Un salto nel passato sotto la pioggia: Duran Duran immensi

Duran Duran a Villa Manin, ph dal sito Vigna PR

Un salto nel passato sotto la pioggia: i Duran Duran sono immensi e stratosferici

di Laura Poretti Rizman

Ci sono band che suonano per il pubblico, e poi ci sono band che creano una vera e propria macchina del tempo. Quello a cui abbiamo assistito è stato un autentico salto nel passato, guidato da artisti che oggi possiamo solo definire in un modo: immensi, letteralmente stratosferici.

L’attesa è stata segnata dal maltempo, ma l’affetto del pubblico si è dimostrato più forte di qualsiasi avversità. Nonostante la pioggia battente, tutti i presenti hanno aspettato pazientemente e compostamente seduti al proprio posto, pronti a farsi travolgere dalla magia. E la ricompensa non si è fatta attendere. Dopo un caloroso saluto iniziale in italiano che ha subito azzerato le distanze tra palco e platea, è bastata la seconda canzone in scaletta per far saltare ogni regola: sulle prime note di The Wild Boys, il pubblico si è scatenato, alzandosi in piedi in un boato liberatorio. Da lì in poi, è stato impossibile restare fermi.

La scaletta è stata un viaggio perfetto. L’energia è rimasta altissima con le atmosfere alla 007 di A View to a Kill (con quel ritornello indimenticabile, “Dance into the fire”), riproposta per l’occasione con un nuovo e accattivante arrangiamento.

Ma un concerto dei Duran Duran non è solo musica, è un’esperienza visiva a 360 gradi. I video proiettati sui maxischermi sono stati strepitosi, vere e proprie opere d’arte che hanno accompagnato ogni brano: dai richiami visivi ai fumetti anni ’70, passando per creature mostruose, fino a esplosioni di forme psichedeliche e mondi nuovi. Non sono mancati i tocchi più dark e teatrali, come la rilettura di Super Lonely Freak accompagnata da inquietanti e affascinanti testi e immaginari “cadaverici”, perfettamente in linea con le loro ultime produzioni. E poi, i guizzi di colore puro, tra cui l’indimenticabile apparizione di un unicorno arcobaleno.

Sul palco, i protagonisti sono sempre loro: Simon Le Bon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor. “Personaggi” che sono rimasti gli stessi di un tempo, solo con qualche anno in più, ma con un carisma intatto. Il frontman ha ipnotizzato la platea sfoggiando prima una scintillante camicia di lustrini, per poi concedersi un iconico cambio d’abito indossando una maglietta da marinaio, un vero e proprio regalo per i fan storici.

Dal suono inconfondibile di un flauto di pan fino al groove travolgente di Notorious, la musica ha spinto i presenti a ballare ininterrottamente. La vera magia, però, è stata sentire una folla intera cantare all’unisono, parola per parola, ogni singola frase di ogni canzone.

Tra hit mondiali, visual mozzafiato e messaggi universali (come quel bellissimo invito a essere “Free to love”, liberi di amare), la serata si è chiusa lasciando tutti con il sorriso. La pioggia si è arresa di fronte a tanta energia: i “ragazzi selvaggi” hanno colpito ancora.

Scaletta del concerto

Is There Something I Should Know?
The Wild Boys
A View To A Kill
Hungry Like The Wolf
Invisible
Lonely In Your Nightmare / Super Freak
The Reflex
Ordinary World
Come Undone
New Moon On Monday
The Chauffeur
Notorious
Free To Love
White Lines (Don’t Don’t Do It)
Planet Earth
(Reach Up For The) Sunrise
Girls On Film / Psycho Killer
Save A Prayer
Rio

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