Romeo e Giulietta, tra Gounod e Shakespeare 🗓

STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2025-2026
ROMÉO ET JULIETTE
Musica di Charles Gounod
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré, tratto da Romeo e Giulietta di William Shakespeare
Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre Lyrique, 27 aprile 1867
Ed. musicali: E. F. Kalmus & Co.

Maestro Concertatore e Direttore LEONARDO SINI
Regia PAOLO VALERIO
scene FRANCESCA TUNNO
Costumi STEFANO NICOLAO
Luci CLAUDIO SCHMID
Video ALESSANDRO PAPA
Coreografie DANIELA SCHIAVONE

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in coproduzione con Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Personaggi e interpreti
Juliette NINA MINASYAN
Roméo GALEANO SALAS
Frère Laurent ALESSANDRO ABIS
Mercutio CHRISTIAN FEDERICI
Stéphano NINA VAN ESSEN
Capulet LUCA DALL’AMICO
Tybald GILLEN MUNGUÍA
Gertrude CATERINA DELLAERE
Le duc de Vérone FULVIO VALENTI
Pâris NELSON MARTINEZ
Benvolio ENRICO IVIGLIA
Gregorio NICOLÒ LAUTERI
Maestro del Coro PAOLO LONGO
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
A Venerdì 8 maggio 2026 ore 20.00
D Domenica 10 maggio 2026 ore 16.00
C Giovedì 14 maggio 2026 ore 20.00
S Sabato 16 maggio 2026 ore 16.00
B Venerdì 22 maggio 2026 ore 20.00
E Domenica 24 maggio 2026 ore 16.00

ROMEO E GIULIETTA
Di William Shakespeare
Adattamento e Regia di PAOLO VALERIO

Interpreti in ordine alfabetico
Giacomo Albites Coen, Sebastiano Caruso, Pietro Desimio, Alessandro Dinuzzi, Fulvio Falzarano, Francesca Masini, Giulia Perelli, Stefano Scandaletti, Pietro Sparvoli, Caterina Truci

Scene FRANCESCA TUNNO
Costumi STEFANO NICOLAO
Coreografie MONICA CODENA
Luci CLAUDIO SCHMID
Video ALESSANDRO PAPA
musiche originali VALTER SIVILOTTI
Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Konzertmeister e violino solista Stefano Furini; violoncello solista Maria Giulia Lanati; trombone solista Domenico Lazzaroni; collaboratore musicale Davide Coppola

aiuto regia Giulia Bonghi; fonico e video Alberto Pozzolo; elettricista Alessandro Macorigh; direttore di scena Paolo De Paolis

Nuova produzione di Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania, Centro Teatrale Bresciano

Personaggi e interpreti

ROMEO Giacomo Albites Coen
BENVOLIO Sebastiano Caruso
TEBALDO Pietro Desimio
PADRE CAPULETI Alessandro Dinuzzi
FRATE/NUTRICE Fulvio Falzarano
LINA/YURI Francesca Masini
MAMMA CAPULETI Giulia Perelli
PRINCIPE/CECCHINO Stefano Scandaletti
MERCUZIO Pietro Sparvoli
GIULIETTA Caterina Truci

Ore 20.30 del 9, 12, 13, 15, 17 – ore 16.00, 18 maggio

Grazie alla collaborazione tra i due teatri storici della città di Trieste – il Verdi ed il Rossetti – dall’8 al 24 maggio si avrà su un unico palco, quello del Verdi, un’inedita doppia produzione dedicata alla coppia letteraria più celebre della cultura occidentale, Romeo e Giulietta, raccontati in musica grazie all’opera di Gounod ed in prosa col testo di Shakespeare nella regia di Paolo Valerio. Grazie alla regia comune ad entrambi i titoli, i dodici appuntamenti, intrecciati tra prosa e opera, offriranno al pubblico un’occasione unica – in Italia e in Europa – per godere di un excursus storico, letterario e musicale, sui temi eterni di amore e morte, violenza e trascendenza, dall’800 francese di Gounod alla modernità.

Operazione culturale davvero inedita quella pensata dal Verdi di Trieste insieme al Rossetti, che poi porterà il lavoro in prosa in tournée italiana, ove per la prima volta ad un’opera lirica si affianca sullo stesso palco il capolavoro drammaturgico da cui essa è nata, ma nella sua rilettura contemporanea, in un intrigante gioco di rimandi tra il Cinquecento inglese, l’Ottocento francese e la visione contemporanea dell’unico regista Paolo Valerio, nome affermato anche come attore, docente e direttore artistico (dal 2021 proprio del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia). A ciò si aggiunge che l’opera di Gounod in tutta la storia della città è stata rappresentata solo due volte – nel 1913 e nel 2010 – aggiungendo un’ulteriore ragione di interesse a questo raro ritorno in nuova veste. Inoltre la travagliata vicenda creativa del Roméo et Juliette, intrappolato tra le esigenze produttive di genere del sistema tardo ottocentesco francese, e l’anelito di libertà estetica di Gounod, sembra proprio preludere alla rilettura complessiva di Paolo Valerio, puntando l’accento nel finale sul valore eterno, trascendente dei temi scespiriani e quindi ad un’interpretazione atemporale prima e attuale poi.

Anche l’opera in prosa vedrà poi, in via del tutto eccezionale, l’orchestra del Teatro Verdi impegnata sulle musiche originali di Valter Sivilotti, pianista, direttore e compositore, figura trasversale tra musica colta e cantautorato con molte collaborazioni eccellenti all’attivo, fra cui Peppe Servillo, Tosca, Antonella Ruggiero, Elisa tra i tanti. Konzertmeister e violino solista per le composizioni di Sivilotti, sarà la storica spalla del Verdi Stefano Furini e si esibiranno in solo anche la violoncellista Maria Giulia Lanati e il trombone di Domenico Lazzaroni. Impegno produttivo quindi di grande peso per tutte le maestranze artistiche del Verdi ed anche per il team creativo, che vede la maggior parte delle figure apicali impegnate in entrambe le produzioni con Francesca Tunno per le scene, Stefano Nicolao per i costumi, Claudio Schmid alle luci e Alessandro Papa per i contributi video, mentre le coreografie di Gounod saranno affidate a Daniela Schiavone e quelle di prosa a Monica Codena.

Sul podio dell’opera al suo debutto nel teatro cittadino Leonardo Sini, uno dei giovani talenti più interessanti del momento e già ben accolto su palchi del calibro di Maggio Musicale Fiorentino, Tokyo, Deutsche Oper Berlin, Opera Australia e Opéra National de Paris.
L’ampio cast di Gounod vede poi un altro doppio debutto eccellentissimo, al Verdi e nel ruolo di Juliette, quello della nuova diva armena Nina Minasyan, voce contesa dai migliori palchi del mondo, da Vienna a Parigi, ma anche Real de Madrid, Bayerische Staatsoper e Deutsche Oper Berlin. Al suo fianco come Roméo un altro giovane già affermatissimo, dalla Scala ad Arena di Verona, il tenore messicano-americano Galeano Salas, già Rigoletto al Verdi nella passata stagione. Tra i nuovi talenti in rapida ascesa e debutto cittadino anche il basso Alessandro Abis, il mezzosoprano Nina van Hessen, già alla Scala, Vienna e Berlino, il tenore spagnolo Gillen Minguía sapientemente uniti a voci di maggiore esperienza come il Mercutio di Christian Federici e il Capulet di Luca Dall’Amico.

Il Romeo e Giulietta di Shakespeare vedrà sul palco un cast di prim’ordine, un notevole gruppo di attori – molti dei quali per scelta registica giovanissimi – che attraverso un lavoro potente e armonioso assicurano alla messinscena di questo capolavoro il giusto equilibrio di energia, vitalità, leggerezza, poesia nella parte iniziale, per condurre poi il pubblico nella drammatica e toccante conclusione. Sono Giacomo Albites Coen, Sebastiano Caruso, Pietro Desimio, Alessandro Dinuzzi, Fulvio Falzarano, Francesca Masini, Giulia Perelli, Stefano Scandaletti, Pietro Sparvoli, Caterina Truci, protagonisti di una edizione di Romeo e Giulietta che in prosa, pur restando fedelmente radicato al testo poetico di Shakespeare alluderà anche a temi attuali «Desideravo che a questa nuova edizione di “Romeo e Giulietta” facesse sfondo un luogo universale, che potesse raccontare la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, poiché oggi il tema del conflitto è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene» dichiara infatti Paolo Valerio. «Ho pensato di alludere alla guerra dei Balcani perché si tratta di uno scenario vicino a noi ma al

contempo posto ormai a una qualche distanza. Trascorsi trent’anni, sono evidenti la complessità inestricabile del tema dei nazionalismi e delle etnie, ed un bilancio doloroso che mostra come abbiano perso tutti…» Il mondo di Sarajevo è stato dunque per il regista un percorso d’ispirazione cui alluderanno ad esempio alcune immagini della bella scenografia dominata da uno specchio, che cita il genio di Josef Svoboda e darà ancor più forza alla sete di vita dei giovani protagonisti anche davanti alla solitudine, alla sordità della generazione adulta, alla disperazione.
«Il progetto “Roméo et Juliette”/“Romeo e Giulietta” vede unirsi in una coproduzione rara la Fondazione del Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – conclude il regista Valerio – la possibilità di firmare le due regie e affrontare negli stessi giorni il doppio impegno delle prove e dei debutti, è per me un onore e un’opportunità, nonché un omaggio a Trieste, alla sua regione ai suoi meravigliosi teatri».

Entrambi gli spettacoli sono in vendita nelle biglietterie sia del Verdi sia del Rossetti alle consuete condizioni, mentre chi acquisterà tutte e due gli spettacoli in un’unica soluzione godrà di uno sconto del 15% e gli abbonati di entrambe le istituzioni godranno dello sconto reciproco del 10%.

Trieste, i suoi grandi Teatri e la storia d’amore più bella

Il progetto “Roméo et Juliette”/“Romeo e Giulietta” che vede unirsi il sapere produttivo – ossia l’eccellenza e l’identità – della Fondazione del Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, ha iniziato a prendere forma un anno fa, quando con il Sovrintendente e i vertici del Verdi e il Presidente del Teatro Rossetti ho condiviso l’idea di lavorare assieme su un titolo shakespeariano espresso sia in lirica che in prosa, e di farlo in modo innovativo.
Desideravamo intrecciare i due allestimenti, usando lo stesso palcoscenico, la stessa concezione scenografica, intersecando i pubblici delle due istituzioni: una sera è di scena la lirica, la successiva la prosa.

Agli spettatori del Friuli Venezia Giulia assicuriamo così l’opportunità di immergersi nell’esperienza inconsueta di conoscere la medesima storiaraccontata secondo linguaggi e sensibilità artistiche differenti.

 

 

 

Quella di “Romeo e Giulietta” è sembrata subito la scelta più adatta: l’incantata, intima visione musicale di Charles Gounod da un lato, dall’altro la poesia di Shakespeare capace di rifrangere, anche nello spettatore contemporaneo, emozioni vivissime.
Il capolavoro shakespeariano accompagna il mio percorso artistico fin da quando – nel 1989 – esordii nella regia con un’edizione a Verona, nel cortile di Giulietta, che ogni anno da allora viene riproposta. Ecco che la possibilità di firmare le due regie e affrontare negli stessi giorni il doppio impegno delle prove e dei debutti, è per me un onore e un’opportunità, nonché un omaggio a Trieste, alla sua regione ai suoi meravigliosi teatri.

 

 

“Roméo et Juliette” di Charles Gounod – la lirica

foto di F.Parenzan

Lo stesso teatro, la medesima concezione scenografica – che nel suo impianto cita il genio del ceco Josef Svoboda, creatore per la cosiddetta “Traviata degli specchi” di una delle pietre miliari della scenografia del Novecento – capace di raccontare la lirica e la prosa in diversi contesti storici.
I riferimenti, le suggestioni, le emozioni che avremmo offerto al pubblico portando in scena “Roméo et Juliette” di Charles Gounod e “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, dovevano essere diversi, perché l’esperienza di fruizione si rivelasse davvero piena, significativa, perché i due allestimenti di prosa e lirica si compenetrassero e rappresentassero due punti di vista sulla medesima storia.

foto di F.Parenzan

Per la lirica allora mi sono nutrito innanzitutto della splendida musica di Charles Gounod, delle sue indicazioni naturali: l’opera – del 1867 ma rielaborata fino alla fine degli anni Ottanta – è fondata sulla tensione dell’amore, un’energia totalizzante e pericolosa, un grande arco intimo e psicologico in cui il dialogo amoroso diventa il vero spazio d’azione.
L’ambientazione che abbiamo scelto si richiama a un tema su cui da anni – come direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – mi sto dedicando, quello cioè della valorizzazione, attraverso i linguaggi teatrali, dei giacimenti culturali e storici di questa città e di questo territorio: emblematici, inestimabili, spesso antesignani.

foto di F.Parenzan

Trieste mi è sembrata il luogo adatto per contestualizzare “Roméo et Juliette”: è già di per sé una città di confine e porta nella sua storia una frattura identitaria, che declinata all’interno della vicenda di Romeo e Giulietta aiuta a sentire una divisione, come quella fra le famiglie shakespeariane e a intuire un senso di pericolosità, di conflitto. Ecco allora lo sfondo della Prima Guerra mondiale, in cui non era raro che nella stessa famiglia, a Trieste, ci fosse qualcuno che combatteva per l’Austria e qualcun altro che ambiva all’arrivo dell’Italia.

foto di F.Parenzan

Così la mia Juliette è figlia di militari austriaci, è di alto lignaggio e vive in un luogo che evocherà il Castello di Miramare, mentre Roméo appartiene a una nobile famiglia italiana.
Tra le intuizioni di Gounod e dei suoi librettisti vi è un momento molto teatrale e profondamente drammatico, quando – scostandosi poco da Shakespeare – immaginano nel finale che Juliette si risvegli pochi istanti prima della morte del suo Roméo, appena in tempo per abbracciarsi e intonare assieme un ultimo struggente duetto, che in poche battute condensa le principali reminiscenze musicali della felicità passata, della notte d’amore e si carica di un brevissimo squarcio di speranza. Ma il giovane ha già bevuto il veleno e la sua amata lo seguirà nella morte.

foto di F.Parenzan
foto di F.Parenzan
foto di F.Parenzan

 

 

 

 

 

 

foto di F.Parenzan
foto di F.Parenzan

 

 

 

 

 

 

 

 

Ces malheureux amants payèrent de leurs jours a fin des haines séculaires qui virent naître leurs amours!
Gli sfortunati amanti pagarono con i loro giorni la fine dell’odio secolare che vide nascere il loro amore!
(Da “Roméo et Juliette”, Prologo)

 

 

 

“Romeo e Giulietta” di William Shakespeare – la prosa

 

 

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FOTO ROMEO E GIULIETTA
PH. SIMONE DI LUCA
FOTO ROMEO E GIULIETTA
PH. SIMONE DI LUCA
FOTO ROMEO E GIULIETTA
PH. SIMONE DI LUCA
FOTO ROMEO E GIULIETTA
PH. SIMONE DI LUCA
FOTO ROMEO E GIULIETTA
PH. SIMONE DI LUCA
FOTO ROMEO E GIULIETTA
PH. SIMONE DI LUCA

Desideravo che a questa nuova edizione di “Romeo e Giulietta” facesse sfondo un luogo universale, che potesse raccontare la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, poiché oggi il tema del conflitto è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene, nemmeno – o soprattutto – accingendosi ad un atto artistico, nemmeno se raccontiamo una storia d’amore.
Ho pensato alla guerra dei Balcani perché si tratta di uno scenario vicino a noi ma al contempo posto ormai a una qualche distanza. Trascorsi trent’anni, sono evidenti la complessità inestricabile del tema dei nazionalismi e delle etnie, ed un bilancio doloroso che mostra come abbiano perso tutti…
Non raccontiamo la loro storia, ma studiando questo contesto, mi ha molto toccato la vicenda reale di “Romeo e Giulietta di Sarajevo”: Admira Ismić e Boško Brkić, fidanzati di etnie diverse, che tentando la fuga assieme verso un futuro possibile per loro, hanno trovato una morte crudele su un ponte, per mano di un cecchino.
Un cecchino: come quelli che ci restituiscono le cronache attuali, che stanchi della loro vita borghese nella tutela della pace, raggiungevano la città assediata – passando spesso proprio da Trieste – per degli agghiaccianti “safari umani”, per provare il brivido di uccidere civili, ignari. Vite appese a un filo, al destino, al caso della scelta, come racconta Ezio Gavazzeni ne “I cecchini del weekend” come se fossimo passati – scrive – «dalla banalità del male, all’indifferenza del male». E in quest’“indifferenza del male” risuona in me ancora Shakespeare, quando il suo Shylock nel “Mercante di Venezia” dichiara di volere la libbra di carne di Antonio (e dunque la sua vita) semplicemente “merry sport”.
Questo senso della fatalità s’intreccia drammaticamente anche alla vicenda di “Romeo e Giulietta”: un testo di destino, dove tutto avviene per caso, l’amore e la morte.
Gli occhi dei due innamorati si incontrano alla festa per caso, ma è lo stesso caso che pretende poi la morte di Mercuzio e quella conseguente di Tebaldo, e il fato crea il ritardo della lettera che metterebbe in salvo la vita di Romeo e Giulietta e invece conduce alla catastrofe…
Il mondo di Sarajevo è un percorso di ispirazione, e sarà evocato dallo spettacolo, che però rimane potentemente radicato e fedele alla drammaturgia di Shakespeare: amo il suo linguaggio nitido e poetico, comunicativo ed commovente. La poesia trovo sia una parte fondamentale di questo testo giovanile del Bardo.
I nostri Giulietta e Romeo dunque si dicono amore in poesia, ma vestiti come nella Sarajevo degli anni Novanta (nei costumi di Stefano Nicolao), anelando l’uno all’altro, e a comprimere la distanza fisica che li divide, lei su un lungo ponte sospeso, che sarà il balcone e prenderà anche altri importanti significati: uno dei pochi e indicativi elementi in una scena essenziale.
La scenografia – avvalendosi della medesima concezione cui ricorriamo per l’opera lirica – cita il capolavoro di Josef Svoboda ed è dominata da uno specchio che nello spettacolo di prosa usiamo sia per immergere la vicenda in ambientazioni di forte senso, grazie alle proiezioni azimutali di Alessandro Papa, alle luci di Claudio Schmidt (e alle suggestioni sollecitate dal libro “Shooting in Sarajevo” di Luigi Ottani), sia come strumento attraverso cui valorizzare la recitazione. Un gioco di moltiplicazioni ed evocazioni di senso.
La connessione con la Fondazione del Teatro lirico Giuseppe Verdi ha schiuso l’ulteriore inestimabile opportunità di lavorare con dodici professori d’orchestra in buca ed alcuni solisti, interpreti delle musiche originali di Valter Sivilotti. Il Maestro ha elaborato atmosfere balcaniche in brani che talvolta sono d’ambientazione o di sottofondo e altre volte danno un senso all’azione, un ritmo agli attori. “Romeo e Giulietta” è infatti un testo che richiede una dimensione di intensa fisicità, per questo Monica Codena ha creato coreografie accurate per evocare le danze e potentemente i duelli, costruiti senza armi, senza spade, solo corpo a corpo, uomo a uomo.
L’unica arma è quella del cecchino: una presenza incombente, disturbante e reale – e naturalmente inventata per questa particolare edizione – che il pubblico percepirà e che incarnerà il destino, “l’indifferenza del male”, anticipando di un istante con il suo sibilo feroce e insensato le morti di Mercuzio, Tebaldo, Romeo, Giulietta… e riportando la sala alle riflessioni iniziali.
Ma “Romeo e Giulietta” non è soltanto una tragedia d’amore… o anzi, lo è ancora più potentemente perché fino alla rissa in cui Mercuzio viene ucciso e da cui parte il vortice buio del dramma, il testo vive di una leggerezza che restituiamo grazie al lavoro armonioso di una notevole gruppo di attori – molti dei quali per scelta giovanissimi – che assicurano energia alle canzonature di Benvolio e Mercuzio, magia alla festa, e poi, la caduta nel dramma. Ma c’è anche l’insolito affidamento di qualche ruolo: come quelli di Frate Lorenzo e della Nutrice, entrambi interpretati da Fulvio Falzarano. Sono due figure più lievi ma incarnano tuttavia – specularmente – un tentato, ma pur sempre vano collegamento fra l’amore e le ragioni dei giovani, e l’ottusa chiusura del mondo adulto.
I protagonisti percepiscono sé stessi come immortali, assetati di vita, assieme fragili e forti, proprio come lo erano i ragazzi durante l’assedio di Sarajevo, nella disperazione desiderosi di vivere.
Ne è un emblema Giulietta, volitiva, decisa, guida del suo amato, donna coraggiosa che in poche ore passa dal letto d’infanzia, alla prima notte d’amore, dalla famiglia alla solitudine e alla perdita di ogni riferimento certo.
Affronto quest’avventura con un assieme di attori di prim’ordine che nomino uno ad uno: Giacomo Albites Coen, Sebastiano Caruso, Pietro Desimio, Alessandro Dinuzzi, Fulvio Falzarano, Francesca Masini, Giulia Perelli, Stefano Scandaletti, Pietro Sparvoli, Caterina Truci. Il loro contributo appassionato e vibrante è essenziale per vivere ancora una volta la più bella e triste storia d’amore di ogni tempo.

Paolo Valerio

from to
Scheduled Arte e spettacolo Trieste

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