Provincialismo dei Media nazionali

Desidero formulare alcune considerazioni e, quindi, riflessioni sulle manifestazioni dello “sciopero europeo” svoltesi nella giornata del 14 novembre u.s. in tutta Europa e, in particolare, in Italia, a Roma, Torino, Brescia e Milano soprattutto. Evidenziando, in via preliminare, come i media nazionali, quasi tutti, all’indomani delle grandi e partecipate dimostrazioni popolari citate, abbiano focalizzato unicamente l’aspetto “spettacolare” del fenomeno “protesta”, vale a dire quello degli scontri e dei tumulti più eclatante e appariscente. Ponendo, di conseguenza, i riflettori solo su immagini di violenza e brutalità (con riprese televisive ripetute più e più volte, foto ed articoli), senza voler ricercare o indagare cause e motivazioni dello stato d’animo diffusosi nell’attuale scenario di depressione socio-economica avvolgente il continente europeo (iniziata già nel 2007). Dando rilievo, così, solo agli episodi emotivi, dovuti alla disperazione e alla rabbia, unitamente a una pericolosa volontà repressiva, ma epidermici, e senza scavare in profondità le vere cause scatenanti il malessere e, quindi, riducendo le grandi manifestazioni a un puro e semplice fatto di “ordine pubblico”. Hanno indugiato sulla (detestabile) forza repressiva esercitata con manganelli, pugni e calci da parte della polizia e sulle conseguenti risposte dei più giovani partecipanti ai cortei. Si è cercato soprattutto lo “scoop”. Senza soffermarsi, peraltro, sulle motivazioni del disagio sociale. Un’intera umanità posta di fronte al lavoro inteso non più come un diritto, ma quale pura merce, a mero fattore strumentale, chiamato eufemisticamente flessibile, ma precario e senza avvenire in realtà, e non si cerca di analizzare tutto questo?

La grande Finanza accumula interessi su interessi, sottomettendo e ricattando tutta una classe politica, che ormai annaspa e viene sostituita da un gruppo di tecnici e non si dice cosa c’è dietro questa rivoluzione epocale (involutiva)? Soprattutto impoverendo la democrazia e rendendo arida la giovinezza ai nostri figli e nipoti, ormai privi di speranza. Senza formulare, cioè, alcuna analisi sull’attuale, diffusa disoccupazione (36% per i giovani, in Italia) o tentare almeno di rappresentare un qualche approfondimento di natura economica e socio-politica. Il 14 novembre, in poche parole, sono scesi nelle piazze di quasi tutta Europa i popoli contro i tecnici ormai al potere, causa questa, per le scelte negative operate, di inevitabile diseguaglianza sociale. Un esempio, con i relativi valori espressi in cifre, di tale situazione, ce lo fornisce il Corriere della Sera (non certo estremista) con il seguente relativo prospetto. Diseguaglianza sociale in Europa: Italia: 36%. Francia 32%, Danimarca 24%, Svezia 25%, Finlandia e Norvegia 26%, e anche la Germania con il 28%. Certo, non è la Namibia, il cui valore è pari al 74% o l’Argentina che è al 51%, ma sono, purtroppo, dati e valori sconfortanti e deludenti che rivelano un indice di sofferenza sociale insostenibile e che spiega parte della rabbia scatenatasi nelle piazze d’Europa il giorno 14 novembre 2012. (Dati forniti dal Corriere della Sera il 10. 11. 2012).

La grande stampa, pertanto, come tutti i media del resto, hanno tralasciato tutto questo, prediligendo piuttosto i soli episodi di violenza che ricordavano, purtroppo, altra, pregressa violenza repressiva (sempre il Corriere del 15. 11.2012 a pagina 5, presentava, ad esempio, le foto di “giovani presi a manganellate in faccia (a Roma), buttati per terra e trascinati via dagli agenti, alcuni dei quali in borghese”). Non voglio scaricare le colpe sugli agenti (i figli del popolo di pasoliniana memoria) malpagati e sottoposti a turni sfaticanti. Anche se si stanno delineando, ora, non certo lievi responsabilità di alcuni agenti nell’aver lanciato pericolosi lacrimogeni dalle finestre del Ministero della Giustizia. Ma sono state omesse responsabilità e ruolo del FMI, della BCE e della Commissione Europea, fattori che in ultima analisi hanno generato tali gravi disagi sociali. Non è stato effettuato, tout court, un vero giornalismo di intelligente ricerca e di inchiesta. Nel buio oscuro dell’attuale tunnel, non è stata messa nella giusta luce un esecutivo, avulso dal corpo elettorale, capace solo di tagliare le spese sanitarie (eliminati circa 25.000 posti letto) e sociali in genere, di soffocare la ricerca, la cultura e lo studio, di imporre sempre nuove gabelle e tiranneggiare solo i più deboli. Senza sottolineare l’assoluta assenza di un vero e concreto piano di sviluppo, per uscire da tale situazione miserevole. Tralasciando, da ultimo, che la “spending review” non sia stata rivolta assolutamente sulle inutili spese militari per sommergibili, portaerei e F135, comprese i cacciabombardieri portatori di morte, contrari poi alla previsione legislativa della Costituzione (art.11), comprese le pericolose e costosissime frecce tricolori. Lasciando inalterate, infine, la voragine di spesa pubblica derivante dai costosi lavori per grandi opere pubbliche di dubbia utilità, nonché le spese ancora esistenti per impegni dovuti ai contratti di appalti ancora “in itinere”.

Ecco: i media nazionali hanno abdicato, ancora una volta, in tale occasione, ad una seria, completa ed esauriente informazione. Un vero peccato.

Claudio Cossu

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