Cabaret Sacco e Vanzetti

Rimasto in scena dal 15 giugno alla Sala Bartoli lo spettacolo, rimandato tre volte causa pandemia “Cabaret Sacco & Vanzetti” da Michele Santeramo, ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Sono stati i protagonisti Raffaele Braia e Valerio Tambone diretti da Gianpiero Borgia, e fino all’ultima replica di domenica 20 giugno hanno ricevuto consensi di pubblico.

La rappresentazione finale però ha avuto a mio avviso uno strepitoso successo durato ben oltre lo spettacolo, grazie al dialogo avvenuto ad applausi conclusi, quando i protagonisti hanno invitato gli spettatori a porgere loro domande su quanto visto.

Ecco che allo spettacolo si è aggiunta una appendice di spettacolo che valeva molto. Si sono chiarite molte sfacettature della costruzione dello stesso e delle modifiche avvenute nel tempo e  soprattutto si è potuto osservare ancora gli attori in scena, parlare del loro lavoro, interpretando comunque personaggi teatrali.

La storia di Sacco e Vanzetti è nota ai più, o perlomeno così si crede. Del resto si è portati a credere anche che il popolo italiano sia amato all’estero. Si è portati a crederlo anche se si viaggia, o forse lo crede chi viaggia accompagnato da guide turistiche che per motivi di scelta e di tempo tendono a mostrare giustamente il lato migliore di ogni paesaggio. Chi viaggia però in maniera più avventurosa e sincera, relazionandosi con le diverse culture e con le popolazione, scopre ben presto e a malincuore, che gli italiani non sono nè considerati bene, nè tantomeno amati in giro per il mondo. Ecco allora che alcune travi delle palafitte che ci siamo costruiti nel tempo, grazie alla bellezza del nostro Paese e alla bontà d’animo dei centri di volontariato, iniziano subito a traballare. Italiani brava gente non lo si sente in giro per il mondo, e la storia lo racconta molto bene nelle vicende degli sfortunati Sacco e Vanzetti.

Italiani invece è perlopiù il popolo di cantanti, e forse anche per questo è stata scelta la forma cabarettistica per raccontare questa storia. Un cabaret d’eccellenza e di ricerca, nel nome della satira che i veri triestini conoscono molto bene nel nome di Cecchelin.

Una forma di cabaret che stride nei sorrisi forzati e nei canti senza accompagnamento musicale con solo il corpo a far da strumento.

Uno spettacolo che ti fa sudare, uno spettacolo che ti pone dall’altra parte della visione. Uno spettacolo quanto mai odierno che dovrebbe esser portato nelle scuole e negli ambienti dove dilaga la mancanza d’accoglienza, ma anche uno spettacolo che andrebbe riportato e riadattato per il grande schermo perchè l’intolleranza ha vari colori e troppo spesso veste i panni di chi viene aiutato.

Laura Poretti Rizman

“CABARET SACCO & VANZETTI”

da Michele Santeramo
ideazione e regia

con Raffaele Braia, Valerio Tambone musiche Papaceccio MMC e Roberta Carrieri costumi Manuela Paladin Šabanovic
scene Vincenzo Mascoli
produzione Teatro dei Borgia

Sacco e Vanzetti, foto fornita da Teatro Stabile del FVG

“È in scena dal 15 giugno alla Sala Bartoli “Cabaret Sacco & Vanzetti” da Michele Santeramo, ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Ne sono eclettici protagonisti Raffaele Braia e Valerio Tambone diretti da Gianpiero Borgia, repliche fino a domenica 20 giugno”.

Raffaele Braia e Valerio Tambone sono gli eclettici protagonisti di “Cabaret Sacco & Vanzetti” spettacolo tratto dal testo di Michele Santeramo e diretto da Gianpiero Borgia, che li vede impegnati in una interpretazione davvero completa e multidisciplinare, per dare vita ai due sfortunati italiani, ingiustamente giustiziati negli Stati Uniti, nel 1927.

Lo spettacolo nel cartellone “Passages” è in programma da martedì 15 giugno alle 21 alla Sala Bartoli e vi replica fino a domenica 20 giugno.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non si conoscono prima di arrivare in America, dove – come moltissimi italiani nel primo Novecento – cercano un lavoro e un futuro migliore. Una volta raggiunta Ellis Island, espletati gli obblighi relativi all’immigrazione, ad un anno di distanza l’uno dall’altro, iniziano i rispettivi percorsi nel nuovo mondo.

Nicola Sacco a Milford si impiega in una fabbrica di calzature, sposa una donna italiana, ha due figli. Prende parte attivamente alle proteste operaie per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori.
Bartolomeo Vanzetti emigra più per reazione al dolore per la perdita della madre che per necessità economiche: colto, libero, negli Stati Uniti fa molti lavori, impegnandosi infine nella fabbrica Plymouth Cordage Company, dove guida uno sciopero. Dopo quest’episodio nessuno lo vuole assumere più e fa il pescivendolo ambulante.

Arriva il 1916 e i due si incontrano nell’ambito di un gruppo anarchico di italoamericani: motivo per cui vengono iscritti dalla polizia in un elenco di sovversivi. Sono arrestati nel 1920 e – innocenti – accusati di una rapina: non ottengono giustizia, anzi pagano con sette anni di carcere e poi con la vita. Solo cinquant’anni dopo la loro esecuzione il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riabilita la loro memoria.

È chiaro che i due italiani sono stati vittima del pregiudizio che allora si sentiva forte verso gli emigranti e verso chi promulgava certe idee politiche… Ma se traslassimo le loro vicende ad oggi, ribaltando qualche prospettiva, le cose sarebbero poi tanto diverse?

Se lo sono chiesti al Teatro dei Borgia, dove Gianpiero Borgia ha ideato e diretto “Cabaret Sacco &Vanzetti”. A condurre il progetto, è la convinzione che immigrazione, pregiudizio razziale e giustizia siano temi che solcano il nostro tempo e scuotono le coscienze comuni.

Lo spettacolo non si limita a raccontare la loro storia già tanto emblematica: induce a riflettere anche sul lato umano di due giovani, innamorati della vita, sognatori, utopisti, che per tanti anni – i sette di reclusione – hanno condiviso le loro solitudini, le loro speranze, le loro drammatiche delusioni, senza mai rinunciare alla dignità e al loro sentirsi italiani.

Molti e prestigiosi sono stati i nomi di politici, intellettuali, artisti che si sono vanamente prodigati per far riconsiderare la loro condanna a morte.

A raccontare la loro parabola, senza retorica e con l’aiuto dello straniamento generato dalla commistione dei linguaggi del cabaret, sono due ottimi attori – Raffaele Braia e Valerio Tambone – che offrono anima e corpo e tutti gli strumenti del teatro ai loro personaggi. Sketch, canto, musica, recitazione, commozione: ogni emozione è misuratissima, ogni momento brechtianamente dosato. Aiutati da pochi oggetti di scena – fra cui dominano le reti metalliche che si trasformano da brande solitarie a sbarre di carcere – i due attori rifuggono il mito, e trascinano il pubblico dentro la storia di due uomini.

In accordo alle raccomandazioni per il contenimento dell’epidemia, si consiglia di ricorrere in via preferenziale alla prenotazione e all’acquisto dal sito www.ilrossetti.it . La biglietteria del Politeama Rossetti è regolarmente aperta: da un’ora prima dell’inizio degli spettacoli, lavora esclusivamente per le operazioni legate agli spettacoli in partenza.

Ricordiamo che la capienza delle sale è ridotta per il contingentamento: per informazioni sulla disponibilità di posti e altre eventuali esigenze, invitiamo a contattare la biglietteria telefonicamente, al tel. 040.3593511.

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