Esiste una spiritualità laica?

 

Le buone domande nn hanno risposta, le alte non meritano risposta.

E’ con questa affermazione che Haim Baharier ha iniziato la sua conferenza al Teatro Politeama Rossetti di Trieste, dopo aver intonato un canto.

Noi siamo convinti che lo spazio etereo dia qualcosa in più e di solito lo associamo alla parola anima, associandola a sua volta alla fede, alle religioni, a ciò che ha da vedere con la fede.
Tutti possono avere accesso alla spiritualità senza premesse culturali pesanti. Di cultura stiamo parlando, ma nella cultura è sempre presente lo spettro del culturale.

Parla di fede e di spiritualità distinguendo bene i due termini e spiegandone le motivazioni.

Yisroel Lipkin, rabbino lituano, è stato uno dei miei maestri e per un periodo della sua vita  ha abitato a Parigi per svolgere un dottorato. Lui usava parlare per aforismi. Sua la frase: I tuoi bisogni materiali sono le mie necessità spirituali.
Ne Il soccombente di  Thomas Bernhard, interpretato da  Herlitzka in questi giorni a Roma, c’è un passo nel quale il protagonista ad un certo punto dice… Sono diventato filosofo, ma filosofo per aforismi.
Wilkenstein, uno dei massimi  filosofi  del novecento ha creato solo per aforismi.
Dunque se stiamo attenti alla forma che il maestro usa, e ritonando all’analisi della frase di Lipkin vediamo che il bisogno evoca un urgenza di carenza materiale, quando invece parliamo di necessità, parliamo di una esigenza elaborata.
Dunque capire i bisogni degli altri fa si che io possa chiarire il mio pensiero, ma se c’è bisogno di materiale si perde la necessità del pensiero. Questo inizia ad essere importante.
Le religioni da sempre tendono a considerare che hanno una esclusiva sulla spiritualità.

Il passo che intercorre tra religione e fede è dunque stretto, così come lo sono la seguenza di domande che il filosofo inizia a porsi.

Perché mi interesso di questo?
E serio  pensare come lo stiamo facendo?
Ho sempre pensato che la spiritualità aveva molto in comune con il sogno, non solo quello poetico, ma con i nostri sogni, quelli analizzati da Freud o quelli biblici. Mi chiedo spesso della natura dei sogni.
Il sogno ha una consistenza curiosa. Quando lo ricordiamo rischiamo di dimenticarlo immediatamente.
Il sogno é il pane dell’anima come il pane è il sogno del corpo.
La sazietà che proviene dal pane scompare molto velocemente dopo aver consegnato la comunicazione che ci doveva consegnare. Il sogno è il pane dell’anima, dello spirito.

Se non sappiamo bene cosa sia la spiritualità, forse possiamo ritrovarci su cosa ci consegna.

Piccolo percorso storico. Attualmente stanno vincendo le ortodossie. Il vero pericolo arriva da tutte le religioni  istituzionalizzate, non soltanto dall’islam, ma da tutte quelle istituzioni aggressive e violente.
Questa realtà e molto concreta e produce assuefazione.

Proviamo a pensare fuori dalla religione. Proviamo a pensare alla fede che è una parola magica, ma sostituiamola con una parola che è le somiglia molto, ma che sta agli antipodi,  la fiducia.
Per parlare di spiritualità abbiamo bisogno di fiducia.
La fede ha conseguenze nefaste, la fiducia no.

La spiritualità è  l’indignazione di fronte all’attentare alla spiritualità.

È stato di moda parlare sul silenzio di Dio ed è tuttora di moda, io credo che questo pensiero sia assolutamente egocentrico e ridicolo,  perché la parola Dio richiama il silenzio e la qualità del silenzio.

AUSCHWIZ non ci racconta il silenzio della parola Dio ma di tutta l’umanità che soffoca la voce del Dio Vivente.
Questa voce che  dal mattino alla sera esce dal monte Horêw che è un dislivello, non collocabile e soprattutto non identificabile come un canto di guerra ma piuttosto come la fine della fuga.

Finisce la sua conferenza, a tratti molto spiritosa,  ricordando la creazione della specie umana come portatore di responsabilità.

Assumere la propria umanità vuol dire secondo Haim Baharier capire l’umanità dell’altro.
Ricorda inoltre il motto del movimento popolare  hassidico: è molto facile digiunare per alimentare la propria spiritualità, ma è molto difficile mangiare per alimentar la propria spiritualità.
Il canto finale si fa più corposo nel coro della platea.

©Laura Poretti Rizman

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foto fornita da Il Rossetti
foto fornita da Il Rossetti

Haim Baharier offrirà al pubblico di Trieste un’ evento di straordinaria imprortanza il 13 gennaio prossimo, alle 20.30 al Politeama Rossetti. Studioso di ermeneutica biblica e di pensiero ebraico d’altissimo livello il professore è protagonista di affollatissime conversazioni in Europa, per la sua capacità di affrontare con grande chiarezza temi che ci appartengono.
Straordinariamente l’ingresso a questo evento sarà libero.

foto da ilrossetti.it
foto da ilrossetti.it

Esiste una spiritualità laica?
Requisire la spiritualità in funzione della fede: è un’accusa di accaparramento rivolta spesso alle religioni.
Secondo Haim Baharier l’accaparramento è facile quando la spiritualità è intesa come aspirazione all’universalismo. Esiste un riferimento alternativo: che la spiritualità non si lasci catturare dalla fede ma recuperi il legame primitivo con la terra, con i presupposti sociali, economici e  geopolitici che la terra reclama dai suoi residenti. La  Bibbia dice di costruirsi un altare  di terra. Ovvero dalla terra deve nascere ogni processo identitario. “Che le tue necessità materiali siano i miei bisogni spirituali” (I. Salanter).

In una città storicamente e culturalmente aperta, multireligiosa, come è Trieste una simile riflessione è sembrata molto opportuna, soprattutto se indotta da una figura preparata e carismatica come quella di Haim Baharier, protagonista di affollatissime conversazioni a Milano, Venezia e in molte città europee dove è celeberrimo per le sue parole chiarissime e stimolanti anche sugli argomenti più complessi.

HAIM BAHARIER, studioso di ermeneutica biblica e di pensiero ebraico, è nato nel 1947 a Parigi da genitori di origine polacca reduci dai campi di sterminio. Allievo di Léon Askenazi il padre della rinascita del pensiero ebraico in Francia e di Emmanuel Lévinas uno dei maggiori filosofi del Novecento, è stato vicino al maestro hassidico Israel di Gur. Matematico e psicoanalista, ma anche consulente aziendale, tiene da molti anni esclusive e memorabili lezioni di ermeneutica ed esegesi biblica. “La Genesi spiegata da mia figlia” nasce dagli incontri che ha tenuto nell’inverno 2006 al Teatro Dal Verme a Milano, che per l’occasione ha registrato ogni volta il tutto esaurito. Vive con la sua famiglia a Milano. Ha pubblicato “La Genesi spiegata da mia figlia” (Garzanti, 2006), “Il Tacchino pensante” (Garzanti, 2008) “Le Dieci Parole” (San Paolo, 2011) e il “Qabbalessico” (Giuntina, 2012).

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