nulla a che vedere con il rispetto dei diritti delle donne. Un precedente provvedimento della Corte suprema prevede inoltre che tutte le donne che si rifugiano nelle strutture delle Ong senza che vi sia un loro parente maschio commettono un reato: perfetto esempio dei tentativi del governo e di alcune ambasciate di legalizzare la “giustizia informale”, quella cioè delle Jirga (assemblea tribale degli anziani) dove una donna diviene sempre vittima di sentenze come la lapidazione.
Con l’occasione Cisda FVG annuncia un ulteriore incontro sull’Afghanistan che si terrà lunedì 21 febbraio alle ore 18 presso la Casa Internazionale delle donne (Via Zeffirino Pisoni 3, Trieste) durante il quale un membro dell’Ong afghana Afceco (Afghan Child Education and Care Organization) descriverà l’attuale condizione dei bambini e degli adolescenti, con un riferimento particolare agli aspetti sanitari ed educativi.
info:
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Anna Cristin (+ 39 3408621186)