– Usiamo la quantità indispensabile di pesticidi ed erbicidi. Questi prodotti non uccidono soltanto i parassiti, mettono in pericolo la vita di molte specie di insetti o invertebrati. Per esempio le api, che col tempo rischiano di estinguersi.
– Quando tagliamo l’erba non rasiamola ma lasciamo un’altezza di 5-8 cm, che dà ombra al terreno e trattiene l’umidità. Annaffiando di meno risparmieremo l’energia necessaria al trattamento che rende l’ acqua potabile e che la fa arrivare al rubinetto. Il che significa produrre meno biossido di carbonio (CO2).
– Teniamo affilata la lama del tagliaerba: l’erba strappata è più fragile nei confronti delle malattie. Eviteremo di impiegare antiparassitari e fertilizzanti nocivi all’ambiente.
– Annaffiamo le piante con l’acqua (non salata) utilizzata per la cottura delle verdure. Con l’energia necessaria per pompare, trattare e purificare l’acqua si immette nell’atmosfera CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica), responsabile dell’effetto serra. Per ogni 4 mila litri d’acqua si disperdono 2,5 Kg di CO2.
– Quando fa caldo lasciamo l’erba tagliata sul prato: trattiene l’umidità ed é un ottimo fertilizzante naturale. I diserbanti chimici e i concimi filtrano nel suolo contaminando le falde: questo comporta un aumento di spese per rendere l’acqua di nuovo potabile.
– D’estate annaffiamo il giardino solo dopo il tramonto. Eviteremo gli sprechi, durante la stagione invernale servono per mezzo ettaro di prato 120 mila litri d’acqua ogni settimana.
– Ammucchiamo in un angolo del giardino foglie, erba falciata e pezzi di legno: dopo sei mesi diventeranno fertilizzante. Eviteremo fertilizzanti chimici che una volta bruciati nelle discariche diventano metano. Un gas che contribuisce per il 15-20% all’effetto serra. E la cui concentrazione aumenta del 1% all’anno.
Ketty Coslovich
