Preserva ciò che hai, dimentica ciò che ti ferisce, combatti per ciò che vuoi, valorizza ciò che hai, perdona coloro che ti feriscono e goditi coloro che ti amano.
Bob Marley
Di Marley in realtà si parla poco, e solo alla fine dello spettacolo JMB il Beat che rivoluzionò il mondo, è un percorso musicale e narrato sulla storia della musica giamaicana; la maggior parte del testo è la comprensione di come si arriva alla musica reggae.
Ospitato dal Museo Sartorio nel suo giardino, la produzione di Hangar Teatri, presentata già nella stagione appena trascorsa nel teatro di via Luigi Pecenco a Trieste, inizia il suo tour estivo presentando un viaggio attraverso la storia musicale di questa nota isola giamaicana.
Un excursus di racconti interpretati con una tonalità accativante da Marco Palazzoni, attraversa gli anni e narra l’avvicendarsi della musica sull’isola, intervallato da interpretazioni musicali da parte della band formata da Roberto Amadeo al basso, Paolo Paron alla tastiera, Matteo Pinna alla chitarra e Alan Liberale alla batteria.
Il testo del racconto narrato è stata racchiuso dentro un’edizione in formato cartaceo e venduto come opera dal titolo “The Jamaican Music Book”, ideata e curata dai musicisti Roberto Amadeo e Alan Liberale.
La drammaturgia è a cura di Valentina F. Milan, con la messa in scena affidata a Elena Delithanassis.
Un grande lavoro sulla musica nera nata dalle popolazioni rese schiave e portate sull’isola. Uno sfogo per riuscire a mantenersi in vita nonostante le difficoltà continue ed i dolori subiti. Una forma che rese al popolo africano di mantener viva la propria cultura, le proprie usanze ed i propri valori nelle loro comunità.
Ma cos’è realmente la Giamaica? Come accennato all’inizio del racconto, l’isola originariamente prende il nome Xaymaca che significa isola della primavera.
Quello che non viene narrato è che l’isola era e potrebbe essere un vero e proprio paradiso terrestre e solo con gli indigeni primari era rimasta tale, nel rispetto della natura e della vita.
Segnata da una serie di violenze e tirannie, a partire dalla colonizzazione di Colombo in poi, viene depraudata senza un minimo rispetto nè per la natura nè per l’essere umano. Lo schiavismo poi e la ribellione in seguito, portano una popolazione nera all’illusione della libertà, che, illusoriamente attraverso la grande musica, riporta la colonizzazione e l’apertura verso vendite a multinazionali e di nuovo, perdita dell’isola stessa.
Assurdo notare che, a tutt’oggi, nonostante l’odio per il subito, faccia mantenere stili e modi nell’isola di un passato dominatore che andrebbe dimenticato: macchine, divise e scuole.
Altro nodo giamaicano che salta immediatamente agli occhi è la disparità tra i generi. Solo le donne perlopiù a lavorare ed a mantenere famiglie dove i padri troppo spesso sono assenti.
La musica, che attraversa i mari, arriva dall’America, dall’Europa, e naturalmente dall’Africa, cuore del mondo, ma la vera musica indigena, pacifica e rispettosa, ormai è completamente dimenticata.
Laura Poretti Rizman

In foto Marco Palazzoni, Paolo Paron, Roberto Amadeo, Alan Liberale, Matteo Pinna,
foto di scena di Luca Innocente
TORNA IL READING MUSICALE
JMB IL BEAT CHE RIVOLUZIONÒ IL MONDO
UN VIAGGIO ATTRAVERSO LA STORIA DELLA MUSICA GIAMAICANA
UNA PRODUZIONE HANGAR TEATRI
AL GIARDINO DEL MUSEO SARTORIO
MARTEDÌ 10 GIUGNO ALLE ORE 21:00
Il Museo Sartorio ospita la produzione di Hangar Teatri: JMB – Il Beat che Rivoluzionò il Mondo. Un viaggio sonoro che ripercorre le tappe principali della musica giamaicana, dalle sue radici fino ai giorni nostri. Uno spettacolo che celebra il ritmo e la cultura di un genere che ha cambiato il mondo. In scena presso il Giardino del Museo Sartorio martedì 10 giugno alle ore 21:00.
Il progetto nasce dall’opera “The Jamaican Music Book”, ideata e curata dai musicisti Roberto Amadeo e Alan Liberale, e pubblicata per la prima volta nel settembre 2022. Il libro raccoglie una vasta selezione di trascrizioni musicali di brani Ska, Rocksteady e Reggae e rappresenta una risorsa fondamentale per l’apprendimento e lo studio della musica giamaicana, facilitando l’avvicinamento all’improvvisazione, all’ascolto attento e alla musica d’insieme.
Da questo progetto nasce lo spettacolo “JMB – Il beat che rivoluzionò il mondo”, un’esperienza musicale e narrativa che ripercorre la straordinaria evoluzione della musica giamaicana dagli anni ‘50 ai giorni nostri. Uno spettacolo che fonde esecuzioni dal vivo e narrazione per offrire al pubblico una visione approfondita e coinvolgente delle sonorità che hanno reso la Giamaica uno dei luoghi più influenti della musica contemporanea.
Lo spettacolo teatrale e musicale vede sul palco la band composta da: Roberto Amadeo al basso, Paolo Paron alla tastiera, Matteo Pinna alla chitarra e Alan Liberale alla batteria. La drammaturgia è a cura di Valentina F. Milan, con la messa in scena affidata a Elena Delithanassis. La musica, che esplora l’evoluzione del sound giamaicano dal Calypso allo Ska, fino al Rocksteady e al Reggae, sarà accompagnata dalla narrazione di Marco Palazzoni, che guiderà il pubblico in un viaggio immersivo attraverso decenni di storia, aneddoti e contesti culturali. JMB è un progetto che, attraverso il percorso musicale, ripercorre un viaggio di innovazione e trasformazione culturale, mettendo in luce il ruolo che i ritmi giamaicani hanno avuto nell’evoluzione musicale globale. Nonostante le trasformazioni e le difficoltà affrontate nel corso della sua storia, la Giamaica ha sempre saputo preservare la propria identità, trasformando la musica in un potente mezzo di resistenza e rinascita.
Roberto Amadeo frequenta la scuola di contrabbasso classico del M° Feruglio presso il Conservatorio Statale di Musica “J. Tomadini” di Udine. È un bassista e contrabbassista con una solida esperienza concertistica in tutta Europa.
Alan Liberale inizia lo studio della batteria con Giorgio Zanier e Loris Veronesi, ottenendo il diploma di batteria presso l’Accademia di Musica Moderna (AMM) di Milano. Ha inoltre seguito corsi di perfezionamento musicale e seminari con artisti di rilievo, come Steve Smith, John Railey, Dom Famularo e Bruce Backer. Matteo Pinna è un chitarrista e compositore che inizia il proprio percorso musicale da autodidatta. Si iscrive al Conservatorio Tomadini di Udine, dove consegue il diploma in chitarra jazz. Durante il suo percorso accademico, studia anche pianoforte, canto e arrangiamento, approfondendo la sua formazione con maestri come Glauco Venier e Michele Corcella. Paolo Paron, polistrumentista eclettico, autore e compositore, studia pianoforte e trombone, dedicandosi da autodidatta alla composizione.
Hangar Teatri prosegue nella sua ricerca artistica, dando vita a nuovi spettacoli che fondono musica e teatro. La produzione di Hangar Teatri si distingue anche per la capacità di esplorare temi sociali, storici e culturali, in cui la narrazione si intreccia con la musica dal vivo per approfondire le radici storiche e sociali delle storie raccontate.
Biglietto unico 10€. È consigliata la prenotazione a biglietteria@hangarteatri.it o al numero di telefono +39 3883980768. Biglietti acquistabili in prevendita su liveticket.it/hangarteatri.