Cronache dal Castello: Amyl and the Sniffers e Hey Darling! infiammano San Giusto

Salire al Castello di San Giusto a Trieste per il concerto degli Amyl and the Sniffers (data unica estiva italiana del 7 agosto 2026, per il festival Hot in the City) ha il sapore di un rito transgenerazionale. Già salendo il colle, si sente parlare moltissimo sloveno: segno inequivocabile che i biglietti sono volati anche oltreconfine. Una volta arrivati, ci si accorge subito che l’età media pende decisamente verso i giovani, dove l’abito rigorosamente nero e i tatuaggi in vista la fanno da padroni. Eppure, la musica ha il potere di legare mondi diversi e il pubblico risulta estremamente vario. Noi, rigorosamente in versione “boomer”, ci godiamo la serata restando saggiamente sul fondo, dove l’acustica è perfetta e troviamo una comoda posizione centrale con tanto di seduta d’appoggio. Intorno a noi, l’organizzazione ha predisposto postazioni di Primo Soccorso e settori dedicati per le persone con disabilità.
L’energia romagnola delle Hey Darling!
La serata si accende alle 20:45 con l’apertura affidata alle Hey Darling!, un trio rock/alternative-punk italiano tutto al femminile nato in Romagna e composto da Rachele Margutti (voce e chitarra), Giulia Vitali (batteria) e Grazia Cardinale (basso). Dopo una lunga evoluzione, il progetto ha trovato la sua identità definitiva nel 2024 e, fresche del loro singolo d’esordio “Bored To Death” (uscito a fine luglio), sono sbarcate sul palco di Trieste prima di volare a Zagabria.
La band è una vera forza della natura: energica, scatenata e con un sound accattivante impreziosito dagli acuti cristallini delle voci. Tra un pezzo e l’altro, ci regalano chicche inaspettate: una canzone nata per amore ma che, come racconta la compositrice, ora non è più tale, e un’interpretazione personalissima e riarrangiata del brano di Lucio Battisti “ Una giornata uggiosa” , definita con un simpatico arrangiamento “pancake”, le cui parole calzano con il ritmo proposto in modo sorprendente. Chiudono il set con il loro brano “Born to Die” e l’invito immancabile a poggare. Tra il pubblico spuntano persino alcune creste in stile anni ’70, tra cui spiccano versioni posticce e divertenti in colori improbabili come il verde fluo. Ritrovare giovani che interpretano e portano avanti questo stile fa davvero moltissimo piacere a chi, come noi, ha visto nascere i movimenti punk.
Gli Amyl and the Sniffers: un uragano da Melbourne
Dopo un delizioso venticello che rinfresca gli animi e i corpi di chi si disseta con le birre prese ai chioschi del piazzale, arriva il momento clou. Sopra un cartello posto fuori dai bagni capeggia una scritta chiara e forte sul rispetto e sui temi di genere.
Gli Amyl and the Sniffers – la band punk/pub rock di Melbourne formata nel 2016 da Amy Taylor (voce), Declan Mehrtens (chitarra), Gus Romer (basso) e Bryce Wilson (batteria) – salgono sul palco e mantengono esattamente la promessa del loro nome (ispirato al gergo dei popper australiani: “La sniffi, dura 30 secondi, ti fa venire il mal di testa, e noi siamo esattamente così!”).
Sotto il palcoscenico è il delirio totale: un fiume di persone a poggare, mentre un ragazzo viene sollevato e fatto passare sopra la folla disteso a pancia in su. Sulle mura del castello, le ombre delle danze scatenate si stagliano come in uno spettacolo di ombre cinesi.
La frontwoman Amy Taylor è un concentrato straripante di carisma e aggressività positiva. Tra un pezzo e l’altro prova a interagire con il pubblico balbettando qualche parola in italiano, ma dà il meglio di sé quando si gira e, incantata dal gioco di luci, si sofferma a osservare le piante rampicanti che scendono dai muri del cortile del castello, esponendo un lato molto romantico del suo carattere. Unisce la voce “da bambolina” a un’energia punk scatenata che, unita a ritmi serrati di chitarre, crea un connubio spettacolare.
Qua e là tra la folla bambini molto probabilmente portati dai genitori al concerto per un bisogno di vicinanza, dimostrano il loro apprezzamento, ballando e scatenandosi.
La scaletta scorre via in circa un’ora e un quarto di fuoco puro, attraversando brani intensi come Guided by Angels, Security, Some Mutts (Can’t Be Muzzled) e momenti di pura intensità collettiva, compreso un accorato inno alla libertà palestinese. Il pubblico è tutto in piedi a ballare, e la forza della musica si vede anche tra le file della disabilità, dove diverse persone si alzano in piedi con l’ausilio dei bastoni pur di ascoltare e vivere meglio lo show.
Un ennesimo trionfo e un grande successo per l’organizzazione Vigna Pr che pone sempre un occhio accurato alla salvaguardia e alla gestione corretta degli spazi.
La musica, alla fine, è davvero per tutti: permette a chiunque di esprimersi, di ascoltare e di giudicare liberamente la qualità offerta che, anche questa volta, è stata ottima.
Recensione Laura Poretti Rizman